Archivi tag: Lucio Dalla

La Cina è vicina

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La Cina ha comprato la Pirelli. Sì, proprio lei, la Cina rossa, ha comprato la Pirelli. Sì, proprio lei, la Pirelli. Qualcosa non mi torna. La Cina è rossa? La Pirelli è la Pirelli? Si dice che la ruota gira. Anche gli pneumatici. I pneumatici, nella lingua del popolo. Ma esiste ancora un popolo? E l’industria italiana? Lo Stato ha capito che non tornano i conti? Continuiamo con l’austerità? O dovremmo cambiare qualche cosa?

25. Come va a finire

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Hai deciso di fare ancora un giro sulla litoranea, prima di partire. I ricordi ti entrano dentro come sabbia negli occhi. Ogni centimetro di strada ti ricorda qualcosa, ogni cespuglio, ogni tratto di mare che appare all’improvviso tra un corbezzolo e un pino. Compi i gesti di allora, sbirci verso gli occhi di lei che regge sconsolata le birre acquistate chissà dove, eri già brillo prima di comprarle. Continua a leggere

Ciao, Lucio

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Vai via in silenzio, senza disturbare.
Hai galleggiato tanto nella luce
dei lampioni, come fossero stelle:
navighi sospinto dalle lenzuola
spiegate come vele,
come se il mondo fosse un mare aperto,
profondo, che rivela i suoi tesori
soltanto a chi è capace di cantare
guardando dentro gli occhi della gente,
la barba rada, gli occhialetti tondi,
il sorriso difficile ad aprirsi
per l’innata abitudine
di non fare finta, d’essere solo
quello che sei, triste o felice,
amaro, dolce, cinico, romantico,
pirata docile alla rotta fragile
del cuore, sguardo di bambino perso
nella bellezza inutile del mondo,
visibile soltanto
a chi sa rompere gli schemi, a chi
sa fregarsene delle convenzioni,
e naviga a lenzuola ormai spiegate
nel buio dell’impresa più difficile,
come se fosse l’ultimo concerto,
l’addio di uno morto senza folla,
per darle appuntamento
oltre le piazze e i vicoli,
dove la sera è dolce,
e si capisce che le tue canzoni
erano miracoli.

60. Simboli

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La corsa di Cloe è ripartita: la parentesi dell’assistenza a Brice si è conclusa appena si è sentito meglio, si è mosso più liberamente e ha ripreso con lena il lavoro di scrittore. Si è accorta di stargli troppo addosso, di tarpargli le ali. Nessuna parola, solo sensazioni, sentimenti sottili che s’insinuano giorno dopo giorno, ogni volta più distintamente, fino alla sera in cui esplodono in un gesto nervoso, una frase che ferisce, l’espressione che non deve sfuggire e tradisce qualcosa che cova nella cenere. Continua a leggere

26. Miracoli

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Farsi la doccia, per il dottor Cavedagna, è una gatta da pelare: l’unico momento disponibile è alla fine di una giornata faticosa che lo coglie allo stremo delle forze. Oltretutto è un tipo freddoloso, per cui l’idea di spogliarsi, con la stanchezza che lo opprime, di affrontare anche solo il tragitto dalla stanza al bagno e resistere finché l’acqua non diventi calda – ci vuole sempre un poco – rischia di deprimerlo. In quei frangenti si sente un eroe, s’immagina in situazioni estreme, al confine tra la vita e la morte, sul fronte di guerra o impegnato in un’impresa da guinness dei primati, ma subito si trova ridicolo e patetico, perché in fondo sta soltanto andandosi a lavare. Continua a leggere

21. Telefonate

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Leopoldo è confuso, non sa quali apparizioni siano attendibili e quali, invece, abbiano lo stesso valore di una sbornia. E’ tentato di contattare un famoso insegnante di scrittura, Giulio da Padova, uomo sui cinquanta, espressione innocente da bambino. Leopoldo sa che l’aspetto candido nasconde una personalità pignola, abituata a mettere i puntini sulle i. Per questo si sente attratto: chi meglio di lui può aiutarlo a districarsi nella matassa ingarbugliata della sua avventura? Invia un sms, sapendo che, con un tipo così, telefonare senza preavviso potrebbe essere fatale. Continua a leggere

La nostra vita di là (Dalla De Gregori)

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Trentun anni dopo. Come fosse ieri, si potrebbe dire. E invece no, qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi, dall’altra parte, le illusioni si sono esaurite nella sarabanda di menzogne, nell’inganno irriducibile che continua a logorare i nostri giorni, incurante dei segnali di tregenda che fanno balenare riflessi sinistri all’orizzonte. E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente da mostrare come le cosce e i seni delle donne, nell’incoscienza generale che pensa solo ad arraffare l’arraffabile, senza calcolare che alla fine deve pure tornare qualche conto, e se i conti non tornano ci sarà qualcuno che dovrà pagare. Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là. La nostra vita di là.

Il cielo sulla terra

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La messa è finita, andate in pace. All’uscita una raffica di colpi. Avrebbero fatto meglio a stare dentro, a rifugiarsi nel rito che anticipa l’eterno. Gli orientali definiscono la liturgia il cielo sulla terra. In cielo non si muore, Dio ti concede il privilegio di vivere per sempre. Quaggiù è diverso: quando lasci il cielo sulla terra devi andare in pace, pronto a farti massacrare.

E’ come se ci fosse sempre stato

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Che bella sorpresa: Gesù è tornato, è venuto a vedere come procedono le cose. Deve adattarsi alle tecnologie, ai ritmi inediti, al tempo concentrato di comunicazioni e spostamenti rapidissimi. Ha un vestito sobrio, l’espressione calma, un sorriso facile ad aprirsi. Fa il volontario in una parrocchia di periferia, alla mensa dei poveri, coi quali si ferma a chiacchierare. Parla di felicità, sa che per loro è una cosa naturale, sebbene nessuno se ne accorga. Avverte la nostalgia di Dio, ma quando incontra quelle barbe ispide, gli abiti logori, la pelle secca, si sente finalmente a casa. Gli chiedono perché abbia tardato tanto a ritornare, lasciando che le tracce delle sue parole si perdessero nel rigore dei canoni e la pesantezza delle istituzioni. Lui li guarda, sorride: “Il regno di Dio ha questo di bello: quando arriva, è come se ci fosse sempre stato”.

Quale allegria

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Dicono che la religione sia proiezione dei bisogni dell’uomo. Che l’aldilà sia un’illusione per superare la paura della morte. O, peggio, l’oppio dei popoli, per mettere a tacere i disperati della terra. Se ripercorriamo la storia della fede, c’imbattiamo prima o poi nel nero della notte più fonda, nel terrore per i fulmini, nei graffiti apotropaici all’interno delle grotte. Fossi un uomo primitivo, condividerei lo sgomento, cercherei le stesse vie d’uscita. Oggi, però, sappiamo molto, la scienza spiega l’origine dei fenomeni atmosferici, libera da paure ataviche che rendevano schiavi di una natura sconosciuta. Possiamo congedare il dio tappabuchi, ergerci nella nostra dignità di persone civili, che hanno preso in mano la vita, con coraggio. Ora godiamo di una sana, realistica felicità, capace di cogliere il buono in ogni cosa rinunciando all’autoinganno che ogni fede reca in sé. Finalmente atei, finalmente mortali. Finalmente soli.

Invisibile

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Don Mario fa miracoli. Già da tempo me ne sono accorto, ma ne ho avuto una conferma decisiva. Non andrò alla congregazione dei santi, certe cose basta dirsele tra amici. Certo, in una fase assurda della vita, una consapevolezza simile mi aiuta: non sono solo, c’è qualcuno che sta seguendo passo dopo passo i miei giorni devastati. Concretamente, non cambia nulla, sono sommerso dai soliti problemi, le ferite aperte bruciano esattamente come prima. Ma ci sei tu. Cos’altro aggiungere? Piango come un bambino. Sento la carezza invisibile di una mano conosciuta.

In luce

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E’ una splendida giornata, percorsa a tratti da nuvole chiare. E’ bello correre così, con la luce che sembra stenderti un tappeto di velluto; hai persino il tempo di guardare gli alberi, gli uccelli che decollano e atterrano a ritmo regolare, come in un gioco. Il mondo, a volte, è un paradiso dove nulla può scalfire la tua voglia di vivere. Cosa potrebbe spezzare l’incantesimo, quale oscura mossa del destino dovrebbe eludere la naturale protezione di un’anima serena? In fondo è quello che temiamo: un’epifania del male in forme imprevedibili, una molla d’ammortizzatore, per esempio, che si stacca dalla macchina di fronte, rimbalza senza darti il tempo di capire e ti ha già sfondato il casco, il bulbo oculare: fai in tempo a chiederti se sia volere di Dio, come qualcuno afferma, o solo impotenza dell’uomo, incapace di far stare una molla al posto giusto, impedirle l’assurda iniziativa di colpire a tradimento l’amico che ti segue. Mi ricorda tanto qualcosa, tutto questo: una tragedia, una canzone, la fatalità dell’errore che deve sapersi umano fino in fondo per liberarsi in luce.

Lucio Dalla: Bonetti era completamente scemo

Il cantautore è vivo e lotta insieme a noi

“Con Bonetti andai in Polonia a un Festival, ra un mio amico completamente scemo che sbagliava sempre strada”.
Pochi se ne sono accorti, ma presentando un libro Lucio Dalla ha gettato luce su uno dei retroscena più misteriosi e mitici della canzone italiana.
“Berlino ci son stato con Bonetti/ era un po’ triste molto grande”…
Ma chi diavolo era ‘sto Bonetti? Ora lo sappiamo. E molto di più: in Fiera abbiamo ascoltato il pensiero attuale del grande Lucio, autore di Disperato erotico stomp”.
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L’unica cosa che non ha spiegato è perché non scrive più belle canzoni…
Si sarà stufato, francamente lo capiamo. Resta uno dei cantautori più geniali
della canzone italiana. Non lo scopro certo io.

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