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da qui
Cambiare le carte in tavola comincia a dare a Cesare una soddisfazione singolare; è convinto che nessuno avrà modo di opporsi alle incursioni nel romanzo: Cavedagna, impegnato su più fronti, non sarà mai sicuro se il suo testo sia stato ritoccato. Analizzando le mail scambiate con Teodora, li trova indecisi sul futuro di Vangelis: come rimetterlo in azione dopo aver sparato a Brice Cento? E’ in uno stato mentale disturbato; non resta che seguirne la deriva e farlo imbattere in qualche altro passo falso: arrivare, per esempio, in stato di semi-incoscienza fino al viale degli olmi, dove Viola e Medardo danno sfogo alla loro passione irrefrenabile. La vista annebbiata gli impedisce di distinguere tra le foglie accartocciate sull’asfalto, l’erba umidiccia del tardo pomeriggio e i tronchi posti a guardia degli amanti, avvinghiati in un cespuglio poco distante dalla strada. Simone barcolla, si appoggia a un lampione ottocentesco che pare comprendere il suo stato d’animo precario, perché gli porge un punto fermo nella girandola febbrile di sensazioni contrastanti. Sta per perdere la presa quando avverte un ansimare non lontano dalla sua postazione vacillante. Desideroso di distrarsi dal gesto inconsulto appena consumato, si avvicina alla fonte sonora, nota un muoversi frenetico di foglie, un agitarsi di tutta la natura, umana e vegetale, un’esplosione di colori e rumori che finisce col confonderlo, anzi, lo irrita, lo esaspera, al punto da estrarre la pistola e accostarsi minaccioso, con l’idea di porre fine a quel trambusto che gli ricorda il subbuglio provato mentre Brice Cento se ne andava, voltandogli le spalle: pensava di cavarsela dopo aver restituito la pistola, provocandolo al punto da ignorare la sua rabbia, gli ideali contraddetti, la frattura insanabile fra lo scritto sempre uguale, le righe nere inalterabili e la vita piena di sorprese, come l’arma di Vangelis puntata in direzione del cespuglio, il terremoto di foglie e rami secchi, il caos in cui si annulla ogni confine tra umano e vegetale, amore e morte.

Speriamo che la pietas di un autore (Cavedagna o Cesare?) ridia senno al povero Vangelis, magari mandando Medardo e Viola a ricuperarlo su Marte …o anche al polo sud 🙂
Ciao!
Claudia
“amore e morte.”
“Amare voce del verbo morire”
L’arma più potente non è la pistola di Vangelis ma il cuore dell’uomo.
Cesare non ti sbagliare: amare è morire, ma non si intende morte corporale… 🙂
“Amore e Morte sono uno effetto dell’altro: l’amore è un sentimento talmente intenso, viscerale, profondo, impetuoso e lancinante che solo chi non ha paura della morte può vivere nella maniera più profonda.”
G. D’Annunzio
….Quando novellamente
Nasce nel cor profondo
Un amoroso affetto,
Languido e stanco insiem con esso in petto
Un desiderio di morir si sente:
Come, non so: ma tale
D’amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
Allor questo deserto: a sé la terra
Forse il mortale inabitabil fatta
Vede omai senza quella
Nova, sola, infinita
Felicità che il suo pensier figura:
Ma per cagion di lei grave procella
Presentendo in suo cor, brama quiete,
Brama raccorsi in porto
Dinanzi al fier disio,
Che già, rugghiando, intorno intorno oscura.
(Amore e morte, canto XXVII, G. Leopardi)
SM
“……………
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.”
Questo Amore- J. Prevert
Siamo giunti al capitolo 36: direi che Vangelis spara nel cespuglio, colpendo soltanto Medardo che fa la stessa fine di Brice.
Uno ad uno scompaiono i protagonisti maschili, che si somigliano tutti nel profondo, a vantaggio delle figure femminili che predominano almeno come commentatrici del blog.
vi ringrazio!
tendici la mano, e salvaci.
Che strano personaggio Simone Vangelis, sembra un povero pazzo intento a fare l’angelo vedicatore di cosa è da capire, però…
Vangelis spara a Brice e lui trova Cloe, Viola e Medardo sono in preda a passione travolgente, passione che traspare in queste righe, ma non solo fisica, passione per la vita. Anche il culmine dell’atto sessuale non sembra che un morire e rinascere? Dove passa Vangelis arriva la morte ma non rinasce poi la vita, l’amore? Con Brice è stato così e con i due amanti? Uno sparo e la paura a fermare tutto, come un attimo di morte e di silenzio prima di qualcosa di vero? Nel significato del nome, Simone è: Dio ha ascoltato. Vangelis non somiglia così tanto alla “buona novella”?
Un messaggero di ciò che l’autore ha dentro, il don, o il desiderio di trasformazione e amore di Alberto. Non è forse stato detto: se il seme non muore non porta frutto? Ciò che sembra male a volte non lo è, e i ruoli si scambiano fra protagonista e avversario come spesso accade in questo romanzo a conferma che spesso “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
SM
…suspance…amore e morte…intreccio avventuroso…:-)))
solo gli stati mentali disturbati sanno creare parole e pensieri.
bello!
Medardo e Viola provano sensazione di euforia, un momento molto paricolare il quale si perde la percezione del tempo “piccola morte”,che spinge a scalare le irte lette di piacere (“Il monte sopra la valle”) diventando le due metà di un unico essere, per ritrovarsi in una situazione di unione assoluta,in cui non c’e ansia di ottenere un risultato, di conseguenza rilassante, che insieme alla parte fisica “fisica” del raporto, genera lo stabilirsi di una condizione di unità unica.
Questa volta bisogna fermare Cesare, non può ruvinare questo bello circuito energetico fra gli amanti.
Un abbraccio.
Quando l’ eccitazione e il piacere arrivano a un punto massimo in modo di accendere la scintilla della natura_Buddha (orgasmo di valle)fra Medardo e Viola , arriva Cesare per cambiare le carte, che noia!!!!!!
ben detto Rashide!!!!! ;-)))))
Chissà magari Vangelis si limita a fare il “guardone”!
Siamo a caccia di emozioni forti:-) anche scritte:-) la cosa si fa piccante;-))))
scherzo ma non senza un pizzico di malizia:-)
Alberto continua a lasciare la suspence… e tu Cesare che ne pensi di trovarti una bella ragazza e lasciar stare questo romanzo?
“diavolo” di un don! riesci comunque a farci stare incollati!! come Viola e Medardo, noi al tuo scrivere;-) be’ dopo Raz Degan …
SM
Cesare ha delle vendette da compiere per procedere in questo modo un po’ troppo sanguinario? 🙂
Chi o che cosa vuole uccidere?
Barbara
A Cesare e non solo…
IO VIVO, IO MUOIO, MI BRUCIO E M’ANNEGO
“Io vivo, io muoio, mi brucio e m’annego,
ho caldo estremo mentre soffro il freddo.
La vita m’è troppo tenera e troppo dura,
ho grandi affanni confusi con la gioia.
Nello stesso tempo io rido e lacrimo.
Assai gravi tormenti nel piacere soffro,
il mio ben se ne va e giammai dura,
secco e verdeggio nello stesso tempo.
Così, incostantemente Amore mi conduce,
e quando penso d’ aver maggior dolore,
d’improvviso mi trovo fuor dell’affanno.
Poi quando credo la mia gioia esser certa,
e d’ aver raggiunto il desiderato bene,
ritorno, allora, al mio primo dolore.”
Louise Labè
vi ringrazio!
ci sono follie che creano mondo nuovi.
baci
faber