Provocazione in forma d’apologo 198

Da ragazzo conoscevo un colonnello in pensione. Allora non sapevo che cosa significasse per un colonnello in s.p.e non ricevere all’atto del congedo il grado di generale. Ciò che sapevo era che il Colonnello era stato un capo partigiano, fatto che costituiva il baricentro della sua esistenza e il tema principale, se non l’unico, delle nostre conversazioni.

Un giorno passeggiavamo in riva al fiume. Il Colonnello si curvò a raccogliere un sassolino e consegnandomelo disse: “Mettitelo in tasca, tienilo sempre con te e non gettarlo mai. Tu non sei tipo da portare armi e da andare in cerca del nemico, ma sarà lui a venirti a cercare, e allora questo sassolino potrà salvarti”. “Questo mi potrà salvare?” chiesi incredulo e quasi ridendo. “Sì, proprio questo” rispose il Colonnello, per un momento accigliandosi.
Gli anni passarono e lo persi di vista, sicuramente morì perché quand’ero ragazzo era già vecchio e gli anni trascorsi davvero molti. E per molti anni portai sempre con me quel sassolino un po’ con divertimento un po’ con vergogna, poi cominciò a pesarmi in tasca e a bruciarmi la mano ogni volta che lo sfioravo, perciò, con gesto sentimentale, andai nel luogo preciso in cui l’avevo ricevuto e me ne liberai.
Pochissimo tempo dopo, quello di cui il Colonnello mi aveva preavvertito accadde: il nemico venne a cercarmi e subito fui in sua piena balia, senza che mi potessi difendere mi lasciò pesto e sanguinante e prima di andarsene mi sputò addosso con tutto il suo disprezzo. Quando ci riuscii mi tirai su e, dopo essermi rassettato alla meglio, zoppicai verso il fiume per riprendere il mio sassolino, o almeno un suo compagno. Ma proprio in quei giorni il Comune aveva fatto asfaltare quel tratto di riva, e di sassolini non ce n’erano più. Così mi disposi a trascorrere il tempo che mi rimaneva con un po’ più di vergogna e assai meno divertimento.

12 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 198

  1. nadia agustoni

    Il “nemico” a volte il non più amico, la gente peggiora e questa storia sembra iniziatica, il sassolino-scudo, un’idea e un’infanzia o non so… ci si salva con pochissimo, con noi stessi e il coraggio.

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  2. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    certo, si tratta di un atteggiamento mentale che può avere un correlativo oggettivo esterno. Poi c’è la via cristiana del porgere l’altra guancia o della “trasparenza ai demoni” di alcuni sciamani, ma richiede altra stoffa.
    Un saluto,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Cara Carla,
    lo spunto dell’apologo è reale, non letterario.
    Il mio Colonnello le sue battaglie militari le ha vinte, anche se (a quanto ho capito) non ha vinto la guerra col mondo e con se stesso.
    Buongiorno a te,
    Roberto

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  4. robertorossitesta

    Caro Matteo,
    benissimo. Pacifico e imbelle non sono affatto la stessa cosa.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  5. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    dalle mie parti c’era la tradizione di mettersi in tasca una castagna d’India per proteggersi dal raffreddore. In ogni caso ci sono castagne d’India belle grosse, all’occorrenza buone anche per altro.
    Un saluto a te,
    Roberto

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  6. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    l’ex sindaco della mia città usava sempre una espressione dialettale tipica, “esageroma nen”.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  7. Giorgina Busca Gernetti

    Caro Roberto,
    se l’ex sindaco della tua città avesse intuìto il valore apotropaico del “sassolone” in tasca cui pensavo io, forse avrebbe esclamato: “Béi! La gh’ha rasòn.” (dialetto piacentino).
    Di nuovo un caro saluto
    Giorgina

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