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da qui
Saulo ha ingoiato l’ennesimo rospo:
– Hai ragione, viviamo in tempi bui. Il vero intellettuale (non quello dei salotti infarciti di nani e ballerine) è perseguitato dal potere. Gli scrittori autentici vivono nascosti nelle catacombe, come te, nell’inferno della sperimentazione. Mi sembra di capire il significato dei cammelli: la necessità di macerarsi prima di affidare alla pagina o allo schermo una parola; le gobbe rappresentano riserve di cultura e di sapienza, utili per la traversata nel deserto dell’indifferenza e del cinismo. E’ una condizione precaria, impermanente, come ogni destino umano quando è osservato nella sua profondità. Lo scrittore è un sacerdote braccato dalle autorità, costretto a cercare di nascosto il vino per la messa, isolato da campagne di diffamazione e da azioni repressive che fanno terra bruciata intorno a lui. Il potere e la gloria ne scandiscono la storia lacerata, fino a farne un tunnel trafitto da una luce fioca e intermittente.
– Vedo che hai imparato anche tu a usare le parole.
– Servono a poco le parole. Mi meraviglia che uno come te sia finito nella bottega di scrittura: ci vuole una rivoluzione.
– Per vedere realizzati i nostri sogni, dobbiamo attraversare l’inferno della realtà che ci circonda. Una scuola di scrittura può contribuire a esorcizzare il marketing delle aziende commerciali americane, i Ken Follet di ogni tempo, che si credono più grandi di Manzoni. Bisogna vivere fino in fondo il tempo devastato per liberarci dalla sua vigliaccheria, a cominciare dalle cellule di base, le parole, da cui dipende tutto l’organismo. Insegniamo a prendere coscienza della forza insita nell’ordine e l’organizzazione della lingua, dello stile, delle idee.
– Sempre che l’organizzazione non soffochi il carisma.
Un rumore improvviso e assordante li fa sussultare: viene dal fondo della Centraal Station.
– Che sta succedendo? chiede Saulo spaventato.
– Andiamo a vedere.
I due s’incamminano alla luce di una grossa torcia.

Ma vi rendete conto che razza di musica si ascoltava negli anni ’70? E se nel 2040 non si dirà: “che razza di roba leggevamo!”???
ok, Roberto, metterò anche te nel romanzo.
da dove cominciare per far ritrovare il senso della parola, del suo mistero, della sua forza, se oggi le nuove generazioni sembrano completamente indifferenti persino al significato delle parole e usano un linguaggio/marmellata fatto di pochissimi vocaboli, nessuna articolazione del pensiero che vada oltre il soggetto verbo ( quando va bene coniugato correttamente)?
una sfida che rischiamo di perdere ma che non possiamo non raccogliere
un abbraccio, fabry
f&r
Piuttosto, mettici il manager Marchionne, comparsata da Fazio in una studiatissima uscita PR
Anche se questo non è il genere di musica che ascolto, apprezzo comunque l’abilità tecnica degli ELP e la loro capacità di creare questo suono particolare (rock progressivo) che è stato definito “una perfetta miscela di rock e musica classica”, e mi viene da dire: meno male che nessuna organizzazione ha mai soffocato il loro carisma!
Bellissimo post… oserei dire svarionico….!!!!!
grazie.
Marchionne m’ispira pochissimo…
Ispira pochissimo è vero, ma è l’immanente Zeitgeist che ci circonda. Studi di filosofia “che sono stati utili” nell’aver a che fare con gli altri, e non si rende nemmeno conto che parlare male del sistema italiano in un programma televisivo nazional-popoòlare (seppure di buon livello) è un errore che neanche il più maldestro dei pasticcioni.
ormai chi la spara più grossa ha ragione. ma prima o poi ci presentano il conto.