46. Andato

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KMQfMZs69MI&feature=related]

da qui

E’ lui?
Sì, è lui.
Com’è pallido.
Come me.
Non ci avevi fatto caso. Sei inquieta: perché? Pensi che stia per succedere qualcosa? Ti turba l’uomo col soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno.
Ciao.
Ciao.
Da dove vieni?
Dal solito posto.
Ti hanno visto?
I bambini mi vedono sempre.
Hai scoperto qualcosa?
Basta andare in strada: è pieno di pensieri, di segni, d’illusioni.
Lei è Dalia.
Lo so.
Non aver paura; dovresti aver imparato a non meravigliarti. Temi che ti legga nei pensieri?
Io non l’ho mai visto.
Per noi è normale.
Noi?
Come ti dicevo, cerchiamo uno scrittore.
Penso di averlo trovato.
Chi sono, Dalia? Come fanno a sapere sempre tutto? L’importante è raggiungere la meta. Perché sei agitata?  Ti sembra che possano emergere ricordi che hai sepolto? Le umiliazioni, la solitudine, la disperazione? Che possano vederti dentro? Solo perché ha un volto così pallido, quasi trasparente? Potrebbe capire che la vita ti ha segnato, che fai fatica a crederci di nuovo?
Chi è?
Un mendicante. Vive sotto i portici.
E se anche fosse? Non sarebbe un bene scoprire chi sei? Accettare la tua storia, riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi? Oggi! Che speranza ti resta, nel presente?
Sei sicuro che sia in gamba?
Sono sicuro. Piacerà alla gente.
Da dove vengono? Chi trasmette loro questa conoscenza? Se si accorgesse che hai paura?
Non ti preoccupare, Dalia. Siamo qui per questo.
Siamo? Ma insomma, ditelo, chi siete!
Non perdere il controllo, pensa all’obiettivo, vuoi mandare tutto all’aria? Non capisci che potresti liberarti? Far riemergere l’angoscia di abbandono, rivivere i momenti in cui ti sei sentita inutile, fallita, rifiutata non solo da Fausto, ma dal mondo. Perché nessuno ha creduto nei tuoi sogni? Quando è cominciata la discesa? Forse molto più indietro, da piccola, quando tuo padre lavorava giorno e notte e tua madre si chiudeva nella stanza. Con chi? Perché gridavano? Sembravano contenti, eppure urlavano. Ora ricordi, l’uomo ti sta leggendo dentro. Perché sorride, adesso? Cosa vuole da te? Sei bambina, seduta in casa, sul divano grande. Cos’hanno da gridare? Mamma, mamma! Non voglio stare sola!
Non preoccuparti, Dalia, stai tranquilla. Ci siamo noi, non devi aver paura.
Perché non viene? E papà, sta sempre fuori? Quando apriranno quella porta? Quando la smetteranno di gridare? Non è giusto che mi lascino qui.
Calmati, Dalia, è tutto a posto.
Non mi hai detto in che senso.
Quella sera, mi hai chiesto di portarti con me, ma me ne sono andato: il tempo era scaduto.

31 pensieri su “46. Andato

  1. ema

    “Quella sera, mi hai chiesto di portarti con me, ma me ne sono andato: il tempo era scaduto.”

    Quanto è triste sperimentare il calore di un incontro e doversene privare; si prova rabbia, tristezza, dolore anche fisico.
    Quando ci si lega al tempo umano si rimane delusi perché questo tempo scade; allora bisogna trovare il modo di legarsi al tempo di Dio, il tempo che dura per sempre.

    http://www.youtube.com/watch?v=71YHFMKRTmw

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  2. M&C

    – Quella sera, mi hai chiesto di portarti con me, ma me ne sono andato: il tempo era scaduto.

    Ci si può fidare di chi ti aiuta a “scoprire chi sei” e ti indica le strada giusta da percorrere per “accettare la tua storia”, affrontarla e non cercare di scappare, o di evadere, perchè l’evasione momentanea è solo un inganno; ti ama chi ti aiuta ad accettare e “riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi”; l’oggi è importante, è un dono che va vissuto in pienezza, e la speranza non deve mancare perchè non è un’illusione, ma è la certezza che rende il presente degno di essere vissuto.

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  3. marcosic

    La strada è piena dei pensieri della gente, quei pensieri che si perdono, si annidano negli angoli, restano attaccati al soprabito. Quasi li puoi sentire, insieme alle illusioni che popolano le vie dove sciama l’umanità varia. Sono le paure, le abnegazioni, i compromessi che ci assaltano in vario modo e di cui seminiamo l’aria. Chi ha scritto che passiamo i primi 20 anni a mettere nel sacco le nostre emozioni e i 20 anni successivi a tirarle fuori? Uno di noi? Non importa. Però è vero.
    Se la vita a tratti ci ha danneggiato durante la giovinezza, nulla possiamo più fare. Possiamo però far uscire quelle sensazioni, dobbiamo, con aria di sfida, con un po’ di strafottenza, per metabolizzarle e liberarcene. Ecco, lo dobbiamo a noi stessi in primis. Perché dobbiamo amarci per salvaguardare la nostra esistenza e continuare ad amare gli altri. Se traumi sono accaduti, guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Anche quando non lo immaginiamo, disponiamo sempre delle forze per superare quei fantasmi, basta richiamarle ed amare. L’amore guarisce quasi tutto: io, come molti, forse posso dirlo. Il passato non deve invaderci impunemente per colonizzare la nostra vita, poiché ne diventeremmo immobili schiavi. Se questo deve accadere, meglio rivoluzionarla la propria vita, che è il dono più prezioso, pur di salvarla.
    Ecco: sono proprio quelle ferite (umiliazione, solitudine, disperazione) che contengono la soluzione. Siamo noi gli artefici. Risolvendo quelle cose adesso, le gestiremo per sempre. Da essere peso, esse diventeranno opportunità.
    Credo che ciò possa accadere solo amando e lasciandosi andare.
    E se ora dovesse presentarsi una persona che non ha a cuore il nostro amore, sapremmo come comportarci.
    Amiamo profondamente chi ne è degno: è la melodia dell’anima. Blocchiamo chi non ha a cuore la nostra esistenza, lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi.

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  4. Rashide

    Riconoscere tutte queste strategie difensive radicate nella nostra storia, nella nostra carne, è un processo lento ed anche doloroso, perchè tocca la specifica ferita subita nella nostra infanzia. Dalia ha paura di questo tipo strano e pallido perche la sua presenza fa riemergere nei suoi pensieri quel momento doloroso che l’ha segnata e l’ha separata dalla vita e dall’amore, facendole credere che tutti la possono abbandonare.
    Pensieri e ricordi di situazioni che hanno construito il suo Io distorto e la portano a riprodurre i fallimenti ed a subire le frustrazioni.

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  5. ema

    “Perché nessuno ha creduto nei tuoi sogni? Quando è cominciata la discesa?”

    Una cosa è certa: quando nasciamo siamo sulla vetta dei sogni anzi siamo un sogno divenuto realtà, poi abbiamo due possibilità: iniziare la discesa o impegnarci per rimanere in alto.

    DISCESA NELL’INFERNO

    L’aria è nera qui
    e brucia i polmoni.
    Il suolo è molle
    ed ogni passo
    produce uno scalpiccìo agghiacciante.
    Un vento gelido accarezza la mia nuca
    lasciando dietro di se
    l’eco di agghiaccianti lamenti.
    Proseguo
    nel mio triste cammino
    trattengo il fiato

    l’orecchio teso

    Ma non è la cetra di Orfeo che odo suonare.
    E nel candido limbo
    i bambini hanno smesso di piangere.

    Saffo

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  6. Roby (s.d a.)

    Accettare la tua storia, riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi? Oggi! Che speranza mi resta, nel presente?

    Dio di miseriordia
    il tuo bel Paradiso
    lo hai fatto soprttutto
    per chi non ha sorriso
    per quelli che han vissuto
    con la coscienza pura
    l’inferno esiste solo
    per chi ne ha paura

    Preghiera in Gennaio, F. De André

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  7. Raf

    Non sarebbe un bene scoprire chi sei? Accettare la tua storia, riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi?

    Non è facile accettare la propria storia,specialmente se in essa ci sono dei ricordi che vorresti non fossero mai accaduti,perchè ti hanno fatto e ti fanno soffrire soltanto se ci pensi.
    Il passato non si cancella è una parte di te ,che ti porti sempre dentro e che ti ha fatto diventare la persona che sei adesso.Ma il bello di tutto questo è trovare il coraggio di poter condividere con un’altra persona le sofferenze che pensi di non essere in grado di affrontare,perchè solo così potrai renderti conto chi sei veramente e che in te non c’è nulla di sbagliato.

    Rispondi
  8. Raf

    I bambini mi vedono sempre.

    I bambini riescono sempre a vedere ciò che i grandi non vedono,perchè guardano il mondo e le persone con gli occhi dell’innocenza.

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  9. Roby (s.d a.)

    riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi

    Riconoscere il dolore ed elaborarlo, fino a farlo diventare un tassello della nostra esistenza che non ci faccia più paura: difficile, ma non impossbile, se ci facciamo curare dalla speranza, e se proviamo a tirarlo fuori, condividendolo con chi ci vuole bene
    Un sollievo, ci aiuta ad essere migliori e a ricominciare a sorridere

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  10. Roby (s.d a.)

    I bambini mi vedono sempre.

    La spontaneità, la sincerità, la semplicità, la dolcezza, doni preziosi che solo un bambino sa regalare
    La felicità, di cui ogni bambino ha diritto a goderne

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  11. Raf

    Perché nessuno ha creduto nei tuoi sogni?

    Nessuno crede nei tuoi sogni,se tu per primo non credi in te stesso.

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  12. Raf

    E papà, sta sempre fuori?

    La figura di un papà è determinante quanto quella della madre perun figlio,ma quando uno dei due ti viene a mancare nel momento più importante della tua vita è allora che ti crolla il mondo addosso!

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  13. Dany P.

    Non sarebbe un bene scoprire chi sei? Accettare la tua storia, riconoscere il dolore che fa di te quello che sei oggi? Oggi! Che speranza mi resta, nel presente?

    http://www.youtube.com/watch?v=Hs-Z9Vx6bzI&feature=related

    Il tempo sa guarire le ferite,e allora accade che se riesci ad accettare la tua storia,se dai una spinta al cuore,se doni un po’ di te,ti resta la certezza che tutto quel dolore non è stato vano,piuttosto,ti è servito per credere,amare,sperare,finalmente..

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  14. Ernesta Scappaticci

    Cara Ema,
    hai scritto tre commenti veramente toccanti.
    Nessuno può conoscere davvero la storia di un altro ma ci proviamo.
    Lo scrittore di questa storia a fatto riflettere me e credo tutti voi, per questo gli sono infinitamente grata.

    La mia storia forse, neanche io la conosco bene perché la sto vivendo e quella che riguarda il mio passato è questa donna che scrive e vorrebbe farlo in versi per leggerla più dolce.
    La poesia mi fa dimenticare il mio percorso doloroso, che affronto ogni giorno con tanto coraggio perché il mio bel papà questo mi ha scolpito dentro: coraggio tanto, amore infinito e soprattutto ,il perdono per chi mi vuole ferire che io” voglio credere ” non ci riesca.
    In realtà la mia vita è piena di dolori che trabocca, ma li lascio nelle mani di Dio e lui devo dire mi tiene in piedi come facevo io con mio figlio quando muoveva i primi passi.

    Certo succedono cose che ti feriscono così tanto che non lasciano posto per nessun amore, neanche quello che provi per un figlio.
    Accadono, non c’è niente da fare si deve solo riuscire a perdonarsi.
    Che salita, mamma mia ti stanca come in montagna se non sei abituata ad arrampicare.

    Ma i miei ragazzi mi stanno insegnando tutto quello che non ha mai fatto mia madre e questo mi da una pace infinita che ci contagia e mi rende felice e sorridente dentro e fuori, non per forma, non mi appartiene.

    Grazie per avermi ascoltata, ti abbraccio e vi abbraccio stretti stretti tutti quanti.

    Ernestina.

    Rispondi
  15. silvia

    Perché sei agitata? Ti sembra che possano emergere ricordi che hai sepolto? Le umiliazioni, la solitudine, la disperazione? Che possano vederti dentro? Solo perché ha un volto così pallido, quasi trasparente? Potrebbe capire che la vita ti ha segnato, che fai fatica a crederci di nuovo?

    http://www.youtube.com/watch?v=Cg0cmhjdiLs

    Rispondi
  16. silvia

    Non preoccuparti, Dalia, stai tranquilla. Ci siamo noi, non devi aver paura.

    La peggiore malattia oggi
    e’ il non sentirsi desiderati
    ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
    Vi sono molte persone al mondo
    che muoiono di fame,
    ma un numero ancora maggiore
    muore per mancanza d’amore.
    Ognuno ha bisogno di amore.
    Ognuno deve sapere
    di essere desiderato, di essere amato,
    e di essere importante per Dio.
    Vi e’ fame d’amore,
    e vi e’ fame di Dio.
    (Madre Teresa di Calcutta)

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  17. vale

    Lasciare un commento alla pagina che viene scritta con sottile intenzione di provocazione, è sicuramente lasciare una traccia della propria vita. Sta proprio qui la bellezza di questo intento, farci aprire alla speranza, farci accettare la propria storia, qualunque essa sia stata o sia. Venire qui è quasi una piccola droga quotidiana che anzichè ucciderti ti salva.

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  18. Agnese

    “Che speranza mi resta,nel presente?”.Mi hanno insegnato che questo che pensiamo si succede.Cerco sempre di pensare positivo,eliminando pensieri negativi.Vivo con speranza (o.k ogni tanto ho le mie “cadute”).Non dico che se penso positivo – male non mi arriva,ma è piu facile sorportarla sapendo che “tanto passa”

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  19. roberta Z

    Non mi serve l’uomo pallido per ricordare il passato. Con la mente ritorno sempre più spesso agli anni passati, li rivivo con un dolore sempre forte. E’ difficile ricordare la mia storia e riuscire ad accettarla, forse dovrei veramente calarmici dentro e riviverla completamente, piangere tutte le lacrime che mi rimangono per poi chiuderla in un cassetto e non pensarci più’. Come ho fatto con le fotografie. Ma anche le fotografie restano sempre lì.
    Devo farlo, anche se è difficile e doloroso, per non sentirmi più vittima o colpevole di non aver saputo reagire, se non per il mio bene, almeno per quello dei miei figli.
    Devo riuscire a parlarne con distacco, solo così potrò riuscire a vivere bene il presente. E il futuro. Ma quanto durerà il mio futuro? ….Allegria!!!!

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