[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=yRUlzJn8UeU&feature=related]
da qui
Selma, dicevo, ancora Selma. Fu Johnson a cambiare musica, come se a un certo punto cominciasse un concerto finalmente armonico, vogliamo dire Mozart?
Mi sentivo felice – ti è mai capitato? Sai, quando ti prende dentro, ti lasci invadere da qualcosa di più grande: vogliamo usare il termine miracolo?
C’è chi lustra le scarpe agli altri, per tirare avanti. Hai mai conosciuto un lustrascarpe? Persino il suo mestiere si può fare con il cuore.
Parlò contro la violenza, a favore della democrazia e dell’uguaglianza.
Un presentimento si faceva strada, come fossero due marce sovrapposte, come se nel momento della gloria si manifestasse quello della morte.
I ricchi, a volte, hanno una faccia triste, forse perché sono preoccupati, perché nella borsa c’è qualcosa di valore, perché il mondo intorno può assumere l’aspetto di una rapina a mano armata.
Parlò di promesse: il voto, la desegregazione, l’equità sociale, note che a noi parevano di un altro mondo, melodie che non avevamo mai ascoltato.
Può esistere una felicità in cui si annida la malinconia? Hai mai visto una risata in cui s’intravede un’ombra di tristezza?
I ricchi, a volte, vanno dritti per la loro strada: li vedi decisi, rapidi, spietati. Sembra che niente e nessuno possa toccargli il cuore.
Parlò di merito, di conquiste personali, traguardi di comunità: la voce era una corda di violino, la lingua un archetto che scivolava con dolcezza o con vigore.
Sai quando canti di gioia e scendono le lacrime? Quando fai l’amore e ricordi tuo padre che sta male? Quando prendi il sole e una nuvola nera appare sulla testa, all’improvviso?
Il lustrascarpe resta in piedi, con le braccia aperte: mette l’anima nel suo lavoro, crede che il cuoio lucido abbia un senso.
Parlò di pregiudizi, disse che è da stupidi guardare il colore della pelle e farne un handicap oppure un privilegio.
A volte immagini una scala che raggiunga la memoria dei tuoi sogni, quelli che al mattino svaniscono e tu insegui inutilmente.
Sai quando, durante un matrimonio, all’improvviso ti viene in mente un funerale? Magari quello della bambina di tre anni, coi genitori che annuiscono con un movimento impercettibile del capo, mentre il prete scandisce le parole, una musica struggente che ti rapisce per un istante solo.
I ricchi, a volte, perdono la loro sicurezza, basta niente a ridurre in pezzi il castello che si sono costruiti, a ritrovarsi in uno spazio buio dove il denaro non conta e il potere è un’eco lontana di cui non afferri più il messaggio.
Disse che chi fa il male ne è anche vittima, che l’insulto ti ricade addosso, il disprezzo si trasforma in veleno che consuma gli intestini.
E pregavi, pregavi, che ritornasse in mente un gesto, una parola, magari il volto di lei, che ora ti appare più sfocato, come in una nebbia – eravate così vicini che non distinguevate più le mani, i pensieri, le emozioni.
Ma ti senti finalmente libero, come non avresti mai pensato e ti chiedi se tu stia sognando e temi che sfumi il calore della folla, le mani che applaudono, l’uomo che sale sul traliccio per vedere meglio.
Sì, i ricchi, a volte, perdono tutto in un momento, mentre il lustrascarpe è felice di aver fatto bene il suo mestiere, di essere fedele a una missione così insulsa e preziosa nello stesso tempo.
Disse che il male è una macchia d’olio che si allarga, un fumo che penetra la casa e impedisce di vedere, una rosa gualcita irrimediabilmente.
All’improvviso ricordi: eri un gabbiano, un sogno ricorrente, come se il volo fosse quello che ti aspetta, come se le ali che credevi di aver perso si riformassero per un miracolo inatteso, e ora planassero lente sulle acque agitate della storia.
Felicità e tristezza si stringono di notte in un abbraccio che contiene il mondo, il suo mistero irriducibile, il segreto che non avevi mai compreso e solo adesso, appena sveglio, si chiarisce, come quando scruti dall’alto il panorama, quando vortichi sulle macerie del passato sentendotene affrancato, per la prima volta.
Amore, amore, perché non credi mai ai miracoli?
Ecco, mi sembrò una favola. E, come sempre, hai paura di uscire, dopo la parola fine.

La ricchezza materiale non è di per sè un problema, soprattutto se guadagnata lavorando onestamente: il problema nasce quando si adora e si desidera la ricchezza sopra ogni altra cosa, quando la si trasforma nel proprio idolo.
“Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli”, perchè chi adora smisuratamente le sue ricchezze non è in grado di amare il prossimo e non si accorge degli altri, dei poveri, come il ricco epulone che rifiutava anche le briciole del pane al povero Lazzaro.
Chi ripone le sue sicurezze nel denaro, si riconosce dalla “faccia triste” e sempre preoccupata, dal cuore indurito ed incapace di abbandonarsi all’amore, dalla solitudine e dalla tristezza profonde che lo assillano, perchè “basta niente a ridurre in pezzi il castello” che si è costruito.
http://www.youtube.com/watch?v=GAmq_39-15Y
“Amore, amore, perché non credi mai ai miracoli?”
http://www.youtube.com/watch?v=KTBKsdEj7A8
“perchè mi perderei…se dovessi capire che stanotte non ci sei”
La vera ricchezza è l’umiltà, è un cuore colmo di amore.
“Ecco, mi sembrò una favola.”
Io credo che un ragazzo ed una ragazza abbiano il diritto di volersi bene,
che possano guardare insieme il Cielo,le Stelle, la Luna; che possano camminare insieme verso il Sole seguendo l’unica legge che io conosco: l’Amore.
Io credo nell’amicizia, in quella costruita giorno dopo giorno, passo dopo passo; credo nell’amicizia vera, sincera, credo che nessuno potrà mai valere di più di una persona a cui dici tutto…
Io credo nei sogni, nelle parole delle canzoni, nel potere della musica, nelle favole, nelle fate e pure negli gnomi; credo alla poesia, credo negli Indiani, credo nel “Toro”, nel colore granata, nella magia del numero 7 e credo nei cartoni…
E credo che prima o poi atterrerà Tetsuya con il suo Grande Mazinga a salvare questa Terra dal male.
Io credo nel Bene, in tutto ciò che finisce in bene, nei piccoli e in tutto ciò i piccoli rifiutano ai grandi…
Io credo in Dio, misericordia, pazienza, eterna bontà, credo in Lui, nella sua potenza e credo…
E credo…e credo che non ci lascerà mai morire tra le grinfie di questi avvoltoi.
Peter Pan & Campanellino
“Mi sentivo felice – ti è mai capitato? Sai, quando ti prende dentro, ti lasci invadere da qualcosa di più grande: vogliamo usare il termine miracolo?
…All’improvviso ricordi: eri un gabbiano, un sogno ricorrente, come se il volo fosse quello che ti aspetta, come se le ali che credevi di aver perso si riformassero per un miracolo inatteso…”
Quando meno te lo aspetti…il Suo amore ti rialzerà e ti solleverà su ali d’aquila!
“Può esistere una felicità in cui si annida la malinconia?”
“Felicità e tristezza si stringono di notte in un abbraccio che contiene il mondo”
“La malinconia è la felicità di essere tristi.”
(V. Hugo)
“Mi sentivo felice – ti è mai capitato? Sai, quando ti prende dentro, ti lasci invadere da qualcosa di più grande: vogliamo usare il termine miracolo?”.
Si, quando t’invade quella sensazione è come un lago di dolcezza, è come annegare in un mare di beatitudine, è come se niente possa mai più fermarti, è come se quegli idoli che avevi siano ormai carta straccia buona solo a farti sorridere, a farti capire quanto eri cieco. Spogliamoci del vestito logoro, ormai abusato, lucido di calunnie e falsità, e mettiamone uno morbido, che rispetti il nostro corpo, la nostra psiche, il nostro io, la nostra libertà, gli altri, il nostro Amore infinito. Il nostro Amore che, anche se ben riposto dentro, quando solo lo abituiamo a correre, ci porterà lontano e sanerà le nostre ferite e quelle di chi ci sta vicino. Grazie Signore per avermi liberato da questa cecità, per avermi tolto la benda che mi premeva sugli occhi, per avermi fatto capire qual è il vero Amore per un figlio, per il coniuge, per un amico, per un genitore, per un parente acquisito. Da un pò sono l’uomo più ricco del mondo. Andiamo tutti insieme a quella fonte, sediamoci, stringiamo le mani e mangiamo quell’unico pane. E’ un miracolo sapete?
“Disse che il male è una macchia d’olio che si allarga, un fumo che penetra la casa e impedisce di vedere, una rosa gualcita irrimediabilmente”.
Il male è libera scelta, lo operi se lo senti, se gli spalanchi le porte, se ne fai il tuo padrone. E solo perchè hai ridotto il bene che è in te al lumicino, negando te stesso, rinnegando l’Amore dei genitori, del coniuge, degli amici, del prossimo. E cosa hai guadagnato? Una rosa gualcita, la tua vita spiegazzata, piena di sotterfugi, di menzogne e specchi rotti. Corri con cocci di vetro in tasca e non te ne avvedi; e prima o poi cadendo t’infilzerai su quegli ami che avevi piazzato per catturare gli altri e i cocci ti morderanno le mani. Allora dirai: io sono quella macchia d’olio che si allarga, io il fumo che appesta la casa, io la rosa sciupata. E capirai che il male lo fai se lo vuoi, lo se tu stesso diventi il male. Ma se non lo vuoi, farai molto più del semplice “non fare il male”: farai il bene e guadagnerai l’Amore a la vita in terra.
“…I ricchi, a volte, vanno dritti per la loro strada: li vedi decisi, rapidi, spietati. Sembra che niente e nessuno possa toccargli il cuore.!
Ogni via è soltanto una via . Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione. Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario. Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi: questa strada ha un cuore?
(Carlos Castaneda)
“I ricchi, a volte, hanno una faccia triste, forse perché sono preoccupati, perché nella borsa c’è qualcosa di valore, perché il mondo intorno può assumere l’aspetto di una rapina a mano armata….I ricchi, a volte, vanno dritti per la loro strada: li vedi decisi, rapidi, spietati. Sembra che niente e nessuno possa toccargli il cuore…I ricchi, a volte, perdono la loro sicurezza, basta niente a ridurre in pezzi il castello che si sono costruiti, a ritrovarsi in uno spazio buio dove il denaro non conta e il potere è un’eco lontana di cui non afferri più il messaggio….
Sì, i ricchi, a volte, perdono tutto in un momento, mentre il lustrascarpe è felice di aver fatto bene il suo mestiere, di essere fedele a una missione così insulsa e preziosa nello stesso tempo.”
Dal Vangelo di Matteo: Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste, poiché aveva molte ricchezze.
La ricchezza non è di per sé un male: dipende da cosa ne fai, se sei tu a farne un giusto uso o se è lei che ti domina.
Oltre alla bramosia/idolatria del potere, del sesso, c’è anche quella del denaro, ma per fortuna ci sono anche ricchi benefattori, oltre a quelli come “il giovane ricco” che si avvicinò a Gesù ma che se ne andò triste perché aveva molti beni (Mt 19,16-22 ; Mc 10,17-22 e Lc 18,18-23).
Molti beni: il troppo storpia e spesso rende viziati ed egoisti. A volte però anche tra le persone che di ricchezze non ne hanno in eccesso ma il giusto frutto del loro lavoro, c’è chi non è felice come il lustrascarpe del post, perché sviluppa un attaccamento ugualmente insano che lo rende triste.
E’ ancorato al NON uccidere, NON commettere adulterio, NON rubare, NON testimoniare il falso…gli manca l’azione positiva della Carità e sappiamo che una fede senza opere NON è. Gesù non ci propone un punto di arrivo, ma ci chiede di camminare dietro di lui, vivendo a Sua imitazione, per diventare perfetti nell’Amore assecondando ciascuno i propri carismi. E anche da “operaio dell’ultima ora” un giorno si può decidere di salire “sul traliccio per vedere meglio”, come Zaccheo fece sul sicomoro. Non c’è da essere gelosi se il Signore è buono e dona la vita anche a chi, essendo dell’ultima ora, non ha lavorato tanto quanto gli operai della prima ora.
“Bisogna trovare il propio sogno perché la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno”
Hermann Hesse.
http://www.youtube.com/watch?v=4g1gUnwRVsI
“Felicità e tristezza si stringono di notte in un abbraccio che contiene il mondo, il suo mistero irriducibile, il segreto che non avevi mai compreso e solo adesso, appena sveglio, si chiarisce, come quando scruti dall’alto il panorama, quando vortichi sulle macerie del passato sentendotene affrancato, per la prima volta….Ecco, mi sembrò una favola. E, come sempre, hai paura di uscire, dopo la parola fine.”
OGNI FAVOLA E’ UN GIOCO, Fabry, e la tua ha sicuramente un lieto fine e tanti buoni frutti!
Buona notte e sogni d’oro.
http://www.youtube.com/watch?v=MKmZR9njtv8
Mi è capitato fra le mani un articolo sul discorso di Benedetto XVI (in occasione dei suoi sessant’anni di sacerdozio) incentrato sulla nozione di amicizia con Dio e su che cosa significa per lui, e per tutti i sacerdoti, essere prete.
Il Papa è partito dalle parole «Non vi chiamo più servi ma amici» (Gv 15,15), ma qui riporto la seconda parte del discorso in cui evidenzia come l’albero di una vita buona sacerdotale si riconoscerà dai frutti.
«Dopo la parola sull’incamminarsi, Gesù continua: portate frutto, un frutto che rimanga! Quale frutto Egli attende da noi? Qual è il frutto che rimane? Ebbene, il frutto della vite è l’uva, dalla quale si prepara poi il vino». E di questa immagine, vero marchio di fabbrica del suo sacerdozio e del suo pontificato, il Papa propone un’esegesi articolata. «Perché possa maturare uva buona, occorre il sole ma anche la pioggia, il giorno e la notte. Perché maturi un vino pregiato, c’è bisogno della pigiatura, ci vuole la pazienza della fermentazione, la cura attenta che serve ai processi di maturazione. Del vino pregiato è caratteristica non soltanto la dolcezza, ma anche la ricchezza delle sfumature, l’aroma variegato che si è sviluppato nei processi della maturazione e della fermentazione. Non è forse questa già un’immagine della vita umana, e in modo del tutto particolare della nostra vita da sacerdoti? Abbiamo bisogno del sole e della pioggia, della serenità e della difficoltà, delle fasi di purificazione e di prova come anche dei tempi di cammino gioioso con il Vangelo».
In chiave autobiografica, il Papa afferma dopo sessant’anni di sacerdozio che «volgendo indietro lo sguardo possiamo ringraziare Dio per entrambe le cose: per le difficoltà e per le gioie, per le ore buie e per quelle felici. In entrambe riconosciamo la continua presenza del suo amore, che sempre di nuovo ci porta e ci sopporta». E tuttavia l’esegesi dell’immagine della vite continua: «Ora, tuttavia, dobbiamo domandarci: di che genere è il frutto che il Signore attende da noi? Il vino è immagine dell’amore: questo è il vero frutto che rimane, quello che Dio vuole da noi. Non dimentichiamo, però, che nell’Antico Testamento il vino che si attende dall’uva pregiata è soprattutto immagine della giustizia, che si sviluppa in una vita vissuta secondo la legge di Dio! E non diciamo che questa è una visione veterotestamentaria e ormai superata: no, ciò rimane vero sempre. L’autentico contenuto della Legge, la sua summa, è l’amore per Dio e per il prossimo. Questo duplice amore, tuttavia, non è semplicemente qualcosa di dolce. Esso porta in sé il carico della pazienza, dell’umiltà, della maturazione nella formazione ed assimilazione della nostra volontà alla volontà di Dio, alla volontà di Gesù Cristo, l’Amico».
Il compito – il Papa lo ricava dalla sua stessa esperienza – non è facile, e accanto al momento della dolcezza c’è quello dell’amarezza e della prova, che presto o tardi arrivano per ogni sacerdote. Ma «solo così, nel diventare l’intero nostro essere vero e retto, anche l’amore è vero, solo così esso è un frutto maturo. La sua esigenza intrinseca, la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, richiede sempre di essere realizzata anche nella sofferenza. Proprio così cresce la vera gioia. Nel fondo, l’essenza dell’amore, del vero frutto, corrisponde con la parola sul mettersi in cammino, sull’andare: amore significa abbandonarsi, donarsi; reca in sé il segno della croce. In tale contesto Gregorio Magno [540-604] ha detto una volta: “Se tendete verso Dio, badate di non raggiungerlo da soli” (cfr H Ev 1,6,6: PL 76, 1097s) – una parola che a noi, come sacerdoti, deve essere intimamente presente ogni giorno».
Amore, amore, perché non credi mai ai miracoli?
E Amore aprì gli occhi e finalmente vide il miracolo, negli occhi che gli rimandavano uno sguardo d’amore.
fa’ che il mio sguardo non insozzi colui che incontra;
non turbi, ma porti pace;
non rattristi, ma comunichi la Gioia;
non seduca per tener prigioniero,
ma inviti e porti a superarsi.
Fa’che il mio sguardo sconvolga, perché é un incontro, l’Incontro di Dio.
Lo sguardo
Preghiere Michel Quoist
Questa é la mia favola che vivo ogni giorno, non voglio più aver paura che arrivi la parola fine. Lo auguro a tutti quelli che come me non si sentono più soli e lontani.
Da Selma a Montgomery, tre volte in marcia per i diritti civili.
Il 7 marzo 1965, noto come “Bloody Sunday”, circa 600 persone marciarono da Selma sull’ Highway 80, diretti ad est.
Raggiunsero l’Edmund Pettus Bridge, soltanto sei isolati più in là, prima di incontrare le truppe che li attaccarono con gas e manganelli e li ricondussero indietro a Selma.
Due giorni dopo la marcia, Martin Luther King jr. guidò una nuova marcia simbolica al ponte.
Insieme ad altri leaders del movimento per i diritti civili cercò ed ottenne protezioni dalla Corte federale per una terza marcia, in scala più larga, da Selma a Montgomery.
Così il 21 marzo 1965, una domenica, in circa 3.200 si misero in marcia verso Montgomery.
Marciarono 12 miglia al giorno e dormirono nei campi vicini.
Quando raggiunsero la capitale, quattro giorni dopo, il 25 marzo, le loro file si erano allargate a 25.000 persone!
Un’altra domenica di sangue (BLOODY SUNDAY) ci fu il 30 gennaio 1972 a Derry, in Irlanda, dove le truppe inglesi aprirono il fuoco su civili disarmati che marciavano dimostrando pacificamente per i diritti civili.
Questo video (mix fra fotografie di quel terribile giorno, immagini del concerto con musica degli U2 e riprese dell’omonimo film del 2002) è un tributo ai 14 caduti ed ai numerosi feriti che ci furono in quell’occasione.
http://www.youtube.com/watch?v=JFM7Ty1EEvs
Amore,amore ,perchè non credi mai ai miracoli?
Si pensa al miracolo come se fosse qualcosa di eclatante che deve apparire per forza davanti ai nostri occhi.Ma il miracolo, quello vero! E’ nascosto dentro di noi,dobbiamo solo aprire i nostri occhi ,per poterci rendere conto che è presente nelle piccolezze della vita di ogni giorno,e che non c’è bisogno di andare poi così lontano per poterlo scoprire.
I ricchi, a volte, vanno dritti per la loro strada: li vedi decisi, rapidi, spietati. Sembra che niente e nessuno possa toccargli il cuore.
Sono convinti che con la loro ricchezza possano comprare tutti i mali del mondo: un’illusione, come quella di di cui ha bisogno il barbone ubriaco che utilizza l’elemosina per una bottiglia di vino, l’unica cosa che può regalargli un vano abbaglio di speranza
Felicità e tristezza si stringono di notte in un abbraccio che contiene il mondo
Come é nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici.
K.Gibran
‘Il lustrascarpe resta in piedi, con le braccia aperte: mette l’anima nel suo lavoro, crede che il cuoio lucido abbia un senso.’
Dare luce all’altro, dargli rilievo, metterlo in condizione di essere ammirato ha un senso, eccome.
Purtroppo nei contesti dove prevale il ”fare le scarpe” all’altro, l’importanza, fondamentale, di saper essere anche servitore viene ignorata, se non ritenuta indice di mediocrità.
La favola è un racconto fra l’immaginario e il vero, che ha come obiettivo far capire ai bambini la realtà in un linguaggio che possono comprendere. Qualche dubbio sul finale “e vissero felici e contenti”? Forse ma non tutte le favole finiscono così, anzi la maggior parte non finisce affatto così, ma si ferma in un punto ove la realtà viene compresa anche dall’animo più semplice e lì inizia la vita.
Capitolo 62, di cosa? Di un romanzo è ovvio, ma di un romanzo in cui si annulla lo spazio temporale della storia, per comunicare un pensiero che non ha tempo ne luogo, perchè è il pensiero della libertà, dell’amore e della fratellanza che attraversa la storia in momenti diversi ma si ripete simile a se stesso, perchè l’obiettivo è far comprendere all’uomo l’importanza dell’uguaglianza, della pari dignità, degli stessi diritti, della condivisione perchè nessuna caratteristica fisica o spirituale sia “un handicap oppure un privilegio.” Un romanzo che usa un linguaggio senza tempo per comunicare un messaggio e si avvale di ogni mezzo che possa far breccia nel cuore dell’uomo: la parola, la fede, la storia, grandi uomini, poesia, narrativa e musica e si sciorina su un pentagramma fatto di sentimenti e sensazioni che possano in qualche modo, fra una nota alta e una bassa, un adagio e un allegro vivace, comporre una melodia che giunga al cuore di tutti, proprio tutti, perchè qualcosa cambi. Il romanzo in fondo non è una favola per adulti?
SM
Amore, amore, perché non credi mai ai miracoli?
Se uno crede nell’ Amore, quello vero, il romanzo che è la nostra vita può trasformarsi in una bellissima favola e la parola fine non ci farà più paura
Sottoscrivo Valeria!
I ricchi, a volte, hanno una faccia triste…
Si crede spesso che la felicità sia rincorrere la posizione sociale, accumulare denaro e onorabilità ma s’impara che tutto questo non ci fa felici e che la salvezza è proprio il contrario: non ottenere ma perdere, non avere ma condividere.
‘Se ogni foglia su ogni albero potesse raccontare una storia.. sarebbe un miracolo
Se ogni bimbo in ogni strada avesse vestiti
da indossare e cibo da mangiare..sarebbe un miracolo
Se tutti i popoli di Dio potessero essere liberi di vivere in perfetta armonia’
http://youtu.be/9MbkRaOUYVA
Nella realtà, come nelle favole, “l’Amore non avrà mai fine”…
grazie!
sarebbe bello esorcizzare tutti la fine con il bene: gli affaristi della fine del mondo andrebbero falliti.