51. Achille

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da qui

Per Brice, il Sant’Eugenio ha un valore affettivo inestimabile: le vicende personali glielo hanno rivelato nei minimi dettagli, a cominciare dall’ingresso coi due casotti per portieri e vigilanti; sulla destra, l’edicola con la parte superiore scura, interrotta solo dal giallo dello sponsor: Corriere dello sport, ripetuto sei volte come se al mondo non ci fosse da leggere che questo. Non si contano i giorni in cui è entrato con l’auto per dirigersi al parcheggio del Pronto soccorso, per poi accedere al reparto di Rianimazione: tutti abbiamo avuto un amico in pericolo di vita ed è allora che l’assurdo, le contraddizioni inaccettabili, la rivolta del cuore si concentrano sullo sponsor replicato per sei volte, il Corriere dello sport, esposto per dire, se ce ne fosse bisogno, che l’universo è indifferente al tuo dolore. Quando arrivi così, assumi una posizione di difesa: le persone che incontri sono sagome scure senza volto, come quei due vestiti in nero che sembrano grossi monsignori o donnoni provenienti dalla campagna distesa fra i Monti Prenestini e i Colli Albani. L’altra figura, che ora esce dall’atrio, è un uomo con le mani giunte per implorare un esito improbabile, o un alcolista che impugna la bottiglia, o un padre che stringe un biberon. Gli estremi si toccano, si sa, per cui anche Simone Vangelis, che qui non ha mai messo piede, intravede i dettagli come in una nebbia; a lui interessa solo raggiungere il reparto dove si trova Brice, per regolare i conti con lo scrittore fortunato che pare non conoscere contrasti, neanche quello di un colpo di pistola sparato nella schiena. Ma Simone, oggi, è deciso a non sbagliare, punterà dritto al cuore – se a quell’uomo baciato dal destino resta un cuore, perché uno che prova solo il bello della vita non corre il rischio di anestetizzarsi, non diventa insensibile alle disgrazie altrui, non finisce col considerare solo il proprio sfacciato tornaconto? Vangelis sfiora le mura arrotondate, le foglie degli alberi gli accarezzano la testa piena di pensieri, la rabbia, il desiderio di vendetta, la domanda che attraversa da sempre la sua vita: perché loro e non io? Stringe la pistola nella tasca e supera porte, sale, corridoi, barelle che trasportano persone anziane quasi addormentate, ma a lui non importa nulla di nulla, gli interessa solo il petto di Brice che ora gli appare all’improvviso, vicino all’ingresso del reparto, ecco, è fatta, estrae l’arma dalla tasca, la punta dritta al cuore, non si aspetta il movimento rapido dell’altro, il braccio alzato a puntare la Beretta già pronta con il colpo in canna – qualcuno lo ha avvertito? Cavedagna ha anticipato Cesare? -, e sputa un proiettile che sfonda il torace di Vangelis uscendo dalla parte opposta, sgretola il vetro dell’atrio, avvolge tutto in una nuvola di schegge che sembrano pioggia, o forse neve, un nugolo di frammenti luccicanti in cui si perde il confine tra il dolore proprio e quello altrui, in cui ogni cosa sprofonda nell’abisso che inghiotte codici e morali, il vortice che travolge Achille e lo trasforma da modello integerrimo in comune criminale, da eroe incontaminato in assassino.

12 pensieri su “51. Achille

  1. Claudia

    per dire, se ce ne fosse bisogno, che l’universo è indifferente al tuo dolore.

    come è indifferente alla gioia, alla rabbia, all’ira, alla fortuna e alla sfortuna; l’universo è indifferente all’uomo che lo abita e rimarrà indifferente quando l’uomo sarà estinto,
    eppure ogni minimo sentire umano può trasformare il mondo
    attraverso le scelte che provoca.

    ciao

    Claudia

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  2. Ema

    “L’Ira funesta” che strangola i sogni…

    “Gli estremi si toccano”
    Si mira al cuore per amare…sempre al cuore per uccidere

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  3. M&C

    “… perché uno che prova solo il bello della vita… non diventa insensibile alle disgrazie altrui?
    Per fortuna non sono tutti così!
    Quelli così sono solo più evidenti e si notano, ma ce ne sono tanti altri, poco conosciuti perchè non fanno notizia, che dedicano la loro vita alle persone meno fortunate, ai deboli, ai malati, agli orfani: anche loro si chiedono costantemente “perché loro e non io?”, ma il significato è un altro…
    Come i volontari di “World Friends”, che abbiamo conosciuto grazie alla parrocchia ed al centro di formazione, ed anche per questo ti ringraziamo don Faber!

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  4. Ema

    “Quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare.”
    (Per un pugno di dollari-El Indio)

    La musica …non dovrebbe mai finire.

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  5. M&C

    “A questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri. Sarò sempre dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega perfino la tranquillità del nulla. Noi – e mi riferisco agli uomini di estrazione intellettuale ed educati nell’ambiente delle cosiddette classi benestanti – siamo chiamati al sacrificio. Accettiamolo. Nel mondo non lottano più forze umane, ma telluriche. Se mi pongono su una bilancia il risultato di questa lotta, in un piatto il tuo dolore e il tuo sacrificio, e in un altro la giustizia per tutti, pur con l’angoscia di un futuro che si pronostica, ma non si conosce, io su quest’ultimo piatto batto il pugno con tutta la mia forza”.
    Federico Garcia Lorca

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  6. Roby (s.d a.)

    Il cuore, un grosso contenitore di sentimenti, generoso e crudele, capace di raccogliere ed esternare emozioni che in in una frazione di secondo ti cambiano la vita, tali che ti ritrovi centrifugato in un’altra dimensione nella quale cercare nuove coordinate per ricominciare a vivere.

    Rivivo un’esperienza personale leggendo di Brice all’ospedale che va a torovare il suo amico; in quei momenti è solo quello il tuo mondo, non importa tutto il resto, incontri gente con i tuoi stessi problemi, con la quale condividi attese, un bollettino medico o un caffé…ed è proprio li, in tanta sofferenza, che trovi il senso della vita.

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  7. M&C

    “tutti abbiamo avuto un amico in pericolo di vita ed è allora che l’assurdo,le contraddizioni inaccettabili, la rivolta del cuore si concentrano… Quando arrivi così, assumi una posizione di difesa: le persone che incontri sono sagome scure senza volto…”

    Descrizione perfetta, della profonda solitudine che si sperimenta nel dolore, del buio fitto di disperazione in cui si precipita quando si ha paura…!

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  8. Ema

    Sarà morto Vangelis?

    “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marcia,
    chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chi è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno.

    Lentamente muore chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,
    chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.

    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
    chi non si lascia aiutare;
    chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

    Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità“.
    Martha Medeiros

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