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da qui
Riaprendo gli occhi, Cloe vede l’edera che termina con una specie di coda di scorpione, sollevata e pronta a colpire col veleno micidiale. Le sembra di sentire la puntura mortale iniettargli il liquido che si diffonde nelle membra, provocandole un dolore insopportabile; ma è solo la brandina in poliestere e alluminio su cui è rimasta sdraiata chissà quanto, dopo essere svenuta. Dall’edera-scorpione passa a contemplare il muro giallo e bianco scrostato e putrescente, in cui decifra immagini cangianti – un monaco ingobbito, un orsetto, un astronauta. In basso giacciono gli oggetti più diversi: un materasso rancido avvolto in un panno lurido e infeltrito, un carrello da supermercato con la barra rossa e la fessura per la moneta da riprendere alla fine della spesa, un cesto di vimini pieno di stracci inumiditi. Si chiede come sia possibile che un convento di suore sia ridotto in questo stato; passa in rassegna le letture preferite, da Giovanni Arpino alla monaca di Monza, dal Nome della rosa a Robin Hood, finché si rende conto di venire meno al voto di non leggere, di cancellare qualsiasi linea scritta – sulla pagina ma anche nella mente – ed è assalita dal dubbio che non ci si possa liberare da abitudini antiche che si fanno carne e sangue in una storia; anzi, proprio qui nel monastero, dove ogni stranezza sembra essersi data appuntamento, scopre che i singoli dettagli rimandano a libri sepolti nell’inconscio: l’edera si getta verso il basso nel giardino dei Finzi Contini, lo scorpione esce dalle giungle intricate di Salgàri, il monaco dalla saga medievale di qualche scrittore americano; fa un ultimo e disperato tentativo di rimuovere trame, scenari, personaggi; ma più desidera il vuoto più il cervello si affolla d’intrecci, incipit, finali, finché non ricade stremata sulla brandina in poliestere, priva di sensi e di visioni, se non quelle inafferrabili dei sogni, con le loro storie imprevedibili e inaudite.

“fa un ultimo e disperato tentativo di rimuovere trame, scenari, personaggi; ma più desidera il vuoto più il cervello si affolla d’intrecci, incipit, finali”
lo capisco… a chi non è mai capitato?
Ma che male c’è a sognare? L’importante è che i sogni non prendano il sopravvento sulla realtà!
Povera Cloe, deve imparare l’impassibilita’, l’apatheia se vuole tenere fede al suo patto con se stessa, lasciar andare quelle immagini come nubi che passano sul mare, senza cercare di combatterle o scacciarle…
Un abbraccio, fabry
F@r
“finché si rende conto di star venendo meno al voto di non leggere….scopre che i singoli dettagli rimandano ai libri sepolti nell’inconscio….ricade stremata sulla brandina “.
Insomma, non se ne esce!
Cloè sembra aver persa ogni possibilità di controllo conoscitivo del reale; è costretta a ricorrere a realtà virtuali.(virtuali?, mi sono persa anch’io…è virtuale la letteratura?).
Non si può non leggere la vita ma questa rimanda ai “libri sepolti nell’inconscio”…aiuto che intreccio,sogno o son desta? Liberatemi dal groviglio prima che svenga!!!
qual è il sogno e quale la realtà?
più desidera il vuoto più il cervello si affolla d’intrecci
Le ricadute o recidive spesso sono peggiori dello stesso male attraverso il quale si e’ gia’ passati. Le depressioni, ad esempio, quelle vere non il semplice malumore: puoi uscirne rafforzato, ma se ricadi, hai a schiacciarti anche il peso della ferita precedente che va a sommarsi al male attuale.
Il cervello lavora in multitasking e, non riuscendo a chiudere le varie cartelle aperte in contemporanea, va in tilt e si parla di esaurimento o burn out.
Chi sa cosa e’ il fuoco, dopo essersi scottato, se ne tiene debitamente lontano…in genere.
Nel suo romanzo on line ricorrono spesso i colori giallo e bianco: don Fabrizio, per caso questa scelta nasconde un significato, una simbologia particolare o e’ una pura casualita’?
vi ringrazio.
a me sembra chiaro: Cloe è svenuta, si riprende e sviene di nuovo.
giallo e bianco sono i colori del vaticano: un’ossessione inconscia?
baci
fabry
“assalita dal dubbio che non ci si possa liberare da abitudini antiche ”
“Infinite sorti individuali
son come la vita di un mare
eternamente fermo in onde uguali,
…dove ogni moto è come il sospiro
d’un animale immenso,
inconsapevole giro
d’abitudini antiche,
storia senza persona,
ritmo prima del senso,
natura sola in mille vite estinta.”
(Poesie Inedite-Carlo Levi)
Non ci si libera di niente, tutto si fissa nella nostra memoria e nel corpo, a livelli più o meno profondi, e a volte è proprio il corpo ad essere la memoria più potente. Capita, quando meno ce lo aspettiamo, magari a causa di una situazione imprevedibile come è successo a Cloe, che si apra una botola e tutto rotoli fuori, ci sommerga, rischiando di annientarci. Allora è meglio fermarsi, lasciar fluire i segni, i sentimenti positivi e quelli negativi e accettare tutto, perché siamo anche questo. Poi passa, la marea si ritrae e si ricomincia a respirare. Ma torneranno, perché ogni scelta fatta lascia dietro di sé i detriti del vissuto e di ciò che poteva essere e non è stato.
Barbara
Cloe ricade priva di sensi!
Forze ha capito il vocabulario che rappresenta questa visione, “l’edera che termina come una specie di coda di scorpione”. L’edera simbolo di ebbrezza sacra che porta in contatto con le parti più profonde di se stessi e indica la spinta a iniziare un processo di rinnovamento radicale,l’scorpione porta con sè la pontenzialità di rinnovare, tramite la morte simbolica , il pensiero di cui l’umanità da sempre si alimenta.
Auguri Cloe, ti aspetta una bella lotta!
Un abbraccio.
mi sento un po’ come Cloe, senza che io lo voglia mi frullano per la testa due parole: esegesi eisegesi, esegesi eisegesi esegesi eisegesi…
ho le vertigini, credo che sverrò con/come lei :-))
adoro questa ragazza, fabry!
Ciao
Claudia
grazie per i bellissimi commenti.
l’idea di scrivere un romanzo così mi attrae sempre più.
baci
faber
quando si sviene .. te l’assicuro..sei fuori da te stesso.
luoghi strani, dove tutto è davvero possibile.
poi i risvegli…
un abbraccio
grazie Ilaria, l’esperienza personale è preziosa.