l’italia ha il mal di stomaco

l’italia ha il mal di stomaco

somiglia all’impiegato che non si ribella

al suo capo velleitario e meschino

e quando torna a caso vomita il suo dolore

nel lavandino.

25 pensieri su “l’italia ha il mal di stomaco

  1. Massimo Vaj

    Credo che l’Italia stia vivendo il suo momento migliore dal dopoguerra a oggi, dal punto di vista della preparazione alla consapevolezza di sé delle nuove generazioni. Da ragazzo ho avuto anch’io il mio bel capo ufficio fetente e autoritario, ed è stato grazie a lui che ho avvicinato le sostanze psichedeliche, un licenziamento forzato e il viaggiare senza soldi. Sempre grato all’autoritarismo è stato il mio vagare per le desolate lande interiori che prima di arrendersi alla mia curiosità, senza l’onore delle armi, si sono fatte pagare forti tributi di disperazione e ora, dopo aver vinto le sirene tentatrici sono qui, quasi calmo perché al centro di un tornado di cui intuisco i contorni, sereno come chi sa di non avere scampo, ma non in ginocchio. Una vita spesa cercando di sorridere senza cedere al riso isterico non è mai facile, ma cosa sarebbe stata senza la malvagità da contrastare?

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  2. Ennio Abate

    Il mal di stomaco?
    L’Italia è una repubblica di (servi) morti!
    Parlate dell’appoggio alla nuova guerra “umanitaria” del parlamento e del presidente della Repubblica!
    Magari con più “poesia” e “spirito” di quanto ne ho io. Ma senza menare il can per l’aia e tenersi sul metaforico andante.
    Ciao
    Ennio

    Cfr. http://moltinpoesia.blogspot.com/2011/03/contributi-ennio-abate-scrivere-al.html#more

    CONTRIBUTI
    Ennio Abate
    Scrivere al presente 8:
    Marzo 1821 – Marzo 2011

    «Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani »
    (da un discorso di Pietro Calamandrei all’Assemblea Costituente nel 1947)

    Cancella, o Marcella
    la Libia, stantio pane nostro quotidiano televisivo.
    Le facce belle di uomini e bambine
    ridevano per noi (ma anche di noi)
    nell’attimo delle foto di allora.
    Poi nelle notti tremarono, urlarono
    disfatte tra le macerie.

    [«L’ultimo è il W-80 3, utilizzato,
    a quanto pare, anche come carico
    per i moderni bombardieri B-52.
    A tutt’oggi, fonti statunitensi militari
    e scientifiche, calcolano la sua potenza
    di esplosione intorno ai 200 kt.»]

    «Li lasciamo tutti ammazzare?», chiedesti
    ansiosa. «Nulla per loro possiamo più fare»,
    ti risposi. Perché eravamo già tutti morti.

    « Finché permettiamo alla guerra
    (che è sempre cosa molto diversa
    dalla resistenza) di tracciare
    il solco tra il giusto e l’ingiusto,
    siamo già tutti morti.
    Siamo cadaveri che pontificano.
    Che danzano sui teschi di tutti
    gli insorti che verranno».

    Luca ebbe ragione a scrivercelo
    in quel lontano, amaro, marzo 2011.

    “Volenterosi” bombardammo Tripoli
    e tornammo popolo dei morti semper
    presdellarep in testa, benedicente:
    «Non siamo entrati in guerra.
    Siamo impegnati in un’operazione
    autorizzata dal Consiglio di sicurezza
    dell’Onu».

    Erano 150 anni esatti dal primo
    albeggiante nostro Risorgimento,
    ricordi?

    *
    Marcella è Marcella Corsi di Roma.
    Luca è Luca Ferrieri di Milano.

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  3. Massimo Vaj

    E dove sarebbe la differenza tra guerra e resistenza? Ognuno resiste facendo la guerra, ma il problema si sposta soltanto sulle ragioni di questa resistenza. Ecco cosa differenzia tra loro le guerre: il fine che ognuna ha in sé, che può essere di libertà o di costrizione. Poi bisognerà disquisire su cosa si debba intendere sia la libertà, perché quella dei nazisti dei fascisti e dei comunisti non è la stessa che piange un neonato.

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  4. Ennio Abate

    @ Cartoni: no, incivile, se i “civili” sono bombardatori e tifosi dei bombardatori.

    @ Vaj: “E dove sarebbe la differenza tra guerra e resistenza? Ognuno resiste facendo la guerra”…Ma guarda un po’ più ad altezza d’uomo e n on nei cieli: guarda i barconi degli immigrati e guarda i bombardieri che colpiscono sulla Libia e vedrai la differenza tra resistenza e guerra invece di confonderle. E che c’entra la libertà dei nazisti e fascisti, messi ovviamente assieme ai comunisti perché hai in mente la balla del Totalitarismo e la libertà – se ho capito bene – “che piange un neonato”? Il neonato piange perché ceca la libertà?

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  5. Massimo Vaj

    Il neonato piange perché la libertà gli è stata tolta. Tu devi ringraziare russi e americani che hanno dato ai partigiani la speranza di poter, un giorno, avere uno stato proprio. È quello che si sta facendo oggi con i partigiani libici. Come puoi negarlo?

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  6. alex cartoni

    MI limito a segnalare questo intervento di Evangelisti su Carmilla, (anche S. Quadruppani):

    “Sul conflitto in Libia si leggono tante stronzate, soprattutto adesso che il disordinato intervento imperialista, volto alla conquista delle risorse del paese, cerca di inquinarlo. Si parla di lotte tribali, di integralismo islamico, di conflitti locali di potere, di sommosse manovrate dalla Cia. Nessuno pare interessato ad ascoltare ciò che gli insorti dicono di se stessi. Eppure cercano di parlare, quando possono. Il fatto è che i protagonisti assoluti della ribellione sono scomodi, poco inquadrabili politicamente. Si tratta degli shebab, i giovani proletari libici delle periferie urbane. Un blog, aggiornato quando possibile nel fuoco della lotta, cerca di dar loro voce. E’ En route! Ha una versione italiana, ma quella francese è molto più ricca, e copre l’intero Nord Africa.
    Ne riportiamo un articolo, ma l’intero blog andrebbe letto da cima a fondo. Ciò permetterebbe di cogliere la sostanza di classe, quanto mai moderna, della insurrezione libica. Paese in cui l’85% della popolazione vive in aree urbane e patisce i contraccolpi del neoliberismo, abbracciato con entusiasmo da Gheddafi.
    Che dicono gli shebab dell’ingerenza straniera? Ovviamente ne sono contenti: fa loro comodo (Lenin stesso accettò gli aiuti della Germania). Sono perfettamente consapevoli che c’è chi vuole impadronirsi delle loro materie prima. Ma aggiungono: “Gli Occidentali si prendano il nostro petrolio: la rivoluzione vera la faremo dopo”. Rivendicano insomma la loro autonomia, sale di tutte le rivoluzioni. Grazie a Serge Quadruppani (vedi Carmilla ) per la preziosa segnalazione.” (Valerio Evangelisti)

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  7. Massimo Vaj

    Erano due ore che teneva fisso lo sguardo al cielo, lo stesso cielo che non aveva aiutato il popolo libico al quale apparteneva, lo stesso popolo che si era, a lungo, nutrito di paura, la stessa paura che, ora, lo costringeva ad alzare gli occhi al cielo.
    Le sue preghiere aspettavano un intervento, un aiuto, un segno della benevolenza che la giustizia, se fosse esistita, di certo avrebbe dato.
    Gli parve di vedere qualcosa fluttuare con grazia, sostenuta dall’invisibile aria che lui stesso stava respirando.
    Era ancora troppo lontano per poter capire cosa fosse.
    Finalmente la cosa planò, sopra i suoi occhi lucidi di commozione, che poterono capire cosa sarebbe stata la giustizia se ci fosse stata.
    Un aereo di carta gli accarezzò il viso, e sotto le sue ali c’era una scritta di incoraggiamento: Be strong brother, I’m with you!
    Si sarebbe aspettato di meglio dalla giustizia che non c’è…

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  8. Ennio Abate

    Vaj: “Tu devi ringraziare russi e americani che hanno dato ai partigiani la speranza di poter, un giorno, avere uno stato proprio. È quello che si sta facendo oggi con i partigiani libici. Come puoi negarlo?”

    Ringraziare? Ma hai mai sentito parlare degli accordi di Yalta? di spartizione del mondo in zone d’influenza? di Guerra fredda? di divisione della Germania dopo la caduta di Hitler? Della politica italiana del dopo fascismo orientata e controllata (tuttora) dagli USA? Le grandi superpotenze non regalano nulla a nessun popolo, tantomeno la libertà. Al massimo appunto “la speranza”. (E sai quanti partigiani italiani parlarono poi di “Resistenza tradita”?) Lottano per controllare “democraticamente” risorse economiche e Stati meno potenti. E lo stesso succederà purtroppo con i libici. (Dice nulla il petrolio della Libia? e i nomi dei possibili successori di Gheddafi?). Aspetta un po’ e vedrai che “libertà” porteranno anche ai neonati libici…

    @ Alex Cartoni: ti consiglierei su una questione tanto ingarbugliata come quella delgi eventi libici ( e prima ancora di Tunisia ed Egitto ed ora di Yemen, Bahrein e Siria) di non “limitarti” a segnalare solo un intervento e solo un sito. Prova a fare il “contrabbandiere” tra vari siti e a confrontare. Ti faccio un piccolo elenco solo di quelli da cui io cerco di avere informazioni e spunti di riflessioni, ma ce ne sono altri anche di diversa impostazione (quindi il mio elenco – lo dico per chiarezza – è incompleto, ci sono slo i siti che io trovo più interessanti: Come don Chisciotte, Nazione Indiana, Comunismo e comunità, Conflitti e strategie, Sinistra in rete, il manifesto, Uninomade, Global Project, ecc.). Ti accorgerai che c’è un dibattito a volte faticoso da seguire, ma, anche se non condividi il punto di vista, puoi trovare spunti preziosi per ventilare la stanzetta troppo chiusa delle proprie certezze politiche (e poetiche).

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  9. Massimo Vaj

    A leggere le tue considerazioni, frutto dell’arte del free climber sui vetri, si è rafforzata in me la convinzione di non poter ringraziare gli estremisti della rifondazione comunista che hanno consegnato l’Italia al governo mafioso che abbiamo.

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  10. Salvatore D'Angelo

    Eh beh, a seguire il thread dei commenti fin qui sviluppato, c’è da dar ragione al breve epigramma arminiano…l’Italia (di sinistra, in cui mi annovero ben inteso) ha proprio il mal di stomaco!

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  11. Massimo Vaj

    Non è sufficiente essersi accertati che lo stomaco duole, è necessario chiedersi di cosa ci si è cibati e tra quei cibi quale è incompatibile con la naturale armonia del processo digestivo. L’aver ingoiato il Capitale, senza almeno avergli tolto la rigida copertina cartonata, bene non può fare, e sarebbe stato meglio aver digiunato.

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  12. Mauro Baldrati

    In Siria c’è una situazione simile a quella libica, con la polizia che spara direttamente sulla folla che manifesta causando decine di vittime (accertate, ma non si sa esattamente quante sono).

    Non un pacifista integralista, non un “comunista” ma il ministro Tremonti ha detto che, poiché in Siria non c’è il petrolio, diffilmente le potenze straniere interverranno per difendere la popolazione e i diritti dell’uomo.

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  13. Massimo Vaj

    Tremonti è un razzista leghista, cosa ci si deve aspettare da uno così? La Clinton ha detto che Assad è un “riformatore” e che l’America per questo motivo non interverrà. A me, ora, importa di più che gli insorti siano aiutati che non le intenzioni degli Stati che li stanno aiutando. Gli stessi rivoluzionari dicono che ci sarà una seconda rivoluzione, e intendono quella del petrolio…

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  14. Carla

    Baldrati, hai toccato il tasto giusto, la risorsa.
    il ministro Tremonti ha detto una cosa triste ma vera;
    si difendono solo le terre che hanno una risorsa potenziale,
    ovvero, si difendono gli interessi che la risorsa produce se si entra in suo possesso.

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  15. Ennio Abate

    IN TEMA.
    DAL BLOG “MOLTINPOESIA”:http://moltinpoesia.blogspot.com/

    CONTRIBUTI

    Virgulino Fohletos Bahamar Jr.
    Scrivere al presente 13:
    Per fortuna il petrolio c’è
    [Libia 2011]

    Sotto le bombe
    Libici e rivoltosi
    Salvati dai francesi
    Che vogliono il petrolio.
    Invece i ruwandesi
    Non avendo il petrolio
    Non hanno avuto in dono
    Nessun bombardamento.
    E tutti morti sono
    Felici e indipendenti.

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  16. Massimo Vaj

    Così per Ennio i rivoluzionari libici meritano di morire tutti perché in Libia c’è il petrolio. Adesso mi spiego come mai tanti di rifondazione comunista sono passati alla lega lombarda come se nulla fosse…

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  17. arminio

    vedo solo adesso il blog e i suoi commenti.
    come sa bene centofanti, che gentilmente li ospita, io qui metto piccoli appunti semilavorati, nella mia visione i blog servono a questo.
    sul capo dello stato: io penso che dovrebbe essere più coraggioso…..
    penso anche che in giro per l’italia si stanno formando nuovi nuclei di resistenza civile, il problema è come collegarli, forse potranno coagularsi di colpo solo grazie a un evento traumatico, non certo grazie all’azione alle forze parlamentari di opposizione.

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