Archivi tag: Rachmaninov

57. Quel giorno

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L’hai scoperta da poco, questa stanza. Anche qui potresti stare ore, se avessi esorcizzato la mania di non fermarti, che hai contratto nella parrocchia di periferia. Ti ipnotizza la sua forma contenuta, il colore ambrato che induce una specie di torpore, soprattutto in te, perennemente stanco, con gli occhi che si chiudono da un momento all’altro, il mal di testa che sfuma solo raramente. Continua a leggere

31. Il litorale

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Perché vicino a te mi sento meglio?
La casa è sempre quella: originale, fantasiosa. Oggetti sparsi come segni, o ricordi, o chissà cosa.
Parlami degli ultimi giorni.
I colori contano: è dare un tono alla vita, decidere se sarà triste o allegra, perché la scelta è nostra; a chi si può impedire di sorridere? Continua a leggere

3. Voli

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Gilda ha dovuto subire parecchie delusioni: storie protratte per anni e finite per stanchezza o pigrizia o noncuranza. A volte immagina di trovarsi su un monte altissimo, uno strapiombo di cui non vede il fondo. Pensa che laggiù ci sia quello che desidera, un posto dove credere in se stessi, perché ci dev’essere qualcuno che ha fiducia in lei. E’ bello pensare di lanciarsi, superare la barriera che l’ha sempre trattenuta, planare in un campo di ginestre che l’accoglie come uno di quei tappeti elastici in cui si diverte a rimbalzare. Continua a leggere

75. Luna rossa

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La libertà religiosa: si sarebbe svincolata, la Chiesa, da un passato d’Inquisizioni e Sillabi, più o meno espliciti o simbolici?
Il Cristo crocifisso può essere un oggetto d’arredamento suggestivo; dà un tocco di spiritualità, che non guasta, in una casa.
Eppure è così semplice, basta respirare per capire che lo spirito non può essere costretto, che è inutile pretendere che l’altro respiri a modo mio.
Lo schema rischiò di essere insabbiato. L’ala conservatrice fece di tutto perché non passasse il cavallo di Troia che temeva maggiormente.
Difficile, però, mettere insieme il crocifisso col divieto di parlare, di esprimere i propri sentimenti ed essere se stessi. Continua a leggere

31. La storia comincia

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E così, arrivai io. Una certa etichetta saltò subito: la distanza e la freddezza, il tenersi sulle proprie o il rinchiudersi nei sacri palazzi non facevano per me.
L’edificio magnifico nel centro della Piazza – ricordo quella volta che ci portammo due ragazze svizzere, nella piazza dico, dopo aver fatto le guide al litorale e al Teatro romano di Ostia Antica; ci aspettavamo una gratitudine allegra e invece, appena dopo la birra, ci piantarono. Continua a leggere

21. Luce azzurra

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Dicono che la Francia sia anticlericale.
I due pilastri fanno da guardia al viale che si sprofonda fino all’obelisco, inquadrato da due file di alberi giganti.
All’inizio, ammetto, era difficile, soprattutto per il caso dei vescovi seguaci di Pétain.
La gente passeggia, come se al mondo esistesse solo il parco, gli edifici in fondo, il leggero strato di nuvole che ombreggia i colori del tramonto. Continua a leggere

9. Vero?

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Avrei voluto lavorare sempre col mio vescovo, così diverso rispetto all’immagine imperante della Chiesa.
C’è una folla, un corteo, una processione, i lampioni sono vedette che scrutano la notte, grondante di luci blu, bianche, come un pezzo di universo visto attraverso il telescopio.
Come era approdato nella mia città? A volte succedono cose che non spieghi con la logica comune, intrighi che causano quello a cui vorrebbero sottrarsi. Continua a leggere

29. Ricadute

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Riaprendo gli occhi, Cloe vede l’edera che termina con una specie di coda di scorpione, sollevata e pronta a colpire col veleno micidiale. Le sembra di sentire la puntura mortale iniettargli il liquido che si diffonde nelle membra, provocandole un dolore insopportabile; ma è solo la brandina in poliestere e alluminio su cui è rimasta sdraiata chissà quanto, dopo essere svenuta. Continua a leggere

So dire

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Amico, dove sei? Mi hai lasciato nei guai; prima, almeno, lottavamo in due, poi c’era il sorriso: qualsiasi dolore si scioglieva, chissà quanto pagavi lo sforzo di non farmi pesare persone e situazioni. Dovrei avercela con te, perché sono solo, dovrei avercela con gli altri, che continuano a ripetermi che invece non lo sono, dovrei avercela con me, che non mi accorgo, a volte, del bene che mi arriva, del calore che circonda il freddo dell’assenza. Chi mi accoglie, oggi, al ritorno dall’ennesima battaglia, dalla fatica improba delle benedizioni delle case, dagli screzi con chi guarda sempre il pelo nell’uovo, dalle sciabolate degli eterni moralisti, da chi chiede e chiede senza vedere la stanchezza nei miei occhi? Chi domanderà più come stai, in quel modo solo tuo, che mi faceva sentire me stesso all’improvviso, chi organizzerà l’uscita estemporanea che mi strappava ai pensieri più oppressivi? Dovrei avercela con te, e non faccio che ripetere: amico, dove sei? Mi hai lasciato nei guai: vorrei maledire il momento in cui ho suonato alla tua porta, e invece so solo benedire, giorno e notte, so dire solo grazie.

Caos calmo

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Mi hanno insegnato fede, speranza e carità. Fatico, a volte, a collegarle con il mondo. La fiducia è svanita: si vive a colpi di scoop, chiunque può tradirti, registrarti, denunciare. Il risvolto è fare e dire come si fosse in piazza, votati a una trasparenza obbligatoria: apprezzabile, ma non virtuosa, perché senza libertà non c’è virtù. Sperare è da folli, sapendo che i meccanismi ben oliati della politica mondiale vanno compatti verso la distruzione del pianeta a vantaggio dei soliti noti. Amare è il verbo dei romanzi rosa e di una televisione commerciale abietta nella sua volgarità. Tre sono le cose che rimangono, dice Paolo di Tarso nella prima lettera ai Corinzi. La domanda è: dove? C’è ancora qualcuno che raccoglie un testimone così scomodo? Quale spartito abbiamo perso nel disordine del mondo?