[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=sP5nAeh1ih4]
da qui
Leopoldo è riuscito a farsi dimettere dall’ospedale, convincendo il dottor Peltre che il suo romanzo prediletto non sarebbe stato snaturato. Comincia ad averne abbastanza del ruolo di personaggio in crisi; vuole tornare a casa, nella periferia anonima della sua borgata, per una birra e due chiacchiere con Calypso, la ragazza dello straccio. Cosa avrà pensato della sua lunga assenza? Ora le pare addirittura bella, per quanto un poco illetterata. Saranno la stanchezza e il logorio dei giorni scorsi, ma non vede l’ora d’incontrarla, di sentirsi amato, considerato da qualcuno. L’esame letterario-esistenziale cui lo ha sottoposto il medico della clinica Geoffroy Saint Hilaire lo ha ridotto al lumicino: com’è possibile vivere dovendo dimostrare di esistere a ogni piè sospinto? Ha bisogno di dimenticare, o forse ricordare quello che lo ha fatto essere se stesso e lo ha reso riconoscibile tra mille, fosse anche davanti a un boccale di Ceres trangugiato al pub vicino casa. Il volo in aereo è una lunga anamnesi che cerca di far luce sul suo passato di lettere, virgole, incipit e finali. Pensa che le parole siano più reali del reale, perché fanno ridere e piangere, commuovere e irritare; lo scrittore è una specie di dio capace di dar vita a un mondo che non potrebbe esistere altrimenti, di risvegliare possibilità nascoste, guarire malati, risuscitare morti; Dio, se esiste, non ha fatto che dare avvio a un racconto, perso nei secoli dei secoli, e ha lasciato che lo proseguissimo noi, ci svegliassimo a ogni alba con la pagina nuova, la scena che cambierà la giornata in peggio o in meglio, troverà sfumature che nessuno avrebbe mai notato, farà nascere un sorriso, spremere una lacrima che aspettava di cadere da millenni, perché di cosa ha bisogno l’uomo se non di un orizzonte che si apra all’improvviso, certificandogli che non è morto, che puo’ ancora farcela a credere in qualcosa, che la sua vita è utile, che è lui, proprio lui, a poter cambiare il mondo? Leopoldo guarda fuori dell’oblò: vede la terra scorrere come un film muto che non si sa quali città sconosciute farà apparire tra un istante, quali mari o fiumi o monti porgerà come simboli dell’alternarsi dei sentimenti umani, così pronti a offrire la felicità eppure sempre ridotti a schemi astratti, ad abitudini ripetitive, a riti che non dicono più nulla, se non la paura che suggerisce di rinunciare alla speranza. Non ha mai amato tanto il suo essere fatto di parole come ora che vola sopra il mondo e sente una parola che lo attraversa tutto, una parola che lo scrittore cerca e cerca e non si dà pace finché non l’ha trovata, ma quando finalmente è lì, ecco che fa sbocciare il riso e il pianto e fa battere una volta ancora quella cosa assurda che si chiama cuore.

“perché di cosa ha bisogno l’uomo se non di un orizzonte che si apra all’improvviso, certificandogli che non è morto”
“Non ha mai amato tanto il suo essere fatto di parole come ora che vola sopra il mondo”
L’aeroplano ci ha svelato il vero volto della terra. (Antoine de Saint Exupéry)
Oggi non riesco ad esprimere nulla, è tutto magistralmente narrato, si può solo ridere e piangere!
Grazie.
L’unica parola che fa battere una volta ancora quella cosa assurda che si chiama cuore è Amore, non quello effimero da romanzo rosa ma quello che è sempre “paziente, benigno che non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”
Qui il protagonista è proprio Faber/Maria/Leopoldo …
tutto sommato Leopoldo e tutti i personaggi come lui sono dei privilegiati, basta un tratto di penna per svoltare una vita, fare a cambio non sarebbe male 🙂
un abbraccio, fabry
f&r
fulminata!
grazie care!
domani tocca a Maria…
baci
faber
” Fa battere una volta ancora quella cosa assurda che si chiama cuore”
Come il vibrare di tamburi che nessuno ha preparato,amore e timore che fatica dentro, come bandiere che ondeggiano le lontane armonie del triunfo della favola non detta.
Vai Leopoldo trova tuo orizonte!!!
…com’è possibile vivere dovendo dimostrare di esistere a ogni piè sospinto? Ha bisogno di dimenticare, o forse ricordare quello che lo ha fatto essere se stesso e lo ha reso riconoscibile tra mille…
Caro Leopoldo
la vita ci travolge ed è vero come dice Fides, tu sei un privilegiato ma dimentichiamo che tu sia immagine su un foglio e pensiamo alla trasposizione dell’uomo sulla carta stampata. Ecco allora tu sei ciò che dimentichiamo di essere per convenzioni, luoghi comuni, esigenze quotidiane di apparire come le circostante e gli altri esigono, tu sei il dubbio e il desiderio dell’uomo/autore di verità, vivere senza le maschere che a volte inevitabilmente ci si incollano addosso. Ma ognuno di noi può morire a se stesso, e risorgere nudo, araba fenice della propria esistenza.
http://www.ilsoffioultrafanico.net/pag12_fenice.htm
e tornare … tornare al centro di sè, al fulcro dell’esistenza che possiamo chiamare cuore. Essere, un verbo, infinito presente di se stessi, eterno e immortale come l’alito di vita che ci è stato soffiato dentro.
Ora ti lascio Leopoldo per inseguire il mio volo, il mio bisogno di essere che è anche tuo e se in volo si cade ciò che importa è rinascere, trovare un’altra ala spezzata con cui riprendere il volo.
…Sogno, qualcosa di buono
che mi illumini il mondo
buono come te…
Che ho bisogno, di qualcosa di vero
che illumini il cielo
proprio come te!!!
(Zucchero, Il volo)
SM
Caro Fabry,
è tutto così intenso, così spasmodicamente pieno di malinconia e speranza, così dolcemente annegato nella solitudine e nel disperato desiderio d’amare , uno straccio d’amore qualsiasi, quel che scrivi in questo romanzo-nonromanzo , che è vita , in quel che s’apre dinanzi a noi dei tuoi paesaggi interiori , in quel che si fa realtà nella “scrittura”, nuovo mondo del possibile che si discopre, rivelazione di una vocazione . Ma tu, Fabry, sei ben oltre tutte queste cose , tu sei oltre il linguaggio, oltre la parola, perchè ci hai insegnato per anni, e continuerai a farlo ancora a lungo il tuo credo imperituro:
“Credo nella rivelazione che sconvolge la vita. Credo nella folgorazione che si chiama incontro, per cui vale la pena di patire il dolore.Credo nella coincidenza che mi fa posare lo sguardo al posto giusto e nel momento giusto . Credo nel cuore . Senza questo non c’è niente.
Un abbraccio fortissimo.
Augusto
la paura che suggerisce di rinunciare alla speranza
A tutti capita nella vita di trovarsi in una fase critica, al bivio, di voler abbandonare… In questo periodo sociale confuso, ci si trovano in molti tra i 30 e i 40, i cosiddetti bamboccioni di Padoa Schioppa buonanima.
Non so che eta’ abbia Leopoldo, ma se al mondo si smettesse di giudicare, di puntare il dito per additare ed incolpare, e invece si accogliesse l’altro, al posto di vivisezionarlo, di colpo la paura svanirebbe e fiorirebbe di nuovo la speranza! E questo vale per tutti, non piu’ costretti ad indossare maschere da personaggi eroici, quindi anche per Leopoldo, desideroso soltanto di uno sguardo accogliente, come quello di Calypso.
Caro Don Fabrizio, prendendo l’aereo ha compiuto un grande ritorno tra noi nel blog! Quando vuole, qui trovera’ sempre ad accoglierla tante Calypso ma non solo loro… Ci sono anche io!
A IL VOLO di Zucchero, replico con IMMATURI di Alex Britti (invitiamolo a fare un concerto ai nostri ragazzi del Centro!)
noi cerchiamo una risposta
ma poi quando la troviamo scappiamo via
adulti di nascosto, ma che forse adulti non saremo mai
http://www.youtube.com/watch?v=s___gfKtUzI
E’ difficile accettare
avventure già vissute
ma in fondo è questa vita piena di sorprese
quei ricordi ormai sbiaditi
di ercoli prepotenti
come se nulla fosse ti tornano tra i denti
se gli esami non finiscono non cambiano le attese e nei giorni che ci aspettano centomila
candele accese, che si spengono in un secondo non appena le vuoi soffiare
c’è qualcosa che ci spinge
è difficile cambiare
e per quelli come noi
che si sentono insicuri
c’è soltanto una risposta
a volte siamo un pò immaturi
come il sole verso l’alba
che fa luce ma non scalda
noi che andiamo controvento
ma che infondo il vento non ci sfiora mai.
E’ difficile arrivare puntuale ogni mattina
quando la notte è lunga
e il freddo ci consuma
ci consuma questa vita che ci illumina di immenso
c’è una stella da raggiungere altrimenti non ha più senso
e ti accorgi in un istante
che saranno tempi duri
e c’è solo una risposta
a volte siamo un pò immaturi
come il cielo all’improvviso
come il buio in un sorriso
noi cerchiamo una risposta
ma poi quando la troviamo scappiamo via
come il cielo del mattino
e lo sguardo di un bambino
adulti di nascosto, ma che forse adulti non saremo mai.
Un abbraccio,
Titti
grazie di cuore, amici.
sì, credo nella folgorazione che si chiama incontro.
e sul posto giusto, Augusto, sei stato profeta (è quello che ha cercato Maria, subito dopo).