60. Urla

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da qui

La divisa blu, il berretto con visiera, il cinturone e le custodie per pistola e cellulare, gli occhiali scuri che cancellano intenzioni e sentimenti, ma è facile intuire che accadrà, uno spintone a Myriam che cerca di fermarli, un altro a Yehochoua, che ha fatto in tempo ad alzarsi ed è già a terra, le sedie volano in un angolo, il tavolo in legno è rovesciato, è chiaro l’obiettivo, come animali che annusano la preda, Chochana, che ai due bruti appare un boccone prelibato, la pelle liscia, i polpacci affusolati, le cosce sode da donna abituata a camminare, i seni generosi. Mentre quello più grosso afferra Yehochoua, gli lega le mani sulla schiena e poi fa lo stesso con la madre, l’altro trascina Chochana nella stanza accanto, la colpisce con pugni per mostrarle che ormai non ha più scampo, forse perché non c’erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? s’intravede la stanza, il vaso di fiori sul comò, non abbiate paura, siate forti e vedrete la salvezza del Signore, due quadri, un campo di fieno con i covoni pronti, gli Egiziani che oggi vedete, non li vedrete più, l’altro con il mare in tempesta e una barca fragile, sballottata dalle onde, il Signore combatterà per voi, state tranquilli, il letto in legno con la coperta a righe bianche e nere, tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare, l’armadio a tre ante in legno scuro, ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, le gambe aperte della donna che scalciano disperatamente, dimostrerò la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, la divisa blu che si dimena come un animale sulla preda, gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, il grugnito di lui, le urla di lei, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i cavalieri, e il grido che esce dalla bocca di Yehochoua, l’angelo di Dio cambiò posto e passò indietro, i muri tremano, l’enorme lampadario si stacca dal soffitto, andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele, piomba dritto sulla divisa blu che smette all’improvviso di grugnire, la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte, si sente il rumore delle costole spezzate, così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte, un silenzio improvviso, come se in casa, nel mondo, non ci fosse più nessuno.

18 pensieri su “60. Urla

  1. Stella Maria

    Grazie, una bella bellissima pagina.
    A volte mi scopro cattiva e devo forzarmi di chiedere perdono. Se ci fosse sempre un lampadario che si stacca quando una donna o un bambino subiscono violenza, no, non è morte o vendetta che voglio, ma solo un qualcosa che interrompa la scena, disturbi il barbaro e lo metta dal lato opposto quello della vittima, con un carnefice che sa perdonare perchè il sangue e l’odio non portano da nessuna parte.
    Confesso è per me difficile commentare scene in cui la violenza è accennata, si fa immagine, anche se non ancora descritta, entra nel mio cuore la paura e quel desiderio immenso di Dio che scende a salvarti … sempre.
    SM

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  2. Ema

    Si, pagina meravigliosa è dir poco…il ritmo incalza…i riferimenti biblici ripetuti e martellanti quasi a far vacillare il lettore in ogni sua convinzione…ed infine rafforzandole tutte. Bella….

    “Dal profondo a Te grido, o Signore,
    dammi ascolto mio Dio,
    porgi attenti gli orecchi
    al mio supplice grido,
    o Signore.”

    Salmo 129

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  3. Augusto

    Caro Fabry, sei straordinario! Sei passato dal flusso di coscienza, al flusso delle profezie bibliche, insomma un esercizio splendido , non solo di letteratura, ma soprattutto di fede…Procediamo impavidi, come dici tu ; accada tutto ciò che deve accadere, uno smacco, una stanchezza, la scoperta di una solitudine infinita di quella coscienza “vasta come il mare” …Procediamo impavidi, con la penna in pugno , che è spada, è coltello , è luce , “puro sguardo contemplativo che vede correre sotto di sè le onde affannate della coscienza riflessa, e anche , in pari tempo, la piaga, il seguito medesimo di quelle onde”.
    Un abbraccio grande, infinito.
    Augusto

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  4. M&C

    “l’angelo di Dio cambiò posto e passò indietro…così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte”

    Ci sono delle volte in cui avverti questa presenza invisibile che ti protegge; altre volte, se sei fortunato, hai accanto delle persone reali (ce ne sono tante al mondo, tra missionari, volontari, sacerdoti etc.) che sono come degli angeli, pronti ad aiutarti nelle difficoltà, a sostenerti nella debolezza e a difenderti dal male e dalla cattiveria.
    Penso di essere tra i fortunati che hanno conosciuto un angelo!

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  5. Ema

    “con il mare in tempesta e una barca fragile, sballottata dalle onde”

    CONOSCO DELLE BARCHE

    Conosco delle barche
    che restano nel porto per paura
    che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

    Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
    per non aver mai rischiato una vela fuori.

    Conosco delle barche che si dimenticano di partire
    hanno paura del mare a furia di invecchiare
    e le onde non le hanno mai portate altrove,
    il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

    Conosco delle barche talmente incatenate
    che hanno disimparato come liberarsi.

    Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
    per essere veramente sicure di non capovolgersi.

    Conosco delle barche che vanno in gruppo
    ad affrontare il vento forte al di là della paura.

    Conosco delle barche che si graffiano un po’
    sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

    Conosco delle barche
    che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
    ogni giorno della loro vita
    e che non hanno paura a volte di lanciarsi
    fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

    Conosco delle barche
    che tornano in porto lacerate dappertutto,
    ma più coraggiose e più forti.

    Conosco delle barche straboccanti di sole
    perché hanno condiviso anni meravigliosi.

    Conosco delle barche
    che tornano sempre quando hanno navigato.
    Fino al loro ultimo giorno,
    e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
    perché hanno un cuore a misura di oceano.

    Jacques Brel

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  6. Ema

    “la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte, … così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte,”

    “Era una notte buia e tempestosa…”

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  7. Vale

    Una pagina che toglie il respiro! L’inserimento dei riferimenti biblici è struggente: odio e amore che si inseguono, si travolgono e poi come è giusto, la forza del bene vince sul male!
    come sempre grazie

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  8. RossellaT

    Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita; ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita: Perché io fossi tuo compagno di volo, insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento, vivere è assaporare l’avventura della libertà, vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, Signore, tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello
    e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò,per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi,non farmi più passare indifferente
    vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudinee si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te. Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi,o Signore, un’ala di riserva.

    Don Tonino Bello

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  9. Barbye ;-)

    La violenza si ripete su ogni creatura che infastidisce il suo turbolento scorrere, come un’ alba, un tramonto, che ripetono il loro alternarsi senza sosta ,-)

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  10. Roby (s.d a.)

    Il mondo vomita dolore, angoscia, tristezza, solitudine , violenza; la natura si scatena con esplosioni liberatorie, quasi a ribellarsi all’azione egoista dell’uomo.
    L’uomo, spesso sordo e impassibile, ora lo sente quel grido che esce dalla bocca di Yehochoua, davanti al quale non può che indietreggiare e arrendersi impotente

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  11. silvia

    Colpisce il susseguirsi e l’incalzare degli avvenimenti. La violenza fisica, di qualunque tipo, e nei confronti di qualunque essere vivente, mi atterrisce. Qui, però, il conforto arriva immediato attraverso le citazioni dei passi biblici, la Parola che salva, e che fa sentire la vicinanza e la Potenza di Dio anche quando apparentemente non c’è via d’uscita.
    Mi commuove profondamente il grido di Yehochoua. Ho immaginato chiunque di noi, spettatore di violenza e nell’impossibilità di portare aiuto, e ho pensato con tenerezza a Dio, quel Dio dalle mani legate, un Padre che grida di dolore davanti al pericolo che minaccia le proprie creature. Quel silenzio finale è, forse, anche il silenzio necessario per poter ascoltare la Sua voce, per sentire quel grido, affinché la Sua volontà di bene per noi si possa compiere.

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