[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=B4FWZuHwZCc&feature=fvsr]
da qui
Dove l’ha portato, questa volta? Non gli sembra decoroso cominciare a descrivere dal letto, ma è decisamente fuori del comune: alto, con una specie di tendina che copre i bordi esterni, una spalliera di ebano lucido e intarsiato. Dal soffitto, un ventilatore scuro a cinque eliche pende come un ragno o una tarantola. Sul comodino, accanto al lume in ferro lavorato, c’è una coppa colma di polvere simile a incenso; accanto alla poltrona, a disegni grigi e neri, un vaso di fiori a gambo lungo, irti di spine; verso la finestra, un tappeto dello stesso colore della poltroncina; più avanti, un’ampia porta a vetri affacciata su un terrazzo oltre il quale s’intravede la macchia azzurra del mare. La ragazza dai capelli rossi è seduta sul lettone: ha un vestito viola guarnito, nel corpetto, con dodici strisce di colore scuro – i segni zodiacali, gli dei dell’Olimpo, le fatiche d’Ercole? – la mano sinistra poggia sulla coscia a dita aperte, il viso è leggermente ruotato in modo da guardare Marco con un’espressione sospesa tra la sfida e la domanda.
– A che punto siamo col lavoro?
Gli occhi sono di un azzurro intenso, come il mare intravisto oltre il terrazzo.
– Il romanzo è scritto bene, ma non basta: i colpi di scena, il ritmo, la passione, lo fanno leggere d’un fiato, ma pecca in qualcosa, come se tutto fosse pronto – il materiale esplosivo, l’involucro, l’innesco -, ma fallisse la deflagrazione.
La ragazza sorride:
– A quella ci ho pensato io.
– Che intendi dire?
– Lasciamo perdere. Che correzioni apporteresti?
E’ irretito dallo sguardo angelico dietro il quale s’intuisce qualcosa d’inquietante: gli ricorda una barca ormeggiata nel mare trasparente di Tropea, sospesa sopra il nulla.
– Farei convergere più efficacemente le storie dei protagonisti: una rete allo stesso tempo larga e avvolgente, in cui ogni dettaglio rimandi a un altro come le tessere di un mosaico bizantino.
Marco ricorda le colombe sul bordo della coppa-battistero di Galla Placidia: una che si abbevera senza tanti complimenti, l’altra distratta da qualcosa, come avesse bisogno di un consenso, una conferma, la certezza di non finire in trappola, dentro un’esplosione in cui non si distingue più una tessera dall’altra, il letto, la poltrona, il comodino, la chiazza azzurra del mare oltre la ringhiera del terrazzo.

L’esplosione sarebbe un rifiuto di Marco all’opera già confezionata, alla malìa della rossa … esplosiva, per un autentico romanzo scritto da sè che riscatta un periodo fatto di lacerazioni e tormenti, un nuovo inizio a Roma con un passato dietro le spalle e la voglia di ricominciare anche a vivere.
In quanto alla rossa potrebbe affilare le sue unghie da femme fatale sul cinico Brice e avere “pan per focaccia” in un’altra pagina ad alta tensione … e…lettrica:-))
SM
SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d’amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c’è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
F.De Andrè
Questa volta a Ravenna,città di pietra di pensiero, di fede e di mistero…
Questa bellissima città sarà inspirazione e una bella sfida per Marco ,come e successo a Cole Poter con questa canzone(NIGHT AND DAY)
http://www.youtube.com/watch?v=YV5e7mWcQJE&feature=related
Esplosione , come Liberazione,
Dalle catene della violenza, dell’odio, del rancore, dell’egoismo, da tutto ciò che rende tristi e bui,da tutto ciò che uccide i sogni e le speranze, perché la vita è a colori, e tutti ne possano godere volando con le ali della libertà
In nostro obiettivo è sempre l’Intero ma siamo frammenti di luce, frammenti di cielo….
sparare a salve sui miraggi
in carne, in ossa: scrivere a vista. A fondo.
In perdita. Sul volto la bocca aperta
della gente che porta
il peso dei sogni come un ultimo
sorriso: la loro anima schiusa, la lingua pende,
la frusta dei denti in un folle vento,
la vita che passa dalla porta grande
chiusa a chiave. La storia a due
mai raccontata, che di schianto si conclude
nel custodito silenzio, un errore
di battuta che si commette, un triste fregaccio
sopra un volto amato, una cicatrice sul polso
tra le nostre dita contratte: ne misurano
il battito. La poesia: della vita trattenuta,
un’ultima nota
sostenuta, un po’ di sé
naufragato
PIERRE OUELLET
” la certezza di non finire in trappola”
“Non sono certo di nulla tranne che della santità degli affetti del cuore, e della verità dell’immaginazione. Quel che l’immaginazione percepisce come bellezza deve essere vero – sia o no esistito prima – poiché secondo me tutte le nostre passioni sono come l’amore: tutte, se intensamente sublimi, sono creatrici di bellezza pura. […] L’immaginazione si può paragonare al sogno di Adamo: si svegliò e lo trovò vero.
John Keats
(da Lettera a Benjamin Bailey, 22 novembre 1817)
La domanda è: siamo veramente “Interi” prima o dopo l’esplosione?
La ragazza dai capelli rossi, lo sappiamo, non è sincera, è un’opportunista, non ha una vera dolcezza e le sue rose sono solo “fiori a gambo lungo, irti di spine”; Marco forse lo capisce perchè vede in lei uno “sguardo angelico dietro il quale s’intuisce qualcosa d’inquietante”.
Speriamo quindi non finisca anche lui nella sua trappola, “dentro un’esplosione in cui non si distingue più una tessera dall’altra, il letto, la poltrona, il comodino, la chiazza azzurra del mare oltre la ringhiera del terrazzo.”…
vi ringrazio!
l’esplosione può uccidere o rigenerare.
“E’ irretito dallo sguardo angelico dietro il quale s’intuisce qualcosa d’inquietante: gli ricorda una barca ormeggiata nel mare trasparente di Tropea, sospesa sopra il nulla”.
Ciò che vediamo riflesso negli occhi degli altri ci appartiene, spesso è quella parte di noi che non vogliamo accettare perché ci spaventa, la nostra zona d’ombra.
Barbara
concordo.