19 marzo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nuKRyAguT9c&feature=youtu.be]

da qui

Quante volte m’hai fatto soffrire, padre mio,
e quante sere ho scoperto che non ce la facevo
a diventare perfetto come te, tutto d’un pezzo.
Se potessi vederti un giorno ancora, in barba al tempo,
se non fosse che il cielo è almeno tanto lontano
quanto il vestito grigio e la cravatta annodata dalla mamma
in ansia per l’aereo, per il solito squillo che tardava;
se non fosse che rimane solo il buio, la notte, invano
come tramite del nostro estremo appello, direi
proviamo un’altra volta,  diciamoci le cose
che non abbiamo avuto il modo, no, il coraggio
di dirci: lasciamo che il messaggio sia soltanto
il cielo, a riflettere lontano il nostro pianto nel raggio
della luna, nell’aiuola, già piena di rose.

22 pensieri su “19 marzo

  1. Stella Maria

    basterebbe un istante per guardarsi negli occhi, capirsi e capire che niente ha un senso se non dirsi “ti voglio bene” e stringersi in un abbraccio senza fine.
    solidalmente e con condivisione:-)

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  2. mariaserena peterlin

    Non si finisce mai di essere figli, dovremmo ricordarcene quando si diventa genitori, padri, madri e anche adulti che si occupano di ragazzi.
    E non si finisce mai, quando nasce un figlio, di essere genitori. E su questo, a un certo momento della vita, forse un ruolo di secondo piano sarebbe preferibile
    🙂
    Auguri

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  3. bioraffaella

    diciamoci le cose
    che non abbiamo avuto il modo, no, il coraggio
    di dirci:

    A volte sono i padri che non hanno il coraggio di esprimere i propri sentimenti, altre volte sono i figli che non hanno il coraggio di dire al proprio padre :- Ti voglio bene! ma è anche vero che molte volte le parole non servono ed è sufficiente uno sguardo per potersi capire al volo, perchè quando due anime si vogliono bene riescono a capirsi anche nel silenzio più profondo.

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  4. M&C

    Padre terreno e padre celeste sono punti di riferimento importanti, sono luce e faro da seguire e non si dovrebbe mai aver timore di dire “quello che mi sboccia dentro, come un fiore”.
    Ma troppo spesso è difficile aprire il proprio cuore e confessare tutto l’amore ad un padre, perchè si ha paura di sbagliare e di non essere all’altezza.
    Ma un padre non giudica mai e non condanna, chiede solo di essere amato con la stessa intensità.
    Oggi è la giornata giusta per trovare il coraggio di dire “Auguri Papà, ti voglio un bene immenso!”.

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  5. robysda

    Già il coraggio…
    Quel “Ti voglio bene” che spesso non riesce a uscire fuori, un nodo inestricabile, quasi una vergogna mostrare i propri sentimenti, come quella lacrima che fa fatica a scendere al momento del saluto; soltanto una carezza è riuscita a dire e a dare in tempo ciò che il cuore ha sempre saputo

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  6. M&C

    – lasciamo che il messaggio sia soltanto
    il cielo, a riflettere lontano il nostro pianto nel raggio
    della luna, nell’aiuola, già piena di rose.

    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perché io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato delle rose
    Erano le sue rose erano le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le sue rose.
    (Dino Campana)

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  7. Ernesta Scappaticci

    Questa volta sono io a dire una parola che per me ha tanto significato, le parole sono sempre delicate per chi le dice ma soprattutto per chi le riceve.

    Caro poeta, ci hai fatto di nuovo un altro bellissimo regalo, ti scopro urgente e pacato e sono contenta, un altro pezzo di te da mettere nel puzzle di chi ancora non ti conosce.

    Auguri anche a te perché il tuo compito è essere anche padre di tanti.

    Ernestina.

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  8. RossellaT

    Grazie! Molto bella e toccante.
    Penso che ogni padre sappia leggere il cuore del proprio figlio e allora quel “ti voglio bene” non detto è sicuramente decifrato in un gesto, in uno sguardo, in questi versi.

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  9. marco1963

    Un dolore versato e provato tanto tempo fa in una vana rincorsa a capirsi
    quelle cose paiono più facili adesso, più ovvie le ragioni di quella viva sofferenza;
    un amore, quello tuo, mai sopito, e ancor più vivo ora;
    quelle ore e quei giorni spesi, in apparenza inutilmente, tornano adesso pieni del loro risultato:
    l’amore parla in silenzio e un abbraccio e uno sguardo d’intesa possono più di mille e mille parole proiettate contro un muro.
    L’amore di un giovane per suo padre ed il desiderio di piacergli: sentimenti dolci giungono a noi da quell’epoca; un legame già forte, maturato e giunto al culmine, affolla d’amore quell’aiuola, desideroso d’insegnarci uno dei canti della vita.

    Grazie Fabrizio per questo ennesimo regalo!

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  10. pamela

    ”quante sere ho scoperto che non ce la facevo
    a diventare perfetto come te”

    E’ uno dei miei timori più ricorrenti: non essere la figlia che mio padre si sarebbe aspettato, a volte il coraggio di parlare manca per questo.
    Ma i gesti d’amore di un padre dicono anche dove le parole non arrivano.

    E’ una poesia di grande dolcezza, grazie Fabry. Anche di essere il nostro padre spirituale.

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  11. gum

    Accenti di sublime soavità rivolti all’amato padre che è nei cieli in questa Tua tenera preghiera pervasa di altissima piètà e commozione umana, dove il ricordo si fonde col presente che non muore mai.
    Ti ringrazia ancora vibrante di emozione il cuore di chi scrive, Di più perchè è stato un padre bambino.

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  12. Dany P.

    Bellissima…di un’immensa dolcezza..per un padre che vive,nei pensieri e nel cuore,nonostante le parole non dette,le carezze mancate..i momenti di incomprensione..Ma c’è,è lì per te,con te,e tra le righe,quell’amore si fa scorgere,più grande e forte che mai..
    Grazie,perchè ogni parola è una ragione per riflettere per,aprire un orizzonte nuovo,e trovare la forza di gridarlo quel “ti voglio bene”,che non riesce ad uscire…

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  13. ROBERTA Z

    Non era abitudine, nella mia famiglia, dirsi “ti voglio bene”, non ci pensavamo neanche, tanto eravamo sicuri del nostro amore.
    Negli ultimi anni del mio papà ho deciso, anche se con un certo pudore, di dirglielo ogni giorno, di stare alla televisione mano nella mano, di stringermelo e baciarlo più volte quando lo salutavo. Anche l’ultima sera, e la mattina non c’era più. Ancora mi mancano le sue lunghe, magrissime dita, ancora le sento tra le mie.
    Sono sicura che leggendo queste mie righe, si stia commovendo.

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  14. marco1963

    @ Roberta Z
    Roberta, penso che hai la fortuna di poter conservare un meraviglioso ricordo: non tutti hanno questa fortuna. Tra l’altro la tua testimonianza è la dimostrazione che dire “ti voglio bene” paga sempre, alla lunga e che osare, nei sentimenti, è necessario. Un bacio, Marco

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