21. Telefonate

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da qui

Leopoldo è confuso, non sa quali apparizioni siano attendibili e quali, invece, abbiano lo stesso valore di una sbornia. E’ tentato di contattare un famoso insegnante di scrittura, Giulio da Padova, uomo sui cinquanta, espressione innocente da bambino. Leopoldo sa che l’aspetto candido nasconde una personalità pignola, abituata a mettere i puntini sulle i. Per questo si sente attratto: chi meglio di lui può aiutarlo a districarsi nella matassa ingarbugliata della sua avventura? Invia un sms, sapendo che, con un tipo così, telefonare senza preavviso potrebbe essere fatale. Giulio gli concede un appuntamento telefonico. Bisognerebbe descrivere l’ansia di Leopoldo, i suoi tentativi di scaricare la tensione, ma forse è meglio immaginare un cartello nero con le scritte bianche, di quelli che apparivano agli albori del film muto: (tre giorni dopo…). Leopoldo prende il telefono, compone il numero, sente la voce dell’altro sufficientemente rilassata e gli comunica:
Avrei bisogno di una consulenza per una questione complessa.
Riassume l’accaduto cercando, al tempo stesso, di non eludere particolari che potrebbero rivelarsi decisivi. Ha finito di parlare: ora c’è un silenzio che lo mette in imbarazzo.
Giulio!
La risposta arriva subito ma è interlocutoria, come prima.
Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci: facciamo verso il venti  o il ventuno.
Leopoldo è inquieto: come farà a resistere fino a quella data? Ecco un altro cartello bianco e nero: (quindici giorni dopo…). Oggi, finalmente, avrà la sua risposta: invia un sms, riceve il permesso di chiamare, compone il numero e attende di sentire la voce, con un poco di apprensione.
Ci ho pensato bene. Per capire il meccanismo devo venire al pub.
Chiamo anche Maria?
No, c’è troppo affollamento in questa storia, meglio sfrondare il più possibile.
Quando ci vediamo?
Tra venti giorni.
Leopoldo è impallidito, ma dal telefono è impossibile capirlo.

11 pensieri su “21. Telefonate

  1. Stella Maria

    Qualche mese fa ho letto un articolo di Giorgio Bocca dal titolo: Poche parole senza pensiero. In sintesi veniva criticata la ristrettezza del nostro vocabolario, ognuno di noi sceglie delle frasi adatte per ogni occasione, frasi vuote o di effetto spesso prive di pensiero, riflessione, spirito poetico e profetico, come dice l’articolo.
    Maria/Leopoldo, non c’è l’uno senza l’altro, vivono in simbiosi perfetta, hanno uno scopo, un obiettivo e un ampio vocabolario per esprimerlo/raggiungerlo. Così comprendo l’inquietudine di Leopoldo, la sua confusione nel distinguere ciò che è reale da ciò che è fantasia, frutto di un sogno o di una sbornia. Comprendo e condivido di fronte al continuo rimandare l’appuntamento con l’impegnarsi il lasciarsi coinvolgere dall’altro e dalle sue vicende, per darsi un tono o per vera sovrabbondanza di impegno o forse per la stessa identica confusione tra verità e non verità che a volte assale l’uomo moderno diviso fra l’essere e l’avere di Eric Fromm.
    baci
    SM

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  2. M&C

    Quanto è difficile trovare qualcuno che sappia ascoltare! Caro Leopoldo, tu cerchi di spiegare a questo personaggio quale grave problema ti assilla e lui sembra ascoltarti, ma in realtà non ti comprende affatto. Anzi, sei già fortunato che non ti parla sopra spiegandoti quali problemi, evidentemente molto più gravi dei tuoi, assillano invece lui!!!

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  3. f&r

    già è difficile distinguere la realtà oggettiva, figuriamoci quando si tratta di apparizioni!

    chissà perché Giulio non vuole Maria tra i piedi… staremo a vedere 🙂

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. alfonso

    dopo una leggera ansia per la mancata
    continuità/scadenza temporale dei tuoi post,
    ecco che riappari anche tu, carissimo Fabrizio.

    Ho temuto non fossi stato troppo bene,
    ricordo la dichiarazione di qualche tuo malore,
    a motivo del sovraffollamento delle tue giornate.

    oggi si respira. un po’ come accade a Leopoldo con il suo guru

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  5. Mario Bianco

    Già è difficile insegnare la scrittura,
    per non dire della calligrafia.

    Perché cotesta, ch’è in voga, viene chiamata scrittura creativa?
    A me sta definizione mai andò giù.
    Mi sta sul gozzo.

    Non potrebbe essere definita Scuola di narrativa?
    Tanto poi fa l’istèss.
    Se non è zuppa è minestrone…

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