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da qui
Maria sta correndo verso il ponte. Ormai, per lei, è il ponte della vita, una specie di oracolo dove cercare le risposte che le stanno a cuore. Si chiede se sia giusto: cosa direbbe don Faber se sapesse che insegue una specie di veggente chiedendo responsi che reputa infallibili? Ma poi sarà vero che Andreas non sbaglia un colpo? Che sia una suggestione impadronitasi di lei per uno strano sortilegio? Il ponte è avvolto nella nebbia; sullo scalone, le foglie tracciano giravolte imprevedibili, come la vita; la sua esistenza è una foglia senza direzione, priva delle certezze di cui andava fiera e che le consentivano di andare a testa alta persino di fronte ai personaggi più inquietanti della periferia romana.
– Come va, sorella?
Maria ha un sussulto: rapita dai pensieri, non si era accorta di Andreas, appoggiato con la schiena al muro e la scoppola calata sulla fronte.
– Ho avuto un’illuminazione al mercatino di Saint Quen.
– Racconta.
– Ho capito che per scrivere bisogna abbandonarsi a quello che qualcuno detta dentro.
– Sono contento che ci sia arrivata.
– Lo so, lo avevi detto; ma bisogna farne l’esperienza sulla propria…
Non fa in tempo a finire la frase che si piega in due per il dolore: una fitta improvvisa le lacera lo stomaco, come se un colpo l’avesse centrata a tradimento. Le scappa un urlo soffocato.
– Calmati. Ne potrebbe uscire vivo.
– Di chi parli? Il viso è ancora contratto dal dolore.
– Don Faber è a terra, nel portico della sua parrocchia, colpito da una pallottola allo stomaco.
Maria si porta una mano sulla faccia. Gli occhi sono umidi, come i ponti della Senna, come lo sguardo di Andreas, mimetizzato con l’ambiente, inseparabile dal muschio che si allarga ai bordi estremi del fiume, dall’erba selvatica che si affaccia dalle pietre.
– Dovrai accendere un cero per dieci giorni sotto la statua di san Giuseppe a Notre Dame.
– Si salverà?
– La vita è un romanzo che non finiremmo di correggere, anche dopo che è stato pubblicato. Potrebbe essere così, per il destino.
Andreas alza la scoppola dalla testa bionda, con un sorriso lieve. Guarda Maria allontanarsi, scomparire ingoiata dallo scalone ampio del ponte.

…se potessi avere andreas qui…
ABISSO
Una lama di luce mi trascina
verso un fondo infinito, senza sosta,
come gorgo letale tra l’ondate
del mare amaro che dianzi era amico.
Non so dove mi porti questa luce
ingannevole, forse, quasi trappola
tesa perché sprofondi in un abisso
senza un approdo certo.
Pena crudele inferta
da un dèmone malvagio che mi tenta
con la sua fatua luce fascinosa
perché mi perda per sempre nel nulla.
Non è quel Nulla cui tendere soglio,
ma un disperdersi vano
di lieve polvere che il vento ignaro
solleva e via con sé lungi rapina.
Inedita di Anonimo
dieci ceri a parte, c’è qualcosa che ci dice, nel cuore, se e quando, di fronte ad un dramma umano, qualcosa andrà bene o male; possiamo leggere il futuro in noi, non cambiarlo, ma non sempre è facile districarsi fra i segni, sprattutto quando a stare male è qualcuno a cui teniamo più che alla nostra vita, allora il rifiuto di un esito negativo può farci leggere la storia con lettere sbagliate.
nel romanzo invece solo le dita dell’autore potranno dirci come andrà a finire, e scrivere una pagina e cancellarla per riscriverla, perchè no, al rovescio mandandola in altra direzione.
ciao!
claudia
Per uno dei tanti scherzi della vita, oggi mi ritrovo a condividere parte del dolore di Faber Leopoldo Maria, come se un colpo ben assestato mi avesse centrato a tradimento lo stomaco: che io mi sia troppo immedesimata nelle vicende narrate? No, tranquilli, è solo un’influenza antipatica!
E sicuramente in preda alla “farneticazione febbrile”, spero nel miracolo di San Giuseppe…
C’è una certa differenza tra una pallottola sparata nello stomaco e il malessere provocato dall’influenza!
Per fortuna è una pagina di romanzo dove il sangue è solo scritto con l’inchiostro.
Don Fabrizio, valente scrittore, penso e spero che goda di ottima salute.
Giorgina BG
La vita è un romanzo che non finiremmo di correggere,
solo che a correggerla si lasciano sempre segni e tracce ormai indelebili, come chiodi conficcati in un legno.
un abbraccio, fabry
f&r
vi ringrazio!
auguri per la salute M&C!
ho un amico come Andreas, un po’ imbarazzante…
Grazie per il tuo sostegno don Faber!
Un abbraccio.
M&C
“Maria sta correndo verso il ponte. Ormai, per lei, è il ponte della vita….Il ponte è avvolto nella nebbia.”
Procediamo sicuri di aver trovato il senso , la direzione della vita senza accorgerci di essere avvolti nella nebbia!
grazie a voi!
sì, la nebbia è il minimo…
La nebbia, reale o metaforica, ha un fascino incommensurabile.
Giorgina BG
Don Faber fra la vita è la morte.
Quella che ci si mette accanto appena nati, che poi ci cammina dietro, e un giorno ci batte su di noi e ci fa capire che qua in questo mondo ci siamo e non ci siamo.
Il ponte, da una parte la vita da una altra la morte insieme.. nebbia è ombre che quando sarà la ora ci farà segno.
Io mi chiedo, vorrò scappare?..dirò vengo?…Chiuderò gli occhi, solo!
Un abbraccio.
L’improvvisa fitta allo stomaco che si avverte quando qualcuno a noi caro sta male…la preghiera incessante…il veggente…
…tutte cose che mi fanno tornare al 24 novembre 1996, al colpo a tradimento che diede fuoco a don Mario, al suo legame viscerale con la sua comunità, a Fabrizio…
Lo scrivere veramente può scaturire soltanto dalla vita vera
Grande, Fabry!
Titti
P.S.
adesso gli auguri per la salute vanno a Paolo M (sai come procede?)
vi ringrazio.
anche Paolo si è ripreso bene…