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da qui
Maria si sente leggermente sollevata: l’incontro con Gabriele le ha ridato un po’ di fiducia nella vita e, forse, anche nella sua scrittura. Decide di partire, per disintossicarsi ulteriormente. E dove andare se non a Parigi, per ritrovare l’ispirazione persa? Il corridoio dell’aeroporto le sembra meno lungo, la invade una strana frenesia, come si accingesse a scrivere la prima pagina della sua vita. Si sente in paradiso, libera, anche dagli impacci dell’arte che le hanno insegnato fino a ora: ha il desiderio di cominciare un’opera radicalmente nuova. Si ritrova, nemmeno lei sa come, sul lungosenna, vicina a un ponte dalle arcate pesanti di mattoni bianchi. Guarda l’acqua, le foglie che volano a tratti, spinte da folate di vento. Dallo scalone del ponte, che declina con una curva ampia e leggera, vede scendere un uomo di mezza età, con un impermeabile beige, una sciarpa amaranto e una scoppola che nasconde parzialmente i capelli biondi e spettinati. Ormai sono vicini: l’alito dell’altro la investe a tradimento, deve aver bevuto:
– Dove va sorella?
– Sorella? non sapevo di avere un fratello.
– Lei è forestiera, posso mostrarle la strada. Non la prenda a male, se l’ho fermata così, senza conoscerla. Vedo bene che in questo momento lei è in difficoltà e io ho a disposizione molto più tempo di quanto in realtà mi serva.
– Dove abita?
– Non ho una casa, dormo sotto i ponti: ogni notte un ponte diverso. Ma sono un uomo d’onore: un uomo d’onore senza indirizzo. Devo confidarle una cosa: leggo nel cuore della gente. So che lei è in crisi con il suo lavoro di scrittrice; oggi è diventato un impiego, a cui ci si prepara con corsi noiosi e burocratici. Ma in quel modo non si arriva da nessuna parte. Il miracolo avviene qui, sotto i ponti della Senna, dove i pensieri sono mossi dallo stesso vento che spinge le foglie morte sulla banchina umida e nebbiosa. Per scrivere non bisogna imparare delle regole, ma lasciare che il cuore si converta, al vento, all’acqua, alla voce che passa e ha bisogno di silenzio per essere ascoltata. Dio vive sotto i ponti della Senna e detta il racconto che non saremmo mai riusciti a scrivere.
– Non so se sono pronta.
– Non c’è fretta, non deve preoccuparsi: quando vorrà, potrà trovarmi nello stesso posto. Mi raccomando, si ricordi il mio indirizzo, si faccia guidare dal vento, che non può sbagliare.
. Le do la mia parola che presto tornerò.
– Grazie, è stato un piacere poterle parlare.
L’uomo alza la scoppola dalla testa bionda, con un sorriso lieve. Guarda la donna allontanarsi, scomparire ingoiata dallo scalone ampio del ponte.

ascoltare il racconto del vento
mi pare una scuola straordinaria
un abbraccio, fabry
f&r
Devo confidarle una cosa: leggo nel cuore della gente.
Che bello!!
Anche Maria si sta avvicinando alla meta:-)
SM
La leggenda del santo bevitore è uno dei film più belli che abbia visto: non sai quante volte mi sono commossa. E’ pieno di tanta umanità, di una dolcezza che ti fa amare il personaggio principale e la sua storia, ti fa riflettere su tanti aspetti; una fine più gloriosa di così non si puo desiderare.
Grazie per averci ricordato questa bella storia.
Maria a Parigi: peccato che sia andata da sola in una città molto suggestiva e romantica.
Un abbraccio.
Un incontro importante, decisivo. Non è facile incontrare dei santi, anche se ubriachi. Speriamo che Maria segua la voce del vento……
grazie a tutti: Parigi potrebbe essere la chiave del romanzo.
Beh, Parigi val bene una messa, don Fabrizio 😉
appena finito di celebrare!
E’ bella questa immagine del vento che parla in silenzio…
Io ho sempre amato respirare il vento: mi trasmette tutta l’energia della vita e allo stesso tempo mi dà pace.
Caro Fabry,
a proposito di messa appena celebrata, il titolo del tuo prossimo libro L’ombra del fariseo potrebbe trasformarsi in La Londra del fariseo e poi in Un fariseo a Parigi 😉
A me piace tanto l’immagine di Maria che corre a vedere il colore del vento (ne “Il sogno di Maria” firmato De Andre’)
un abbraccio,
Titti
Cara Titti ,caro Fabrizio,posso dire che questo fariseo ,sicuramente un giusto e non un “cattivo”, è però mortalmente antipatico,sia che vada a Londra o a Parigi ?
il fariseo che disprezza gli altri nel vangelo senz’altro!