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da qui
La corsa di Cloe è ripartita: la parentesi dell’assistenza a Brice si è conclusa appena si è sentito meglio, si è mosso più liberamente e ha ripreso con lena il lavoro di scrittore. Si è accorta di stargli troppo addosso, di tarpargli le ali. Nessuna parola, solo sensazioni, sentimenti sottili che s’insinuano giorno dopo giorno, ogni volta più distintamente, fino alla sera in cui esplodono in un gesto nervoso, una frase che ferisce, l’espressione che non deve sfuggire e tradisce qualcosa che cova nella cenere. Come in un romanzo: si tesse la trama come niente fosse, con azioni e reazioni, personaggi che recitano una parte prefissata e poi – ecco – lo scarto inaspettato, la curva a gomito che nasconde l’insidia imprevedibile, il Tir che ha fretta di arrivare e si allarga leggermente, quel tanto che basta perché Cloe perda il controllo e sia investita senza scampo, come se tutto fosse intercambiabile, nel romanzo e nella vita, tutto suscettibile di sostituzione tranne quel dettaglio, la linea che unisce l’autotreno e la bici bianca e gialla, l’impatto che tronca i pensieri, i sentimenti sottili, le sensazioni evanescenti, che ora si smembrano definitivamente in frammenti inafferrabili come fuochi d’artificio, di cui si coglie solo l’esplosione, la luce, la nuvola di fumo, e mai il materiale eterogeneo che precipita lento verso terra. Il lettore legge il libro come il finale della festa, pensato nei minimi dettagli, preparando i mortai con calibri diversi, sistemandoli in fila e collegandoli ognuno con la miccia; ma anche la chiusura pirotecnica, come la scrittura, non è mai prevedibile, è affidata all’estro dell’artista, al simbolo che emerge dall’inconscio e determina la rotta del percorso, la traiettoria che congiunge Cloe e l’appuntamento col destino, la sua scomparsa improvvisa e necessaria, perché il racconto conquisti una nuova direzione.

Brice si è sentito meglio, ha ripreso a scrivere e non ha più bisogno di Cloe, anzi, lei gli tarpa le ali!
Quindi Cloe non serve più, anzi è necessaria la sua scomparsa improvvisa perché il racconto conquisti una nuova direzione…
Aiuto, ho le “vertigini”, qui adesso si va al contrario, c’è un capovolgimento del punto di vista, la prospettiva si è rovesciata del tutto: qualcuno mi illumini! 😉
“Nessuna parola, solo sensazioni,……, fino alla sera in cui esplodono in un gesto nervoso, una frase che ferisce”
Quando si arriva a questo significa che non si ama più e se non si ama più si è praticamente morti…ma missione è compiuta…
Cloe continuerà a vivere nelle pagine di Brice, in quei “ frammenti inafferrabili …..di cui si coglie solo… la luce”
TU SEI DENTRO DI ME…
Autostrada deserta
al confine del mare
sento il cuore più forte di questo motore
Sigarette mai spente
sulla radio che parla
io che guido seguendo le luci dell’alba
Lo so lo sai
la mente vola
fuori dal tempo
e si ritrova sola
senza più corpo
né prigioniera
nasce l’aurora
Tu sei dentro di me
come l’alta marea
che scompare riappare portandoti via
Sei il mistero profondo
la passione l’idea
sei l’immensa paura che tu non sia mia
Lo so lo sai
il tempo vola
ma quanta strada
per rivederti ancora
per uno sguardo
per il mio orgoglio
quanto ti voglio
Tu sei dentro di me
come l’alta marea
che riappare scompare portandomi via
Sei il mistero profondo
la passione l’idea
sei l’immensa paura che tu non sia mia ,,,
Lo so lo sai
il tempo vola
ma quanta strada
per rivederti ancora
per uno sguardo
per il mio orgoglio
quanto ti voglio ,,,,,,,,
A.Venditti
L’ultimo appuntamento col destino, dove il tempo scorre assecondando una dolce e ultima passeggiata.
Un abbraccio
conclusione impeccabile per una tragedia. il filmato di senna a corredo ci dà uno stimolo (extraletterario) in più, ma il pezzo ferisce e coinvolge per questo mettere in parallelo una “chiusa” di scrittura con un incidente improvviso. se permetti fabrizio questo lo trovo, soprattutto per come lo hai espresso, geniale.
vi ringrazio!
Franz, mi hai regalato un attimo di felicità.
“la chiusura pirotecnica, come la scrittura, non è mai prevedibile”
Nella narrazione, ogni avvenimento produce molteplici effetti che diramano e frammentano la storia. Nel tentativo di risalire all’incontrario la sequenza di cause ed effetti si producono altre cause ed altri effetti.
“Il destino dei castelli incrociati”
è “Il castello dei destini incrociati”
Leggendo e rileggendo questo bellissimo brano ne ero sempre più affascinata perchè vedevo come in uno specchio una impercettibile ma conosciuta sensazione dell’incertezza del domani, della nostra corsa che sembra proseguire sulla traiettoria diritta e sicura tracciata sul percorso delle nostre vite ma…. affiancata sempre dalla consapevolezza che un nostro improvviso gesto,parola o azione possa ineluttabilmente modificare il percorso e come l’esplosione di un metorite far scoppiare la scintilla che covava sotto la cenere; ogni giorno potremmo incontrare quel TIR che ha troppo fretta di arrivare- Ma chi è che decide se dobbiamo coraggiosamente ed impavidamente intraprendere una nuova corsa noi o il destino (se per destino si può intendere anche qualcun altro che ha già deciso per noi?) poi ho visto il video di Ayrton, il suo sguardo fiero ma un po triste, quasi di commiato, mi si è aperta una luce, ho capito che lui, che conosceva perfettamente l’angolazione di quella curva, forse non era sicuro quel giorno se partire o no, ma poi ha deciso, da persona abituata a vivere intensamente e coraggiosamente emozioni forti ma piene di intensità e significato: “vado avanti!” sfidando il destino. E questo mi fa pensare che non dobbiamo mai avere paura di quello che troveremo ogni giorno dietro quella curva perchè il coraggio di essere noi stessi sempre ci aiuterà ad affrontare le avversità,e la parola “fine” non sarà mai scritta sul libro della nostra vita perchè l’anima, la nostra essenza vera rimane “nunc et semper” indipendemente da tutta l’imprevedibile, imprescindibile, inafferrabile leggerezza dell’essere-
Rossella
le curve ci aspettano sempre.
svoltare non è una scelta. ti trovi lì, puoi rallentare, puoi accellerare, e la scelta sta lì in come svolti.
vi ringrazio!
Rossella, sottoscrivo tutto.
CANZONE PER UN’AMICA (F.Guccini)
Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva…
Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,
non lo sapevi che c’era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava…
Non lo sapevi che c’era la morte, quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano…
Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato e sopra un’altra è finita, e sopra un’altra è finita…
Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita…
Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull’autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte…
Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire…
Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi…
e grazie!
“…E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perché, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare… ”
A noi piace molto !!! 😀
lo diceva anche lui!
“Tutti utili, nessuno indispensabile”, in azienda si dice così, oggi ancora di più. Ma nella vita penso altro, perché tu esisti e sei prorpio tu che fai la differenza; così come nel romanzo: proprio tu, Cloe, condurrai gli scenari verso altre direzioni…