14. Cupole

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Vheyo83k-uM&feature=related]

da qui

Qubbat al-?akhr?’, Kippat ha-Sel‘a, la Cupola della Roccia domina il panorama di case, alberi, archi, grattacieli. Da qualunque parte si guardi la città, l’occhio è colpito dall’oro che manda bagliori tutt’intorno. Il mondo è giallo: un limone, una banana, un canarino; un pompelmo, un pulcino, un peperone; contro il nero della notte si battono la luna, le stelle e la cupola accesa come le luci a spina dei bambini, per chi ha paura del buio o della vita. Le fedi sono fiamma oscillante davanti alla faccia della morte: il male e il bene si guardano negli occhi per capire a chi tocchi l’ultima parola. Anche Ismail e Yousef si fissano, cercando l’uno nell’altro una risposta a una domanda che li assilla. Il primo ha i tratti dell’antico romano, ironia della sorte per chi sarebbe stato, allora, un lestes, uno zelota, e vorrebbe godersi la fine dei poteri tirannici e oppressivi. Ha l’aria scettica di chi ne ha viste tante, ma dentro sente un fuoco che brucia, perfino gli intestini (deve mangiare in bianco e prende pillole che, dice, portano l’artrite). Yousef ha l’espressione del beduino del deserto, le ciglia aggrottate e un ciuffo di capelli neri che cade sulla fronte; le guance hanno il colore del deserto, tra le pieghe dei muscoli e la barba sembra di scorgere le grotte dei monaci, i ciuffi d’erba spuntati fra le pietre.
Hai sentito parlare di Yehochoua?
Il sognatore con la faccia da poeta?
Ha una parola capace di smuovere le folle.
Non mi fido degli uomini con gli occhi azzurri.
Ismail piega le labbra verso il basso:
Non ti fidi di me?
Scemo, noi ci conosciamo da trent’anni.
Potresti conoscere anche lui.
Sa sparare?
Sa parlare.
Le parole sono wadi secchi.
Le parole infiammano il cuore degli uomini che non sanno più di averlo.
Non è l’amore che va via: è la rabbia che manca.
Guarda la cupola: è una parola di fuoco accesa nella notte.
Non fare il poeta, devi già farti perdonare gli occhi azzurri.
Qubbat al-?akhr?’, Kippat ha-Sel‘a: l’oro, adesso, è un roveto ardente, un’arma pronta a esplodere di vita.

12 pensieri su “14. Cupole

  1. Vale

    … è un roveto ardente, un’arma pronta a esplodere di vita.
    Il roveto che ancora arde sul monte Sinài!

    Rispondi
  2. M&C

    “Le parole infiammano il cuore degli uomini che non sanno più di averlo.”

    La Parola è quel rovero ardente, quel fuoco che genera la Fede, senza la quale non possiamo esplodere di vita ed il nostro cuore non si infiamma, è il nutrimento senza il quale la nostra fede rischia di seccarsi, come una pianta senza l’acqua: è per questo che ci teniamo stretti quel momento privilegiato in cui possiamo ascoltare la lectio, e lottiamo contro chi invece non la apprezza abbastanza e trova sempre altro di meglio da fare.

    Rispondi
  3. Ema

    “- Sa sparare?
    – Sa parlare.”

    “Sospirami qualche parola di fuoco!
    Sorridi come se quelle parole mi bruciassero,
    stringiti a me come una che ama, o baciami,
    e nel tuo cuore seppelliscimi!
    Please, amami sul serio!”

    J.Keats

    Rispondi
  4. Stella Maria

    No, non è l’amore che va via ma è coperto da una coltre di gelo, il gelo delle idee, la stanchezza di chi è sempre in prima linea e non ne può più perchè il cambiamento è lento e spesso avido di soddisfazioni, ricco di delusioni, la disillusione di chi non si sente amato e sa di essere solo un viso fra tanti che spesso si dimentica, il gelo di un cuore in stand-by che attende una voce che lo scuota. No, l’amore non va via e forse la rabbia può scuoterlo per dare al tracciato un’impennata fuori dalla curva piatta della vita, ma perchè il tracciato torni ad essere la rilevazione di un sisma che ricorda che al centro c’è un fuoco che arde, ci vuole qualcosa di più: una parola che scuote, un sognatore con la faccia da poeta, un uomo che vive, due occhi azzurri … una voce che ti parla, a te, in quel preciso istante, solo e soltanto a te.
    SM

    Rispondi
  5. Rashide

    Come i discepoli, anche noi ci lasciamo prendere dai dubbi dicendo: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute» (Lc 24,21). Ma i vangeli non lasciano spazio a dubbi, solo l’incontro con Gesù vivo può far vibrare di gioia il cuore dei discepoli: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32).

    Rispondi
  6. mariapia

    se manca la rabbia, è certo manca anche l’amore..oltre a mancarci, esso lui, il tempo.
    io tengo per entrambi,Ismail e Yousef, se da tempo ho rinunciato a dualismi sfiancanti. vel vel..Sì e No siano le vostre parole.

    Maria Pia Q

    Rispondi
  7. Roby (s.d a.)

    Il sognatore con la faccia da poeta

    Quanto abbiamo bisogno di qualcuno che ci trasmetta amore! Per aprire il cuore a quel bagliore scintillante d’oro, che dalla Cupola della Roccia possa arrivare fino a noi, attraverso quel messaggero speciale, maestro nel trovare modi e parole, che sa regalarci ogni volta una piccola ma immensa goccia d’amore
    …Ha gli occhi azzurri, ma noi ci fidiamo!!!!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *