NOVE TESTI INEDITI

***

Petrosa per l’ignota
simula per la nota, voce
che sempre scoglio
od insula tramuore.

***

(assolo)

Credenza dei clarini,
erosione dei tocchi
d’ossidiana.
Solerte elevandosi ai gelsi
proruppe in scale ai dirupi,
con quale dimestichezza l’efebo
delle sue argille.

***

(castrum)

Provvisto di torri, cammini di ronda e posterule,
l’abitato consiste d’una corte lastricata,
siccome baldacchino vi è coperto un vano,
con un piccolo altare per il sacrificio…

***

(tua voce)

Se d’un virile sgomento
ciba la corda l’arco lo stromento,
strazia la gola
dissecca la favella.

***

(altr’ove)

Con l’orecchio al mercato levantino
risuona emporio, dove echeggia
accadico, alibi della radice,
dell’amara pastura dell’agire.

***

(mito del vallone)

Nullo consorzio, il mutilo signore dei cippi
dimentica il legno del ponte, la sorgente
delle felci e il serro dell’origano.
Qui non s’arrende il disertore Diego.

***

(scritturale degli ori)

Celletta del monaco
Orfeo, ivi s’aggruma
melico il candore
del corpo lasso,
della parola offesa,
passione per tortora e sparviero –
o pertinenza alla catena buia.

***

(minor Minoxes)

Il frutto lasso della dama,
dedalo del mugghiare,
raspa col corno
un talamo di pietra.
Torto alla traccia, all’arte
del solstizio, scopre
nel pugno
la chiave rugginosa.

***

(per verba)

Sfrigolio della passione ustoria,
si scherma dallo specchio, copre
ogni acqua – è serpe di Laconia,
magistero del taglio nell’icona.

3 pensieri su “NOVE TESTI INEDITI

  1. Anna Maria Curci

    Anche in questi versi risuona la “voce petrosa” che sa scegliere quando farsi masso di sfondamento o erosione. Nel mito, nel ‘passo antico’ (minor Minoxes,per verba) scopre la “chiave rugginosa”, affronta la “passione ustoria”. Voce che non sfoggia, ma definisce, de-cide.

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  2. renatamorresi

    uh-la-là! grande scotimento e contro l’affrantura tutte le strettoie e la struttura delle cose in rima – mi piacciono assai, enrico
    saluto caro,
    rx

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  3. giacomo cerrai

    saluto l’amico Enrico. Ormai ho dimestichezza con la sua poesia, che assomiglia molto, almeno in questo caso, a piccoli massi lavici. Contiene cioè un fuoco nascosto, e puoi farne gioielli o pietra da costruzione. Tende ad essere nera, oscura, a raffreddarsi, ma spezzandola rivela luccichii che non supponevi, compresi echi di una magna grecia nostalgica.
    saluti

    Rispondi

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