solfeggiano l’invidia
con la faccia per terra
vogliono che tutto sia piccolo
tranne gli affari.
li vediamo ogni giorno
alcuni sono nostri amici
perché pure noi siamo indecisi
se vendere i nostri sogni
per spiccioli e sorrisi.
3 pensieri su “Solfeggiano l’invidia”
Arminio
mi faccio un poco di propaganda…
Franco Arminio ha vinto il Premio Stephen Dedalus 2011, categoria Narrativa/Altre scritture, con il libro Cartoline dai morti
Lo ha annunciato oggi la giuria composta da dai coordinatori delle classifiche di qualità (Alberto Casadei, Andrea Cortellessa e Guido Mazzoni) e dai vincitori della passata edizione (Marco Belpoliti, Mario Benedetti e Laura Pugno).
Ieri sera ho letto le sue “Cartoline”. Una capacità davvero notevole di toccare le corde del cuore, dal malinconico (al bella ragazza malata il cui fidanzato attende a lungo per baciarla) al riso (il cacciatore impallinato). Mi sono venuti, lì per lì, alcuni raffronti. Più che a Spoon River, direi che c’è un richiamo all’epigrammista Leonida di Tarsnto, il cantore dei morti comuni, in epigrammi come questi:
“Mi ero gettato nello Jonio in cerca
dell’ancora pesante,
e scendendo nell’acqua
l’avevo portata in salvo. Ma quando
risalivo dall’abisso e le mani
allungavo già agli altri marinai
fui divorato. Un mostro enorme, orribile
mi aveva preso
ingoiandomi fino all’ombelico”.
oppure
“Qui il breve campo di Clèiton e il solco
stretto pronto alla semina;
qui la piccola vigna e là il boschetto
per la legna: e su questo
spazio Clèiton ha passato ottant’anni”.
Mi viene poi anche in mente la canzone di Leonard Cohen “Who by fire” (Who by fire, who by water, who by high ordeal, who by common trial, who in the merry month of may, who by slow decay, who by barbiturate..) ed anche il libro di Cees Nooteboom “La storia seguente”, dove appaiono alcuni morti che raccontano la loro dipartita e alla fine si capisce che anche la storia che siamo venuti leggendo è il racconto della morte del protagonista…
Poi ci sono degli accostamenti puntuali:
– “Sono morto cinque minuti dopo che mi hanno seppellito” condensa in poche parole un intero racconto di Poe;
– La storia di pag 41 mi richiama la poesia di Emily Dickinson “I heard a fly buzz when I died”;
– La storia di pag 43 mi richiama la poesia di Kavafis nella quale un marinaio è morto annegato e la madre, ingnara, prega l’icona della Madonna per la sua salute;
– La storia di pag. 131 mi richiama invece il quadro di Pellizza da Volpedo “Morte sul fienile”, che mi commosse, la prima volta che lo vidi, soprattutto per il piatto e il bicchiere coi quali si era cercato inutilmente di rianimare il moribondo…
e così via.
Grazie del suo lavoro!
Un cordiale saluto.
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mi faccio un poco di propaganda…
Franco Arminio ha vinto il Premio Stephen Dedalus 2011, categoria Narrativa/Altre scritture, con il libro Cartoline dai morti
Lo ha annunciato oggi la giuria composta da dai coordinatori delle classifiche di qualità (Alberto Casadei, Andrea Cortellessa e Guido Mazzoni) e dai vincitori della passata edizione (Marco Belpoliti, Mario Benedetti e Laura Pugno).
complimenti a Franco, anche per l’inaugurazione del nuovo blog Comunità provvisorie, sulla paesologia.
Ripropongo un mio messaggio all’autore:
Gentile Sig. Arminio,
Ieri sera ho letto le sue “Cartoline”. Una capacità davvero notevole di toccare le corde del cuore, dal malinconico (al bella ragazza malata il cui fidanzato attende a lungo per baciarla) al riso (il cacciatore impallinato). Mi sono venuti, lì per lì, alcuni raffronti. Più che a Spoon River, direi che c’è un richiamo all’epigrammista Leonida di Tarsnto, il cantore dei morti comuni, in epigrammi come questi:
“Mi ero gettato nello Jonio in cerca
dell’ancora pesante,
e scendendo nell’acqua
l’avevo portata in salvo. Ma quando
risalivo dall’abisso e le mani
allungavo già agli altri marinai
fui divorato. Un mostro enorme, orribile
mi aveva preso
ingoiandomi fino all’ombelico”.
oppure
“Qui il breve campo di Clèiton e il solco
stretto pronto alla semina;
qui la piccola vigna e là il boschetto
per la legna: e su questo
spazio Clèiton ha passato ottant’anni”.
Mi viene poi anche in mente la canzone di Leonard Cohen “Who by fire” (Who by fire, who by water, who by high ordeal, who by common trial, who in the merry month of may, who by slow decay, who by barbiturate..) ed anche il libro di Cees Nooteboom “La storia seguente”, dove appaiono alcuni morti che raccontano la loro dipartita e alla fine si capisce che anche la storia che siamo venuti leggendo è il racconto della morte del protagonista…
Poi ci sono degli accostamenti puntuali:
– “Sono morto cinque minuti dopo che mi hanno seppellito” condensa in poche parole un intero racconto di Poe;
– La storia di pag 41 mi richiama la poesia di Emily Dickinson “I heard a fly buzz when I died”;
– La storia di pag 43 mi richiama la poesia di Kavafis nella quale un marinaio è morto annegato e la madre, ingnara, prega l’icona della Madonna per la sua salute;
– La storia di pag. 131 mi richiama invece il quadro di Pellizza da Volpedo “Morte sul fienile”, che mi commosse, la prima volta che lo vidi, soprattutto per il piatto e il bicchiere coi quali si era cercato inutilmente di rianimare il moribondo…
e così via.
Grazie del suo lavoro!
Un cordiale saluto.