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da qui
Farsi la doccia, per il dottor Cavedagna, è una gatta da pelare: l’unico momento disponibile è alla fine di una giornata faticosa che lo coglie allo stremo delle forze. Oltretutto è un tipo freddoloso, per cui l’idea di spogliarsi, con la stanchezza che lo opprime, di affrontare anche solo il tragitto dalla stanza al bagno e resistere finché l’acqua non diventi calda – ci vuole sempre un poco – rischia di deprimerlo. In quei frangenti si sente un eroe, s’immagina in situazioni estreme, al confine tra la vita e la morte, sul fronte di guerra o impegnato in un’impresa da guinness dei primati, ma subito si trova ridicolo e patetico, perché in fondo sta soltanto andandosi a lavare. Comincia a sfilarsi, con rassegnazione, uno dei tre maglioni, poi il secondo e il terzo; ora tocca alla camicia, la maglia di lana, la cannottiera, via via fino ai gambaletti a compressione graduata per i problemi di circolazione. Si sente a disagio quando è nudo come un verme, anche perché la finestrella del bagno non ha tende (si considera che dai palazzi di fronte sia impossibile vedere). Si cinge l’asciugamano grande e si avvia circospetto, con la sensazione di essere spiato. Guadagnato il bagno, il primo atto è ruotare la manopola dell’acqua calda, augurandosi che faccia in fretta il suo dovere. Nel frattempo, si strofina l’asciugamano sul petto e sulla schiena per eliminare residui eventuali di sudore, sempre possibili con l’armamentario che si porta addosso. Quando entra nella vasca, lascia cadere uno scroscio abbondante sulla testa, bruciandosi o gelandosi, secondo gli umori dell’Acea, per prepararsi allo shampoo/capelli delicati, col dubbio che lo siano realmente, visto che sono ancora lì. Assorto nei pensieri, dimentica sempre se sia alla prima passata o alla seconda. Aveva preso l’abitudine di dire a voce alta: prima passata, seconda passata, poi nemmeno quello ha funzionato; così resta l’angoscia di averne fatta una oppure tre. Al momento di cospargersi di bagnoschiuma – sempre lo stesso da trent’anni – avverte il traguardo ormai vicino. Asciugandosi i capelli con il phon regalato dal barbiere, passa in rassegna gli ultimi sette temi del romanzo: lo shock del rileggersi, le storie generate da altre storie, la trama tratta dalla realtà che lo circonda, il piacere del racconto, lo scrittore al cospetto del destino, l’andare dritti per la propria strada, l’oggettività dell’opera. Nonostante il freddo e la stanchezza, gli sembra di aver compiuto un buon lavoro, ed è contento: la letteratura, pensa, fa miracoli.

Miracoli:-) la letteratura stessa è un miracolo, parla di uomini e sentimenti che il tempo non corrode, forse li presenta in tempi e storie diverse ma corsi e ricorsi letterari si avvicendano su fogli bianchi. Cosa fa la differenza fra un romanzo e un altro? L’autore e la sua storia, la combinazione di parole come un sapone che cambiando marca e mescolandosi con l’acqua regala un profumo diverso o la sensazione sempre nuova di sentirsi puliti, fuori come dentro.
SM
e la doccia è parte del miracolo!
una pagina scrosciante, direi, come la standing ovation che ti tributo
un abbraccio, fabry
f@r
grande storia di una doccia.
e del suo miracolo.
Essendo un tipo “freddoloso” e poichè si “sente a disagio quando è nudo come un verme, anche perché la finestrella del bagno non ha tende”, e solo perchè mi riconosco abbastanza in questo spaccato di vita quotidiana (ma non dirò mai in quali particolari mi riconosco!), mi permetto di consigliare al dottor Cavedagna di farsi regalare un accappatoio, ancora meglio se in microfibra: è molto più comodo e “protettivo” dell’asciugamano grande, e ridimensiona così la “sensazione di essere spiato” :-)))
vi ringrazio!
sì, il dottor Cavedagna ne deve imparare, di cose.
l’accappatoio ce l’ha, ma sta in bagno, perché la stanza è piena di libri.
“e resistere finché l’acqua non diventi calda”… a volte la vita è un susseguirsi di docce fredde e l’acqua calda potrebbe non arrivare mai…continuare a girare la manopola è già un miracolo di per sè!
“…Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.”
W. Szymborska
davvero divertente: mi sembra di vedere una scena di un film di Woody Allen :-))))
e’ un miracolo che, con tutte queste fisime, sopravviva ancora un tipo come il dottor Cavedagna! Se si sente spiato, cominci a mettere le tendine in bagno (anche se si presume nessuno lo possa vedere) e a portarsi l’accappatoio in camera per infilarselo prima di andare in bagno: oltretutto avrebbe meno freddo ;-))) Mi sa tanto che e’ un single o un vedovo, altrimenti ci avrebbe pensato la moglie a mettergli anche la biancheria di ricambio sul termosifone e a potenziare il riscaldamento nel bagno con un piccolo Vortice ad aria calda 😉 … Ma esistono davvero le mogli-geishe?!
ah, ah, ah !!!!! eh si sotto la doccia si pensano grandi cose!!!!!!!!!!!!!
divertente.
Le mogli-gheishe esistevano, esistevano! Ora molto meno. Io no di certo.
G.
Il ricordo mi porta ad un altro dottor Cavedagna, la sua nudità coperta solo da un piccolo telo bianco, forse a disagio ma senza alcuna fragilità.
Vale
Il dottor Cavadegna mi ricorda il mio prefessore di letteratura italiana sempre con la testa tra le nuvole nel suo studio, al quartiere Nomentano. Uno studio sommerso dai libri e dal sapere che spesso subiva le incursioni dei cinque figlioletti del professore mentre eravamo occupati a esaminare la bibliografia della mia tesi di laurea. Simpaticissimo e smemorato professore! Una domenica mattina verso le undici, mentre tutta trafelata mi accingavo ad andare a casa sua dove mi aveva dato appuntamento per le dodici, casualmente lo incontrai a piazza Sonnino, davanti la Casa di Dante dove si accingeva a tenere una conferenza sul Sommo Poeta. Aveva dimenticato il nostro impegno e un po’ mortificato se ne scusò. Ma ad un letterato così si perdonava tutto. Viveva di letteratura e di poesia. Ai miei occhi di giovane studentessa era un essere affascinante e superiore. Ancora oggi lo ricordo con tanta commozione malgrado siano trascorsi tantissimi anni e la mia tesi di laurea stia lì, dimenticata in un ripiano della libreria
L’unico che potrebbe trovare una soluzione nonostante il freddo e la stanchezza del dottor Cavedagna è Cesare, con un’inaspettata soluzione alle sventure casalinghe: mentre il dottore si asciuga i capelli, qualcuno suona alla porta; non ha il tempo per vestirsi, apre e trova Teodora, la divoratrice di uomini piuttosto che di libri… (meglio della geisha) :-)))))))
grazie!
vedremo chi apparirà dietro l’angolo, con o senza asciugamano…
Cavedagna ha proprio bisogno di innamorarsi. Se vuole scrivere, e magari scrivere d’amore, come fa se non ha mai amato? E’ impossibile. Potrebbe anche leggere tutta la letteratura d’amore del mondo, ma non basterebbe. La letteratura fa miracoli, d’accordo, ma i sentimenti e le emozioni che proviamo fanno la letteratura.
(Se mi sono persa qualcosa riguardo a Cavedagna chiedo umilmente scusa e prometto di stare più attenta :-))
Barbara
chissà che non succeda, Barbara!
lo aveva proposto anche Rashide.
Secondo me Cavedagna può benissimo scrivere d’amore senza avere una storia d’amore in corso. Anche Salgari ha descritto perfettamente l’India di Sandokan senza esserci mai stato 😉
Battuta a parte, le poesie d’amore più struggenti sono quelle degli amori impossibili, distanti, platonici…Eppoi chi lo ha detto che il dottor Cavedagna non abbia mai amato nella sua vita, magari in gioventù?
Se poi, come disse Flaubert: “Madame Bovary sono io”, attenzione a non provocare l’autore, istigandolo a delinquere con una Teodora qualsiasi o chi per lei 😉
Un saluto a tutti,
Titti
Giusto Titti.
Lo ha detto anche Nazim Hikmet:
“Il più bello dei mari
è quello che non navigammo…”
Cavedagna per ora rimane in sospeso, ma qualche sorpresa può saltare fuori.
baci
faber