26. Il disegno

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=UI7lFaF_owk&ob=av2e]

da qui

Dovresti descriverla sul letto sospeso, tra il sonno e la veglia, col viso d’angelo che non diresti mai capace di ammazzare; indovineresti i suoi pensieri, la lotta tra l’abbandono fiducioso e la resistenza orgogliosa all’impulso di parlarti, di baciarti. Provi a mettere la sua canzone preferita, magari si scioglie, si ricorda della spiaggia, del buio in cui rotolavate fino al bagnasciuga, e poi pensare che domani sarà sempre meglio, socchiude gli occhi, riconosce la musica del cuore, eri sorpreso che si lasciasse prendere tanto facilmente, che non fosse la torre inespugnabile che avevi immaginato, quando la vedevi marciare in prima fila con il pugno chiuso, le labbra semiaperte e il ciuffo di capelli neri che calava sugli occhi dal colore incerto, a volte azzurri, a volte verdi, è passato tanto tempo, è un ricordo senza tempo, arringava la folla, la guardavano adoranti e tu fra loro: ti rodevi e pensavi non sarà mai mia e invece la schiuma morbida della risacca scivolava sulla pelle nuda, le parlavi sottovoce, non diceva una parola, solo a tratti sussurrava Amerigo, portatemi da lui, sei matta, meglio in ospedale, ho detto da lui, al Seven Hotel, voleva fare il medico, ma la laurea non ce l’ha, in rue de Berthollette, e tu la accarezzavi dappertutto, senza fretta, come perder tempo, vivere, e sorridere, agitava il pugno in un mare di bandiere rosse, sullo sfondo la città fantasma, dove i borghesi conducono la loro vita stupida, diceva, e sperare di star meglio, e non essere mai contento, poi, all’improvviso, si voltava verso te, con un sorriso impercettibile, come a cercare un segno di riconoscimento, le dicevi non ci pensi al crucco? e sentivi il ventre aperto, sommerso dalla schiuma attorcigliata, ma non rispondeva, non rispondeva mai, o parlava a voce bassa, ripeti, non si sente! Amerigo, ho detto Amerigo, in rue de Berthollet, al Seven Hotel, è un albergo di lusso! e ti arrabbi, spingi con più forza, non sai che è impotente? altrimenti penseresti solo a me, e ricordi un disegno che ti aveva regalato, una dedica tutta piastricciata, siamo tanto simili, simili voi! il disegno di un gatto in una piazza, cos’è quello? non lo so, signora, lei è la guida! e lei è una stronza, con gli occhi di ghiaccio, no, di pietra, ti sei chiesto a lungo cosa potesse mai significare, ti prendeva un’angoscia, una specie di presentimento, come se la vita di tutti si desse appuntamento nella piazza, dove ognuno è in cerca di qualcosa, col pugno chiuso contro il cielo azzurro, Amerigo, ho detto Amerigo, dormi, non ti affaticare, in rue de Berthollette, numero venti.

32 pensieri su “26. Il disegno

  1. Rashide

    Los animales fueron
    imperfectos,
    largos de cola, tristes
    de cabeza.
    Poco a poco se fueron
    componiendo,
    haciéndose paisaje,
    adquiriendo lunares, gracia, vuelo.
    El gato,
    sólo el gato
    apareció completo
    y orgulloso:
    nació completamente terminado,
    camina solo y sabe lo que quiere.

    El hombre quiere ser pescado y pájaro,
    la serpiente quisiera tener alas,
    el perro es un león desorientado,
    el ingeniero quiere ser poeta,
    la mosca estudia para golondrina,
    el poeta trata de imitar la mosca,
    pero el gato
    quiere ser sólo gato
    y todo gato es gato
    desde bigote a cola,
    desde presentimiento a rata viva,
    desde la noche hasta sus ojos de oro.

    No hay unidad
    como él,
    no tienen
    la luna ni la flor
    tal contextura:
    es una sola cosa
    como el sol o el topacio,
    y la elástica línea en su contorno
    firme y sutil es como
    la línea de la proa de una nave.
    Sus ojos amarillos
    dejaron una sola
    ranura
    para echar las monedas de la noche.

    Oh pequeño
    emperador sin orbe,
    conquistador sin patria,
    mínimo tigre de salón, nupcial
    sultán del cielo
    de las tejas eróticas,
    el viento del amor
    en la intemperie
    reclamas
    cuando pasas
    y posas
    cuatro pies delicados
    en el suelo,
    oliendo,
    desconfiando
    de todo lo terrestre,
    porque todo
    es inmundo
    para el inmaculado pie del gato.

    Oh fiera independiente
    de la casa, arrogante
    vestigio de la noche,
    perezoso, gimnástico
    y ajeno,
    profundísimo gato,
    policía secreta
    de las habitaciones,
    insignia
    de un
    desaparecido terciopelo,
    seguramente no hay
    enigma
    en tu manera,
    tal vez no eres misterio,
    todo el mundo te sabe y perteneces
    al habitante menos misterioso,
    tal vez todos lo creen,
    todos se creen dueños,
    propietarios, tíos
    de gatos, compañeros,
    colegas,
    discípulos o amigos
    de su gato.

    Yo no.
    Yo no suscribo.
    Yo no conozco al gato.
    Todo lo sé, la vida y su archipiélago,
    el mar y la ciudad incalculable,
    la botánica,
    el gineceo con sus extravíos,
    el por y el menos de la matemática,
    los embudos volcánicos del mundo,
    la cáscara irreal del cocodrilo,
    la bondad ignorada del bombero,
    el atavismo azul del sacerdote,
    pero no puedo descifrar un gato.
    Mi razón resbaló en su indiferencia,
    sus ojos tienen números de oro.

    P.Neruda (Oda al gato)

    Rispondi
  2. Stella Maria

    C’ e’ un posto dove ci si ritrova e non importa quale sia la strada percorsa per arrivarci, i motivi che ci conducono, se sia casualità, destino o appuntamento dato, ci si ritrova come quando guardando nello specchio non ci si riconosce più e poi, caduto il velo, si scopre di non essersi mai specchiati veramente come in quell’istante in cui ci si riconosce.
    Un posto in cui il passato e’ passato e il futuro deve ancora venire, il presente e’ ora e non ha memoria che di se stesso e del bene che fu, e’ , e sarà.
    Le parole sono quelle che non hai messo in fila in un discorso preparato ogni istante nell’attesa, i gesti quelli che no hai immaginato percorrendo la strada…
    C’ e’ una meta, indicata nella mappa del percorso della vita, che ti aspetta in un tempo giusto dove ci si ritrova mano nella mano in un silenzio “buffo” carico delle parole mai dette in rue de Berthollette 20, Paris, France.

    Rispondi
  3. gum

    Il romanzo è qui davvero un enigma che ci vorrebbe il cimento di Edipo…
    Un rebus dell’anima con più chiavi di soluzione e il gatto di pietra è come la sfinge di Tebe che sfidava i passanti a svelare l’arcano.
    La cruda e irraggiungibile pasionaria capace di uccidere nel nome di un “pugno chiuso” o la debole schiava del sesso che si fa prendere sulla spiaggia ascoltando la canzone del cuore?
    Forse quella giusta è la chiave di una stanza del Seven Hotel.

    Rispondi
  4. M&C

    – Amerigo, portatemi da lui, sei matta, meglio in ospedale, ho detto da lui…

    C’è un disegno d’amore, nella vita di ognuno, che si rivela prima o poi, si fa chiaro nell’istante in cui sperimentiamo fortemente la nostra debolezza ed i nostri limiti, finalmente ci arrendiamo e capiamo di aver bisogno di quell’amore, solo di quello e di null’altro, anche contro ogni logica e buon senso.

    Rispondi
  5. ema

    “Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?”
    — Woody Allen

    Non sempre rivivere il passato può essere di aiuto a vivere bene il presente; a volte il passato diventa una zavorra, una scusa per rimanere fermi , un buon motivo per rifiutare il presente. L’amore è l’ingrediente che rende eterno ogni attimo; presente e passato si uniscono indissolubilmente a formare un unico tempo presente qui ed ora.

    http://www.youtube.com/watch?v=LUgJZOIuM3o

    Rispondi
  6. ema

    “Dovresti descriverla sul letto sospeso, tra il sonno e la veglia, col viso d’angelo che non diresti mai capace di ammazzare; indovineresti i suoi pensieri, la lotta tra l’abbandono fiducioso e la resistenza orgogliosa all’impulso di parlarti, di baciarti.”

    Tra il sonno è la veglia …. credo sia il momento in cui tutti riescono a dare il meglio di se stessi. Una fase magica questa, in cui vivere un giusto equilibrio tra sogno e realtà senza che nessun aspetto prevalga ma…

    “Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo.”
    (Marcel Proust)

    Rispondi
  7. RossellaT

    ti sei chiesto a lungo cosa potesse mai significare, ti prendeva un’angoscia, una specie di presentimento,

    Ci sono segni, parole, incontri che anticipano il senso della nostra vita e che spesso ci spaventano perché non ne comprendiamo completamente il senso ma nello stesso tempo ci infondono un sentimento di fiducia e speranza.

    Non c’è speranza senza paura e non c’è paura senza speranza.
    Papa Giovanni Paolo II

    Rispondi
  8. marco1963

    Certe volte siamo noi e rendere le cose difficili, specie nell’amore. L’amore ci è di fronte e non lo riconosciamo, per paturnie, fisse o altro. E crediamo che qualcosa o qualcuno sia irraggiungibile, mentre è lì che attende un cenno. L’altro, a sentirsi amato tra tentennamenti, tentenna a sua volta, si sfiducia, si fa tentare da altro, incespica, fa errori, si distrae, molla la presa. in realtà, le cose sono più semplici di quanto non crediamo: è che siamo increduli e spaesati dalla nostra fragilità e spesso non crediamo ai nostri stessi sentimenti o alla purezza di quelli dell’altro. Scioglierci nell’altro e affidarsi senza “se” o “ma” è la chiave per uscire da questa empasse, da questo “mar delle canne”. E riuscire a unirci qui in terra a quel Dio che ci ama incondizionatamente. Perché la vita eterna comincia qui, anche solo nel volto di un altro.

    Rispondi
  9. bioraffaella

    poi, all’improvviso, si voltava verso te, con un sorriso impercettibile, come a cercare un segno di riconoscimento, le dicevi non ci pensi al crucco?

    Ecco, come bruciare la possibilità di un approccio con Futura.
    Lei lo guarda “con un sorriso impercettibile . come a cercare un segno di riconoscimento”….e Amerigo , che cosa fa? Le chiede “se non pensa al crucco”, e poi
    si meraviglia se lei non gli risponde. Certo che non risponde ! Chiunque si trovasse in
    una situazione come questa , dopo una domanda di questo tipo si sentirebbe pietrificato come il gatto di pietra nella piazza e la prima cosa che gli verrebbe in mente di fare è proprio quella di non rispondere.

    Rispondi
  10. bioraffaella

    ricordi un disegno che ti aveva regalato, una dedica tutta piastricciata, siamo tanto simili, simili voi! il disegno di un gatto in una piazza,

    Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.
    George Bernard Shaw

    Rispondi
  11. Fides

    portatemi da lui,

    la ferita che ci portiamo dentro è la solitudine:
    da soli rischiamo un’emorragia fatale, se non arriva una mano conosciuta a salvarci.

    Rispondi
  12. robysda

    come se la vita di tutti si desse appuntamento nella piazza, dove ognuno è in cerca di qualcosa

    di un sguardo che cancella ogni dolore

    Rispondi
  13. Agnese

    “vivere e sorridere”
    A volte basta un incontro,uno sguardo nell’occhi per sentirsi vivi, sorridere dalla gioia d’incontro.A volte non servono le parole ma la felicità nell’occhi dice tutto,la gioia che ti da la presenza di una persona.
    “e poi pensare che domani sarà sempre meglio”-e questo pensiero che a volte ci tiene in vita,la speranza che il meglio arriva.

    Rispondi
  14. Ernesta Scappaticci

    Vivere e sorridere è la cosa più importante in questo mondo, è la porta aperta della nostra anima all’accoglienza dell’altro.
    Quando penso a quante volte la mia voglia di vivere ha fatto bene a qualcuno, allora torna anche a me, sentire che la tua presenza è indispensabile perché un progetto di vita vada avanti con amore ti
    sembra quasi impossibile! è la ricarica indispensabile alla tua anima.
    Sono questi i segni che chi mi ama mi dà ogni giorno, Lo ringrazio per questo, come spesso diciamo:
    senza il Suo amore nulla è possibile, solo nel suo sguardo buono di Padre che tutto perdona riesci a ritrovarti. Per fortuna ho la fede che mi sostiene nei giorni in cui non riesco a vedere le sue braccia aperte e il Suo saluto che tanto mi ha aiutata.
    La prima cosa che farò, appena torno, sarà entrare nella mia chiesa per poter restare un po’ seduta davanti a quelle statue , messe ad arte per accogliere il forestiero che ritorna.

    Ernestina.

    Rispondi
  15. Stella Maria

    @ Ernesta
    Da dove torni? Parigi e Simone?
    Allora e’ un viaggio un po’ triste e la chiesa e’ la casa dove rallegrarsi, sentirsi accolti, e prendere a contare i giorni che mancano alla prossima partenza.
    Si dice che partire sia un po’ morire, a volte e’ così, ma partire x me e’ l’ inizio della conoscenza di un oltre la propria casa, con la certezza che essa c’ e’ e mi attende come una madre il figlio che torna. Fondamentale e’ sapere dove e’ casa.
    E casa e’ dove ti ci senti, questo e’ il segreto della lumaca o della tartaruga.
    Un bacio grande di bentornata e uno anche al don che permette tutto questo.

    Rispondi
  16. Agnese

    LETTERE D’AMORE DEL PROFETA
    “Il dolore può essere creativo.
    Cerchiamo di essere franchi e analizziamo il nostro caso:io ho sofferto molto per causa tua,e lo stesso è accaduto a te.Ma proprio grazie a questo abbiamo scoperto delle cose,dentro di noi, di cui non conoscevamo neppure l’esistenza.
    Certuni ottengono quanto di meglio esiste nella vita servendosi della gioia,altri usano la sofferenza.Ma la maggior parte degli esseri umani nonsi permette nè una cosa nè l’altra:queste persone,allora,non ottengono niente,e si limitano solo a passare per questa vita.”
    Kahlil Gibran
    Io personalmente preferirei scegliere la gioia,purtroppo a volte è cosi difficile,però cerco di trovare sempre un lato positivo.

    Rispondi
  17. pam

    ‘Dovresti descriverla sul letto sospeso, tra il sonno e la veglia’

    Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.
    (Ennio Flaiano)

    Rispondi
  18. Ernesta Scappaticci

    @ Stella
    Carissima,
    ti ringrazio tanto delle tue parole, mi hanno aiutata a ritornare con più facilità, che bel regalo!
    Simone sta bene grazie, ma è lontano, non sono stata da lui, ma da mia madre che era sola e tanto
    triste: come succede alle persone della sua età.

    Sono andata, a fare il mio dovere di figlia, purtroppo anche io posso dare quello che la mia vita mi permette, spero sia sufficiente, ma non lo è mai abbastanza! ne’ per me ne’ per chi ci aspetta sempre
    con le braccia aperte.
    Sono un po’ stanca di fare sempre le valige, a volte veramente mi piacerebbe essere una lumaca; sarebbe bello, sarebbe veramente bello, ma sai i viaggi stancano tanto soprattutto quando non hai più tanta forza a tua disposizione e cammin facendo…. ne ho persa un bel po’.

    Ringrazio anche io tanto Don Fabrizio che ci permette di scriverci dove sappiamo di trovarci sempre, per fortuna, lui sa quanto abbiamo” bisogno” di sentirci Amati, la nostra chiesa è per me davvero una casa sempre pronta a consolarmi.

    Un baci grande anche a te, spero di dartelo presto di persona.

    Ernestina.

    Rispondi
  19. Stella Maria

    @ Ernesta
    a presto allora e grazie, non ricordavo, ma forse non ne abbiamo mai parlato, di tua mamma. Tienila stretta e abbracciala anche per me, io posso farlo solo in spirito con la mia.
    baci

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *