53. Lo giuro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=oraqH7kcW6Q&feature=related]

da qui

– E la faccenda del tango?
– Come spiegarla meglio? Lei se n’è uscita così, senza un motivo. O meglio, il motivo c’era, ma io non l’ho capito. Vivacizzare il rapporto? Liberarlo dai soliti discorsi di bambini difficili e assistenze poco redditizie? Sì, voleva sfuggire alla routine, aveva realizzato che il suo uomo non era un poeta e senza quello una donna non può stare, per questo ho pensato di colmare il vuoto con le Ceres, le corse lungo il litorale, il rischio di romperci l’osso del collo da un momento all’altro. Sul momento le piaceva, rideva di nascosto, poi cominciava a preoccuparsi, per il mio fegato, o per la sua incolumità. Insomma, mi ha fatto capire che la poesia non si baratta facilmente, nemmeno con otto birre corrette con tequila. Più voleva convincermi, più m’intestardivo; più la immaginavo stretta al partner di turno, più spingevo il piede sull’acceleratore. Una sera litigammo e mi disse sei un fallito. Feci gli occhi di Mario, quando fissava l’interlocutore e non spiccicava una parola. Fu allora che le diedi lo schiaffo. Avevo in corpo più birra che sangue. Lei sussurrò : abbiamo chiuso; scese dall’auto e si avviò per strada, a passo svelto. Lo capisci? Una donna a piedi sulla litoranea può finire male. La seguivo con l’imbarazzo incerto di chi ha un tasso alcolico parecchio superiore al consentito. Ho rivisto, in quel frangente, tutta la mia vita. Mio padre che esortava a studiare legge o medicina, ripetendo che con lo straccio di laurea che avrei preso mi sarei ritrovato a fare l’elemosina. Era terribile pensare alla sua oscura profezia, mentre imploravo Eleonora di risalire in macchina. Mi chiedevo se sarei sopravvissuto all’alternativa secca di vederla piegata nel casqué o nell’abitacolo di un’auto con uno sconosciuto. La notte era piena di luci: faticavo a riconoscere il Carro, la cintura di Orione, il gioiello raffinato delle Pleiadi. Non avendo più argomenti, tentai il tutto per tutto: mentre procedeva con il volto dritto, cominciai a elencarle i nomi delle stelle. La visione offuscata dalle Ceres mi convinse a buttarmi un po’ a casaccio, tanto, incazzata com’era, non mi avrebbe mai scoperto. Mi accorgevo che più gliene indicavo – Denebola, Rigel, Betelgeuse – più il suo viso si sforzava di restare immobile; ma io incalzavo senza scoraggiarmi – Sirio, Antares, Rastaban – e già coglievo un movimento impercettibile del mento, l’occhio si spostava un millimetro più a destra – Gomeisa, Achernar, Rasalgethi – ecco, si voltava, sibilava uno stronzo: eravamo sulla buona strada – Hamal, Capella, Fomalhaut -, finché aprì la porta con violenza e si sedette rannicchiata nella parte opposta, compressa contro la portiera.
E come andò a finire?
Perdonami, ho bevuto veramente troppo. Non succederà mai più, te lo prometto, anzi, lo giuro.

36 pensieri su “53. Lo giuro

  1. ema

    “aveva realizzato che il suo uomo non era un poeta e senza quello una donna non può stare”

    http://www.youtube.com/watch?v=d6dNF0u0fjk

    “Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni,
    e passano poeti brutti e poeti buoni.
    Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
    è come partire lontano, come viaggiare davvero.”

    Rispondi
  2. ema

    “Non succederà mai più, te lo prometto, anzi, lo giuro.”

    Ogni tanto lui giura

    Ogni tanto lui giura
    di cominciare una vita migliore.
    Ma quando viene la notte a tentarlo
    con le promesse e con le sue lusinghe,
    ma quando viene la notte che domina
    la carne, a quei piaceri consueti
    del corpo che desidera, che vuole,
    perdutamente ancora s’abbandona.

    Costantino Kavafis

    Rispondi
  3. Fides

    Ho rivisto, in quel frangente, tutta la mia vita. Mio padre che esortava a studiare legge o medicina, ripetendo che con lo straccio di laurea che avrei preso mi sarei ritrovato a fare l’elemosina.

    Desiderare essere riconosciuti da chi amiamo e non essere capiti fa nascere un senso di inadeguatezza infinito, è una ferita che resta aperta, eppure continuiamo a raccogliere stelle chiamandole per nome per offrirle in cambio di un sorriso, di uno sguardo, di una presenza…

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iX9hNRmHvYw&feature=g-vrec]

    Rispondi
  4. M&C

    Una pagina molto attuale, purtroppo: sembra di vedere i due protagonisti che litigano e fanno pace, come tante coppie reali che ormai non si capiscono più, non sono più in sintonia, e l’amore, che all’inizio le legava, sembra evaporato, consumato.
    Una storia molto diffusa: lei è cambiata, forse cresciuta, ed ha bisogno di rinnovarsi, vuole novità, poesia, essere sorpresa e sentirsi ancora speciale; lui invece è stanco della vita che conduce e vuole solo tranquillità, essere rassicurato, compreso e sentirsi amato per non perdere la fiducia in se stesso.
    Trovare un punto d’incontro, fare un passo l’uno verso l’altro e perdonarsi, è una cosa difficile da fare, ma si è sempre in tempo per fermarsi, aspettarsi e ricominciare a camminare insieme sulla strada in comune.

    Rispondi
  5. ema

    le quattro
    pesanti come un colpo
    a Cesare quel ch’è di Cesare
    a Dio, quel ch’è di Dio
    se io fossi piccolo
    come il grande oceano
    camminerei sulla punta dei piedi delle onde
    nell’alta marea
    sino a sfiorar la luna
    dove trovare un’amata
    uguale a me
    angusto sarebbe il cielo
    per potermi contenere
    se io fossi povero
    come un miliardario
    che cos’è il denaro per l’anima
    è un ladro insaziabile
    si annida in essa
    all’orda di tutti i miei più sfrenati desideri
    non basterebbe l’oro
    di tutte le Californie x2
    se io potessi balbettare
    come Dante, o Petrarca
    accendere l’anima per una sola
    ordinarle coi versi di bruciare
    le parole del mio amore sarebbero
    un arco di trionfo
    pompose ed inutili
    vi passerebbero le amanti
    di tutti i secoli
    dei secoli x2
    e così sia
    se io fossi silenzioso
    come il tuono
    gemerei, abbracciando in un tremito
    il decrepito eremo terrestre
    urlerò con la mia voce immensa
    le comete torceranno le ali fiammeggianti
    e giù si getteranno, a capofitto
    per la malinconia
    coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
    se io fossi buio
    come il sole
    ma perché mai dovrei io
    abbeverare
    con il mio splendore
    il ventre dimagrato
    della terra
    morirò
    porterò via con me
    il mio amore immenso
    in quali notti
    quali malattie
    da quali Golia fui generato
    così grande
    così inutile

    Majakovskij

    Rispondi
  6. bioraffaella

    il suo uomo non era un poeta e senza quello una donna non può stare,

    Ogni rapporto di coppia ha bisogno di essere alimentato dalla fiamma dell’amore e non di essere soffocato dalle ceneri della quotidianeità.
    Una donna non ha bisogno di un poeta , ha bisogno di sentirsi amata , capita e coccolata dal suo uomo. E il non cogliere il suo richiamo o la sua richiesta d’aiuto anche attraverso una semplice domanda come quella di ballare il tango, la fa sentire come se fosse completamente trasparente ai suoi occhi.Ed il muro che si viene a creare diventa difficile da sfondare.

    Rispondi
  7. bioraffaella

    Perdonami, ho bevuto veramente troppo. Non succederà mai più, te lo prometto, anzi, lo giuro.

    Si può chiedere perdono a parole, ma poi devi dimostrare con i fatti che ti sei veramente pentito, altrimenti il pentimento non vale!

    Rispondi
  8. ema

    “Più voleva convincermi, più m’intestardivo; più la immaginavo stretta al partner di turno, più spingevo il piede sull’acceleratore.”

    Condannati senza fine all’eterno errore

    Condannati senza fine all’eterno errore.
    Perché non dovrebbe essere questa la realtà?
    Perché non dovrebbe essere un eterno fantasma,
    l’astratto e innumerevole velato mondo
    sempre velato e astratto? E la sua stessa
    unità un’imprecisione,
    un tutto indefinito, anzi un tutto
    dove la verità e l’errore, punti fissi,
    non siano altro che un maggior errore?

    F.Pessoa

    Rispondi
  9. marco1963

    Ci perdiamo a volte in mezzo a frammenti di vita, perché scaviamo con le mani alla ricerca del pelo che pensiamo di trovare e invece la questione più grande, forse, è di fronte a noi, ma ci ostiniamo a non vederla. E’ la certezza di stare dalla parte della ragione, quella sicumera che ci spinge ad affondare l’acceleratore della vita oltre la logicità, pur di affermare il nostro punto di vista. Eppure poi, basterebbe sempre ascoltare cuore, testa, sentimenti, buon senso, e tante armi verrebbero deposte. E il flusso dell’amore riprenderebbe imperterrito a fluire, fortificandosi, lasciandoci giovani e sempre pieni di speranza e voglia di vivere.

    Rispondi
  10. RossellaT

    Perdonami, ho bevuto veramente troppo.

    Ci può essere perdono per ogni cosa, ogni persona anche per chi ha un momento di stanchezza o si è dimenticato di essere un poeta.

    Ho pena delle stelle (FERNANDO PESSOA)

    Ho pena delle stelle
    che brillano da tanto tempo,
    da tanto tempo…
    Ho pena delle stelle.

    Non ci sarà una stanchezza
    delle cose,
    di tutte le cose,
    come delle gambe o di un braccio?

    Una stanchezza di esistere,
    di essere,
    solo di essere,
    l’essere triste lume o un sorriso…
    Non ci sarà dunque,
    per le cose che sono,
    non la morte, bensì
    un’altra specie di fine,

    o una grande ragione:
    qualcosa così, come un perdono?

    Rispondi
  11. ema

    “Non giurare sulla luna! così falsa e bugiarda…famosa per cambiare la sua faccia ogni momento!

    Se non vuoi passare da bugiardo anche tu…non giurare affatto…o se vuoi…perché non provi a giurare su te stesso, che sei il dio della mia idolatria! E io ti crederò…”

    Romeo e Giulietta – William Shakespeare

    Rispondi
  12. robysda

    La routine, è proprio lei che spegne la vita; è talmente subdola che spesso si confonde con i doveri quotidiani, proprio quelli che una volta ti facevano felice, e che ora, invece, sembrano aggrovigliarsi intorno al collo, quasi a toglierti il respiro, abitudini noiose che guardano il cielo a cercare nuove stelle

    Rispondi
  13. Agnese

    per Ernestina
    scusa don Fabrizio,scusate tutti,mi approfitto attimo,volevo scrivere qualche parole per Ernestina.
    Ad ogni uno di noi capita il momento di debolezza e cominciano attaccare noi pensieri negativi,piu dura questo momento piu negativita(e nostra debolezza) è piu forte.Lo sai come faccio io in momenti cosi? Mi fermo,prendo un respiro e dico:SONO IO A DECIDERE COME VOGLIO SENTIRMI.VOGLIO STARE BENE! Da quel momento comincio vedere tutto dal altra prospettiva,migliore e non faccio entrare pensieri negativi nel mio mento.Tutto andrà bene.
    Un bacione forte…

    Rispondi
  14. Agnese

    “il motivo c’era,ma io non l’ho capito”- si,impegnato nella sua esistenza,nel propri bisogni non si accorge del bisogni di altri,normale.

    Rispondi
  15. Agnese

    “…voleva sfuggire alla routine…” – questo lo dici tu,uno che beve,contento di se stesso pensa che questo è tutto che la vita ha da offrire.Routine.

    Rispondi
  16. Agnese

    “Non succederà mai più,te lo prometto,anzi,lo giuro”
    Qua potrei scrivere un relazione,cerco di accorciarmi.Il problema è che lui veramente crede,in questo momento,di questo che dice.In questo momento.Poi o si trova le scuse per non mantenere la promessa o semplicemente nega che ha detto questo (quante persone ho conosciuto di questo genere!) Probabilmente sono troppo severa, però per me questo tipo di comportamento è la mancanza di rispetto non tanto verso altro ma piuttosto la mancanza di rispetto per se stesso!
    Lei adesso lo crede perchè vuole credere perchè lo ama,perchè spera nel amore.
    O.K meglio che questo discorso finisco qua.Purtroppo a me sempre ancora piace la frase: e vissero per sempre felici e contenti.

    Rispondi
  17. Ernesta Scappaticci

    Cara Agnese,
    penso che tu abbia interpretato fino in fondo la magnifica Omelia che ci ha dato come cibo, per la nostra fragile anima, Don Fabrizio che ringrazio per l’amore infinito con il quale ci nutre sempre.
    Tu sei un tralcio che non seccherà mai, e con le tue parole sei riuscita a farmi sentire l’amore di una sorella, quella che ho sempre cercato!
    Dai un tocco leggero a tutti i tuoi commenti che mi trasmettono la voglia di ritornare subito quella donna di sempre ma con un insegnamento in più: alzarmi da terra e volare con fierezza nella mia vita cogliendo l’attimo.

    Grazie di avermi scritto qui per me e per tutti.
    Il mio angelo custode ne sarà contento, ora lo so!

    Un abbraccio a tutti Ernestina.

    Rispondi
  18. d. giampaolo centofanti

    D’aria e di luce

    Tutto questo cielo trasparente, lucente,
    che vedo come fosse nella mia mente
    si specchia nelle anime di cristallo,
    l’aria è così trasparente, lucente,
    che allegre comitive vi pattinano.
    Ma è tutto, i palazzi di vetro, le strade,
    la gente, che si specchia nel tutto,
    al punto di farsi leggero, al punto di essere niente;
    al punto che il grigio ed il nero, nell’etere,
    delle anime perse anch’esso di luce riflessa risplende,
    al punto che anch’esso forse domani si specchia, si accende.
    Così, semplicemente, io vedo stasera
    questo quartiere come nel vetro.
    E più mistero è questo vedere.
    E so che Ti amo che posso anche
    morire per niente.

    Rispondi
  19. M&C

    @ D. Giampaolo Centofanti

    Il niente è tutto, il tutto è niente e solo l’amore da senso al tutto: molto bella!

    Rispondi
  20. Ernesta Scappaticci

    Grazie anche da parte mia a D. Giampaolo Centofanti per la bella poesia che ci ha scritto.
    Ci aiuterà ad amarci e a vedere nell’altro il fratello che solo con la luce dell’amore può ritrovare la forza di vedere.

    Un abbraccio
    Ernestina.

    Rispondi
  21. gumhiedo se i

    Che prodigi sanno fare le stelle! Anche da così lontano.
    Addolciscono il cuore nella notte della melanconia. Basta guardarle e si sentono subito complici dei tuoi pensieri, dei tuoi segreti, anche se non le chiami per nome. Sanno tutto di te e della tua vita, testimoni oculari delle tue promesse e dei tuoi giuramenti.

    Rispondi
  22. vale

    Se non avessimo amato

    Se noi non avvessimo amato,
    Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l’ape
    Nel suo grembo dorato,
    Se quella pianta di rose avrebbe ornato
    Di lampade rosse i suoi rami!
    Io credo non spunterebbe un foglia
    In primavera, non fosse per le labbra degli amanti
    Che baciano. Non fosse per labbra dei poeti
    Che cantano.

    (Oscar Wilde)

    attraverso la poesia impariamo la delicatezza e insieme la forza dell’amore che tutto può

    @ Giampaolo, grazie anche a te!

    Rispondi
  23. pam

    il bene, dici, vince sempre. Come
    caligine, che prima o poi dilegua. Invece di cantare
    il merlo, a volte, salta sopra il muro e guarda verso il
    nulla,
    ti pare. Puoi pensare che il poeta sia il punto di
    contatto
    tra il canto e il muro, tra il nulla dello sguardo
    e il bene che la nebbia ha contraffatto.

    Fabrizio Centofanti – Elegia

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *