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da qui
Saulo viene svegliato una seconda volta: niente di drammatico, una semplice pacca sulla spalla, che però gli fa l’effetto di una cannonata in pieno petto:
– Stanotte è destino, non si dorme.
Giulio da Padova lo fissa con uno sguardo ansioso e stralunato e cerca di vincere il disagio creato dal suo gesto:
– Ci sono grandi notizie, ho appena ricevuto una chiamata dalla Lipp.
– A quest’ora di notte?
– Stavano procedendo allo spoglio delle schede, con l’esercizio chiuso. Mi hanno comunicato in tutta segretezza il vincitore: Leopoldo!
– Incredibile: un romanzo ancora in corso che riesce a vincere un premio letterario.
– Rimanga fra te e me: il libro l’ho concluso io.
– Quindi sai già come finisce questa storia?, chiede Saulo con un velo d’ironia.
– Ho tirato l’acqua al mio mulino, facendo morire in anticipo don Faber; preparo il terreno per il pacchetto proposto poco fa: tumulazione più orazione. E’ un’occasione unica per promuovere la nostra impresa: ti rendi conto? In coincidenza con un prestigioso riconoscimento letterario!
– E se don Faber non morisse?
– Parliamoci chiaro: non ha possibilità di farcela. Poi, la Ricco Barocco ha sguinzagliato i suoi scagnozzi: per un motivo o l’altro, il destino del prete è ormai segnato.
– Pensavo, prima di addormentarmi, che le patrie lettere fossero ridotte male: i tuoi discorsi me ne danno una conferma inoppugnabile.
– Non essere idealista, Saulo: la letteratura ha bisogno di una svolta. Le nostre scuole hanno omologato tutti e tutto, nessuno riesce a scrivere un libro originale, ad aprire strade nuove. Bisogna morire, per risorgere. Morire qui, e ora, per risorgere domani.
– Non pensi che possa esserci una via meno cruenta? Non vorrei che don Faber tirasse le cuoia per accreditare il finale di un romanzo. Noi tutti speriamo che si salvi, a costo di rinunciare al premio.
– La letteratura ha ragioni tutte sue: qualcosa bisogna pur sacrificare. Non ti pare una causa valida la rinascita del romanzo italiano, dato per spacciato da qualunque persona di buon senso?
– Tu hai dato per spacciato un sacerdote.
Giulio da Padova sta per dare una risposta, forse memorabile, ma il medico si affaccia sulla porta. Ha il viso contratto, si morde le labbra come per cercare le parole. D’incanto, la piccola folla è tutta sveglia e si accalca attorno al chirurgo in imbarazzo. Lui apre le labbra, sta per emettere un verdetto decisivo, quello che tiene in sospeso i parenti – amici – fedeli di don Faber da parecchi giorni a questa parte.
– Signori, comincia con tono dimesso e solenne nello stesso tempo.
In quell’istante, un rumore assordante proviene dal fondo del corridoio bianco del reparto. Tutti si voltano di scatto, cercando di capire cosa accada.

Faccio Ancora il tifo per il don, nonostante Giulio da Padova
Un abbraccio, fabry
F&r
Il vento cambia e tutto è possibile, le svolte epocali sono considerate tali solo a posteriori e ci sono verità per cui vale la pena morire perchè ci sopravvivono in eterno. Le menzogne, le ipocrisie di questo mondo effimero non possono sconfiggerle. Don Faber può morire ma il seme è stato gettato nella terra fertile … Maranatha, maranà tha, don.
SM
Don Faber muore? Noooo, ma anche se fosse, il suo esempio resterebbe vivo e camminerebbe con le gambe di chi lo ha incontrato nella propria vita.
Un po’ come e’ stato per il vostro don Mario: alla sua tumulazione hanno fatto eco libri e scritti in sua memoria, a testimonianza dell’amore seminato. Passano cieli e terra, ma l’Amore resta.
con il fiato sospeso…ancora attesa…”morire per risorgere”.
mi ricorda qualcosa che suonava più o meno così:
“crocifiggilo!crocifiggilo!”
e sappiamo tutti come va a finire (o a cominciare, dipende..).
Potendo scegliere,umanamente, verrebbe naturale reagire con le parole di Renato Zero:
“Morire qui,
Sotto gli occhi tuoi,
E dimostrarti,
Che hai vinto, ormai!
No!
Comunque mi rifaccio alla saggezza antica:
“Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male;
morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male”. (Seneca)
In ogni caso, l’unica cosa che conta oggi, è che don Faber stamattina è materialmente risorto alla sua parrocchia regalando a tutti noi una gioia immensa!
Non vorrei proprio che don Faber morisse…
Forse sono troppo idealistica e romantica, ma voglio pensare che si salverà.
E poi lo dice anche Renato:
Morire qui,
Non è da me,
Morire, va bene…
Ma non per te!…
“Quando è la fine e il giorno è spento, primo viene colpito il sacerdote” ( F. Holderlim)
Tutti speriamo di no, senza lui, tutta l’intera storia muore.
Che il rumore asssordante sia la anuncio di una nascita.
Un abbraccio
in ritardo….vado a leggere la fine
eli