[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=w7_UoQ3GbZA&feature=related]
da qui
Be’er Sheva è un città costruita nel deserto, come tutto ciò che è umano, anche se la distesa infinita della sabbia, il sole a picco, il silenzio carico di vento e di ricordi sfuggono a volte alla coscienza, e restano i grappoli di grattacieli, lo snocciolarsi delle arcate, l’ondeggiare delle palme accanto ai pozzi.
– Sono preoccupato, Shime’on.
Il cartello in tre lingue è ingoiato dalla distesa incandescente, arginata all’orizzonte da una catena montuosa mezzo cancellata da una foschia improbabile.
– E’ la prima volta, da quando ti conosco.
Il cielo è una massa bianca che a una certa altezza si decide a tingersi d’azzurro.
– Siamo a un bivio: sento voci di rivolta, di corsa agli armamenti. I popoli rincorrono un sogno di libertà represso troppo a lungo.
I palazzi, dal fiume, hanno l’aria di un fantasma coricatosi per tirare il fiato.
– Hai lanciato un messaggio che non può tornare indietro.
La carovana di cammelli trasporta il peso indigesto della storia.
– Ascolta, Shime’on: tu sai qual è il rischio del potere. La pietra può costituire l’inciampo e il fondamento, nello stesso istante. Affido a te le chiavi della vita: non cercare sicurezze al di fuori del vento, della sabbia, del sole che batte sui monti ai confini del deserto.
Il ponte turco sul Be’er Sheva, sputa o inghiotte la massa d’acqua inferocita.
– A volte sembra un’utopia.
Che differenza c’è col flusso d’auto che entra nella pancia di ville e grattacieli?
– Dovrai vigilare perché l’oro non prenda il posto della porta aperta, l’apparato non sostituisca l’entusiasmo.
Chi distingue, da lontano, una pietra miliare da una lapide?
– Ho paura di essere schiacciato, la storia va in un’altra direzione.
Di che colore sono gli occhi del futuro?
– C’è un verme che divora il potere dal di dentro.
La città è un intestino arrotolato su se stesso: manda bagliori di fanali, di insegne commerciali.
– Non ho il tuo carisma: come farò a convincere la gente?
Le case sono stelle che gareggiano tra loro; si riconosce il balenio di Aldebaran, il riflesso ambrato di Alpha Centauri, lo scintillio di Betelgeuse.
– Non si tratta di convincere, semmai di spogliarsi, di imparare dal deserto la lezione del silenzio, d’informarsi dal cielo sul prezzo della libertà.
Vista dall’alto, la città è un astro nell’universo di pietrisco e sabbia: solo il futuro potrà dire se sia la fiaccola vivida di Antares, il faro deciso di Arturo o il riverbero incantevole di Altair.

– Non ho il tuo carisma: come farò a convincere la gente?
– Non si tratta di convincere, semmai di spogliarsi, di imparare dal deserto la lezione del silenzio, d’informarsi dal cielo sul prezzo della libertà.
chissà se nella mente di Y c’era la papamobile, il mantello bordato di ermellino, il segretario personale, il segretario di stato…
… io ti battezzo nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, e diventi Sacerdote, Re e Profeta… questo dovrebbe bastare e invece non lo fanno bastare
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mNwEEaYeomY]
Nel buio della notte, le stelle sono le luci che indicano la strada giusta ai naviganti ed a tutti i viaggiatori.
Nelle tenebre che spesso ci avvolgono nella vita, tanto più scure quanto più ci troviamo nel deserto, l’Amore é la luce che illumina il cammino e fa ritrovare la direzione corretta, l’astro splendente attorno al quale ruotare.
– Sono preoccupato, Shime’on.
– E’ la prima volta, da quando ti conosco.
Mi sono affacciata al blog per trovare un po’ di ristoro ma, ironia della sorte, proprio oggi vi trovo uno Y preoccupato. Vorrà dire che andrò ad abbeverarmi direttamente alla fonte…
Il brano è comunque bello ed i dialoghi stingati ed efficaci, come al solito.
I LIKE IT.
(Un po’ di musica, con un’intrusione della OXA in versione Salomé)
Tu non ridi più
Se nei vicoli scuri io così perso non ti ho visto mai
tu sei un uomo ferito
nella sua dignità
Tu non sei più tu
tu non ridi più
http://www.youtube.com/watch?v=D8cjwnp4GpE
A volte il silenzio vale più di mille parole.
E’ nel silenzio più totale che si ascolta la sua Voce,ed è sempre nel silenzio che si prendono le giuste decisioni.
Concordo pienamente con M&C quando afferma che l’Amore è la luce che illumina il cammino e fa ritrovare la direzione corretta,l’astro splendente attorno al quale ruotare.Senza di esso infatti continueremmo a vagare nel buio senza trovare una via d’uscita.
“Ho paura di essere schiacciato, la storia va in un’altra direzione.”
http://www.youtube.com/watch?v=cK1GbJdwI6s
“Di che colore sono gli occhi del futuro?”
“La cosa più bella del futuro
è che arriva solo un giorno per volta.”
A. Lincoln
“solo il futuro potrà dire se sia la fiaccola vivida ”
V’è una certa inclinazione di luce,
I Pomeriggi d’inverno –
Che opprime, come il peso
di musiche di Cattedrale –
Una ferita celeste, ci apporta –
Non ne troviamo cicatrice,
Ma un’interna differenza,
Dove stanno i Significati –
Nessuno può insegnarla – altrui –
È il Sigillo la Disperazione –
Un’imperiale afflizione
inviataci dall’aria –
Quando viene, il Paesaggio ascolta –
Le Ombre – trattengono il fiato –
Quando va, è come la Distanza
nell’aspetto della Morte –
E.Dickinson
“Non si tratta di convincere, semmai ……d’informarsi dal cielo sul prezzo della libertà.”
LA LIBERTA’
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Da “Dialogo tra un impegnato e un non so”
Giorgio Gaber
@Raf
sempre lieta di essere in sintonia.
grazie mille!
… a volte sembra un’ utopia….Lo penso spesso anch’ io, ma è una magnifica utopia !
“non cercare sicurezze al di fuori del vento, della sabbia, del sole ”
http://www.youtube.com/watch?v=3muC5MXn1sY&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=gUpvXuMs36o&feature=youtube_gdata_player
imparare dal deserto la lezione del silenzio
Il deserto è bello” soggiunse il piccolo principe….ed era vero. Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio. ” Ciò che abbellisce il deserto “, disse il piccolo principe ” è che nasconde un pozzo in qualche luogo ………..”
Il silenzio per riscoprire la nostra anima, per ascoltare lo Spirito che alberga in noi, le nostre sensazioni, le nostre emozioni e tornare ad agire responsabilmente.
Di che colore sono gli occhi del futuro?
Azzurri e trasparenti come l’amore, dove i sentimenti prevalgano sugli interessi, ognuno sia libero di pensare e mostrare le proprie idee, ogni persona sia accolta con dignità in qualunque terra, dove chi è solo possa sempre trovare una tavola per condividere il pane. Utopia? magari speranza
– A volte sembra un’utopia.
«Utopia. Siamo nel migliore dei mondi possibili: la popolazione ha trovato un modus vivendi decoroso, con un’equa distribuzione delle risorse alimentari, un’ottima organizzazione sanitaria, fonti energetiche perfettamente compatibili con l’ecosistema; in politica vige una democrazia equilibrata con cambi di governo regolari, nel rispetto dell’alternanza fra gruppi conservatori e progressisti; gli stipendi dei parlamentari sono omologati a quelli dei dirigenti delle aziende statali, senza privilegi o facilitazioni; le religioni coltivano un dialogo accomodante e costruttivo, favorendo la crescita spirituale dei fedeli; la cultura è promossa da un’alfabetizzazione che investe le popolazioni e le categorie più refrattarie; l’economia è depurata da ogni genere di sfruttamento iniquo, non esistono fabbriche impiantate all’estero con retribuzioni minime e divieto di assistenza sindacale. Il sole sorge soddisfatto su un pianeta che non dà più segni di conflitto o di dissenso grave. Mi sveglio alle sei del mattino, adeguatamente riposato: no, non è un sogno, è il migliore dei mondi possibili che si offre anche oggi con proposte confortevoli. Mi lavo, faccio colazione, scendo in strada e mi blocco davanti all’automobile acquistata di recente con i punti qualità. Cosa mi succede? Mi tocco con la mano destra dietro il collo: ah! Ricordo con sollievo che è sufficiente una ricarica della batteria per risolvere il problema». DA “NON SUPERARE LE DOSI CONSIGLIATE” DI FABRIZIO CENTOFANTI
Pura utopia, verissimo Fabry. Niente di tutto ciò, ahimé, a partire dall’equità, la sanità.. per finire con la sveglia che ti fa alzare alle sei, adeguatamente riposato. Meno male, però, che non siamo diventati delle pedine di Matrix (come nell’omonimo film).
L’unica cosa vera è l’automobile nuova, che per fortuna non hai acquistato con i punti qualità (visto che anche quella, al giorno d’oggi, sa di sòla|). Che effetto ti ha fatto salutare, dopo tanti chilometri insieme, la vecchia Micra?
vi ringrazio!
un bell’effetto, Titti: anche perché con l’altra non ero più sicuro di raggiungere la meta.
Fides, non credo.
Di che colore sono gli occhi del futuro?
…possono rispecchiare il buio della notte se ci ostiniamo a non cogliere quei bagliori che ci indicano la strada giusta,che ci potrebbero far riflettere ,rimuginare su noi stessi per trovare il senso profondo della nosta vita..possono diventare luminosi se,nel silenzio delle nostre insicurezze,riuscissimo a non aspettarci sempre la risoluzione di tutti i nostri guai….dovremmo metterci in ascolto,nella piena libertà di mostrarci per quello che siamo veramente..e megari quello che ci sembra un’utopia,potrebbe diventare possibile..
Ecco, la parola inonda di luce la storia e il suo riflesso. Dinanzi al bivio, quella luce chiarisce, mi pare, la “sancta discretio”. Così leggo il tuo testo, Fabrizio, per il quale ti sono riconoscente.
‘il silenzio carico di vento’
http://youtu.be/f_cxtm3AmaE
Di che colore sono gli occhi del futuro?
L’iride è una composizione di colori che alla luce del sole riflette il colore dominante, al buio c’è solo un’occhio uguale per tutti che non vede e cerca la luce. E’ la luce che cambia la visione delle cose e il futuro non è altro che la speranza che si avveri un sogno diverso, che un raggio di sole illumini il segreto delle cose. Il futuro ha il colore che l’uomo saprà dargli e speriamo che come un prisma il cuore sappia scomporre e ricomporre affinchè sia solo luce.
SM
@TITTI
Non sapevo che l’auto nuova di Don Fabrizio fosse un regalo di più persone che si sono messe insieme.
E’ arrivata proprio al momento giusto, davvero la vecchia stava per lasciarlo…mai mettere limiti alla provvidenza!
Un bacio.
@Ema & Titti
Si, ci voleva proprio una nuova macchina per il nostro don, che è sempre pronto a correre da chiunque lo chiami o abbia bisogno, indipendentemente dalla distanza e dall’ora.
La vecchia micra aveva ormai un aspetto “poco sicuro”.
Grazie ai benefattori che hanno, con questo gesto, fatto il regalo anche a tutta la comunità!
– Ascolta, Shime’on: tu sai qual è il rischio del potere. La pietra può costituire l’inciampo e il fondamento, nello stesso istante. Affido a te le chiavi della vita: non cercare sicurezze al di fuori del vento, della sabbia, del sole che batte sui monti ai confini del deserto.
Un dialogo intimo. Yehochoua affida a Shime’on il futuro avvertendolo dei rischi che verranno. Sembra svelargli il segreto della vita. E’ l’insegnamento che viene dall’osservare ciò che circonda, la natura con tutta la sua potenza e i suoi elementi. Dio è ovunque, tutto è nato da Lui e torna a Lui. Ispirarsi alla natura, “non cercare sicurezze al di fuori del vento, della sabbia, del sole che batte sui monti ai confini del deserto”. Elementi potenti, mutabili e certi allo stesso tempo, così come è l’amore forte, che si trasforma e trasforma, che ha bisogno di luce per vivere, di non essere trattenuto per sprigionare tutta la forza di vita che può donare.
grazie!
la macchina nuova è arrivata giusto in tempo, in effetti.
Yoh’anan è il più puro; Shime’on (Chimone – Simone) il più autorevole agli occhi dei discepoli che seguono Gesù. Eppure Simone si sente inadeguato, “ha paura di essere schiacciato”, pensa di “non avere il carisma” adatto per prendere le redini. Ma Gesù – dopo avergli confidato la propria preoccupazione – gli affida le chiavi della vita, rendendolo pietra di inciampo e fondamenta, dandogli così un nome nuovo (Pietro). Il consiglio che gli dà è quello di “imparare dal deserto la lezione del silenzio”.
Sembra un testamento spirituale e mi viene in mente don Mario in ospedale che affida a don Fabrizio tutti noi, specialmente i casi più bisognosi ed urgenti di intervento.
“imparare dal deserto la lezione del silenzio”.
Nella vita ci ostiniamo ad opporre la nostra energia a quella dell’universo. Al contrario, se impariamo a fare silenzio, saremo in grado di cogliere l’eterna danza che ci circonda. Abbandonarsi è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché ossessionati dal controllo di quanto avviene dentro e fuori di noi. L’abbandono, invece, è una forma di consapevolezza: è partecipazione alla pienezza. Dopotutto, è così chiassosa la vita che è inutile aggiungere altro rumore. Prendiamo atto di esistere, di essere in possesso di un’identità che ci è data (tu sei Pietro) così come tutto intorno a noi ci è donato, ci avanza e trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene (si tratta di spogliarsi per essere liberi). Così si risveglia lo stupore infantile per ogni cosa. Abbandonarsi è una primavera costante, dove tutto continuamente nasce.
Due omaggi musicali:
per i palati classici
http://www.youtube.com/watch?v=7plZfcYs53g
e
per chi ama ritmi più moderni
http://www.youtube.com/watch?v=pEjzFRHO6HM
Abbandonare puó essere anche un grande atto d’amore.
Come fa un padre, o una madre, quando decide di rendere libero ed autonomo un figlio e, con smisurata fiducia, lo lascia camminare solo con le sue gambe, pur guardandolo da lontano, di nascosto, dandogli così la capacità di continuare a farlo sempre, anche in futuro, quando rimarrà solo veramente.
Un abbandonare che vuole dire “ti amo così tanto, che voglio che tu viva felice anche senza di me, nonostante me e dopo di me.”
Fabry, anche nello stato dell’automobile stavi ripercorrendo le orme di Domma: mi ricordo che la vecchia Tipo con cui – tu autista – affrontaste il viaggio per la missione a Melissa-Pallagorio, zampillava benzina dal tappo! Appena partiti, ci fermammo al distributore per rimediare prima che fosse troppo tardi.
Anche sulla tua Micra, ormai, si rifiutava di salire pure San Cristoforo, il protettore degli automobilisti 🙂 …conosci la barzelletta, vero?
Un abbraccio “volante”…
grazie!
sì, lasciare, abbandonarsi, verbi da riscoprire.
Titti, ricordo eccome!