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da qui
Viola ce l’ha con gli scrittori che spiegano tutto e riempiono pagine e pagine di considerazioni psicologiche capaci di stroncare anche il lettore più paziente. Secondo lei, la letteratura è un incalzare di eventi che deve togliere il respiro.
Il paragrafo, il capitolo, dovrebbero concludersi con una domanda in sospeso, un nodo da sciogliere, un’azione interrotta di cui non è possibile prevedere l’esito. Non ricorda come abbia maturato quest’idea: dall’inconscio emerge la memoria di un amico che la portava a passeggio lungo un viale di ciliegi con i rami protesi come braccia e mani; era legato al posto da un affetto quasi maniacale, come se gli alberi fossero la ragione della vita e solo lì trovasse il modo di risollevarsi da una realtà che lo schiacciava, da abitudini che lo soffocavano, una routine quotidiana che lo trascinava in un vortice insensato. Passavano le ore sopra i rami a cogliere i frutti rossi come labbra che finivano sempre col toccarsi, perché la verità era il contatto umido, la vicinanza in grado di annullare qualunque solitudine, di esorcizzare la tristezza, la noia di ore che altrimenti non sarebbero passate. Il viale era il mondo, ci si poteva inventare una vita parallela a quella vera, col vantaggio di fondarsi su regole che decidevano tra loro: ideali di uguaglianza, libertà e fraternità che trasformavano tutto, finché le ferite, le offese e le sconfitte si perdevano come in una nebbia e restava una società senza difetti, un sogno rosa senza macchie, un incontro di labbra mani corpi che cercavano l’uno nell’altro un’utopia che dava senso al ritorno a casa e lo rendeva tollerabile. Viola prova a ricordare dove fosse quel luogo senza tempo; ricostruisce le stesse sensazioni lungo la strada incorniciata da una doppia fila di olmi che ora si intravedono a stento perché la notte cala e lei prova un senso improvviso di paura: si è attardata in un posto solitario dove potrebbe spuntare un malintenzionato, anzi, le sembra già di sentire un rumore sordo alle sue spalle e non ha il coraggio di voltarsi.

ha ragione che paura!!il popolo francese fece una rivoluzione su quegli ideali sacrosanti…. ma Cosimo? e il “padre” di Cosimo e Viola??aspetto notizie su tutti……
Inventarsi una vita parallela…se solo si potesse rimanere lì, senza mai ritornare alla realtà di solitudine, tristezza, noia, routine!…
un abbraccio, fabry
F@R
Un altro viale, un’altra strada da percorrere, con i suoi rischi si, ma anche con le sue mete. Tutti cerchiamo la nostra strada da seguire, il nostro diverso obiettivo da centrare nella vita.
Cara Viola, questo viale meraviglioso che avevi trovato ma che ora hai smarrito, in cui riuscivi a perderti e che diventava addirittura il mondo intero, fai bene a cercarlo di nuovo: però, se lo ritrovi, tienilo stretto avvinghiato al cuore, non lo perdere più magari solo per un capriccio…
“un’utopia che dava senso al ritorno a casa e lo rendeva tollerabile”
L’utopia…ci fa soffrire, dannare; a volte fa sentire stupidi …
“Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”
Eduardo Galeano
Bella quella paura provata “perchè la notte cala” e quel malintenzionato… che “potrebbe spuntare”.
Paure…pericoli:
“Chi vuol navigare finché non sia passato ogni pericolo non deve mai prendere il mare.” (Thomas Fuller)
Capitolo tutto e contenuti da serbare nel proprio cuore e difendere con le unghie e con i denti!
Si’, vogliamo in pista l’abate tutore Fauchelafleur (don Mario) ma non il Cavalier Avvocato…in questi giorni ci basta un altro Cavaliere che imperversa e ci stomaca con le sue nefandezze!
Scopriremo forse che a narrare il tutto e’ Biagio, il fratello minore di Cosimo?
Cosimo è forte, testardo, introverso e scontroso ma onesto e dotato di forza di volontà, fatto che gli consente di non venire mai meno ai propri ideali. Ciò contribuisce sensibilmente a renderlo strano ma anche affascinante agli occhi del mondo…e di Viola, bella come non mai: sarebbe bastato un niente a riaverla tra le braccia… Poteva dire qualcosa, Cosimo, una qualsiasi cosa per venirle incontro, poteva dirle: – Dimmi cosa vuoi che faccia, sono pronto… – e sarebbe stata di nuovo la felicità per lui, la felicità insieme senza ombre. Invece disse: – Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze. Viola ebbe un moto di contrarietà che era anche un moto di stanchezza. Disse: – Sii te stesso da solo, allora.
– Ma e’ il mio modo di pensare…Sono una cosa sola con esso.
– Allora addio. Parto stasera stessa. Non mi vedrai mai più.
La letteratura e’ un incalzare di eventi che deve togliere il respiro.
(Giulio da Padova, ehm, scusatemi, Brice Cento)
grazie!
speriamo che l’utopia si realizzi, nonostante le difficoltà.
… dall’inconscio emerge la memoria di un amico che la portava a passeggio lungo un viale di ciliegi con i rami protesi come braccia e mani; era legato al posto da un affetto quasi maniacale, come se gli alberi fossero la ragione della vita e solo lì trovasse il modo di risollevarsi da una realtà che lo schiacciava, da abitudini che lo soffocavano, una routine quotidiana che lo trascinava in un vortice insensato.
Anche io avevo un viale di ciliegi in cui aprire un mondo di respiro, ma era solo un’altro modo, il sogno, per creare un universo parallelo dove vivere ed essere se stessi, provare emozioni che risvegliano dal torpore dei sensi messi in letargo dalla realtà quotidiana. Ogni tanto mi rifugio ancora in quel viale alla ricerca dell’amico che vorrei e lì si materializza, ma i sogni si interrompono all’alba e la realtà è il sentiero in cui vivere ogni maleddetto giorno, parafrasando il titolo di un noto film.
SM
Mi piace molto Viola!
Vuole capire anche dall’inconscio una nuova energia per sostenere la realizzazione dei propi principi di uguaglianza , libertà e fraternita….”essere cittadino di uno stato mondiali”
Per adesso e solo una piccola speranza , la meta di una strada nell giorno che tramontando fa paura.
Un abbraccio.
vi ringrazio.
l’utopia serve.
tutti noi abbiamo un universo parallelo, sta dentro di noi, basta vederlo.
labbra mani corpi. si.
lo penso anch’io, Ilaria.
si ilaria, il mondo parallelo c’è.
eccome se c’è.
eli