Provocazione in forma d’apologo 197

Sbagliai, pagai e mi portai a casa la mia carrettata di cocci, che collocai nello spazio a me riservato nel seminterrato della casa in cui abito. Si badi bene: cocci non inquinanti, nemmeno brutti a vedersi, accatastati in pile ordinate. E miei.

Un bel giorno mi accorsi che le pile scendevano, e stetti all’occhio. Finché sorpresi un vicino che faceva la spesa senza passare alla cassa. Certo del mio buon diritto gli chiesi conto, ma quello cadde dalle nuvole. Disse: “Un coccio è un coccio, testa di coccio che non sei altro. Ma c’è coccio e coccio, e alcuni di questi mi piacciono, e mi servo senza permesso. Ci mancherebbe. Hai sbagliato e hai pagato? Difficile da capire ma ben fatto, se così ti è garbato. Però lo sbaglio più grande è stato pagare, e soprattutto pagare anche per i cocci. Le cose non vanno più in questo modo. Rassegnati e guardati intorno, se vuoi puoi fare altrettanto”.
Quel discorsetto mi lasciò senza parole, piantato lì nella penombra a pensare. E ancora ci penso, adesso che di cocci non ce n’è più da un pezzo.

11 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 197

  1. Giorgina Busca Gernetti

    “Le cose non vanno più in questo modo. Rassegnati e guardati intorno, se vuoi puoi fare altrettanto”.

    Temo che in questi tempi oscuri chi non vuole apparire “diverso” debba uniformarsi all’agire comune!

    Un caro saluto
    Giorgina

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  2. rrt

    Cara Giorgina,
    il problema non è tanto “specchiarsi” nel mondo, quanto “rifletterci” su.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  3. rrt

    Cara Ilaria,
    anche la forma del coccio è un problema.
    Se non ci assomiglia non va, se ci assomiglia troppo è ancora peggio.
    Un saluto a te,
    Roberto

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  4. rrt

    Cara Giorgina,
    difficile darti torto, in ogni caso credo persino doveroso cercare fino all’ultimo uno spiraglio. I due atteggiamenti, lo sappiamo bene, non sono contraddittori ma complementari.
    Un saluto carissimo,
    Roberto

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  5. Anna Maria

    Caro Roberto, quello da te narrato deve essere un fenomeno che si è propagato piuttosto rapidamente lungo lo stivale e per le isole, senza riguardo per alcun luogo, ancorché antico; ora capisco perché Testaccio è solo l’ombra del monte di una volta.

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  6. rrt

    Cara Anna Maria,
    forse però tu parli di cose abbandonate su suolo pubblico e magari inquinanti e pure brutte a vedersi – a parte che ogni scarrafone è bello a mamma soia.
    Un saluto,
    Roberto

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