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da qui
La sabbia è fredda e umida. Affondandovi la mano, Cavedagna prova un senso di sollievo. Per lui la vita sono i libri: rischia sempre di perdere il contatto con la materia del mondo, ben rappresentata dalla roccia erosa, dai granuli minuscoli in equilibrio precario tra consistenze inferiori – limo, argilla – o superiori – blocchi, ciottoli, sassi. Del mondo, la sabbia ha la vocazione a frantumarsi, a lasciarsi travolgere – dall’acqua o dal destino -, nel confine instabile tra solido e liquido, dubbio e certezza, abbandono e inibizione. E’ qui che Cavedagna dovrebbe lavorare, confrontando attentamente i granuli di pochi millimetri, umidi e freddi, col liquido salato di cloruro di sodio – e nitrati e fosfati e anidride carbonica e ossigeno – che garantisce respirazione e fotosintesi. Se la risposta fosse lì, se si scoprisse scrittore acquatico, liquido, dopo aver mangiato sabbia, quarzo e magnetite, se finalmente provasse a prender fiato con le molecole d’ossigeno disciolte nella massa opaca che gli viene incontro come schiuma, deponendo la rigidità delle formule in cui vogliono costringerlo, le esigenze editoriali, il mercato culturale, i gusti del pubblico, se si sentisse libero di scrivere quello che detta il cuore, assecondando la sapienza ignota che la spinta idrostatica del sale riesce a far emergere? Ecco che galleggia beata, in barba ai custodi di pesi e di misure, ai bagnini rugosi dei premi letterari, alle babbione dai cappelli colorati. Cavedagna dovrebbe includere una terza dimensione: il cielo all’alba, striato di luce bianca e gialla, la miscela di gas dell’atmosfera che circonda tutto, l’argon, l’ossigeno, l’azoto, intrecciati con le macchie delle nuvole, la scrittura aerea dei sogni, del coma farmaceutico, degli occhi sbarrati di Cosimo sul letto d’ospedale.

Di ritorno dalla via crucis, la sabbia mi fa pensare a questo:
“Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto un sola orma.
Proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti difficili?
E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali c’è soltanto un’orma nella sabbia
sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”
Orme sulla sabbia (anonimo brasiliano)
“Affondandovi la mano, Cavedagna prova un senso di sollievo.”
Le sensazioni dicono cose vere…
“Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza.”
Friederich Nietzsche
“Cavedagna dovrebbe includere una terza dimensione: il cielo all’alba, striato di luce bianca e gialla, la miscela di gas e vapori dell’atmosfera”
Però se manca il quarto elemento, il fuoco, manca ancora tutto…
Cavedagna dovrebbe includere una terza dimensione: il cielo all’alba, striato di luce bianca e gialla, la miscela di gas e vapori dell’atmosfera che circonda tutto, l’argon, l’ossigeno, l’azoto, intrecciati con le macchie delle nuvole, la scrittura aerea dei sogni, del coma farmaceutico, degli occhi sbarrati di Amerigo sul letto d’ospedale.
Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera
Ecco, sì, sogni, visioni, luci di aurore che abitano il cuore, e lo fanno battere ancora…sì, forse il cuore, ci resta…
SENSAZIONE
I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.
Mi fa tutt’ uno con l’ erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.
Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.
I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un’ inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.
I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l’ impossibile
amalgama delle molte cose che sono.
Sono un bevitore dei miei pensieri
L’ essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima..
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi.
F.Pessoa
ah! scusate, dimenticavo titolo e autore
La Chimera di Dino Campana
Il dottore Cavedagna dovrebbe includere anche il massaggio rituale tantrico che si basa sulla stimolazione ed attivazione dei “punti del piacere”.Il Tocco sensibilizza il corpo attraverso l’energia che si fonda sui 5 sensi e sui 5 elementi. Ogni elemento è associato ad un Chakra ed ogni senso è associato ad un elemento. Gli elementi cosmici sono contenuti all’interno del corpo e percepiti attraverso i nostri sensi creando l’unione tra corpo, mente, spirito.
Dopo questo massaggio potrebbe forze sentirsi libero di scrivere quello che detta il cuore. 😉
Un abbraccio
“scrivere quello che detta il cuore”
magari in versi, una poesia, come “scrittura aerea dei sogni”, dei desideri e dei timori più veri, come espressione più profonda dell’anima, nostro bene più inestimabile.
“Alle porte della Città dell’Oro guardie armate sbarravano il passo a chiunque volesse entrare, per impedire l’accesso all’esattore Piè Forcuto, sotto qualsiasi aspetto si presentasse. E anche se s’avvicinava una semplice fanciulla come quella dell’ultima carta, le guardie intimavano l’altolà.
– Inutilmente chiudete le vostre porte, – questa era la risposta che ci si poteva attendere dalla portatrice d’acqua, – io mi guardo bene dall’entrare in una Città che è tutta di metallo compatto. Noi abitatori del fluido visitiamo solo gli elementi che scorrono e si mescolano.
Era una ninfa acquatica? Era una regina degli elfi dell’aria? Un angelo del fuoco liquido al centro della Terra?
(Nella Ruota della Fortuna, a ben guardare, le metamorfosi bestiali forse erano solo un primo passo d’una regressione dell’umano al vegetale e al minerale).
– Hai paura che le nostre anime caschino nelle mani del Diavolo? – avrebbero chiesto quelli della Città.
No: che non abbiate anima da dargli.”
“Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro.”
Oscar Wilde
Come acqua spostarsi fluido in abissi marini, raggiungere la barriera dove il corallo rosso è il fuoco, la forza di combattere ogni male che viene da fuori e con quell’impeto e quella passione avvicinarsi alla superficie perchè il sole scaldandoci ci faccia fluttuare liberi come l’aria e poi insinuarsi nelle viscere della terra, raggiungere la drusa di ametista, che toglie ogni male anche il più potente fuori e dentro, la testa che non scoppierà più per il dolore, riprendere energia, fondersi con il viola, colore di Dio, ultimo dello spettro prima della luce pura a testimoniare che il bene vince sempre. E poi come piccolo cristallo fondersi con il quarzo rosa che dà serenità e pace al cuore perchè raggiunga un ritmo armonico, senza scatti improvvisi, accelerazioni che potrebbero farci rimanere solo e soltanto polvere da soffiare via.
SM
Un pugno di sabbia, che disegna mondi di favole, traccia sentieri senza logica, racconta di storie d’amore, mescola disordinatamente vita e sogno, illude e disillude … si scrolla via con un soffio e non c’è più niente, resta solo il ricordo
grazie a tutti.
il fuoco poi è arrivato.
S’I’ FOSSI FOCO (Cecco Angiolieri)
S’ i’ fosse foco, arderei lo mondo;
s’ i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’ i’ fosse acqua, i’ l’annegherei,
s’ i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’ i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutt’ i cristiani imbrigherei;
s’ i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo.
S’ i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’ i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similmente farìa da mi’ madre.
S’ i’ fosse Cecco, com’ i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre,
e vecchie e laide lasserei altrui.