58. Bozze

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da qui

Maria è pensierosa, anzi, combattuta fra destini opposti: restare qui come una foglia al vento, permettere al suo io vero di sbocciare, comunicarsi senza inibizioni; oppure ritornare, affrontare la realtà dei doveri quotidiani, le strettoie della morale, la programmazione pignola del lavoro. Ha bisogno d’aria, movimento: vaga per il quartiere latino, come un automa; o forse non è mai stata cosciente come ora che si fa portare dal pavè grigio tanto amato, perché i cubetti di pietra le ricordano i pensieri che s’incastrano a fatica, col rischio perenne di inciampare; mentre cammina, accarezza i paletti scuri di una ringhiera che corre lungo il marciapiede, simboli indecenti di un sesso che l’ha spinta in un’altra dimensione, strappandola alle abitudini di scrittrice solitaria e schiva; la strada si chiude all’improvviso con una friterie incorniciata dagli ombrelloni blu e la tenda rossa: un uomo in grembiule con la testa china riflette sui casi della vita, come se tutto il mondo si trovasse in balia delle stesse scelte difficili o impossibili; ma la più assorta è lei: solo adesso si accorge del percorso che si apre a un bivio segnato dal succedersi continuo di negozi, vetrine, piante e scritte luminose, come i capitoli di un romanzo che scorrono sotto la penna dell’autore in cerca di un oggetto interessante e originale, attrazione effimera di una fantasia sempre soggetta a distrazioni, a stalli in imbuti invisibili come la strada che si restringe senza alcun preavviso e ora è un budello fra due muri alti dalle pareti lisce, interrotte dai tubi dell’acqua e dai lampioni con forme d’altri tempi; no, ecco, si riallarga e lascia intravedere la tenda bianca e bordeaux di una pizzeria italiana, dove è sempre tentata di entrare, soprattutto adesso che un paese straniero potrebbe ingoiare in un boccone la sua storia; si ferma davanti a palazzi incorniciati da strutture metalliche e a un cancello sul quale appare un cartellone giallo con la scritta nera Ave Maria: perché proprio qui? E’ un richiamo al pentimento di chi si sta perdendo o un saluto a lei, che ritrova se stessa via dopo via, piazza dopo piazza, monumento dopo monumento, come se la statua di Comte o il negozio di assicurazioni in cui si riflette Quai de Montebello fossero echi oscuri provenienti da un passato che ha bisogno di essere riletto, rivisto più e più volte come pagine di un romanzo che prende forma solo dopo molte correzioni, perché fino ad allora è un ammasso informe di parole senza senso né bellezza? Ecco, ora le sembra di capire: la vita è una bozza da correggere fino all’ultimo respiro, in attesa del momento in cui si resti a bocca aperta noi per primi, perché anche il lettore possa trovarvi un segno di riconoscimento, sia in grado di specchiarvisi e dire: era questo che cercavo. Come i due occhi azzurri che ancora brillano sotto il ponte della Senna, divisi tra il respiro affannoso di Maria e il sogno inqiuetante di don Faber.

6 pensieri su “58. Bozze

  1. Stella Maria

    Cercare e trovare il proprio centro, azzurro profondo come il mare che rispecchia il cielo, un blu capovolto.
    occhi azzurri che inquietano occhi azzurri che rischiarano, come l’acqua appunto.
    “acqua azzurra, acqua chiara” in cui poter finalmente bere e dissetarsi, alla fonte, con le mani e provare il senso di ciò che un senso sembra non avere finchè non ti lascia senza fiato, con un ultimo bacio: la vita.
    SM

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  2. f&r

    la vita è una bozza da correggere fino all’ultimo respiro

    di scelta in scelta; dove ogni scelta è una lacrima che traccia nuove rughe e lima l’anima

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. lp

    “Ecco, ora le sembra di capire: la vita è una bozza da correggere fino all’ultimo respiro, in attesa del momento in cui si resti a bocca aperta noi per primi, perché anche il lettore possa trovarvi un segno di riconoscimento, sia in grado di specchiarvisi e dire: era questo che cercavo.”

    Da correggere, da correggere. Fino all’ultimo respiro? No, dal primo all’ultimo, e con molte pause in mezzo.

    Lo stupore delle Ninne nanne e lo stupore dei De profundis, per non parlare di quello delle Canzonette…

    http://www.youtube.com/watch?v=XAzKhhzZU0I

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  4. M&C

    Nella vita siamo continuamente chiamati a fare delle scelte, più o meno consapevolmente; non sempre riusciamo a fare quella giusta ed ogni scelta condiziona il nostro presente ed il nostro futuro.
    L’importante però è fare tesoro delle esperienze e non essere troppo severi con se stessi, ma riuscire a vivere serenamente e con fiducia il presente, senza guardarsi indietro con rimpianti, nostalgie o sensi di colpa.
    In fondo “possiamo addirittura vedere l’autunno con una sorta di allegria perchè forse è …una seconda primavera”.

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  5. Rashide

    “I pensieri che s’incastrano a fatica, col rischio perenne di inciampare”

    Quando ci sono tropi pensieri se rischia di inciampare, ma dopo tanti inciampi si impara pure come cadere, qualsiasi persona riesce oppure fallisce con la sua testa.

    Un abbraccio.

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