31. La storia comincia

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da qui

E così, arrivai io. Una certa etichetta saltò subito: la distanza e la freddezza, il tenersi sulle proprie o il rinchiudersi nei sacri palazzi non facevano per me.
L’edificio magnifico nel centro della Piazza – ricordo quella volta che ci portammo due ragazze svizzere, nella piazza dico, dopo aver fatto le guide al litorale e al Teatro romano di Ostia Antica; ci aspettavamo una gratitudine allegra e invece, appena dopo la birra, ci piantarono.
La scalinata, a Sotto il Monte, sembrava portare in paradiso: e non era il paradiso quello che si spalancava oltre il portone?
Tra le case popolari non c’è alcuna differenza: pareti lisce e finestroni, il muro quasi sempre scorticato, il tetto smozzicato che sputa frammenti di cemento.
Si stupirono nel vedere il papa che scendeva in strada: quando era accaduto un miracolo simile? Ma non ero un miracolo, ero un uomo come gli altri.
Quanto sarà costata la ristrutturazione? – ce ne andammo a testa bassa: avevamo faticato tanto! Avevo modellato perfino i monti di sabbia su cui fingevo di sciare, con l’indice e il medio della mano destra.
Il crocifisso era avvolto nella luce; nell’abside, un affresco che ritraeva una folla minuscola intorno a una madre col bambino e angeli che si sentivano come a casa loro.
I panni appesi alle finestre sono il diario intimo degli abitanti: da camicie e calzini, mutande e canottiere, si può ricostruire una vita nei minimi dettagli.
Fu così che andai al Bambin Gesù e, incredibile dictu, varcai le soglie di Regina Coeli.
E chi avrebbe dovuto sostenere le spese ingenti, necessarie per restituirlo allo splendore originario? – ridevano, scherzavano, sembravano disposte a tutto, valle a capire queste svizzere.
Ma forse tenevo addirittura più al santuario: la costruzione bassa con un portico piccolo e elegante, dove andavo per chiedere le grazie.
Perché la storia è fatta di dettagli: se ne perdi uno, rischi di non capire più nulla della vita.
I detenuti non potevano credere a quello che vedevano: ho provato a dire cose semplici, la mia specialità.
Forse perché era un’opera d’arte fu lo Stato a intervenire? – eravamo studenti del liceo, per cui girammo a piedi e con i mezzi; anche prendere l’autobus e il trenino diventava fonte di battute, di risate, e , si sa, se una donna ride è quasi fatta.
Che grazie potevo chiedere, in quegli anni? La salute di mio zio, il lavoro di mio padre, che il terreno desse un raccolto sufficiente.
Sì, ho imparato che la storia comincia dai calzini, dalle vene varicose, dalle pillole messe in fila tra il bicchiere e il piatto.
Mi meravigliai quando li vidi piangere perché avevo parlato loro dei bambini e delle spose. Non potrò dimenticare le lacrime dei detenuti: ancora oggi, a volte, allungo una mano nel vuoto per asciugare una guancia raggrinzita o la mascella di un giovane robusto.
Che sia meglio non farsi domande come queste? – ridendo e scherzando, spendemmo tutto quello che avevamo in tasca. Gli ultimi soldi servirono a ordinare la birra nel locale suggestivo della Piazza. Come saremmo ritornati?
La chiesa più antica era quella dove venni battezzato: chi l’avrebbe detto, allora, che sarei finito qui e avrei cercato ancora gli odori, i sapori, i colori che non volevano saperne di staccarmisi di dosso?
Sì, la storia comincia dalle baracche accavallate le une sulle altre nel fossato putrido, dal bambino che corre facendo rotolare il cerchio, dal vecchio che culla il nipote nel passeggino sgangherato.

19 pensieri su “31. La storia comincia

  1. M&C

    La storia (d’amore) comincia quando ti accorgi dell’altro e cominci a fare attenzione ai dettagli, ai bisogni ed ai sentimenti: e lo aiuti a portare i suoi pesi, e lui ti aiuta a portare i tuoi, e tutto è più leggero…

     “… avevo fame, e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell’acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa,
    ero nudo e mi avete dato dei vestiti, ero malato ed in prigione e siete venuti a trovarmi!”

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  2. RossellaT

    “Siete contenti che sia venuto a trovarvi? Sapevo che mi volevate, e anch’io vi volevo. Per questo, eccomi qui. A dirvi il cuore che ci metto, parlandovi, non ci riuscirei, ma che altro linguaggio volete che vi parli il Papa? Io metto i miei occhi nei vostri occhi: ma no, perché piangete? Siate contenti che io sia qui. Ho messo il mio cuore vicino al vostro. Il Papa è venuto, eccomi a voi. Penso con voi ai vostri bambini che sono la vostra poesia e la vostra tristezza, alle vostre mogli, alle vostre sorelle, alle vostre mamme…”

    Per noi è facile giudicare gli altri e spesso il nostro giudizio è severo è una vera condanna senza appello. Difficile guardare negli occhi un uomo dietro le sbarre e riconoscervi un fratello, comprendere i suoi sentimenti, la tristezza verso gli affetti. L’errore è nella natura umana e questo evento storico ci ricorda che il Padre ha un criterio di giudizio diverso che mira al recupero della persona. Dio non vuole la condanna a morte per un errore commesso, ma desidera la conversione di tutti.

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  3. Vale

    Sì, ho imparato che la storia comincia dai calzini, dalle vene varicose, dalle pillole messe in fila tra il bicchiere e il piatto.

    Si, la storia può iniziare dal collare, dalle piaghe, dalle ustioni , dalla glicemia alta, dal bicchiere con la cannuccia e dalle pillole messe in fila……..imparare ad accorgersi dell’altro e chiedere: “come stai?” da una sedia a rotelle e da un dindolon.
    Ognuno ha la sua storia, la mia è iniziata così.

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  4. Raf

    …li vidi piangere,…Non potrò dimenticare le lacrime dei detenuti.
    Quando osservi una persona piangere,pensi sempre che le sia capitato qualcosa di brutto,ma non sempre le lacrime che si versano, sono lacrime di una vita piena d’amarezza, a volte si possono versare lacrime di gioia,perchè la gioia che si ha dentro di se ,non la puoi contenere, deve esplodere come un vulcano in eruzione e contagiare gli altri quando ti sono vicino.Ma questo succede soltanto quando da ultimo ti senti amato da chi non avresti mai pensato che ti prendesse in considerazione e allora capisci che non è vero che non sei nessuno ,e che se vuoi nella vita puoi sempre cambiare e migliorare dare il meglio di te stesso e soprattutto trasmettere quell’amore che hai ricevuto a persone che in qualche modo si sentono o si sono sentite ultime come te.

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  5. Ema

    “Perché la storia è fatta di dettagli: se ne perdi uno, rischi di non capire più nulla della vita.”

    Il rischio sembra essere davvero troppo grosso; vale la pena di ricorrere alle “istruzioni per vivere” che sono incise nel nostro cuore.

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  6. Ema

    “chi l’avrebbe detto, allora, che sarei finito qui e avrei cercato ancora gli odori, i sapori, i colori che non volevano saperne di staccarmisi di dosso?”

    “Corrispondenze”

    La Natura e’ un tempio dove dei viventi pilastri
    lasciano a volte uscire delle parole confuse;
    l’uomo attraversa delle foreste di simboli
    che lo osservano con degli sguardi familiari.

    Come degli echi che risuonano a lungo, e che si confondono in lontananza,
    in un’unita’ tenebrosa e profonda,
    vasta come la notte e come il chiarore,
    i profumi, i colori e i suoni si rispondono l’un l’altro.

    Ci sono dei profumi freschi come le carni di un infante,
    dolci come gli oboi, verdi come le praterie,
    e degli altri corrotti, ricchi e trionfanti,

    che hanno l’estensione di cose infinite,
    per esempio l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso,
    che cantano il trasporto dello spirito e dei sensi.

    Baudelaire

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  7. Ema

    “Sì, la storia comincia dalle baracche accavallate le une sulle altre nel fossato putrido, dal bambino che corre facendo rotolare il cerchio, dal vecchio che culla il nipote nel passeggino sgangherato.”

    “Ama e ridi se amor risponde
    piangi forte se non ti sente
    dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior
    dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior.”

    F.De Andrè

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  8. Ema

    “Forse perché era un’opera d’arte fu lo Stato a intervenire?”

    Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo ma non un valore.

    Ernst Jünger

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  9. Stella Maria

    Nella semplicità dei modi e delle parole, nel non aver paura di scendere e sporcarsi le mani, nella determinazione a essere se stessi qualunque cosa accada, nel parlare a tutti senza guardare in faccia nessuno, nell’umilta’ di essere semplicemente un uomo e mostrarsi come il re nudo, si riconosce la grandezza di chi e’ servo dei servi o semplicemente solo un uomo.
    SM

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  10. M&C

    – … e, si sa, se una donna ride è quasi fatta.

    http://www.youtube.com/watch?v=rS3nayNgiz0&feature=youtube_gdata_player

    Toglimi il pane, se vuoi,
    toglimi l’aria, ma
    non togliermi il tuo sorriso.

    Non togliermi la rosa,
    la lancia che sgrani,
    l’acqua che d’improvviso
    scoppia nella tua gioia,
    la repentina onda
    d’argento che ti nasce.

    Dura è la mia lotta e torno
    con gli occhi stanchi,
    a volte, d’aver visto
    la terra che non cambia,
    ma entrando il tuo sorriso
    sale al cielo cercandomi
    ed apre per me tutte
    le porte della vita.

    Amor mio, nell’ora
    più oscura sgrana
    il tuo sorriso, e se d’improvviso
    vedi che il mio sangue macchia
    le pietre della strada,
    ridi, perché il tuo riso
    sarà per le mie mani
    come una spada fresca.

    Vicino al mare, d’autunno,
    il tuo riso deve innalzare
    la sua cascata di spuma,
    e in primavera, amore,
    voglio il tuo riso come
    il fiore che attendevo,
    il fiore azzurro, la rosa
    della mia patria sonora.

    Riditela della notte,
    del giorno, della luna,
    riditela delle strade
    contorte dell’isola,
    riditela di questo rozzo
    ragazzo che ti ama,
    ma quando apro gli occhi
    e quando li richiudo,
    quando i miei passi vanno,
    quando tornano i miei passi,
    negami il pane, l’aria,
    la luce, la primavera,
    ma il tuo sorriso mai,
    perché io ne morrei.

    Pablo Neruda

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  11. Rashide

    si sa, se una donna ride è quasi fatta….qualche volta no!

    Un labbro felice – schiuso d’improvviso –
    Non ti spiega come
    Progettò – il sorriso –
    Appena consumato – ora –
    Ma, indossa la sua allegria
    Così paziente – come una sofferenza –
    Appena indorata – per eludere gli occhi
    Incapaci, di vedere oltre

    Emily D.

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  12. M&C

    -… ero un uomo come gli altri.

    Perchè siamo due destini che si uniscono
    stretti in un istante solo
    che segnano un percorso profondissimo dentro di loro

    superando quegli ostacoli
    se la vita ci confonde
    solo per cercare di essere migliori
    per guardare ancora fuori
    per non sentirci soli

    Ed è per questo che ti sto chiedendo
    di cercare sempre quelle cose vere
    che ci fanno stare bene
    mai io non le perderei mai

    Perché siamo due destini che si uniscono
    stretti in un istante solo
    che segnano un percorso profondissimo dentro di loro

    superando quegli ostacoli
    che la vita non ci insegna
    solo per cercare di essere più veri
    per guardare ancora fuori
    per non sentirci soli

    (Due Destini – Tiromancino)

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  13. Roby (s.d a.)

    “Mentre si avvia all’uscita della prigione, Papa Giovanni vede un uomo staccarsi dal gruppo dei reclusi raccolti attorno all’altare. Quegli lo guarda con occhi arrossati dal pianto e , cadendogli ai piedi, domanda: “Le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me, che sono un grande peccatore?”. Roncalli non risponde. Si china sull’uomo, lo solleva, lo abbraccia e lo tiene a lungo stretto a sé. “

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  14. Roby (s.d a.)

    Dettagli, invisibili all’occhio che corre frenetico, sono quelli che un cuore sensibile riesce a cogliere meglio, quelli che raccontano la vita attraverso una ruga o un sorriso, quelli che parlano di sentimenti, di emozioni, quelli che regalano e chiedono amore

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  15. Titti

    « A via de la Lungara ce sta ‘n gradino
    chi nun salisce quelo nun è romano,
    nun è romano e né trasteverino »

    (Detto popolare romano e motto de “Lo scalino”, giornalino interno dei detenuti)

    La visita di Papa Giovanni XXIII, il 26 dicembre del 1958, fu un evento di particolarissima specialità.
    In seguito il carcere fu visitato anche da Papa Paolo VI, nel 1964, e da Papa Giovanni Paolo II nel 2000.

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  16. pamela

    ‘Tra le case popolari non c’è alcuna differenza: pareti lisce e finestroni, il muro quasi sempre scorticato, il tetto smozzicato che sputa frammenti di cemento. ‘

    E’ come se le città rivelassero un loro lato egoista e indifferente verso chi è più debole attraverso un’edilizia dove c’è il deserto affettivo, la mancanza di cura e di attenzione.

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  17. Titti

    LA STORIA COMINCIA e con essa UNA NUOVA PRIMAVERA, UNA NOVELLA PENTECOSTE

    http://www.youtube.com/watch?v=ErZ-pp2TnCE

    L’arcivescovo Mons. Loris Capovilla, segretario particolare di Papa Giovanni XXIII, parla in occasione del 48° anniversario dell’apertura nel lontano 11ottobre1962 del Concilio Vaticano II indetto in San Pietro dall’ora Beato Roncalli.

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