21. Soldatini

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da qui

Non fanno in tempo ad accorgersi di nulla: l’uomo in divisa ha movimenti repentini, circolari, in modo da colpire prima l’uno e poi l’altro nei punti nevralgici, per cui cadono a terra quasi subito. Li prende a calci come sacchi di patate, sputando e urlando. Si ferma solo quando i tre non danno segni di reazione. Yoh’anan alza la testa, lentamente: vede l’agente come in una nebbia; ha i capelli corti e un sorriso ironico che non lascia trasparire sentimenti. Gli ricorda un compagno di classe che invitò a giocare ai soldatini e non è mai venuto. Forse è lui, aspettava questo giorno grigio per mostrarmi il suo disprezzo. Adesso tira fuori i fanti e i cannoni e li mette finalmente in fila, pronti a distruggere il mio battaglione poco organizzato. Cerca di cogliere un barlume di umanità negli occhi che sorridono senza più espressione, come quelli di uno squalo. Ora mi dirà che odiava la scuola ed ero io il nemico, quando non riusciva a imparare le poesie, o quando il professore, per riempire un buco, interrogava sempre lui, e non potevo suggerire perché sedevo al primo banco e sarei stato il primo a essere scoperto.
Avete capito, disgraziati? la prossima volta sarà peggio: fatevi sorprendere ancora a parlare di Yehochoua e non ne uscite vivi. Ne ho ammazzati tanti, come voi.
Ha le mani sui fianchi; non sembra il tipo che parla per parlare. Ce l’hai fatta a venire; se avessi saputo che sarebbe stata questa la battaglia, non ti avrei invitato. Yoh’anan guarda Nathane ed Eleazar: non hanno la forza di reagire. Aspettano solo che l’uomo in divisa faccia un cenno che li lasci andare. La prossima volta vinco io, smettila di ridere; pensi di essere imbattibile, ma ti dimostrerò che noi della scuola siamo pieni di risorse.
Ora sparite e non vi azzardate a raccontare la faccenda.
Nathane cerca i pezzi delle lenti, ma ormai è impossibile ricomporre qualcosa. Eleazar si tocca la barba, per capire se c’è ancora.

18 pensieri su “21. Soldatini

  1. Stella Maria

    IL grande Giulio Cesare diceva: “se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico.” Mi dicono che nelle accademie militari il De bello gallico e le sue strategie militari sono ancora materia di studio e modello. Osservando il mondo questo non mi sembra, l’unica legge che impera è quella del silenzio con la forza e le armi, la violenza. Tutto ciò che non è come te va tolto di mezzo e se poi sono parole che vogliono cambiare le cose, allora è meglio chiudere la bocca a chi le pronuncia e a chi ascolta e crede. La verità è un bambino da uccidere o mettergli in mano un fucile, una donna da violentare perchè è quella di un altro e porti il seme del tuo diverso credere, una casa da abbattere perchè non è la tua, una città da distruggere perchè non dia testimonianza, un uomo da uccidere perchè la sua stirpe non si perpetui nel tempo diventando una macchia d’olio che si allarga fino a coprire l’intero abito e diventare indelebile. Eppure più cerchi di soffocarla più diventa forte, non si uccide perchè è sola e vera, eppure tanti e tanti uomini con occhi senza espressione la minacciano timorosi di perdere ciò che hanno acquisito, un potere che è dato e come tale è in prestito: può essere tolto. Uomini senza sorriso per via di un genitore severo e oppressivo che gli ha negato un pomeriggio da un amico a giocare a soldatini e il cui desiderio di guerra e di gioco è rimasto nel cuore in una vita che non ha più tempo per giocare.
    SM

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  2. M&C

    “Per aspera sic itur ad astra”
    (la via che porta alle cose alte è irta di ostacoli)
    oppure
    “Ad augusta per angusta”
    (Alle cose eccelse attraverso le difficoltà)

    Preferiso condividere queste locuzioni latine, anche se il mondo (si Stella, hai ragione) ha sposato il pensiero “se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico”.
    Gesù non ha mai pensato di alleari con i potenti!

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  3. Stella Maria

    ciao Cristina,
    a volte quando scrivo, scrivo di getto e mi capita di non esser chiara. Il mondo ha sposato la legge del silenzio con le armi. I potenti invece di uccidere la verità, perchè è più forte, dovrebbero farsela amica, scoprirebbero così che non è il nemico ma il nemico sono loro stessi. Il grande condottiero romano, fedele a questo suo modo di pensare, ha spesso scoperto che il suo nemico non era poi tale mentre spesso erano gli amici il nemico: Bruto ne è la testimonianza. Come ai tempi di Gesù non fu il nemico dichiarato, l’impero romano, a ucciderlo ma i suoi stessi “presunti amici”.
    Spero ora di essermi spiegata meglio.
    un abbraccio e buona domenica.
    SM

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  4. Ema

    Quando il mondo è pieno di rancore… con qualcuno bisogna prendersela…

    SENZA RANCORE (Paul Eluard)

    Lacrime dalle palpebre,dolori dei dolenti,
    dolori che non contano e lacrime incolori.
    Non chiede nulla,lui,non è insensibile,
    triste nella prigione e triste quand’è libero.

    E’ un tempo tetro,è una notte nera
    da non mandare in giro neanche un cieco. I forti
    siedono,il potere è in pugno ai deboli,
    e in piedi è il re,vicino alla regina assisa.

    Sorrisi e sospiri,insulti imputridiscono
    nella bocca dei muti e negli occhi dei vili.
    Non toccare nulla! Qui brucia, là arde;
    codeste mani son per le tasche e le fronti.

    Un’ombra…
    Tutta la sciagura del mondo
    e il mio amore addosso
    come una bestia nuda.

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  5. M&C

    Grazie della spiegazione Stella!
    SCUSAMI… sono io che non mi sono ben espressa: non ho mai pensato che tu volessi avallare chi, per tornaconto personale, decide di allearsi con i potenti, rinunciando ai valori di base ed uccidendo la verità, come hai giustamente detto.
    Ti abbraccio ed un bacio. cri

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  6. Ema

    “ed ero io il nemico”

    IL MIO NEMICO STA INVECCHIANO

    Il mio Nemico sta invecchiando –
    Ho alla fine Vendetta –
    Il Gusto dell’Odio se ne va –
    Se ci si vuol vendicare

    Si faccia in fretta –
    La Pietanza sfugge –
    È un Alimento deperibile –
    La Rabbia non appena sazia – è morta –
    È il Digiuno che la fa ingrassare –

    Emily Dickinson

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  7. Ema

    “Cerca di cogliere un barlume di umanità negli occhi che sorridono senza più espressione”

    (La bella dama senza pietà)
    John Keats

    ‘Oh cosa ti affligge, cavaliere armato,
    Così sparuto e così desolato?
    Il granaio dello scoiattolo è pieno,
    Ed il raccolto è fatto .
    ‘Vedo un giglio sulla tua fronte
    Umido di angoscia e rugiada di febbre;
    E sulle tue guance una rosa che sta appassendo
    Velocemente avvizzisce pure.’
    ‘Incontrai una dama nei prati,
    Molto bella – la figlia di una fata,
    I suoi capelli erano lunghi, il suo passo era leggero,
    Ed i suoi occhi erano selvaggi.
    ‘Feci un ghirlanda per la sua testa,
    E braccialetti pure, ed una cintura fragrante;
    Lei mi guardò come se mi amasse,
    E fece un dolce lamento.
    La posi sul mio destriero al passo
    E non vidi altro durante tutto il giorno,
    Perché si piegava sul fianco, e cantava
    Una canzone di fata.
    ‘Mi trovò radici di dolce sapore
    E miele silvestre e rugiada di manna,
    E sicura in una strana lingua mi disse,
    “Ti amo veramente!”
    ‘Lei mi portò alla sua magica grotta,
    E lì pianse e sospirò molto addolorata;
    E lì io chiusi i suoi selvaggi, selvaggi occhi
    Con quattro baci.
    ‘E lì lei mi cullò fino al sonno,
    E lì io sognai – Ah! mal me ne incolse!
    L’ultimo sogno che ho mai sognato
    Sul fianco della fredda collina.
    ‘Vidi pallidi re e principi pure,
    Pallidi guerrieri, con pallore mortale erano tutti loro;
    Loro gridavano – “La Bella Dama senza Pietà”
    Ti ha reso schiavo!”
    ‘Vidi le loro labbra affamate nel crepuscolo
    Con orribile avvertimento spalancate,
    E mi svegliai e mi trovai qui,
    Sul fianco della fredda collina.
    ‘E questo è il perché soggiorno qui
    Solo e pallido vagando,
    Sebbene il giunco sia avvizzito in riva al lago,
    E nessun uccello canta.’

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  8. Roby (s.d a.)

    Anche il più crudele e spietato degli uomini è stato un bambino innocente, un dolce fagottino da coccolare; ma durante la sua vita qualcosa non ha funzionato, l’amore ha cambiato strada e al suo posto si è infiltrata subdola la sfiducia, la delusione, l’indifferenza, insegnandogli e convincendolo sempre di più che per ottenere quello che vuole può soltanto usare la forza, la violenza; è l’unico mezzo perché l’altro esaudisca muto il suo volere.

    Rispondi
  9. Roby (s.d a.)

    Ora me la ricordo! E’ proprio bella e ci sta tutta!!

    UOMINI PERSI – C. BAGLIONI

    anche chi dorme in un angolo pulcioso
    coperto dai giornali le mani a cuscino
    ha avuto un letto bianco da scalare e un filo
    di luce accesa dalla stanza accanto
    due piedi svelti e ballerini a dare calci al mare
    nell’ultima estate da bambino
    piccole giostre con tanta luce e poca gente
    e un giro soltanto
    anche questi altri strangolati da cravatte
    che dentro la ventiquattrore portano la guerra
    sono tornati con la cartella in braccio al vento
    che spazza via le foglie del primo giorno di scuola
    raggi di sole che allungavano i colori sugli ultimi
    giochi
    tra i montarozzi di terra
    e al davanzale di una casa senza balconi
    due dita a pistola
    anche quei pazzi che hanno sparato alle persone
    bucandole come biglietti da annullare
    hanno pensato che i morti li coprissero
    perché non prendessero freddo e il sonno fosse
    lieve
    hanno guardato l’aeroplano e poi l’imboccano
    e son rimasti così inghiottire e né sputare
    su una stradina e quattro case in una palla di
    vetro
    che a girarla viene giù la neve
    anche questi cristi
    caduti giù senza nome e senza croci
    son stati marinai dietro gli occhiali storti e tristi
    sulle barchette coi gusci delle noci
    e dove sono i giorni di domani
    le caramelle ciucciate nelle mani
    di tutti gli uomini persi
    dal mondo
    di tutti i cuori dispersi
    nel mondo
    quelli che comprano la vita degli altri
    vendendogli bustine e la peggiore delle vite
    hanno scambiato figurine e segreti
    con uno più grande ma prima doveva giurare
    teste crollate nel sedile di dietro
    sulle vie lunghe e clack sonanti del ritorno dalle
    gite
    e un po’ di febbre nei capelli ed una maglia
    che non vuole passare
    e i disperati che seminano bombe tra poveri corpi
    come fossero vuoti a perdere come se fossero
    pupazzi
    seduti sui calcagni han rovesciato sassi
    e un mondo di formiche che scappava
    le voci aspre delle madri che li chiamavano
    sotto un quadrato di stelle dentro i cortili dei
    palazzi
    e la famiglia a comprare il cappotto nuovo
    e tutti intorno a dire come gli stava
    anche questi occhi
    fame di nascere per morir di fame
    si son passati un dito di saliva sui ginocchi
    e tutti dietro a un pallone in uno sciame
    leggeri come stracci e dove fanno a botte
    dove è un papà che caccia via la notte
    di tutti gli uomini persi
    nel mondo

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