69. Sei rimasto tu

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=MnLZeak3wpg]

da qui

Non è abituato a posti come questi. La facciata sembra un ministero: gialla, alleggerita dalle arcate dell’ingresso, circondata da palme che, insieme con la vasca antistante, evocano oasi favolose in cui ci si vorrebbe perdere una volta nella vita. Percorre sale maestose che non sfigurerebbero in una reggia di nababbi: colonne moderne e stilizzate, soffitti mosaicati con prese di luce finemente elaborate, anfore giganti colme di fiori esotici. Nel salone centrale giacciono turisti assorti con la mano sotto il mento, o impegnati in discussioni sul tragitto da scegliere e gli indumenti da indossare. Ma la sorpresa è la camera, una piazza d’armi dove il grigio di poltrone e divani si amalgama col legno massiccio della scrivania e dei mobili. Avigail è splendida: i capelli sono la teoria di pini e cipressi che dà respiro alla città; gli occhi le luci della notte, quando la passione allontana ogni sospetto; i seni cupole d’oro e il ventre la superficie piatta delle mura, confinante con gli aghi di pino e la resina umida della quercia aromatica.
Mi sembra tutto un sogno.
Che da un momento all’altro può diventare un incubo.
Le punte dei capezzoli sono grattacieli da cui si scorgono le distese sabbiose del deserto, i pori della pelle porte di case aperte per ricevere l’ospite.
Sei la donna più bella del mondo.
E tu la canaglia peggiore che abbia conosciuto.
Le braccia sono vicoli che salgono e scendono, le dita negozi di tappeti, lampade, icone.
Cercherai ancora di uccidere?
Dovrei dirlo a te?
I glutei, colli divisi dalla valle profonda e scura delle paure di bambino.
Perché ce l’hai tanto con loro?
Ti piace stare qui?
Ismail entra più a fondo, sempre più a fondo, nel bosco fitto di conifere.
E me lo chiedi?
Con la rivoluzione te lo scordi.
Sente la resina scivolare lungo i tronchi delle gambe.
La vita non dipende da un albergo a cinque stelle.
Non voglio fare la fine del mendicante cieco.
Gridano insieme, come il mu‘adhdhin prima dell’alba.
Adesso ci vede.
Un tempo credevo nelle favole. L’ultima favola sei rimasto tu.

30 pensieri su “69. Sei rimasto tu

  1. M&C

    Pagina molto passionale, con Ismail rapito dalla bellezza di un’ Avigail più innamorata di quanto sia disposta ad ammettere, a conferma del fatto che, quando ci si innamora, si è disposti a perdonare tutto, anche i tradimenti ed i torti subiti, e a donarsi totalmente, senza riserve, anima e corpo, fino anche a credere di nuovo nelle favole.
    Avigail credo sia più vulnerabile di Ismail, nonostante l’apparenza, e rischia di “rimetterci le penne”.

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  2. Ema

    “Non è abituato a posti come questi.”

    Il “posto” lo fanno le persone e le loro intenzioni (vedi stalla di Betlemme)… è evidente che Ismail prova solo attrazione..per Avigail invece il “posto” ha le cinque stelle dell’amore ( o comunque vorrebbe tanto che le avesse)…si la vita dipende da un “albergo a cinque stelle”… se quell’albergo è il nostro cuore!

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  3. Roby (s.d a.)

    Descrizione inebriante di una donna, nella quale l’architettura del cemento cittadino e la geometria dell’intelletto, si fondono e si perdono dentro una natura libera e primitiva che, attraverso le sue essenze, conduce una mente cinica alla scoperta di nuove emozioni, quasi a vivere una favola…

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  4. silvia

    Vivere una favola, è vivere qualcosa di inatteso e bellissimo, qualcosa che arriva a colorare la vita, lasciandoci sospesi tra i nostri sogni e desideri, e la realtà.
    Ma se la favola resta, resistente al tempo e agli urti, se non si arrende, se ti mette alla prova, trasforma il cuore, svelando a noi stessi ciò che non sapevamo di essere, allora ciò che resta non è semplicemente una favola, ma ciò che aspettavamo e ci appartiene da sempre.

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  5. pamela

    ‘Scemo, non capisci che a letto si parla meglio che nel confessionale?
    – Che dovrei fare?
    – Conquistala, il resto verrà di conseguenza.’

    I discorsi fra Ismail e Yousef davanti a una pinta di Maccabee si sono trasformati un una pagina capolavoro. E’ sublime la descrizione dell’eros tra la coppia, tenera la resa e l’abbandono di Avigail tra le braccia dell’amante. Yehochoua e Magdalenne, Ismail e Avigail, ‘chi io sia’, ‘sei rimasto tu’ sono rappresentazioni delle diverse facce dell’amore (facce che non si escludono ma si completano), descritte con una bellezza tale che non saprei proprio scegliere quale delle due preferire!

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  6. Stella Maria

    Avigail sembra un po’ l’emblema del potere che vuole imporsi con la forza e la violenza e con la morte che vuole ridurre al silenzio ciò che può rendere fragili: l’amore. Come detto casualmente nel commento al post precedente e’ il potere che viene vinto e/o tolto.
    Ismail rappresenta l’amore semplice, fatto di poesia, limpido come occhi azzurri semplice e sensuale, l’amore che scopre la fragilità altrui e propria e dall’eros giunge alla filia. Yehochoua e Magdalenne sono l’agape, l’amore che si e’ spogliato di se per abbracciare il noi.
    Sottoscrivo quel che dice Pamela e aggiungo che queste pagine in cui si descrive il rapporto di unione fra due individui, sono il segno semplice e senza pregiudizi di chi l’amore lo conosce in tutte le sue forme e lo esalta in descrizioni che se da una parte scuotono i sensi, dall’altra elevano l’eros a un qualcosa di bello, pulito, mai distorto, a testimoniare che non e’ peccato finche’ non viene usato per dominare l’altro, come un potere.
    La sensualità dell’incontro che completa due persone in un’unita era già venuto fuori nel romanzo precedente ma qui si completa con lo spirito a indicare che l’amore non e’ condanna o tentazione ma un sentimento completo e unico che porta molto vicino alla perfezione divina, perché Dio non e’ femmina ne maschio lo e’ entrambi in un’unione che si raggiunge quando spirito e corpo sono in una sola dimensione che somiglia da vicino all’apice dell’amplesso quando insieme si grida come il mu’adhdhin all’alba.
    SM

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  7. Rashide

    BELLA

    Bella,
    come nella pietra fresca
    della sorgente, l’acqua
    apre un ampio arco di spuma,
    cosí è il sorriso sul tuo volto,
    bella.

    Bella,
    di fini mani e di piccoli piedi
    come un cavallino d’argento,
    che corre, fiore del mondo,
    così ti vedo,
    bella.

    Bella,
    con un nido di rame intrecciato
    sulla testa, un nido color
    di miele e di ombra
    dove il mio cuore riposa e brucia,
    bella.

    Bella,
    gli occhi non li contiene il tuo volto,
    non li contiene la terra.
    Ci sono paesi, fiumi
    nei tuoi occhi,
    c’è la mia patria nei tuoi occhi,
    io vi cammino,
    essi danno luce al mondo
    dove io cammino,
    bella.

    Bella,
    i tuoi seni sono come due pani
    fatti di terra, grano e luna d’oro,
    bella.

    Bella,
    la tua vita
    l’ha scolpita il mio braccio come un fiume che sia passato mille anni per il tuo dolce corpo,
    bella.

    Bella,
    non esiste nulla come i tuoi fianchi;
    forse la terra possiede
    in qualche luogo nascosto
    la forma ed il profumo del tuo corpo,
    forse, in qualche luogo,
    bella.

    Bella, mia bella,
    la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
    bella, mia bella,
    la tua essenza, la tua luce, la tua ombra,
    bella,
    tutto questo è mio, bella,
    tutto questo è mio, mia,
    quando cammini o riposi,
    quando canti o dormi,
    quando soffri o sogni,
    sempre,
    quando sei vicina o lontana,
    sempre,
    sei mia, mia bella,
    sempre.

    Pablo Neruda

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  8. pamela

    @Stella

    Hai aggiunto e completato come meglio non si potesse! Anche a me sono venuti in mente eros, philia e agape.

    Un abbraccio. Pamela

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  9. Titti

    Non mi sembra che questo Ismail sia poi così tenero, ma – sarà il numero 69 – scivolando da cupole d’oro e grattacieli, affonda tra aghi di pino, tronchi, resina umida del bosco fitto di conifere e colli divisi dalla valle profonda e scura, per gridare insieme ad Avigail, come il mu‘adhdhin prima dell’alba…novello Marchese del Grillo con la sua Olimpia.

    http://www.youtube.com/watch?v=axEHpFdm_30

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  10. Ema

    “Non voglio fare la fine del mendicante cieco.
    Gridano insieme, come il mu‘adhdhin prima dell’alba.
    – Adesso ci vede.”

    Mai sazio, come la fiamma mi ardo e mi consumo.
    Luce diviene tutto ciò che afferro, carbone ciò che lascio:
    sono sicuramente fiamma.

    Friedrich Wilhelm Nietzsche

    Rispondi
  11. f@r

    Avigail e Magdalenne, la stessa donna, due destini diversi, o meglio due facce di una stessa medaglia: donne in cerca di qualcosa/qualcuno che resta
    perché, in fondo, colui che rimane, nonostante tutto, è la sola cosa che importa.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=unFUEzJkxkc]

    Rispondi
  12. Raf

    Avigail e Ismail stanno vivendo un momento magico ,che purtroppo però è destinato a finire come tutti i momenti più belli ,lasciandogli un bellissimo ricordo.

    Rispondi
  13. Titti

    Ogni giorno racconto la favola mia
    La racconto ogni giorno, chiunque tu sia…
    E mi vesto di sogno per darti se vuoi,
    L’illusione di un bimbo che gioca agli eroi
    Sei quell’uomo che viene a cercare l’oblio,
    La poesia che ti vendo, di cui sono il dio
    Dietro questa maschera, c’è un uomo e tu lo sai
    L’uomo di una strada che è la stessa che tu fai.
    E mi trucco perché la vita mia,
    non mi riconosca e vada via…
    Batte il cuore ed ogni giorno è una esperienza in più…
    La mia vita è nella stessa direzione, tu…
    E mi vesto da re perché tu sia,
    tu sia il re di una notte di magia
    Con un gesto trasformo la nuda realtà,
    E dimentichi il mondo con la sua follia
    Tutto quello che c’è fuori rimane dov’è,
    Dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai
    Con le gioie le amarezze ed i problemi suoi…
    Dietro questa maschera lo sai ci sono io..
    Quel che cerco, quel che voglio, lo sa solo Dio …
    Ed ogni volta nascerò.
    Ed ogni volta morirò.
    Per questa favola che è mia
    Vieni ti porto nella favola mia

    Non riesco a visualizzare il video postato da Ema (chiedo scusa per la ripetizione, se questo testo dovesse essere lo stesso proposto da lei con tanto di musica).

    Ho anche qualche dubbio interpretativo.
    In questo romanzo non riesco a vederci per cosi’ dire la vulgata dell’enciclica papale “Deus Caritas est” con la rappresentazione del passaggio eros-filia-agape nei rapporti tra i vari personaggi A&I , Y&M (ma il blog e’ vivace proprio perche’ propone le diverse interpretazioni date dai lettori).
    Avendo pero’ la fortuna di avere un dialogo diretto con lo scrittore, vorrei – se possibile – sapere da Fabry, come autore, in quale chiave intende questo incontro tra i suoi due personaggi: opportunismo di entrambi o eros-filia da parte di almeno uno dei due, destinato a rimanerne scottato?
    Tutto potrebbe essere la preparazione ad un colpo di scena, necessario a dare una svolta al romanzo (ad esempio, la prossima volta a sparare e fare centro sara’ la mano di Ismail armata dalla sinuosa Avigail…parallelismo con serpente tentatore e Giuda traditore).
    Fabry, non ho bevuto la Macabee…:-)

    Rispondi
  14. Titti

    Fabry, non credevo di aver chiesto di svelare chissà quale retroscena dello scrittore, ma va bene così; ne riparliamo fra dieci anni: della serie “quando una domanda allunga la vita!” (comunque grazie perché, forse, indirettamente mi hai risposto nel post 71 – Blaterano di amore, ma non sanno cosa sia.)
    Ci aggiorniamo per una chiacchierata…stavolta in presenza di una Maccabee!

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