[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=17Obe-VNork&feature=related]
da qui
Maria si rigira nel letto di un albergo non lontano dal quartiere latino: non riesce a prender sonno. Dalla finestra giungono le luci della città notturna che, come lei, soffre d’insonnia e cerca nella penombra le risposte che di giorno si disperdono in un abbaglio di frammenti luminosi. Si alza, vaga in pigiama nella camera dalle pareti chiare e la moquette bordeaux, si sofferma su un quadro in cui appaiono, su uno sfondo blu, due colombe di colore nero con una luna bianca e due stelle che replicano lo spettacolo al di là della finestra – come se del mondo restasse solo uno squarcio di notte al quale chiedere conto del senso della vita. Decide di uscire, non può vegliare così fino a domani. Cammina cammina, raggiunge le banchine della Senna, che durante il giorno si riempiono di gente, ombrelloni, bancarelle, ma di notte sono avvolte da una coperta di nebbia e silenzio, che ne custodisce il segreto meno appariscente. Scende la scale di un ponte ingolfato di foglie ingiallite e accartocciate. Prosegue a passi lenti, come sospesa sopra il nulla, finché si accorge di una macchia scura poggiata contro il muro e protetta parzialmente da carta di giornale. Tossisce involontariamente: la macchia si muove, i giornali scivolano lungo la banchina, liberando una figura che Maria finalmente riconosce.
– Non volevo svegliarla.
– Non si preoccupi, biascica l’ombra. Dormo solo per dovere.
– Per dovere?
– La notte è piena di voci che di giorno è impossibile ascoltare: bisognerebbe tendere l’orecchio tutto il tempo.
– Mi svelerebbe qualcuno dei segreti cui accennava?
– Guardi quelle pietre. Le indica il ponte.
– Pensi alle mani operaie sporche di calce, graffiate dagli spigoli, ai cuori che custodivano un ricordo, ruminavano memorie dolci o drammatiche, abbracci, litigi, progetti di vacanze o di vendette, raduni e fughe, amicizie, giochi, tradimenti. In ogni pietra c’è un racconto, un romanzo, una saga; una storia consumata in un sobborgo di Parigi, della Francia, del mondo. Pensieri e immagini s’inseguono come colombe nere su uno sfondo blu trafitto dalla luna e dalle stelle che segnano la strada.
– Come fa a saperlo?
– Sapere cosa?
– Delle colombe e tutto il resto.
– Chi ama, se conosce un punto del quadro, li conosce tutti.
Maria cerca gli occhi dell’uomo: nella luce incerta della notte ricordano il blu dell’immagine appesa nell’albergo.

Guardi quelle pietre.
mio padre, un giorno , mi disse la stessa cosa,
allora posai le mani sulle pietre di un arco che sovrasta una stradina di passaggio fra piazza di s. Maria della Consolazione e il Campidoglio; avevo quattordici o quindici anni e, da allora, quando posso, scappo dalla periferia per correre ad ascoltare la voce della mia Città.
gran bella pagina, fabry
un abbraccio
f&r
carissimo Fabrizio, scusa la mia assenza.
sono stato fuori.
ho letto i tuoi brani,
ma non ho potuto rispondere.
questo tuo nuovo pezzo mi suggerisce un incontro/
assimilazione di Maria a Jeanne Hébuterne,
la donna di Amedeo Modigliani, quella che si gettò nella senna
quando lui morì
la notte è ingombra di ombre di cose
dormo per lenire il mio acerbo
maturo dolore. vago però stanotte da sola,
come te che sei ombra nell’ombra
e forse stasera mi
mi dono alla senna e mi unisco al fantasma
al mio indistruttibile amore
Quali colombe dal desio chiamate
Amor ch’a nullo amato amar perdona
mi prese del costui piacer si forte
che come vedi ancor non m’abbandona
Leo ha trovato la sua Calipso.
Ora Maria trova il suo Animal grazioso e benigno ispiratore.
Personaggio e autrice procedono di pari passo.
opperbacco! il santo-bevitore/Dante/animal benigno trasformato in muso ispiratore di una Maria/francesca/che speriamo non tigna il mondo di sanguigno
mi viene il capogiro :-))
Una pagina toccante!
Mi piace questo itinerario di Maria.
Sono partita con lei dalla camera appollaiata sul quartiere latino di Parigi (stile Nicole Kidman nel noto film…avrei linkato il duetto che canta con Ewan McGregor: stupendo!) per ritrovarmi sul lungoSenna con un santo bevitore dagli occhi di…stavolta vi spiazzo: Erri De Luca 😉
Bravissimo, Fabry, sei sull’onda giusta!!!
Un abbraccio,
Titti
La capacità di guardare oltre l’apparenza, oltre le cose, di comprendere che la bellezza vera è quella interiore… Questa pagina è molto poetica e mi ricorda, parlando di occhi e di colombe (bianche però!), il Cantico dei Cantici quando lo sposo esprime tutto il suo amore per la sposa decantando la sua bellezza:
“Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi dietro al tuo velo sono come quelli delle colombe…. Tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi…”
E dopo anche la sposa decanta la bellezza dello sposo:
“Il mio diletto si distingue fra diecimila… I suoi occhi sono come colombe presso ruscelli d’acqua, lavati nel latte, propriamente incastonati come una pietra preziosa in un anello…”
@Rushide
In zona non ho trovato il film de “La Leggenda del Santo bevitore”, mi hanno detto che è vecchio e non c’è più richiesta! se lo hai, me lo puoi prestare?… grazie!!!
“Due colombe di colore nero”
Mi fa pensare a il mito e il racconto; colombe che parlano una strana lingua, ascoltando il fruscio del vento tra le foglie di una quercia.
La leggenda indiana di Shakuntala o il racconto toscano, questa colomba che rivela il suo segreto al colombo.
Molto bello Fabrizio!
Un abbraccio.
Cris ci sentiamo.
Besitos.
grazie a tutti e in particolare ad Alfonso.
Bella pagina. Il richiamo alle pietre dei ponti,alla presenza del passato nel presente,alle tante storie comuni racchiuse in quelle pietre,altrimenti dimenticate….Il santo sa tutto,conosce tutto,anche quello che sembra irrilevante. Perchè ama ?Questo consola. Continua,Fabrizio.
grazie Annamaria, perinde ac cadaver.
Alla biblioteca pubblica di Acilia Nuova di via Umberto Lilloni 39/45 si possono trovare 1 o 2 copie della “Leggenda del Santo Bevitore” e, se ricordo bene, anche il film, credo in VHS, tutti da prendere gratuitamente a noleggio. Erano li’ quest’estate. Buona lettura a voi!
@ Gia
Trovato! Grazie 1000 …