La natura, fuori,
non collabora.
Immobile si specchia come sempre,
ignora il mal di stomaco
l’affanno delle viscere,
e non sa nulla dell’entusiasmo armato,
del dire che finalmente abbiamo osato.
Sguardi di foglie, sproloqui di rami
cielo già troppe volte nominato:
non per chiamare voi, sangue di stecchi,
mi affaccio, ora, a me stessa dalla soglia
delle cose che puramente stanno.
E’ per un astio frigido
d’essere carne intelligente,
memore, serva dei segni,
e senza sonno.
E che sia questo il dono.


mi piace.
però quel -senza sonno – non mi convince…
serva dei segni si, ma con il senno che il sonno ri-serva!:-)
grande carlotta, mi piace, mi piaci! (ma sei sempre stata così brava? intelligente sì, bella anche, e anche brava?)
😀
lu
“mi affaccio, ora, a me stessa dalla soglia
delle cose che puramente stanno.”
Molto bello questo distico. Ma anche il testo nel suo insieme. Brava.
Non sono una frequentatrice di blog e non so bene come ci si comporta. Diciamo che provo stupefazione che qualcuno esca dal nulla (o dal quasi nulla, Lucy 🙂 a commentare le cose che scrivo e gratitudine per ogni parola espressa.
Allo stesso modo non so bene come interagire con Carla, cioè non so se la sua è una osservazione vera, o esprima il desiderio di continuare il gioco dei miei versi. In entrambi i casi, la ringrazio. “Senza sonno” dice, meglio che può, la condizione di vigilanza: per alcuni una maledizione.
Grazie.