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da qui
Trentun anni dopo. Come fosse ieri, si potrebbe dire. E invece no, qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi, dall’altra parte, le illusioni si sono esaurite nella sarabanda di menzogne, nell’inganno irriducibile che continua a logorare i nostri giorni, incurante dei segnali di tregenda che fanno balenare riflessi sinistri all’orizzonte. E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente da mostrare come le cosce e i seni delle donne, nell’incoscienza generale che pensa solo ad arraffare l’arraffabile, senza calcolare che alla fine deve pure tornare qualche conto, e se i conti non tornano ci sarà qualcuno che dovrà pagare. Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là. La nostra vita di là.

trent’un anni fa speravo in un futuro felice.
il futuro non è mai arrivato e come la sentinella a cui si chiede quanto manca ancora della notte scruto l’orizzonte…
Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà forse già viene
il suo bisbiglio.
(C. Rebora)
1979: ero piccola, ma di quegli anni ho tanti ricordi!
il Centro di Don Mario stava nascendo allora…
Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là…
Un abbraccio fraterno,
Titti
fuochi fatui che si possono esorcizzare solo riprendendosi quella vita lasciata tra un lavandino ed un secchio/ tra un manifesto e lo specchio
grande fabry!
un abbraccio
f&r
“E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente […]”
Mi limito a un commento – piuttosto banale indubbiamente – ma che rispecchia la realtà, quella visibile e tangibile, e quella trascendente: la vita senza la luce di Cristo è, certo, “uno spettacolo indecente”, ma la forza della Verità e dell’amore può tutto, se vi è la fede nella “grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo” (2 Corinzi 13,13). Unicamente l’amore incondizionato per la Verità può generare in noi – per la potenza dello Spirito Santo – quella pace interiore, senza la quale questo mondo tende ad apparire, inevitabilmente, senza possibilità di redenzione.
vi ringrazio.
il concerto è stato bello, ve lo consiglio.
(a me l’hanno regalato).
Sono felice, don Fabrizio, che si sia concesso un momento di svago per non soccombere!
Chi scrive – si dice – non ha tempo per vivere la vita, ma la racconta semplicemente osservando. Nel suo caso, invece, per dare frutti deve essere chiesa del grembiule e ” sporcarsi le mani”… Ma avere anche momenti di ricarica per tornare a dare tutto se stesso.
Adesso dovrebbe andare a vedere la mostra di Caravaggio che ci sta illustrando!
Buona giornata,
A.A.
magari, caro amico, ma temo di non avere il tempo…
un abbraccio
fabry