Correre, correre. Fino a tagliare il traguardo.
Correre non solo per necessità, come tutti, ma anche per scelta. Per una forma di ascesi, in apparenza, ma anche, in realtà, per non pensare; sostituendo così un’ossessione all’altra.
Tuttavia, come il corpo si adegua al nuovo ritmo, ecco che il pensiero ritorna, e domina. “Chi sono, chi siamo?” Certo il sogno d’un’ombra, ben di rado raggiunto da un raggio di fulgida luce, che addolcisce la vita. E si corre, si corre: voltandoci vediamo che colui che ci incalza ha il nostro volto, con un solo dettaglio diverso, appena percettibile, ed è quello che ci sgomenta; e davanti non c’è nulla, nulla! Se non la strada divorata dai passi, e che li divora. Di noi non resta quasi più che una piccola nube di sudore: assai meno consistente del filo di lana del traguardo che ecco, d’un tratto si mostra. E quel filo ci taglia.

“E si corre, si corre: voltandoci vediamo che colui che ci incalza ha il nostro volto”
con un piccolo dettaglio che ci sgomenta, si, non fa dormire, e si prova a non pensarci, ma è lì, lo si è visto.
Un saluto Roberto.
e come non pensare alla clessidra…?
noi siamo grani di vento dipersi nel deserto, alla continua rierca dell’acqua.
Buon giorno Roberto
Cara Nadia,
forse il nostro volto che ci vediamo alle spalle voltandoci nella corsa è quello stesso nulla che ci si spalanca davanti.
“Davanti non c’è nulla, nulla!” continua a ripetere una parente, malata che i medici hanno dichiarato terminale molti mesi fa, e che da allora continuano miracolosamente e caritatevolmente a tenere in vita.
Forse perfino le oscene vanità della politica cui stiamo assistendo hanno a che fare con questo disperato bisogno di non pensare, o almeno di deflettere il pensiero.
Grazie e un saluto,
Roberto
Cara Carla,
è verissimo: alla continua ricerca dell’acqua, ma nel contempo (quasi tutti) pieni d’orrore al pensiero di scioglierci in essa.
Grazie e buona giornata a te,
Roberto
il respiro che cresce, e l’aria che entra violenta nei polmoni, e la strada che sembra non finire mai, la sensazione di sfida con se stessi,i pensieri che svaniscono nella fatica, questa sono quando corro….”Fino a tagliare il traguardo.”
si. correre,correre.
un saluto
La morte non è mai un traguardo, ma soltanto un punto di ristoro dove ti passano una bottiglietta d’acqua che puntualmente ti scivola dalle mani, lasciandoti nel ridicolo di una passeggiata che si è voluto interpretare come fosse una gara a ostacoli.
Cara Ilaria,
sembra che tu scriva con cognizione di causa.
Un saluto a te,
Roberto
Caro Massimo,
sono d’accordo, quello che fino a un certo momento ci appare come un traguardo dal momento successivo può diventare una partenza ulteriore. Però non parlerei di “passeggiata”, e la definizione di “punto di ristoro” mi sembra un po’ maliziosa.
Non è ancora dato sapere cosa la morte sia, considerata nelle possibili realtà che le succederanno oppure no. Si conosce, però, cosa comporti ogni cambiamento di stato: un rinnovamento che è rigenerazione. È questo che ho chiamato “punto di ristoro”. Una giostra che ruota sul perno delle proprie possibilità è la dimensione che si vive in ogni stato dell’essere. Ci si entra spinti dal fato ineluttabile e se ne esce per la stessa spinta, ma all’interno del gioco che si trasforma facilmente in un dramma ci siamo noi, che giriamo evitando di considerare l’asse attorno al quale si vortica, perché ci pare impossibile che il ruotare debba la vita a ciò che è immobile.
Niente malizia, allora vada per “punto di ristoro”.
Mai come in questo caso la parola ‘mozzafiato’ è pertinente e non mera accademia: mozzafiato il ritmo, mozzafiato la corsa (insensata e inesorabile?), mozzafiato l’equilibrio perfetto di tempi e vocaboli: niente di troppo, niente che manchi. Resta il miraggio/sogno di una deviazione dal rettilineo. Un abbraccio, Roberto.
Cara Anna Maria,
troppo buona come al solito. In ogni caso secondo me l’essenza del nostro lavoro è proprio l’adeguatezza delle parole e del ritmo, il quale deve fondersi con quello della vita o, in molti casi, contrapporsi ad esso.
Ciò che si dice da una tribuna o da un pulpito magari è più utile, ma è tutt’altra cosa, su questo bisogna esser chiari.
Grazie e un abbraccio a te,
Roberto