[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=C9E5my_x-JI]
da qui
Alberto esce dall’aula cercando di superare la selva di studenti che approfittano dell’attimo per porgergli domande, complimentarsi per il corso o semplicemente salutarlo. Sta già pensando ad altro; o meglio: ha le orecchie tese a cogliere frammenti di dialoghi, frasi smozzicate, strascichi di discussioni. Ha preso l’abitudine quando si è accorto che la realtà è un deposito di materiali inesauribile: basta saper guardare e ascoltare per ritrovarsi la pagina già pronta, bisognosa solo della lima per smussare, plasmare, impreziosire. Ora, per esempio, vede una coppia di studenti – un biondino smilzo dalle sopracciglia folte e una rossa dagli occhi azzurri e le lentiggini – che si scambiano parole rapide e tese: Ho visto come lo guardavi, sembravi in estasi!E allora? Fossi capace tu di fare una lezione così sull’ermetismo. Io sono uno studente, fra vent’anni sarò meglio di lui! La lezione la seguo oggi, fra vent’anni ci aggiorniamo. Alla ragazza si accendono gli occhi, mentre parla; per un istante s’incontrano con quelli di Alberto e le diventa rosso pure il volto. Si rivolge al ragazzo, come per dirgli: Zitto, ci sente! Alberto è felice quando il mondo gli regala i suoi segreti; si rende conto che allo scrittore urge più che al critico e per questo ama il mondo in modo più speciale. Anzi, ora capisce che solo lo scrittore può sentire tutto come suo, anche la ragazza dai capelli rossi, e se il ragazzo sapesse che lei sta diventando il personaggio di un romanzo sarebbe più geloso, o forse fiero, o forse indifferente, perché la vita che si trasforma in opera diventa inattingibile, sacra, e nessuno può più rivendicarne l’esclusiva: è un alfabeto che il lettore decifra altrimenti, con altre intenzioni e desideri. Alberto è in strada, entra nella macchina deciso a dimettersi al più presto.

..il momdo regala segreti… fra vent’anni ci aggiorniamo…e vediamo.
“la realtà è un deposito di materiali inesauribile”
basta saperli vedere
Dicevamo come le storie si intrecciano, da un incipit puo’ nascerne un altro…
Don Faber esce dalla sacrestia cercando di superare la selva di fedeli che approfittano dell’attimo per porgergli domande, complimentarsi per l’omelia o semplicemente salutarlo. Sta già pensando ad altro. Entra nel cortile, apre la porta della canonica e ha deciso, ormai, di chiedere il più presto possibile il trasferimento e di essere assegnato come docente all’Universita’. Vuole entrare nel mondo accademico. Chissa’ forse all’orizzone lo attendera’ anche una rossa dagli occhi azzurri e le lentiggini….Anche stavolta, pero’, viene svegliato dal tonfo delle scatole di medicine impilate sul comodino. Addio sogni di gloria! Vanita’ di vanita’. Preferisce il Paradiso 🙂
mi dispiace per quei ragazzi che non potranno più godere di lezioni capaci di farli innamorare della letteratura…
un abbraccio, fabry
f@r
“Anzi, ora capisce che solo lo scrittore può sentire tutto come suo (…)”.
“(…) perché la vita che si trasforma in opera diventa inattingibile, sacra, e nessuno può più rivendicarne l’esclusiva: è un alfabeto che il lettore decifra altrimenti, con altre intenzioni, altri desideri”.
Affermazioni perfette
Giorgina BG
”Ho visto come lo guardavi, sembravi in estasi!”
Alberto, quando ti dimetterai da critico forse starai meglio, ma lei, la ragazza rossa dagli occhi azzurri, riuscirai ancora a mandarla in estasi?
Anche le vocazioni sono una cosa sacra!
Scrittore si nasce (ed io lo nacqui,modestamente, direbbe Totò)!
“se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.
non c’è altro modo.
e non c’è mai stato.”
Charles Bukowski, E così vorresti fare lo scrittore?
Si soffre veramente quando si è gelosi (qualcuno in silenzio e qualcuno no), perchè la gelosia nasce da un’insicurezza personale, dal non sentirsi all’altezza di qualcuno o di qualcosa…
Consiglierei alla “rossa dagli occhi azzurri e le lentiggini”, se davvero è innamorata del suo “biondino smilzo dalle sopracciglia folte”, di farlo sentire importante ed amato, di coinvolgerlo nelle sue passioni invece di tenerlo fuori, e di diventare complici in tutto.
A volte guardiamo troppo lontano e sottovalutiamo il tesoro che abbiamo vicino, che è poi quello abbiamo sempre bramato di avere.
“Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.
Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m’accora
e’ non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.”
GARCIA LORCA
A volte, spesso, semplicemente, il tesoro che cerchiamo non esiste; per questo la ragazza rossa non esiste se non fra i pixel di questa pagina, per questo esiste la letteratura, per dare voce all’inesistente/ impossibile
Ciao!
Claudia
Dimissioni? E perdere tutto il “materiale umano” raccolto fra aule e corridoi? Non è da lei professore a meno che non abbia deciso di attingere ad altro bacino.
Si, penso anche io che la letteratura esiste per dare un seguito diverso alle storie quotidiane, che non vanno quasi mai come vorremmo.
SM
chissà come andrà a finire…