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da qui
La sala è grande e addobbata: festoni colorati calano dai muri come stelle comete, fili guarniti di fiori di cartone corrono da una parte all’altra tracciando ponti di allegria. La gente mangia, parla, infila stuzzicadenti nella bocca, alza la voce, mormora pettegolezzi, qualcuno si alza per tornare a riempire il piatto di contorni. Lo sposo e la sposa si guardano incantati: lui ha dentoni da coniglio e capelli spettinati, lei una testa piena di fiori variopinti, come un vaso da terrazzo. Quattro uomini in abiti ordinari suonano il sassofono, la tromba, il banjo e il contrabbasso, scatenando reazioni scomposte negli astanti che applaudono, fischiano, gridano, per poi risprofondare nei piatti o passare tovaglioli enormi e pieni di macchie sulle labbra. La mamma di Yehochoua sorride, con le guance rosse; ha lo sguardo stanco e felice di chi comprende l’importanza del momento. Le si avvicina un giovane con camicia bianca, gilet e farfallina, sussurrandole qualcosa all’orecchio. Il viso di Myriam, ora, è una luna bianca in un cielo tutto nero. Si volta verso il figlio: è sorridente, divertito dalle battute del vicino, un uomo grasso con la barba rada, che s’interrompe ogni tanto, ingolfato dalle sue stesse risa.
– Yehochoua…
La donna parla a bassa voce, per non attirare l’attenzione. Il figlio sembra non sentirla; lei gli mette una mano sulla spalla: Yehochoua si volta sorridente e spazientito nello stesso tempo: cosa vuoi? E’ finito il vino. Sono tutti ubriachi, che problema c’è? Se qualcuno lo va a dire in giro, per la famiglia è la fine, lo sai come funziona, nei paesi.
Lui si guarda intorno, il disordine è totale: persone in piedi, altre stravaccate sulle sedie, bambini che giocano per terra, canti e grida, cori improvvisati, bacio! bacio!, una signora anziana con la mano sulla pancia e lo sguardo sofferente.
– Hanno invitato tutti?
Myriam non capisce:
– Come?
– Di’ allo sposo di chiamare quelli che ha escluso dagli inviti.
La madre è abituata alle stranezze di Yeochoua, ma questo è troppo:
– Figlio…
– Che c’è tra me e te, donna?
Dopo mezz’ora, la sala si riempie dei nuovi arrivati: sono così euforici che hanno portato una razione doppia o tripla di vino. Il cameriere sembra più felice dello sposo. Le guance di Myriam sono tornate rosse come prima, la luna piena e bianca è alta, in mezzo al cielo.

La straordinaria (il)logica della matematica
Quando si (con)divide la vita si moltiplica
“Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5)
L’obbedienza, anche senza inizialmente comprendere, non è una forma di debolezza, ma di grande forza umana e spirituale: si obbedisce con la convinzione e la speranza che le nostre debolezze saranno sconfitte, e con la certezza che c’è un disegno più grande di noi, per la nostra vita, che va oltre i nostri progetti, ma che ci farà realizzare pienamente, più di quello che possiamo immaginare.
Gesù/Yehochoua è il vero sposo, che offre da bere a tutti noi, invitati al banchetto, il vino buono ed abbondante delle vere nozze.
http://www.youtube.com/watch?v=zDq3Ze4eoTM
” E’ finito il vino”
http://www.youtube.com/watch?v=hx7emsfFdcU
Proprio come i componenti di un’orchestra da soli potremmo suonare solo melodie incomplete….
“cosa vuoi?”
“tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore”
A.Venditti
“Che c’è tra me e te, donna?”
L’acqua serve per sopravvivere, il vino per vivere in pienezza e con gioia, perciò ahimè donna, ora devi farti da parte…
” la luna piena e bianca è alta, in mezzo al cielo.”
La luna bianca
splende nei boschi;
da ogni ramo
parte una voce
sotto il fogliame…
Mia adorata!
Lo stagno riflette,
specchio profondo,
il profilo
del salice nero
dove il vento piange…
Sogniamo, è l’ora.
Un vasto e tenero
acquietamento
sembra discendere
dal firmamento
che l’astro ìrida…
È l’ora squisita.
P.Verlaine
Ci sono richieste che sembrano impossibili e a volte lo sono, altre lo diventano perchè non abbiamo voglia di esaudirle per pigrizia, cattiva volontà o semplicemente perchè siamo impegnati in altro ma chi ci chiede è una di quelle persone a cui è molto difficile dire di no, un piccolo sforzo, un sacrificio e via … per questa volta è andata. A volte siamo noi a chiedere, a pregare, ci sembra che la nostra richiesta sia in fondo una cosa semplice da esaudire ma non ci siamo chiesti che sforzo o sacrificio richiede. Perchè colui a cui chiediamo dovrebbe fare questo per me? Perchè? Come mai? Perchè chiediamo proprio a lui/lei? Perchè siamo convinti che in fondo farà ciò che gli chiediamo o no?
“Che c’è fra te e me donna?” Ho aderito al tuo progetto, ho abbracciato e fatta mia la tua causa, credo in te e in te ho fiducia completa, questa è la mia professione di fede, la certezza di un si, come risposta.
SM
“Di’ allo sposo di chiamare quelli che ha escluso dagli inviti”
Qui l’acqua non diventa vino, ma c’è un altro miracolo: gli esclusi, gli ultimi diventano finalmente i più importanti, quelli che salvano la festa con il loro vino.
Quale divina bevanda vorresti, mio Dio,
da questa coppa straripante
della mia vita?
Mio poeta, la tua gloria è vedere
la tua creazione attraverso i miei occhi
e ascoltare attraverso i miei orecchi
la tua stessa eterna armonia?
Il tuo mondo tesse parole
nella mia mente,
e la tua gioia le mette in musica.
Ti sei dato a me con amore
e senti in me tutta la tua dolcezza.
Rabindranath Tagore
NESSUNO ESCLUSO
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento,
perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e
fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente,
perché non ero comunista. Un giorno
vennero a prendere me, e non c´era rimasto nessuno a protestare
Bertolt Brecht
“VOI CHE SAPETE”
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne vedete
s’io l’ho nel cor.
Quello ch’io provo
vi ridirò;
è per me nuovo,
capir nol so.
Sento un affetto
pien di desir,
ch’ora è diletto,
ch’ora è martir.
Gelo, e poi sento
l’alma avvampar,
e in un momento
torno a gelar.
Ricero un bene
fuori di me.
Non so ch’il tiene,
non so cos’è.
Sospiro e gemo
senza voler,
palpito e tremo
senza saper.
Non trovo pace
notte, nè dì,
ma pur mi piace
languir così.
Vio che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s’io l’ho nel cor.
(Le nozze di Figaro-Mozart)
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Il mitico Cherubino! Adolescente in preda all’estasi dei primi moti dell’anima e del corpo, aurorale anticipazione di Don Giovanni, amore pure il suo… in qualche modo :-))
la straordinaria Federica Von Stade, un Cherubino perfetto.
vi ringrazio.
gran finale con Mozart e la Von Stade!
VINO color de día,
vino color de noche,
vino con pies de púrpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.
A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
lágrimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el corazón sube a las ramas,
el viento mueve el día,
nada queda
dentro de tu alma inmóvil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegría,
caen muros,
peñascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el cántaro de vino
al beso del amor sume su beso.
Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.
Pero no sólo amor,
beso quemante
o corazón quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de púrpura
que trabajó el otoño
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cántico del fruto.
E perché meno ammiri la parola,
guarda il calor del sole che si fa vino,
giunto a l’omor che de la vite cola.
Dante Alighieri, La Commedia – Purgatorio (Canto XXV)
Ancora una volta “Condividere”, stavolta con quelli non invitati alla festa, forse perché non ritenuti all’altezza; ma, ironia della sorte, sono proprio loro a regalare gioia e a far tornare il sorriso a coloro che li aveano esclusi
grazie.
sì, gli esclusi hanno questo potere, il più grande di tutti.