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da qui
Le case sono bianche, come la strada, e la strada è piena di soldati, jeep, uomini che lanciano sassi come hanno imparato da bambini – inarca la schiena e via, con tutta la forza del tronco e delle braccia -, le donne col velo urlano, incitano, spinte su camionette verdi – per essere stuprate, interrogate? -, un ragazzo è tirato su come un sacco di patate, non dà segni di vita – ma è vita questa, dimmi, ti sembra vita? non poter superare una linea, non poter parlare – gli agenti in divisa corrono tra i fuochi esplosi nel mezzo della via – dài, porta altra roba, legna, gomma, spargi la benzina -, le ruspe abbattono case e baracche come fossero di carta pesta – la nostra casa, la nostra casa -, perché qualcun altro deve occupare il territorio – si può demolire una vita, dimmi, si può fare? -, scontri ininterrotti dalla notte, lo dicono tutte le agenzie, cominciano a sparare, raffiche insistenti – e se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello? -, i soldati sorridono sicuri, col giubbotto antiproiettile e l’aria di chi non ti farà mai entrare – perchè? chiedetelo a loro, i democratici -, mio padre è ammalato, è urgente – e se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello? – la gente deve fermarsi al di qua, pregare per terra, nella polvere – ci sono tanti modi per fermarti, non solo con le armi, anche con timbri e documenti – un soldato dai capelli biondi, un soldato donna con gli occhiali da sole – ho mia moglie incinta, fatemi passare -, le palme abbassano le braccia, ondeggiano al vento perplesso dell’estate, bisogna sfrattare, demolire, perché qui c’è il giardino del re David – e se fosse tuo figlio, il figlio di Dio? Ismail sta piangendo, dai suoi stupidi occhi azzurri. Smettila, gli dice Yousef, smettila, scemo.

“E se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello?”
Come cambiano le cose quando ciò che ti viene toccato, ferito, strappato, tolto, ucciso … è carne della tua carne, ha lo stesso codice genetico! Basterebbe mettersi nei panni degli altri per dire “basta!”, ma i panni degli altri sono scomodi, stretti, ed è meglio non pensarci, si farebbe propria una filosofia di vita che è nata con l’uomo e dall’uomo è stata barattata con la sua parte bestiale, quella di cui millenni di evoluzione non sono bastati a spogliarci perchè è la solita storia: meglio la via vecchia, conosciuta, che quella nuova piena di … umanità, dove sorprendersi a scoprire che l’uomo che vive nella mia casa o nel punto opposto del mio mondo ha il mio DNA, per il solo fatto di essere tale, è mio fratello, come il cane lo è del cane, la giraffa della giraffa, il delfino del delfino … l’uomo dell’uomo. I panni sono gli stessi perchè mangiamo lo stesso pane sarebbe bello spezzarlo insieme.
“E se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello?” E’ mio fratello e questo è necessario per dire “basta!” e fermare tutte le lacrime di dolore perchè c’è uno Scemo che finalmente piange di gioia.
SM
“Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”
SE FOSSI
Se fossi il fuoco brucerei ciò che è odio e dolore.
Se fossi una catena spezzerei quella del male e della sofferenza.
Se fossi una piuma accarezzerei soavemente le ali della vita.
Se fossi una stella illuminerei la strada a chi è solo e smarrito.
Se fossi una grotta darei rifugio all’impaurito.
Se fossi il sole illuminerei gli occhi a chi gli ha accecati dall’invidia.
Se fossi un pittore dipingerei l’ombra del peccato che distrugge il bene della vita.
Se fossi la stella cometa raggiungerei forse un giorno la mia meta.
(Anonimo)
“e se fosse tuo figlio, il figlio di Dio?”
Se solo sentissimo di essere – a tutte le latitudini – tutti espressione di un unico Dio (cristiani, ebrei, musulmani) e non seguaci di molti dèi e idoli che inducono a combatterci l’uno con l’altro, non ci sarebbero guerre…sarebbe il Paradiso in terra.
Se solo cominciassimo, anche nell’ambito delle stesse religioni monoteiste, a sentirci veramente figli di Dio, non ci sarebbero lotte per il potere e per prevaricare il proprio fratello…ci sarebbe la pace nelle comunità, nelle famiglie, nella società.
Invece, si tende sempre alla malizia, a pensare male, al pettegolezzo.
Mi viene in mente la notizia della nascita di un bimbo di carnagione bianca da una coppia di colore. La scienza dice che sono casi rarissimi, ma che possono accadere e che dimostrano che siamo tutti uguali. Il padre non ha messo in dubbio la propria paternità; ma chi ha appreso la notizia dai giornali ha dovuto subito fare la battuta maligna…perché?
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=7SmkRVHF1lE]
“ma è vita questa, dimmi, ti sembra vita? non poter superare una linea”
Oltre la linea di confine
nelle lontane praterie dell’anima
lungo l’infinito labirinto della mente
dove gli spiriti vagano incerti
al confine del reale, l’irreale
oltre il limitare della conoscenza
scavalcando il presente
verso una percezione senza tempo.
E’ là che si nasconde il dio di tutti
E’ là che danzano i sogni
E’ là che l’amore vibra per sempre.
J.Morrison
“sta piangendo, dai suoi stupidi occhi azzurri. Smettila… scemo.”
“Quando piangerai a viso scoperto, orgoglioso di ogni singola lacrima, scoprirai che la vergogna è solo un muro di cartone, una inconsistente barriera tra la vita e non vita.”
Don Juan
“l’aria di chi non ti farà mai entrare”
http://www.youtube.com/watch?v=Isf-xGM-eBI
“… la nostra casa, la nostra casa… ”
CASA MIA
Sorpresa
dopo tanto
d’un amore
Credevo di averlo sparpagliato
per il mondo.
G.Ungaretti
http://www.youtube.com/watch?v=bDtykQGirD4
vi ringrazio!
potremmo cambiare il mondo, se solo volessimo.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=CGGs26YhwsA]
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno non è inferno, e farlo durare e dargli spazio.
grazie!
sì, Fides, un bel lavoro da fare.
“dimmi, si può fare?”
http://www.youtube.com/watch?v=AIS928VPLSc&feature=related
I BAMBINI IMPARANO CIO’ CHE VIVINO (Doret’s Law Nolte)
I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.
Chi muore porta con sé occhi spalancati
salutando l’abbaglio del sole, inquieto
per chi rimane a tentare una sortita
con un enorme cielo nelle viscere,
di porta in porta, di muro in muro, come topi,
al furore della mitraglia. Su ogni cosa
che vive, sparano i soldati
e non muoiono mai.
I poveri hanno labbra crepate dalla sete e la morte
è un miraggio d’acqua che li rincuora,
fuga e salvezza, distacco e nuova sorte
– una nuova vita dopo tanto orrore.
Un abbraccio a tutti
G.L.
Paura di piangere, di apparire fragile, di svestirsi della corazza che spesso ci ricopre, per proteggerci dal male e dalla sofferenza, per tenere lontano il dolore, le insidie della vita, per garantirci quella forma di labile serenità pronta a crollare solo “Se fosse mio fratello”.
Ma (come dice Vasco) “La vita arriva impetuosa ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova”…comprendere il vero significato potrebbe regalare una lacrima d’amore a chi il sorriso non sa più cos’è…
Parole e musica capaci di far riflettere il nostro sempre più nascosto Self e dare una scossa anche alle nostre sempre più anestetizzate Emozioni….grazie!
grazie a voi!
Gianmario è un onore.
Ho saputo dell’esistenza di questo blog solo ieri e stamattina ho “googlato” un nome e sono stata catapultata in una realtà che pensavo virtuale magari un po’ romantica …la poesia e lo spirito.. e invece mi parla di guerra vera e mi pone la domanda se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello… già non ci avevo pensato… davanti alla tv gli sguardi, le lacrime, il dolore, la paura ci inducono a commenti scontati, superficiali, pieni di retorica… ma questa domanda mi è esplosa dentro come le bombe che cadono a terra veramente e non quelle della tv e allora quegli occhi cambiano come quelli visti in metropolitana e sempre sfuggiti oggi mi parlano di sofferenza, smarrimento, paura che quasi si può toccare e allora che fare??? beh forse cominciare a non più distogliere lo sguardo ma condividere, incoraggiare… forse non so’.