Sottoselva
Palmanova è la città dai bastioni a nove punte
è una stella che però si vede di giorno
guardando dal cielo verso terra
e attorno non ha il buio ma
distese d’erba
io ripenso agli ultimi giorni di mia nonna
sempre più pallida e scheletrica nel suo letto a sponde
quando ormai non riconosceva nessuno
e raccontava cose senza senso
ho visto gli angeli da vicino
hanno l’odore di un maglione di lana appena lavato
e in fondo è giusto che sia successo qui
nell’ospizio poco fuori dalle mura
come una stella che si spegne
nell’universo piccolo di un prato
Inedito 2010


è una tale emozione leggerti che non so dirti nulla di razionale in questo collegare i punti di un’esistenza e di una mancanza, che dalle tue parole arriva fino alla mia.
ti abbraccio Francesco.
un caro saluto a Nadia.
n.
Anche io leggo sempre la poesia di Tomada con coinvolgimento, e ogni volta che rileggo l’autenticità è lì. Grazie a Natalia e grazie a Francesco. Un saluto.
Incantato, come sempre. Francesco ha il dono, raro, di una parola così pura e naturale da farsi prodigio, sa coniugare, con la stessa naturalezza l’oggi col passato, la luce col buio. La sua è una delle poche voci: penso a Cappello, a Nadia stessa, che ti prende per mano e ti conduce a rincontrarti, a fare i conti con chi sei, ora, ponendoti di fronte al quesito posto nello splendido verso di Cappello in “Mandate a dire all’imperatore”: “se siamo ancora cosa siamo stati”, se siamo ancora con l’erba, pigiando i tasti di un pc.
Ciao Francesco, ciao Nadia. Con affetto e stima. Fabio
la naturalezza della parola d Francesco, che va dritta al cuore delle cose, con una cura amorosa che è rara, nella vita come nella scrittura, è una qualità rara, sono sempre lieta quando ce la dona, un abbraccio, V.
Faccio mie le parole di Natàlia, Nadia, Fabio e Viola. La poesia di Francesco è sempre un grande dono.
Grazie, un caro saluto a tutti.
Stefania Crozzoletti
Curioso come in ogni luogo virtuale si ripeta la stessa liturgia di sodali. D’accordo le affinità elettive, però a farci proprio caso l’effetto diventa comico: trigger che si attivano soltanto sopra una precisa lista di nomi. Sembra una sospirosa banda itinerante.
Ciao Elio 🙂
può sembrare in effetti come dici, ma nel caso di Francesco Tomada, che non ha blog, siti internet ed è uno fuori da schemi e giri, tutto questo è un segno sì d’affetto, ma che nasce unicamente dalle sue parole, misurate e nel tempo e nel senso.
Francesco ad esempio non manda liste di mail dicendo: “oggi sono qui, sarò grato a chi vorrà leggermi e commentarmi”, lui non lo fa, non lo ha mai fatto (e sono pochissii a non farlo); così quando ti capita di trovare un post con cose sue, sei sorpreso e felice, leggi con “fame”.
Quello che hai sottolineato tu e che è prassi comune alla rete, davvero qui è l’eccezione, tanto che ho sentito di doverti rispondere almeno per me stessa.
ti abbraccio con affetto, buon week end Elio
Ti ringrazio dell’interessante rilievo, Natàlia cara, e ricambio.
ha una sua verità, quanto afferma Elio, ma con questo poeta, come si fa non commentare?
questa poesia è cristallo dove si specchiano le nostre emozioni, quasi m’ha fatto piangere… quasi, non sono incline alle lacrime. Commovente, “nostra”
liliana z.
Sì, è giusto. Mi sa proprio che ho preso l’esempio sbagliato, mostrando anche la mia sensibilità alla poesia, che in verità mi era piaciuta ma evidentemente non in misura sufficiente distogliermi dall’occasione polemica. Complicata questione di soglie, tirocinii, posture ed agende.
Uno sguardo terso, privo di espedienti retorici e di richiami, tradotto sulla pagina; che arriva perciò diretto al lettore, colpito nel punto in cui l’esperienza o la condizione descritte scopre essere anche le proprie.
Bravo, Francesco, e grazie a Nadia per la proposta.
Giovanni
confermo che la semplicità di Tomada è illuminante
per questo uno dei due tre migliori poeti in circolazione oggi, non solo qui
un carissimo saluto
c.
Caro Elio (uso il “caro” anche se non ci conosciamo), quello che scrivi è vero, e cioè che spesso i blog diventano, appunto, una “liturgia di sodali”. Ed è uno degli aspetti che mi tiene più lontano, almeno quando si tratta di pubblicare cose mie. Del resto nemmeno io ne sono immune, perché quando trovo testi di qualcuno che conosco e che stimo lascio quasi sempre una traccia, un saluto. Ed è vero anche che difficilmente i commenti sono negativi, perché è qualcuno che appunto stimo, e magari non scrive sempre il suo capolavoro ma in generale apprezzo per il percorso che porta avanti. Altre volte, per fortuna spesso e non a caso, sono invece scritti che ammiro ed è ancora più giusto scriverlo.
Sarebbe di sicuro meglio se ci fosse più spazio alla critica vera, intesa come spunto di riflessione: ricordo ad esempio che proprio su LPELS Michele Ortore mi mosse degli appunti sensati, su cui ho riflettuto. Poi non li ho condivisi, ma ho apprezzato molto il suo intervento. Ed il tuo.
Detto questo, le persone che hanno lasciato una traccia credo lo abbiano fatto con sincerità, ed essere apprezzati fa sempre molto piacere, sia per il narcisismo da cui non siamo immuni, sia perché incoraggia ad andare oltre. E con la stessa sincerità io li ringrazio uno ad uno.
Francesco t.
Palmanova è come una città calviniana e come in altre tue crea quel senso metafisico, di un tempo di sempre, che nella seconda parte si fa invece tangibile, presente, “lancinante”.
Molto bella.
Abele
“Uno sguardo terso, privo di espedienti retorici e di richiami” (giovanni nuscis).
E’ proprio vero. E’ quello che mi ha sempre colpito nella poesia di Tomada, che non conosco, né di persona né per averlo letto su carta. Le cose sue che ho letto in rete (che, in quanto tale, rende un ottimo servizio alla poesia) mi hanno sempre affascinato per questo suo sguardo semplice e diretto. Eppure sono certo che dietro c’è un lungo duro amorevole lavoro di rifinitura e di cesello, una dedizione “naturale”, costante alla poesia, arte derelitta e semiclandestina.
Quanto al rilievo di Elio, in sé non è sbagliato, ma- almeno in questo caso – è fuori posto.Ora, a parte i casi di malafede e di smaccato marketing pubblicitario, io credo che lui abbia colto un dato oggettivo. Chi ha un occhio ( e l’orecchio interno) critico, nel leggere la fredda e obiettiva sequela di commenti nel thread dei post, ricava questa impressione: la sequenza delle poche e diverse righe laudative lasciano come un alone di “retorica”,che va al di là delle intenzioni dei singoli scriventi, se si guarda all'”estetica del medium”…Ma poi, se si mette un attimo da parte la “velocità” e ci si sofferma sul “contenuto”, sull’ “oggetto” del post – come nel caso di questa bella gemma- allora non si può non convenire con le impressioni positive. ed è dunque giusto esprimerla l’ammirazione e, quando occorre, anche motivandola criticamente. Per le ragioni adotte da Francesco Tomada nella sua replica, che condivido.
Salvatore mi ha fornito una grande suggestione parlando di velocità. Quello che io avevo colto (in chiave comica) era una sorta di “effetto cinematografico” sopra fotogrammi che però non erano ovviamente pensati in tal senso. Questo mi suggerisce una contrapposizione fra chi commenta riferendosi esclusivamente all’articolo, e chi considera anche (o specialmente) l’insieme dei commenti precedenti. Io di solito sono molto attratto da questa seconda opzione, circostanza che mi spinge a “complementare” la configurazione percepita (e quindi a ritrovarmi spesso “bastian contrario” e “originale a tutti i costi”) fuorviando anche un poco la discussione. Come adesso che sono tentato da tantissime potenziali derive. Vorrei per esempio togliermi una curiosità: essendoci in questa stessa pagina altre proposte poetiche, quale significato andrebbe attribuito alla mancanza di vostri commenti per esempio sulla povera Letizia Dimartino, che langue ancora a quota zero? Non era degna di uno sguardo, di un incoraggiamento o di una paterna dissuasione? L’impressione è che le aggregazioni di poeti, sebbene tutti i singoli legami risultino ineccepibilmente basati su amicizia e stima, svolgano oggettivamente anche lo scopo un po’crudele di trattenere a sé il più possibile, come una rete, quella risorsa scarsa che è l’attenzione. Che vi sia insomma una componente “darwiniana” in queste dinamiche di gruppo che andrebbe un poco approfondita ed esplicitata, allo scopo di favorire al massimo una dignitosa partecipazione.
@elio
quello che dici qui sopra è obiettivamente vero. Tuttavia, per quel che mi riguarda, credo che l’imputato sia sempre la “velocità” e/o forse le scelte “editoriali” nel blog, editoriali nel senso che sarebbe utile, per amore della poesia, che ogni proposta di poeta fosse intervallata di almeno una settimana l’una dall’altra, per dare , appunto evidenza a ciascuno. Il fatto è che non sempre si riesce a leggere tutto e dunque ci si sofferma, nella velocità della “navigazione”, su quei nomi che in qualche modo, in precedenza ci hanno interssato, magari per confermarsi o smenirsi nelle prime impressioni. Insomma, è la crudeltà e il limite del mezzo, a cui cerco di ovviare, quando ho più tempo, tornando anche su post “vecchi”, cioè scavalcati dal “gobbo” o dal “tapis roulant” – è il caso di dire- del thread dei post, che scorre rapido perchè -suppongo- ciascun postatore posta a suo piacimento, senza aver concordato delle regola redazionali circa gli intervalli e le frequenze nel postare.
Boh.
Comunque, del tuo intervento, prendo l’implicito invito a fare maggiore attenzione a TUTTI i poeti. Magari esprimendosi citicamente, anche in senso negativo. Cosa che, quando mi è capitato e quando opportuno, non ho mai trascurato di fare.
… chiedo scusa per l’ecatombe di refusi..La velocità, appunto!..
Un grande Poeta, che ho avuto il piacere di incontrare.
Grazie delle tue parole (ascoltate, lette), Francesco: da tempo volevo scriverti, colgo l’occasione di questa poesia meravigliosa.
Un carissimo saluto,
Rossella
Grazie Salvatore, ringrazio naturalmente anche Francesco e tutti quanti per questo felice scambio di vedute.
Ripasso di qui e ringrazio chi è intervenuto dopo, sia quelli che non conosco, sia quelli che mi fa molto piacere ritrovare.
Salvatore, devo una risposta alla tua analisi acuta. Il lavoro di cesello non è tanto dal punto di vista linguistico (in questo io so di essere abbastanza povero, forse non saprei fare altro); piuttosto è l’attesa, l’attenzione verso ciò che accade o non accade. Cercare di restare in ascolto, insomma. Ci provo, non so se sia ciò che tu chiami dedizione “naturale”, mi sembra in qualche modo di sì.
E mi fa piacere che un testo sia occasione di discussione sulla natura, su vantaggi e svantaggi di un blog come questo, a cui devo l’ospitalità (attraverso Nadia). Sarebbe bello riparlarne.
Francesco