[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Hs2RKXqzrIg]
da qui
Maria è per la terza volta davanti a san Giuseppe. Il fumo dei ceri disegna spirali in cui si possono leggere figure fantasiose: una nuvola, un nano, un cane senza coda. Nelle forme sempre nuove le sembra di leggere gli ultimi eventi della vita: la crisi di Leopoldo, le apparizioni di scrittori famosi, l’incontro con Andreas, l’attentato a don Faber; una delle scie grige è quella lasciata dal proiettile partito casualmente e terminato nello stomaco del prete. Un’altra è il suo incontro sotto i ponti col barbone che prevede il futuro ma non sa riscattarsi dal passato, come se ogni passo in avanti fosse compensato da una perdita e il bilancio dovesse in qualche modo pareggiarsi, secondo una logica aziendale. Ora il filo di fumo si divide in due tronchi che prima si distanziano e poi convergono di nuovo, si toccano, s’intrecciano: sono lei e Andreas stretti in un abbraccio irresistibile sotto le stelle di Parigi, come non avessero atteso altro nella vita e ogni divisione possibile trovasse qui un approdo di riconciliazione. Le sembra strano che una scena così le si presenti alla mente davanti a san Giuseppe, che difficilmente apprezzerebbe. Anzi, ora le sembra che il volto sia diventato più severo e il filo di fumo si divida per uscire parallelamente dalle narici allargate per la rabbia. In quel momento, qualcuno le tocca una spalla; la coincidenza con l’immagine del santo furibondo la fa sobbalzare e gridare di paura.
– Chi è lei!
E’ un tipo anziano dai capelli di un bianco luminoso, vestito dignitosamente in giacca blu, maglione chiaro e cravatta che chiude il collo di una camicia grigia. Un paio di occhiali spessi si posano su un volto abbronzato da vecchio marinaio.
– Sono tre giorni che la vedo qui davanti e non potevo fare a meno di chiederle il perché. Da scrittore, m’interesso di tutto.
– Cerca ispirazione?
– L’ispirazione non esiste, è un’invenzione degli ipocriti. Un romanzo richiede lavoro, resistenza tenace, raccolta di dati che si accumulano per formare la materia che sarà poi rifinita col cesello. Artigianato puro, che si apprende giorno dopo giorno, tra successi e fallimenti, come soleva dire una collega del signore qui davanti.
– Quale collega?
– Teresa D’Avila: cadendo e rialzandomi, ho imparato a camminare. Lo stesso vale per chi scrive. Lo scrittore e il santo hanno la stessa vocazione.
– A Maria viene in mente l’immagine di san Giuseppe che le detta il racconto e non può fare a meno di annuire.
– Ho un’amico, però, secondo il quale l’ispirazione nasce dal vento, la libertà in grado d’indicare parole che vanno dritte al cuore.
– Balle. Le ripeto: l’ispirazione non esiste. Chiunque abbia la ventura di narrare, sa che le dita battono sui tasti appena ti accomodi al computer e decidi di tirare fuori ciò che hai dentro. La scrittura è lavoro, il resto è fumo.
Sull’ultima parola, Maria si lascia portare dai pensieri: torna a contemplare le scie grige che s’intrecciano e si lasciano e poi tornano ancora ad abbracciarsi e si convince che la vita è una contraddizione senza fine. Forse proprio all’incrocio degli opposti è possibile trovare quello che si chiama verità.

la vita è una contraddizione senza fine.
tanto da fare male
un abbraccio, fabry
f&r
“La vita è una contraddizione senza fine” ed è impossibile programmarla del tutto e razionalizzare gli eventi che si susseguono, soprattutto quando si incontra la sofferenza.
Va affrontata senza paura e guidata il più possibile verso gli obiettivi che ci eravamo prefissati, senza però rifiutare le altre ed impreviste occasioni che si possono presentare, e sempre senza rinunciare ai propri principi morali ed alle proprie idee.
E poi c’è “l’abbraccio irresistibile” dell’Amore, quello che dà senso al tutto e che è la vera occasione da non perdere.
Bisogna capire chi siamo, e partire da lì anche per trovare l’Amore, perchè per vivere pienamente si può partire solo dalla scoperta di sè stessi: se sei il suonatore Jones e “se la gente sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare” per arrivare alla fine senza “nemmeno un rimpianto”!
Bentornato don Faber! Anche tra i “fumi” della febbre non perdi l’ispirazione…
CONTRADDIZIONE
Chiarità di stelle
sul buio dell’anima:
indifferenza
del cielo infinito
al patire senza tregua
del fragile essere finito.
Larve amare di memoria
vani lacerti
di squallida vita precaria
risvegliano
nella mente confusa,
bramosa d’oblio.
Attrazione del baratro,
del Nulla
che disgrega un pugno di atomi;
avvinghiarsi
agli esili sterpi
protesi sul botro.
Giorgina Busca Gernetti
dal libro “La luna e la memoria”, Genesi 2000
parole che toccano il cuore..vita e verità, un brivido che mi scuote..
buona guarigione.
…fumi di fumi…
Un abbraccio,
Roberto
…l’incrocio degli opposti…
è una strada percorribile.
e, hai ragione, lì c’è la verità.
sai che sono con te.
eli
Come stai, Fabry? Spero che pian piano ti rimetti in carreggiata, ma senza strafare, ti prego.
Sullo scrittore , o meglio sul poeta e il Santo che hanno in qualche modo la stessa vocazione, c’è un accenno nel saggio di di Umberto Saba “Quello che resta da fare ai poeti”: “Al di là del mondo dei poeti non c’è che quello dei santi…”. Sono molto d’accordo sul lavoro , lavoro e lavoro , e quindi sulla forma di artigianato che alla fine assume un buon romanzo, ma un “quid”, una scintilla , un “aiutino” degli dei , ci vuole, ci vuole, eccome. come del resto in tutte le cose della vita.
Un abbraccio fortissimo, caro amico, con la speranza di vederti ( magari basta che tu stia in piedi, anche se non dici messa).
Augusto
ciao don,
chi sarà mai quest’uomo, Hemingway? Mi ha fatto venire in mente “Il vecchio e il mare”. Gran bel libro:-)
Vorrei dire a Maria: “Sta serena, San Giuseppe è uno che di amore se ne intende, ha amato e cresciuto un figlio “anche” suo, ha amato e sposato una donna che, senza averlo conosciuto in senso biblico, gli ha confessato di essere incinta, se non è amore questo, cosa lo è? E sono certa che il suo cuore batte come il tuo e chissà quante volte ha stretto Maria, che coincidenza di nome:-) al petto e l’ha guardata come tu guardi il tuo santo bevitore!
Lascia stare Maria, lascialo fluire l’amore perchè non chiede che questo: libertà e libertà di espressione, solo così dà il meglio di sè. Anche se lo prendono a calci, non importa, continuerà a dare il meglio di sè, come dice Madre Teresa.
guarisci presto Fabrizio ma mi sembra che sei già sulla via.
SM
“cadendo e rialzandomi, ho imparato a camminare”.
L’ispirazione è proprio questa: cadere e rialzarsi!
“Un romanzo richiede lavoro, resistenza tenace, raccolta di dati …”, sarà anche vero, ma un romanzo, non un capolavoro!
Le biblioteche sono piene di volumi, ma pochi aggiungono qualcosa alla vita e al cuore degli uomini.
“Senza le notturne ispirazioni della solitaria notte… l’amore dell’umanità non avrebbe acquistato gli ornamenti dell’entusiasmo, e le sorprendenti vaghezze della sensibilità.” (Domenico Cirillo)
Scrivere è un mestiere faticoso, impegnativo e solitario. Cadute e riprese si susseguono, come qualcuno giustamente ha già fatto notare. So di dire delle banalità ma entrando in libreria spesso si ha la percezione che dietro tanti libri tutto questo lavoro non ci sia. Forse è per questo che l’interesse del pubblico si sta spostando dal libro allo scrittore? Complici anche certe trasmissioni televisive che promuovono il personaggio e non il libro.
Ma un buon libro necessita di tali promozioni?
“… un vero libro fa a meno di una presentazione,
avanza a colpo di fulmine,
come la donna con l’amante
e senza l’aiuto del marito…”
(Stéphane Mallarmé)
Scusate, penso di essere andata fuori tema.
Barbara
grazie amici carissimi.
Augusto, il medico mi ha proibito di farmi vivo, speriamo che non significhi che sono morto.
quanto all’ispirazione, la penso come Maria:
la verità è all’incrocio degli opposti.
un abbraccio a tutti
faber
“…si sente un dolore grande che fa gemere, seppure così piacevole, che l’anima vorrebbe non cessasse mai”
mi sono ammalata in contemporanea, sai quando mille aghi ti penetrano la pelle ed è solo il lembo di un lenzuolo
sono stupe fatta 🙂
ti abbraccio
la fu
solidarietà alla Fu!
grazie Rashide, chi vivrà vedrà (in senso stretto).
Che bello questo post che parla di Teresa D’Avila,la santa,la Dottoressa spirituale che viene sanata miracolosamente da San Giuseppe.
Sto leggendo, proprio in questi giorni, il libro scritto da Madre Carmen Teresa de Jesus Sacramentado, una Carmelitana equadoriana, che parla della vita di questa santa, “bagnata da una pioggia di grazie e privilegi”, che trovò la verità in Cristo che fu suo pedagogo divino, suo amico dell’anima, suo sposo divino che la amò tanto.
Speriamo Maria possa scoprire la verità nella scrittura e cosa significa amare nella verità.
Un abbraccio forte.