49. Prospettive

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da qui

Cesare è preso da un dubbio: come conciliare i suoi interventi con il testo del dottor Cavedagna, se ogni scrittore ha il materiale e i temi preferiti, le idiosincrasie che l’orientano in una direzione piuttosto che un’altra, i numi tutelari che lo guidano in un percorso irto di insidie e trabocchetti? Come farebbe lui, per esempio, senza i trucchi, le chiavi, gli attrezzi del mestiere ereditati da Calvino? Come avrebbe elaborato la struttura dei romanzi senza l’ispirazione delle Città invisibili, il libro sacro dell’adolescenza, la sua bibbia di ragazzo inquieto? Come capirebbe il mondo senza passeggiare con cautela nelle vie di Berenice, la città dalla doppia identità, quella ingiusta e piena di malizia, dai progetti malvagi e i sotterfugi, e quella giusta, attenta alla correttezza delle scelte, ma anche all’esattezza di virgole e parentesi? Come avrebbe imparato che ciascuna delle due città cresce dentro l’altra e non c’è perversione maggiore di voler imporre con la forza la presenza di una delle due, perché la libertà è il principio di ogni scelta che possa dirsi umana? E come non pensare che un romanzo prenda vie diverse a seconda che il modello sia la Casa di Husher, con la tetraggine dei locali e l’apprensione per ciò che sta per accadere, la tragedia pronta a scatenarsi e il fantasma di Madeline, insanguinata e in preda alla follia, o si ispiri ad Amarganta, nel regno di Fantàsia, la città poggiata sulle imbarcazioni, con porte e finestre in filigrana lievissima, tutta in argento per resistere al potere corrosivo delle acque amare del Lago delle lacrime, dove gli abitanti sono tutti attraenti, dove d’argento sono persino gli abiti e i capelli, mentre gli occhi replicano l’azzurro intenso del lago? Il destino di Medardo e Viola, di Cloe e Brice Cento, dipende da quale parte si contempli la città, con quali occhi ci si affacci al mondo, su quale fondamento poggi la storia della propria vita.

12 pensieri su “49. Prospettive

  1. Claudia

    Luigi Pareyson, portando alle estreme conseguenze quest’idea, afferma che persino Dio in principio ha dovuto scegliere, pena la non libertà di chi è libertà in se stesso.

    Ciao!

    Claudia

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  2. Barbara

    “Il destino di Medardo e Viola, di Cloe e Brice Cento, dipende da quale parte si contempli la città, con quali occhi ci si affacci al mondo, su quale fondamento poggi la storia della propria vita”.
    Be’, potrebbero cominciare a prenderla in mano la loro storia e a far sentire la loro voce…
    Barbara

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  3. Claudia

    Se non ricordo male il romanzo comincia con una domanda ben precisa
    Brice Cento si sta chiedendo cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria

    ciò fa di questo romanzo un intreccio di teoria della letteratura e vita, chiedere a dei personaggi di prendere in mano la propria storia potrebbe distruggere l’intentento dell’autore distruggendo l’autore stesso che è personaggio a sua volta

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  4. Stella Maria

    Un dubbio oserei dire amletico, caro Cesare, ma forse proprio dall’unione dei diversi può nascere il capolavoro. Di fatto la realtà non ha mai un solo aspetto e la stessa luce viene scomposta in colori.
    E questo io auguro: che, qualsiasi cosa possa dire la critica e qualunque posizione possa raggiungere e far raggiungere all’autore, sia comunque ancora un crescendo artistico del don:-)
    SM

    p.s.: bella canzone, io Cesare lo … seguo;-)

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  5. M&C

    “Il destino… dipende… con quali occhi ci si affacci al mondo, … su quale fondamento poggi la storia della propria vita”

    Caro Cesare, anche da te abbiamo imparato che la realtà è “caleidoscopica”, perchè straripante di situazioni, immagini, sensazioni ed emozioni mutevoli: una perenne giostra di colori, di suoni, di immagini e non ultimo di parole.
    Per questo è tanto facile sbagliare prospettiva e perdersi: le libere scelte andrebbero fatte senza seguire impulsi e sentimenti sbagliati come la rabbia, la paura, il desiderio di riscatto e la fretta.
    Però una cosa è la teoria, un’altra la pratica…
    Potrebbe essere utile questo pensiero di Epicuro:
    “Per ognuno dei desideri va posta questa domanda: che cosa mi accadrà se si realizza il mio desiderio, e che cosa, se non si realizza?”
    In tutti i casi, molto si può imparare dagli occhi dei bambini, che guardano il mondo e la vita con la costante e crescente capacità di stupirsi e meravigliarsi.

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  6. Ema

    “con quali occhi “…con quale cuore…

    Gli auguri dell’Innocenza

    “Vedere un mondo in un granello di sabbia,
    E un Cielo in un fiore selvatico,
    Tenere l’Infinito nel cavo della mano
    E l’Eternità in un’ora.”

    -William Blake

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  7. Titti

    A Cesare consiglio di leggere il saggio di don Fabrizio su “Italo Calvino – Una trascendenza mancata”, che è stato appena ripubblicato.
    Forse ritrova la strada perduta e riesce a conciliare le sue esigenze con quelle del dottor Cavedagna. Certo, nel compromesso, entrambi dovranno capitolare a qualcosa del loro io per andare l’uno verso l’altro. Infatti “non c’è perversione maggiore di voler imporre con la forza”

    Scusate lo spot 😉
    Titti

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  8. Roby (s.d a.)

    Avere qualche dubbio nella vita non dimostra solo incertezza o insicurezza, ma consapevolezza e rispetto per il prossimo.

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