33. Qualcosa da scrivere

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=tL9yWOoKojc]

da qui

Come ho fatto ad accettare di dormire qui? Da un momento all’altro può succedere qualcosa. Sento rumori: che faranno a quest’ora? Bevono, preparano colpi? Chi è l’uomo che s’inventa sempre qualcosa per complicare la vita alle persone? Questa tenda puzza, chissà chi ci ha dormito. Non prenderò sonno neanche con il Tavor. Odio la violenza: l’armadio pelato mette ansia, ma anche gli altri non scherzano.E non ho scritto! Mi sento perduto quando salto la mia pagina, resto in apnea per ore e ore. Ecco, non respiro, questa puzza, come faccio a non pensare a niente? Contare le pecore, pensare a Ester o a Gilda, o a tutte e due. Arturo, la tua vita è un caos, devi deciderti: perché non parti per l’America? C’è tua sorella che ti aspetta, un bel giro a New York, le luci di Manhattan, la vita notturna, la stanza con la parete a vetro da cui si vedono le strade piene di auto fino a tarda ora. Vattene, Arturo, sparisci, cerca nuovi stimoli per la tua scrittura, che cosa lasci qui? Non se ne accorgono nemmeno, smettila di spiare, vivi, soffri, ci vuole sangue nuovo nelle vene, uno sguardo diverso, per non rischiare di non scrivere più niente, Arturo!
Oddio, chi sei
Sono Marius.
Cosa vuoi?
Ho bisogno di soldi.
Per cosa?
Voglio andare a Berlino.
E cosa speri di trovare?
Solo qui non trovo nulla.
Che lavoro farai?
Non lo so.
Quanto ti serve?
Ventinove euro.
Ci arrivi nelle Marche.
Ci arrivo a Berlino: diciotto ore, seconda classe, garantito.
E perché dovrei darteli?
Perché ce li hai.
Ti sembra un motivo sufficiente?
Basta avere per dare.
Sei furbo, Marius, pensi di fregarmi?
Fottuto fantasma! Perché mi ha cacciato in questa storia? Se lo prendo, lo sistemo per le feste. Ho fatto bene a non dormire, l’energumeno mi avrebbe rapinato. Come faccio ad andarmene? Se chiamassi il 113? Una cosa è certa: se sarò vivo, avrò qualcosa da scrivere, domani.

21 pensieri su “33. Qualcosa da scrivere

  1. Roby (s.d a.)

    – Basta avere per dare.

    Caro Arturo, alla fine hai deciso per dormire al campo, e ora che fai ci ripensi? hai paura? e di cosa? ma apri gli occhi, non vedi, sono persone proprio come te, in carne ed ossa, prova ad accettarle così come sono, condividi con loro la notte – magari tappati il naso se proprio non resisti – e regala loro qualcosa di te – non serve avere grandi ricchezze per dare, la ricchezza vera sei tu!…
    hi ragione, il tuo romanzo troverà mille spunti e sarà vivo più che mai e tu proverai una gran gioia!

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  2. Agnese

    “Come ho fatto ad accettare di dormire qui?”-hai fatto punto e basta,ti sei trovato in questa situazione e accetta se non riesci a trovare niente di positivo.
    “Da un momento all’altro può succedere qualcosa”-avrai il tema da scrivere
    Questa tenda puzza”-gurda come delicato! Ma dove ti sei trovato e con chi stai?
    Qua Arturo non mi piace per niente,non mi piace la persona che si sente superiore e superba.
    Non tutti sono uguali ma tutti hanno lo stesso diritto a vivere.Ti sei trovato in una nuova situazione-guarda e impara.

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  3. ema

    “Arturo, sparisci, cerca nuovi stimoli per la tua scrittura…smettila di spiare…Una cosa è certa: se sarò vivo, avrò qualcosa da scrivere”

    La vita è materiale prezioso per la scrittura e la scrittura è materiale prezioso per la vita ma ci vogliono cuore e occhi attenti…non è necessario trasferirsi a New York.

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  4. marcosic

    Credo che nella vita si possano accettare molte cose, se si sente il desiderio di farlo, se si è guidati da una luce, da una propria stella, da un momentaneo intuito. L’importante è farlo per un motivo condiviso internamente. Ed è vero, poi, che accettando un compromesso, una situazione, in qualsiasi momento qualcosa di inatteso può accadere; dovremo semmai esser pronti a gestire la nuova situazione che si viene a presentare. Credo anche che se accade qualcosa di inatteso, significa che è un segno, che qualcosa ci sta stanando dalla nostra tana per farci compiere un’azione, per farci accorgere di una questione, magari per farci crescere!
    Ecco, poi, che tutto ciò può anche gettarci in una momentanea angoscia, tale da spingerci a partire, se non fisicamente, almeno figuratamente. E non è vero che nessuno se ne accorge, che non lasciamo niente dietro di noi. Vivendo, abbiamo giocoforza lasciato una scia dietro di noi, e quella scia ha impregnato di sé i brani della vita che abbiamo compiuto. Gli altri, pertanto, ne sono consapevoli ed avvertono le nostre mosse.
    Ecco, la storia ci presenta Marius, enorme e spaventoso, che nel suo semplice vigore, chiede. Perché sa che se chiedi a uno che ha, di norma qualcosa si dovrebbe ricevere.

    Ecco quindi: saper accettare, saper scegliere un cambiamento, una crescita, se si è guidati da una luce interiore, è importante. Rappresenta uno stadio della nostra vita. Rinunciare potrebbe essere dannoso. L’angoscia che ne può temporaneamente derivare serve a rappresentare il nostro punto di partenza e il trampolino per dove ci viene chiesto di arrivare. In ultimo, quando ci viene chiesto qualcosa, con ogni probabilità quella cosa possiamo darla. Dandola, s’impara, si cresce per certo. In parte si dona se stessi.
    Marco
    PS: il fantasma ci perseguita ancora? Forse significa che non abbiamo terminato correttamente quanto ci è stato richiesto.

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  5. marcosic

    @ Pamela detto (n.° 7 del post precedente)

    Grazie Pamela per le tue parole: credo che Dio abiti di diritto (anzi le permea), nell’arte, nella letteratura, nella musica, nella natura. Dobbiamo riscoprire questi valori, ripartire da qui: Dio è umile ed è sempre presente in mezzo a noi, sotto ogni forma. Questo è il motivo del mio semplice legame con la musica e la cinematografia.
    Marco

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  6. pamela

    Come ho fatto ad accettare di dormire qui?
    Come faccio ad andarmene?

    Arturo, credo che nessuno ti abbia obbligato a dormire nel campo, né ti obblighi a rimanere: è semplicemente tuo libero arbitrio, puoi scegliere liberamente. Ma forse hai in qualche modo intuito che l’invito di quel ‘fantasma pallido’ poteva essere un ‘occasione per uscire dal tuo guscio (visto che, oltretutto, pensi che la verità sia come un uovo che deve arrivare a schiudersi..). Di sicuro, vincendo la propria chiusura e le proprie paure si potrà avere qualcosa da scrivere il giorno successivo.

    @Marcosic: concordo totalmente. Oltretutto viviamo in tempi dove, più che mai, c’é bisogno dell’aiuto dei poeti, dei musicisti, dell’arte, delle guide spirituali per ripartire, coltivando la speranza e la fiducia.

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  7. marcosic

    Riusciamo, quando veniamo chiamati a farlo, a mettere un altro piccolo mattone nel muro della nostra esistenza?
    E’ il nostro compito, è la nostra vita; è la bellezza nuda e cruda che si presenta come viene. Siamo noi che amiamo l’altro e siamo tutte queste cose. E altro ancora. E’ Dio che ci guarda sereno e umile. Sempre.
    Marco

    Pink Floyd – Another brick in the wall

    http://www.youtube.com/watch?v=ub1j5UGl-1s

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  8. Dany P.

    Se sarò vivo, avrò qualcosa da scrivere, domani.

    Scriverai che a volte non serve fuggire..che hai finalmente avuto l’opportunità di far emergere quei lati positivi di te che credevi di non avere..puoi scrivere che la paura non esiste se si vive senza giudizi..e che l’accoglienza porta alla gioia..

    http://www.youtube.com/watch?v=-l8UrrZ5asU

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  9. Raf

    – Basta avere per dare.

    Sembra una regola tanto semplice e logica da poter applicare a chiunque abbia bisogno di noi.
    Ma non sempre funziona così.Sono poche le persone che riescono a vedere nell’altro ,guardandolo negli occhi,lo sguardo di un fratello che oltre a chiederti aiuto,chiede anche di essere amato e considerato .
    Nessuno di noi vuole essere messo da parte ,nemmeno gli ultimi,ma a volte anche quando si ha, non si vuole dare ,ne si vuole tendere la mano,perchè si è troppo presi da se stessi o ci si rifugia negli impegni quotidiani. Perchè nell’ultimo non riconosciamo lo sguardo di Gesù che ci ama e che ci chiede di essere amato.

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  10. Raf

    Arturo ,apri gli occhi!Quello che ti viene chiesto in fondo è poco,ma quel poco può voler dire tanto….perchè è l’umanità che ha bisogno di te!
    http://www.youtube.com/watch?v=5ESTARX8KP8

    Se ognuno di noi rispondesse alla chiamata d’aiuto dando il suo piccolo contributo allora potremmo vivere di sicuro in un mondo migliore!

    Rispondi
  11. cristinabove

    è la cosa più difficile chiamare gli ultimi per nome.
    a volte non lo hanno, il nome.
    a volte sono i tanti.
    oppure può capitare di non avere i ventinove euro mentre l’altro ha i suoi trenta denari…
    caro Fabrizio, Arturo è fortunato a incontrarti.
    intanto grazie per la bellissima musica
    c.

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  12. Stella Maria

    Ester e Gilda, ovvero ciò che vuoi e ciò che hai, l’amore idealizzato e l’amore reale e non è detto che il secondo sia meno bello del primo non fosse altro perché questo è reale.
    Ester e Gilda, due immagini della stessa persona, la donna che, sconosciuta incarna un desiderio, l’altra, la rivelata che incarna una realtà da desiderare, che sorprende e stupisce ben oltre le attese o che delude completamente come una bella scatola che si scopre vuota. Ma non si tratta di una scatola vuota ma piena dell’amore che manca e che si ha paura di affrontare, paura di scoprire diverso dalle attese o di mettersi in gioco in qualcosa che è più grande di te e ti chiede di mostrarti nudo, prendere una decisione fra rimanere solo e continuare a sognare, scrivere oppure prendere in mano le redini della propria vita, dare un taglio al passato e cambiare, aprirsi al mondo, al nuovo a quel sogno americano, il futuro, il benessere che ancor oggi è rappresentato dalla città di New York, con il suo quartiere d’èlite, Manhattan, centro della finanza e del mondo materiale come se toccare il reale fosse qualcosa di più importante dell’immateriale di un’ideale, un sogno, un romanzo che non si riesce a vivere ma solo a scrivere. Gilda ed Ester non due donne ma due vie da percorrere per arrivare alla meta consci che bisogna lanciarsi, fare un salto nel buio per afferrare la vita vera.

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