89. Ha – Motsa

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=9FNU-eG9SNc&feature=related]

da qui

E’ un altorilievo senza pretese di originalità: due personaggi colti nel momento del massimo stupore, davanti a un terzo a braccia aperte, con le palme rivolte verso l’alto; lo sfondo dorato ricorda che una presenza preziosa si rivela nel momento in cui meno te lo aspetti.
A cosa ti fa pensare questo posto?
Mi mette in imbarazzo: provo una specie di rimorso, un senso di colpa che non riesco ad afferrare.
L’affresco è più scontato, se possibile: espressioni devote, gesti plateali; verrebbe voglia di mettersi in mezzo e dire: svegliatevi, diamoci da fare!
Il problema è questo: il senso di colpa. Non si può vivere pensando di non essere all’altezza.
C’è un antidoto?
La processione parte dalla sacrestia: camici, stole, mitrie, pastorali.
I sacerdoti celebrano riti per lavarsi la coscienza.
Secondo te è un metodo efficace?
Il vescovo riceve i doni offertoriali con aria soddisfatta.
La religione ridotta a rituale è un’arma in mano ai detrattori.
Tu cosa proporresti?
Il fumo dell’incenso fa tossire l’assemblea.
Sto pensando alla frase di Yehochoua.
I canti si librano nell’aria, monotoni come il lamento di un infermo.
Se non tornate bambini, non sarete mai felici.
Tu come la intendi?
Pochi chilometri da Gerusalemme, eppure è tutto differente.
E’ un’espressione equivoca: personalmente, i bambini non li tollero.
Questo, se permetti, è un tuo problema.
Alberi, muretti in pietra, un’indicazione improbabile riguardante le fondamenta della casa di Cleopa.
Vedi? E’il problema della religione: sconfina nel mitico, nell’irrazionale. Ti pare possibile che qui ci sia la casa del discepolo che chiacchierò due ore col Mashiah?
Che c’entra coi bambini?
Il sentiero è lastricato in pietra, l’erba vi cresce a ciuffi irregolari.
Parlo dell’infantilismo, il bisogno di credere in qualcosa d’inspiegabile, avvolto nel mistero, come le favole che raccontano ai mocciosi.
La fede non è affidarsi a qualcuno di più grande?
Il vescovo alza il calice con l’ostia, nel silenzio generale.
Io sono per un credo emancipato da dogmi indifendibili.
E’ infantile anche Yehochoua?
Tre suore camminano a fatica, cercando un poco d’ombra.
Non dovrebbe uscirsene così: a gente che non cresce non parli di bambini.
E’ una critica alla disumanità, secondo me.
I fedeli avanzano con ceste di pane, in fila per due, dirigendosi dal vescovo.
Finiscila, Chlomo, sei come i personaggi di quell’affresco grossolano: è ora di svegliarsi, di usare le armi della logica, la dose giusta di furbizia.
Yehouda, non capisco cosa cerchi.
Il prelato distribuisce i pani, sorridendo divertito.
Questo è il dramma: non capisci, non capiscono. E tutto rimane come prima.
Ma insomma, qual è la tua proposta?
E’ la tredicesima volta che la signora anziana viene qui: dev’essere convinta.
Lo capirai più presto di quanto possa immaginare.
Ha – Motsa, il villaggio di olive e melograni, vuol dire primavera.

23 pensieri su “89. Ha – Motsa

  1. pamela

    ‘Se non tornate bambini, non sarete mai felici’
    ‘a gente che non cresce non parli di bambini’

    Nel Marcovaldo di Calvino, tutti i personaggi adulti hanno nomi altisonanti, medievali, da poema cavalleresco. Solo i bambini hanno nomi usuali, forse perché solo loro appaiono come sono e non come figure un pò caricaturali..

    La crescita è nella capacità di restare bambini, di meravigliarsi di fronte alle cose, di guardare il mondo con sensibilità, con occhi puri e senza pregiudizi.

    IL FANCIULLINO- Giovanni Pascoli

    Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo. Egli fa umano l’amore, perché accarezza esso come sorella (oh! Il bisbiglio dei due fanciulli tra un bramire di belve) , accarezza e consola la bambina che è nella donna.

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  2. M&C

    Siamo arrivati a Ha – Motsa, cioè Emmaus, e non poteva esserci una canzone più adatta di questa: “Resta con me” sintetizza perfettamente il desiderio ardente di chi, dopo aver incrociato quegli occhi luminosi, ed in essi aver riconosciuto la Verità, non ne può più fare a meno.
    “Resta con me” è la preghiera spontanea di chi ha capito e sperimentato di aver bisogno di quella luce.
    Yehouda non deve aver incrociato mai veramente quello sguardo acceso ed abbagliante, altrimenti penserebbe solo a correre per raccontarlo al mondo intero.

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  3. Ema

    Una Luce esiste in Primavera
    Non presente nell’Anno
    In qualsiasi altro periodo –
    Quando Marzo è a malapena qui
    Un Colore sta là fuori
    Su Campi Solitari
    Che la Scienza non può cogliere
    Ma la Natura Umana avvertire.
    Aspetta sul Prato,
    Mostra il più remoto Albero
    Sul più remoto Pendio che conosci
    Quasi ti parla.
    Poi quando gli Orizzonti si avviano
    O i Mezzogiorni replicano lontani
    Senza Formula di suono
    Passa e noi restiamo –
    Un senso di perdita
    Intacca il nostro Contento
    Come se un Commercio s’insinuasse d’un tratto
    In un Sacramento –

    Emily Dickinson

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  4. M&C

    – Se non tornate bambini, non sarete mai felici.

    Un bambino avrebbe sicuramente visto la luce in quegli occhi, perchè un bambino è sempre spontaneo e sincero, non ha barriere e non alza muri, è libero da pregiuzi ed ha bisogno e desiderio di “affidarsi a qualcuno di più grande”, totalmente.

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  5. Raf

    -Se non tornerete bambini non sarete mai felici.

    Ritornare come bambini è difficile, ma non impossibile.
    Per essere bambini,dovremmo liberarci di ogni pregiudizio e avere il coraggio di chiedere aiuto al prossimo quando se ne ha il bisogno,senza vergognarsi troppo,
    I bambini hanno un sguardo trasparente,sono puri di cuore e sinceri quando ti parlano. Essendo piccoli sono disponobili all’inegnamento e quindi all’ascolto,essi si affidano a chi è più grande di loro ,perchè non c’è malizia nel loro cuore.
    Insomma essere bambini vuol dire vedere le cose sotto un’altra prospettiva :con semplicità.

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  6. Ema

    “Il problema è questo: il senso di colpa. Non si può vivere pensando di non essere all’altezza.”

    ” Non sappiamo mai quanto siamo elevati
    Fino a quando siamo chiamati ad innalzarci;
    E poi, se sappiamo veramente seguire i nostri progetti,
    La nostra statura tocca il cielo.
    L’eroismo che declamiamo
    Potrebbe essere una cosa quotidiana,
    Se non distorcessimo le nostre misure
    Per paura di essere dei re ”

    Emily Dickinson

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  7. pamela

    Il vescovo riceve i doni offertoriali con aria soddisfatta.

    Pochi chilometri da Gerusalemme, eppure è tutto differente.
    Il prelato distribuisce i pani, sorridendo divertito.
    La fede che sorride all’uomo e condivide..questa è la fede che convince.

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  8. fides&ratio

    Quando penso che il pane dell’altare è solo per i puri – durante una messa in un santuario famoso, una suorina pallida severa, con voce di ghiaccio, dall’ambone, prima della comunione, ha redarguito i presenti così: vi ricordo che l’eucaristia è per chi è in grazia di Dio! E’ un peccato grave accostarsi alla comunione quando non si è in stato di grazia, non vogliate macchiarvi di un peccato così grave
    mi chiedo: e io? Io che ci faccio qui? Io che cerco uno che ha spezzato il pane della vita con pubblicani e peccatori che ci faccio in un santuario dove il pane è per i ricchi di cuore, quelli con le credenziali a posto?

    e allora torno bambina e continuo a sognare un uomo che passa sanando e guarendo e sono certa che questa fede ha salvato anche me

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6-tL97kVDPI]

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  9. M&C

    Stai con me
    com’è difficile
    stringerti a me
    con tutta l’anima
    restiamo insieme fina a quando gli occhi tuoi
    ancora chiusi troveranno gli occhi miei.

    Stai con me per ogni lacrima
    che cade giù da questa nuvola
    quando la notte piano piano finirà
    chissà chi è il primo di noi due che parlerà.

    Settembre poi ci prenderà,
    coi suoi venti di pioggia vincerà.

    Adesso no, ferma il tuo attimo,
    stringiti a me per questo secolo
    quando la musica pian piano finirà,
    come un miracolo poi l’alba nascerà.

    Restiamo insieme fina a quando gli occhi tuoi
    ancora chiusi troveranno gli occhi miei.

    Settembre non ci troverà,
    coi suoi venti non può, non vincerà.

    Adesso si tutto è possibile
    farlo così con tutta l’anima
    quando la musica pian piano finirà,
    chissà chi è il primo di noi due che parlerà

    (Antonello Venditti – Settembre)

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  10. M&C

    Io che ci faccio qui?

    Grazie, Fides!
    E’ un’esperienza che in molti abbiamo fatto, legata ad un vecchio modo di interpretare la Fede, ad una religiosità che trascende dalla carità, e che ci ha fatto soffrire e dubitare, sentire inadeguati, fino a quando non abbiamo incontrato l’Amore vero, che ci ha accolti e fatto comprendere che era lì proprio per noi e per tutti quelli, come noi, che non hanno “le credenziali a posto”, ma che cercano la Verità.
    Perchè “gli ultimi sono i primi”, almeno di fronte a quell’uomo….

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  11. RossellaT

    La fiducia, l’affidamento, la mancanza di malizia, la schiettezza sono le cose che caratterizzano i bambini.

    Se non tornate bambini, non sarete mai felici.

    È l’annuncio della felicità possibile, possiamo tranquillamente riconoscere di essere deboli, dipendenti, non dobbiamo dimostrare nulla, ed è proprio in questo riconoscimento della nostra debolezza, dell’avere bisogno, dell’affidarsi senza sentirsi inadeguati che sta la felicità… resta con me ho paura del buio!

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  12. Vale

    Ormai dieci anni sono pasati da quel giorno in cui pensavo di essere morta, in cui la fede vacillava, ma Lui mi ha preso per mano come una bambina e mi ha salvata.
    Si, credere in quell’Uomo e seguirlo è davvero la salvezza!

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  13. Roby (S.d A)

    La fede non è impossibile, non è comoda, non la compri e non la vendi, non è un gioco né un lavoro, non è un calcolo matematico, non è una magia…
    La fede è sorgente d’amore, espressione di un immenso che invade l’anima e che attraverso la preghiera ti fa sentire all’altezza sempre e comunque, accettando te stesso e il tuo prossimo , con limiti e imperfezioni, propri di ogni persona

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  14. Stella Maria

    Il problema è questo: il senso di colpa.
    C’è un antidoto?

    Dal mio modesto punto di vista ritengo che ci siano al mondo due categorie di persone: quelle che vivono di sensi di colpa e quelli che non sanno proprio cosa sia ma sono bravissimi ad agire o crearli negli altri: la solita storia di vittima e carnefice.
    Chi vive di sensi di colpa è sempre inadeguato, fuori luogo, per assurdo se vede volare una farfalla e questa, in volo, cambia traiettoria è sicuramente perchè lui/lei la stava guardando. L’altro invece approfitta di tutto e tutti pur di non caricarsi delle proprie responsabilità anzi, gioca sulla debolezza dell’altro per ottenere ciò che vuole e assolversi sempre. Non c’è un vincitore e un vinto, c’è solo l’uomo con le sue debolezze o il suo credersi furbo, la fragilità e l’apparente forza.
    L’antidoto, fino alla mia generazione, ci è stato dato, naturalmente nessuno ce lo ha prospettato come tale, si chiama “esame di coscienza”. Ma come tutte le cose buone è passato di moda e chi si interroga sulle proprie azioni quotidiane è solo un “cretino” che non ha ancora capito come funziona il mondo ma è proprio così? Gesù ci ha insegnato la capacità di discernimento, ognuno sa cosa è bene, in senso assoluto, e cosa è male, così come conosce il senso relativo, quello frutto solo della propria ottica, quasi sempre unidimensionale e miope, del proprio io. Perciò l’antidoto è confrontarsi con se stessi, discernere e anche se si sa di aver sbagliato vivere di sensi di colpa non porta a nulla se non a problemi psichici, ciò che conta è porre riparo, chiedere scusa (il più grande segno di maturità umana e anche di crescita interiore, aggiungo io), adoperarsi per tornare in pace con gli altri e se stessi e non farsi più abbindolare dai facili “mezzucci” di chi il confronto con se non lo ha mai fatto, onde evitare di assumersi responsabilità e crescere e scarica sugli altri il peso della propria coscienza, pensando di farla sempre franca.
    Ci vuole coraggio e onestà per vivere con gli altri e con se stessi, in primis, alla radice dell’antidoto c’è sempre un grande amore per sè e per l’altro, “ama il prossimo tuo come te stesso”: nè più nè meno. Questo è il comandamento dell’amore, il sunto dell’insegnamento evangelico, altro non serve, men che mai il senso di colpa, sebbene aiuti a capire chi siamo e dove sbagliamo.
    SM

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  15. annamaria orlandi

    …io sono per un credo emancipato da dogmi indifendibili….. La semplicità dei bambini ci porterà a vedere con occhi nuovi la vita ,ma i bambini hanno bisogno di affidarsi a chi è più grande di loro, poi credono nelle favole. Penso che la radice della fede e il suo problema sia proprio qui : affidarsi, seguire il Maestro che ci convince con le sue parole e col suo esempio,credere anche agli “arricchimenti” che la chiesa ha aggiunto nei secoli, o avere una fede” adulta”, sempre minacciata dalla realtà di un mondo che è senza dio ?

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