Sbagliai, pagai e mi portai a casa la mia carrettata di cocci, che collocai nello spazio a me riservato nel seminterrato della casa in cui abito. Si badi bene: cocci non inquinanti, nemmeno brutti a vedersi, accatastati in pile ordinate. E miei.
Un bel giorno mi accorsi che le pile scendevano, e stetti all’occhio. Finché sorpresi un vicino che faceva la spesa senza passare alla cassa. Certo del mio buon diritto gli chiesi conto, ma quello cadde dalle nuvole. Disse: “Un coccio è un coccio, testa di coccio che non sei altro. Ma c’è coccio e coccio, e alcuni di questi mi piacciono, e mi servo senza permesso. Ci mancherebbe. Hai sbagliato e hai pagato? Difficile da capire ma ben fatto, se così ti è garbato. Però lo sbaglio più grande è stato pagare, e soprattutto pagare anche per i cocci. Le cose non vanno più in questo modo. Rassegnati e guardati intorno, se vuoi puoi fare altrettanto”.
Quel discorsetto mi lasciò senza parole, piantato lì nella penombra a pensare. E ancora ci penso, adesso che di cocci non ce n’è più da un pezzo.

Resta sempre da non dimenticare che: c’è coccio e coccio!
Buona giornata Robertino 🙂
Carlotta
“Le cose non vanno più in questo modo. Rassegnati e guardati intorno, se vuoi puoi fare altrettanto”.
Temo che in questi tempi oscuri chi non vuole apparire “diverso” debba uniformarsi all’agire comune!
Un caro saluto
Giorgina
ad ogni coccio la sua forma! qualunque essa sia.
un bel discorsetto..piantata a pensare.
un saluto.
Esatto Carlotta:
ad esempio anche gli ostraka di Socrate erano cocci.
Buona giornata a te,
Roberto
Cara Giorgina,
il problema non è tanto “specchiarsi” nel mondo, quanto “rifletterci” su.
Un caro saluto a te,
Roberto
Cara Ilaria,
anche la forma del coccio è un problema.
Se non ci assomiglia non va, se ci assomiglia troppo è ancora peggio.
Un saluto a te,
Roberto
è davvero così !
grazie!!!
Caro Roberto,
è appunto “riflettendoci su” che ho un’opinione così pessimistica del mondo attuale.
Ricambio il caron saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
difficile darti torto, in ogni caso credo persino doveroso cercare fino all’ultimo uno spiraglio. I due atteggiamenti, lo sappiamo bene, non sono contraddittori ma complementari.
Un saluto carissimo,
Roberto
Caro Roberto, quello da te narrato deve essere un fenomeno che si è propagato piuttosto rapidamente lungo lo stivale e per le isole, senza riguardo per alcun luogo, ancorché antico; ora capisco perché Testaccio è solo l’ombra del monte di una volta.
Cara Anna Maria,
forse però tu parli di cose abbandonate su suolo pubblico e magari inquinanti e pure brutte a vedersi – a parte che ogni scarrafone è bello a mamma soia.
Un saluto,
Roberto