[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BgPV0jLmdSM&feature=related]
da qui
Marco ha bevuto ancora: solo così riesce a perdersi nel salotto di Campo San Tomà, a godersi il tramonto dal Ponte della Paglia, a immaginarsi imprigionato ai Piombi come Giordano Bruno o Casanova. Alla settima Ceres può facilmente ritrovarsi in gondola sull’acqua ferma della notte davanti alla facciata chiara – azzurra come in uno specchio – del Casinò dalle grandi finestre illuminate, dalla parata di piante che danno il benvenuto al cliente pronto a perdere tutto, tranne che la propria nostalgia. Alla decima birra, Marco vede due maschere del Carnevale, una bianca e celeste e l’altra bianca e rosa. E’ affascinato dal loro anonimato, dal vuoto nero degli occhi incorniciato dalla superficie liscia della carta-gesso che annulla ogni distanza di ceto e di cultura; con la bocca impastata riesce a pronunciare uno stentato buonasera signora maschera, senza aspettarsi una risposta, ma solo smarrendosi nella fantasmagoria di piumaggi, pizzi e ricami; avverte il desiderio d’indossare la Baùta col tabarro, per accostare la donna con la girandola rosa tra le mani, dirle che l’ama, che non resiste alle tre lentiggini sulla guancia destra. All’improvviso le ginocchia cedono, si aggrappa ai guanti bianchi dell’interlocutrice, agli anelli smisurati che contengono, forse, il segreto della lucidità, della chiarezza cristallina, che ha sempre cercato nella vita e ora, come sempre, gli sfugge disperatamente, e intanto s’inginocchia con la testa che gli gira, l’undicesima Ceres che gli torna in gola, un fiotto che riconosce in quello che appare alla finestra, la fontana bianca e gialla contro lo sfondo nero della notte, le orbite vuote dei cavalli, il cielo muto della Capitale, la città che non riesce a conquistarlo, ma forse adesso, in uno sprazzo di coscienza, comprende che basterebbe leggere due volte, riscrivere il testo della vita per trovarvi un senso, scoprirvi uno spessore, sì, finalmente qualcosa si è sbloccato, mentre il vomito confonde maschere e tritoni, e la statua di Oceano ha lo sguardo ermetico della Baùta, avvolto nel tabarro scuro pieno di stelle senza nome, di luci estinte nella facciata in marmo bianco del cuore.

Don Fabrizio, anche Marco beve Ceres come faceva Leopoldo nell’altro suo romanzo. E’ semplicemente la sua birra preferita o e’ diventato testimonial di codesto marchio? 😉
e’ mai stato a Venezia nel periodo del Carnevale?
…senza aspettarsi una risposta…
Non ci aspettiamo risposte, a volte, ma solo domande tese a tirar fuori dal profondo il male di vivere che ci attanaglia. Roma-Venezia, un viaggio continuo nel cuore di Marco che si contorce fra la nuda realtà e il sogno o il ricordo, come quello dell’Orient Express, un treno reale ma carico di sogni e attese per chi lo prende e si lascia andare cullato dal dondolio lento delle carrozze che attraversano la notte, anche quella buia dell’anima verso il nuovo giorno.
SM
non sempre si può riscrivere il testo della vita per trovarvi un senso.
Qualche volta sarebbe bello poter riscrivere il testo della vita, e, avendone l’opportunità, sarebbe meglio farlo con consapevolezza, nel pieno possesso delle proprie facoltà fisiche e mentali, e sicuramente non in preda ai fumi dell’alcol 🙂
Di fronte ad una seconda possibilità, potendo appunto “leggere due volte”e riscrivere, bisognerebbe avere le idee chiare.
Ma il segreto della lucidità non è certo racchiuso in undici Ceres…. io perderei la chiarezza cristallina già alla seconda birra!
Rileggere la propria vita per trovarne il senso o meglio, per darglielo, e’ il principio di ogni terapia, un viaggio ulteriore il cui incipit e’ sempre la nostalgia
Un abbraccio, fabry
F@r
Povero Marco; oramai le sue luci sembrano estinte ed il suo cuore è ridotto a facciata di marmo…certo “leggere due volte” lo aiuterebbe a rintracciare gli errori e a riscoprire cosa è rimasto dietro la facciata ma, come sempre, ciò che scuote davvero è un incontro(o presunto tale):” buonasera signora maschera”.
La Maschera
“Tògli quella maschera d’oro ardente
Con gli occhi di smeraldo”.
“oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi”.
“volevo solo scoprire quel che c’è da scoprire,
Amore o inganno”.
“fu la maschera ad attrarre tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c’è dietro”.
“ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica”.
oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?
(William Butler Yeats)
grazie!
a volte penso che, se mi sponsorizzassero, potrei campare di scrittura…o di predicazione.
no, non sempre si può riscrivere, né sempre si può andare a Venezia durante il carnevale.
baci
faber
Perche’ no?
Quella della sponsorizzazione potrebbe essere un’idea: deve per caso ristrutturare la canonica o aiutare una famiglia numerosa il cui capo e’ rimasto senza lavoro? Cerchi un editore “solidale” che voglia sponsorizzarla per un fine benefico e al tempo stesso anche la sua vena creativa verra’ gratificata 😉
a venezia fa freddo, non è il caso. e ieri per essere “zioba grasso” (mi raccomando la pronuncia di quella z: dolcissima) era tutto abbastanza moscio. so di un russo che sta facendo una festa in quattro palazzi veneziani contemporaneamente, con figuranti etc. etc. “sta facendo” perché la festa dura tre giorni. gli ho fatto un po’ di conti in tasca e ho calcolato alcune centinaia di migliaia di euro. meglio sognare: i campi-salotto, e i piombi, per questi nuovi potenti della terra, col loro gas e il loro petrolio, che il diavolo se li porti tutti: a proposito di carnevale.
il carnevale di venezia è avvolto dal mistero delle sue maschere.
volti imprigionati in sguardi e movimenti del corpo di una sensualità unica.
così lo ricordo.
“Marco ha bevuto ancora: solo così riesce a perdersi…”, il ” cliente pronto a perdere tutto, tranne che la propria nostalgia”, persone mascherate che per un giorno cercano di fuggire da una identità consumata. Tutti cercano di liberarsi di se stessi. Ma il gioco finisce, la sbornia passa e una scusa o un motivo bisogna trovarli per andare avanti. A ciascuno il suo, quindi.
Barbara
Già è molto difficile, in uno stato di sobrietà, riconoscere il nostro io egoico mascherato che mostriamo agli altri; figuriamoci cosa potrebbe succedere nella situazione opposta !!
Marco, con tutti questi mascheramenti di carnevale, rischia di non liberarsi più.
Un abbraccio.
grazie amici.
Venezia è lo specchio del mondo: ognuno ci vede riflessa la sua immagine.
è isaura, città dai mille pozzi: e dunque dai mille volti
Venezia è bellissima,ma triste. Questa è, ovviamente una sensazione soggettiva. Come è malinconico il carnevale, l’allegria a tutti i costi,il travestimento, la maschera.Quindi, forse, bisogna bere,per sentirsi euforici. La gioia sta altrove. Aspettiamo la quaresima ?
grazie care.
sì, è lei, Lucy.
Che senso ha celebrare una ricorrenza in un mondo in cui il Carnevale viene proposto per trecento e sessantacinque giorni l’anno? Non ci resta che sperare nella Quaresima”. Umberto Eco, L’espresso, 16 febbraio 2005.
A proposito di maschere, però, questo articolo mi pare interessante:
http://www.albertodatanasio.com/la_maschera.html
Ciao!
Claudia