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da qui
Quanto avete camminato? Sai solo che si è fatta sera: è l’unica donna con la quale il tempo passa e neanche te ne accorgi. Vi siete raccontati tutto, ma c’è sempre qualcosa dopo il tutto: uno sguardo, un gesto, fanno nascere ancora un’altra immagine, un altro desiderio. Saranno le luci di Montmartre, le tende rosse che sembrano di fuoco, investite dai raggi dei lampioni. Ti dice: non sarai troppo magro? Vi sedete per l’ennesima volta al tavolo di un bar, sarà tutto un sogno? Che strano quello che hai fatto questa notte: ti aprivano una ferita in mezzo al petto, ma non era cruenta, si poteva infilare un piede con tutta la ciabatta; che vuol dire? Che sono le ferite a permettere alla vita di raggiungerti? Ti vergogni di parlarne, ma lei capisce sempre quando pensi ad altro. Glielo racconti nei particolari, mentre la luna si affaccia dietro la basilica; lei interpreta anche i sogni: devi esporti di più, dice; sono già troppo esposto, le rispondi, ma non cede, sostiene che siamo pronti a difenderci comunque, perché, a forza di subire, ci viene naturale. Il cielo è nero, visto dall’incendio della strada; le dici che non sei troppo magro, è il tuo peso normale; davanti a voi c’è un altro bar, gente che ride, fuma, si ripara da chissà quali altri colpi; il mondo è un corpo crivellato, dove qualcuno infila mani e piedi, come si facesse spazio a qualcosa che sta per accadere, come se i sogni parlassero sempre di un futuro in agguato dietro l’angolo, sul lato opposto della strada, un passo di donna che si avvicina decisa, un viso che potresti riconoscere a mille miglia di distanza, e ti chiedi come sia possibile, se esista un posto al mondo in cui il passato non si confonda col presente, se sia una legge inderogabile che, quando credi d’aver trovato pace, ti piombi addosso il residuo fisso di un amore che un tempo ti avrebbe acceso ancora, ma ora è un macigno sullo stomaco, una catena da cui non riesci a liberarti: cerchi una via d’uscita, un consiglio del don, di quelli che ti dava battendo le mani bruciate sul bloc notes, pieno di appunti indecifrabili. Mattea si avvicina sempre più, ma intuisci che stavolta non ha intenzione di fermarsi, vuole solo segnare un territorio, dimostrare che non riuscirai a scrollartela di dosso, che devi farci i conti; alzi gli occhi verso la tenda rossa come il fuoco, più in alto c’è la luna con la sua canzone di luce che non smette mai, che dura tutto il viaggio e ancora oltre, oltre il tutto che vi siete detti perché non si finisce mai di dirsi, di aprire e chiudere ferite, di sognare qualcosa che credevi perduto e invece è ancora lì, come uno specchio.

non si finisce mai di dirsi, di aprire e chiudere ferite, di sognare qualcosa che credevi perduto e invece è ancora lì, come uno specchio.
E un prato di stelle diventa un campo di cemento
“Uno sguardo, un gesto, fanno nascere ancora un’altra immagine…” E’ vero: c’è sempre qualcosa oltre, un’immagine fa rinascere la scena, fornisce un altro spunto… e una ferita, poi? Ci unisce agli altri, permette alla vita d’invaderci: le ferite sono l’oro del mondo, ho avuto modo di scriverlo in un’altra occasione. Quando credi d’aver trovato pace… succede di tutto, si scatena l’inferno, si capovolge il mondo. Il grande mestolo rimesta il pentolone della vita e si ricomincia, con nuove emozioni, quelle che non avevi provato, nuovi dolori, nuove ansie, nuovo tutto. E’ la vita che bussa, lei che non smette mai di dirci qualcosa, d’indicarci la via, con l’infinita pazienza dettata dal tempo che scorre.
– è l’unica donna con la quale il tempo passa e neanche te ne accorgi
È vero, quando sei innamorato i giorni trascorsi insieme sembrano minuti, il tempo passa veloce e non è mai abbastanza: c’è sempre ancora il desiderio di un gesto, di stare insieme, di parlare, di guardarsi negli occhi.
Conti gli attimi che vi separano e vivi in funzione del momento in cui potrete incontrarvi di nuovo.
– e ti chiedi come sia possibile, se esista un posto al mondo in cui il passato non si confonda col presente, se sia una legge inderogabile che, quando credi d’aver trovato pace, ti piombi addosso il residuo fisso di un amore che un tempo ti avrebbe acceso ancora, ma ora è un macigno sullo stomaco, una catena da cui non riesci a liberarti.
Il ricordo del passato non deve rovinare la possibilità di vivere il presente e di cogliere le nuove occasioni per essere felici: a volte la felicità è proprio davanti a noi, magari seduta allo stesso tavolino del bar, che cerca il nostro sguardo, ma non la vediamo perchè siamo voltati a scrutare il passato che segue i nostri passi e che ancora sentiamo troppo vicino.
Il passato t’insegue come uno stalker che bracca la sua preda quando pensava di essersene liberata.
Non ti da tregua, ti rende la vita impossibile. Le ferite chiuse sono un ricordo delle violenze ricevute mentre torna il terrore che se ne aprano di nuove, non ti puoi più difendere. Per uscire dal buio di quell’incubo ti serve l’aiuto di qualcuno, altrimenti devi guardarti in faccia come fosse l’ultima volta e denunciare. Solo così potrai sentirti libero.
http://www.youtube.com/watch?v=6sYSVcU241c&feature=youtube_gdata_player
I fantasmi della mente, gli effetti persistenti di un amore-Chernobyl, aprono e chiudono piaghe, ma non sono amore, sono solo schegge impazzite di vita da ricomporre.
Perché ho visto le tue ferite, ho messo la mano nel tuo costato, ho ascoltato l’uomo che sei, ora credo nell’uomo che saprai essere.
Quando il passato torna in un certo modo, come un presente ancora presente, si produce una specie di crisi che non si ha ancora del tutto risolta, le crisi passate affioreranno nel presente, non per compiere una repetizione, ma per liberare le enegie che possono prodursi e che si deve riattraversare, ogni volta che sucede si produce qualcosa di nuovo e di originale.
“oltre il tutto che vi siete detti perché non si finisce mai di dirsi”
…senza l’altro non è possibile neanche dirsi addio.
http://www.youtube.com/watch?v=zyN0I5DYUyE
Sono molte le persone che rimangono prigioniere del proprio passato non risolto. In questo modo l’anima viene appesantita, continua a farsi carico di sofferenze e rancori. Il primo passo per liberarsi dal passato è prendere consapevolezza delle ferite e sanarle imparando a sostituire l’odio con l’amore, la guerra con la pace.
Se il passato ci insegue non dobbiamo fare altro che affrontarlo, solo così si può mettere la parola fine ad una ferita che continua a bruciare ancora.
Come se i sogni parlassero sempre di un futuro in agguato dietro l’angolo, sul lato opposto della strada, un passo di donna che si avvicina decisa, un viso che potresti riconoscere a mille miglia di distanza, e ti chiedi come sia possibile, se esista un posto al mondo in cui il passato non si confonda col presente
http://www.youtube.com/watch?v=XmlkpucUY34
“più in alto c’è la luna con la sua canzone di luce che non smette mai, che dura tutto il viaggio e ancora oltre”
http://www.youtube.com/watch?v=2nVU25ogwUw&feature=related
…ti aprivano una ferita in mezzo al petto, ma non era cruenta, ci si poteva infilare un piede con tutta la ciabatta; che vorrà dire?
Anche dalle ferite si respira la vita e respirando, respirando, le ferite rimarginano anche se non te ne accorgi: il tempo, è vero, è il miglior dottore. Così da una ferita prima o poi sboccia un fiore, un fiore che non hai coltivato, non hai seminato, che non hai cercato, margherita di campo in mezzo al petto nudo, terra arida lasciata a lungo senza acqua da un bene che fu, e cerca parole nuove per potersi esprimere. Parole segrete di un linguaggio a due, parole che smettono di sbattere sugli specchi del labirinto che è l’animo umano, specchi di dolore, incomprensione, aridità, di un tempo che fu e non tornerà se non mutato, parole che hanno trovato il filo di Arianna che le conduce fuori.
Cercavi un diversivo per sopravvivere e ti accorgi che l’innocente evasione, è una realtà che non sai quando è giunta e come fa a farti stare così bene. Non hai più bisogno di sognare, la vita è adesso, ma la ferita aperta ti ricorda che puoi farti male ancora, il dolore tornare a incidere la carne, non ti rimane che scegliere fra il sale del passato, della paura di una ferita nuova e il balsamo senza prezzo di un amore presente. E’ vero, il balsamo non rimargina ma è un unguento miracoloso per ungere l’io vecchio che muore per risorgere in una nuova alba, un’alba che ti mette un piede nel petto, entra dove fa male e va fino in fondo per cercare qualcosa di solido su cui poggiarsi, il pavimento dell’incontro con te. L’alba di un amore che non ti aspettavi ma è l’amore che c’è: “come sono belli i piedi del messaggero”, non rimane che togliergli i calzari, lavarli con lacrime di gioia, asciugarli con l’aria fresca respirata a pieni polmoni e accoglierli dentro sè come il fiore che ti sboccia dentro e non ha altro desiderio che essere colto, così come il messaggio non vuole altro che essere recapitato e letto, compreso.
L’amore arriva così, sana ogni ferita e ti proietta in avanti verso un tempo che vive della memoria di sè, il tempo del duplice pensiero ove ogni cosa è presente nell’assenza di memoria dell’altro che è il vivere quotidiano pieno di cose da fare.
– una ferita in mezzo al petto, ma non era cruenta…
Potrebbe essere questa la definizione perfetta dell’amore!
“Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.
Vieni dal Libano, o sposa,
vieni dal Libano, vieni!
Scendi dalla vetta dell’Amana,
dalla cima del Senir e dell’Ermon,
dalle spelonche dei leoni,
dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!”
Che dire?Mattea,lascia stare,hai perso.Anche se Fillippo ancora sente “qualcosa”, però sta bennissimo con Marika(“è l’unica donna con quale il tempo passa e neanche te ne accorgi”).Vostro amore è “finito”,non ti cerca,non vuole parlare con te,vuole dimenticare,è rimasta la ferita quale vuole fare guarire con Marika.Hai perso.Non si può costringere nessuno di amare. E poi,lo sai che ti dico:se ti ha tradito una volta, lo farà ancora,lascia stare,fa male.Lascia lo vivere felice cosi come è.
Fillippo,fa male vedere Mattea?Tranquillo,vi siete lasciati da poco,deve passare un po’ di tempo e tutto si tranquillizza,spero.Non si può eliminare dalla terra tutti amori passati, qualcuno deve rimanere per proseguire la vita.
vi ringrazio!
il pavimento dell’incontro con te:
una bella immagine di sintesi.
“cerchi una via d’uscita”-da dove? Da Marika?Da Mattea?Stai bene con Marika ma non riesci dimenticare Mattea.Ma ti sei chiesto,cosa è piu importante per te?Cosa vuoi veramente?
“qualcosa che credevi perduto e invece è ancora li,come specchio”-e ti chiedi, cosa ti sei perso?!
ti aprivano una ferita in mezzo al petto, ma non era cruenta, ci si poteva infilare un piede con tutta la ciabatta
ci cammini dentro, e trovi libertà, mentre l’oppressione dei carri che incalzano alle spalle subisce, impotente, la sua sconfitta
Stella, scrivi molto bene, sei una scrittrice in pectore, sfrutta questo dono.
Nel tuo tempo libero, che potrebbe essere la notte, perché non fai un blog “solo per donne”?
Cosa c’è dopo il tutto?
C’è ancora tanto, quello che manca alla geometria della ragione, a tutto ciò che può sembrare perfetto; c’è sempre un’altra pagina da girare, quella scritta dall’infinito, dalla penna dell’amore, da un avvenimento insolito che arriva improvviso, ti coglie impreparato e ti travolge come un mare in tempesta, per poi trasformarsi in una carezza delicata, tanto attesa e finalmente arrivata
“Esiste un posto al mondo in cui il passato non si confonda col presente?”.
No, finché saremo nel mondo. Non esiste perché il nostro passato è dentro di noi, fa parte di noi. Anche se alcune volte sembra di essercene liberati, arriva sempre il momento in cui un viso, un modo di muoversi, una situazione già vissuta, ci portano a ripensare, qualche volta con dolore, altre con nostalgia o con un sorriso, a cose lontane, a persone che non ci sono più.
Credo che sia un bene non dimenticare, in quanto nostro bagaglio di esperienze che comunque ci hanno costruito, hanno fatto di noi quelli che siamo, aiutandoci talvolta a non ripetere gli stessi errori.
Noi non siamo da soli, dentro di noi c’è il nostro passato, noi siamo tutte le persone che abbiamo incontrato, e c’è ancora moltissimo spazio per il Signore, che è il nostro futuro.
“Come se i sogni parlassero sempre di un futuro in agguato”.
Io non ricordo mai i sogni, posso tenere un foglio e una matita sul comodino, svegliarmi che sto ancora sognando, ma appena apro gli occhi mi si cancella tutto.
Non ho bisogno dei sogni per essere sempre in ansia per quello che potrà capitare alla mia famiglia e a me in futuro. Forse perché la mia è stata una vita piena di colpi di scena, di fatti che non avrei mai potuto immaginare. Solo con la preghiera e guardando negli occhi il mio nipotino più piccolo, riesco a tranquillizzare il mio cuore nei momenti bui. Ma “non si finisce mai di aprire e chiudere le ferite”.
grazie!
sì, siamo tutte le persone che abbiamo incontrato.
siamo relazione.
@ Roberta Z
Carissima, grazie, ma fra le mie riflessioni e lo scrivere c’ e’ differenza. Io un blog ce l’ho, anche più di uno. Quello su cui scrivo porte il mio nome: semplicemente stella maria. Ma e’ il tempo che non c’ e’ la note e’ fatta per …. Amare dice un vecchio detto, la mia per dormire, ne ho tanto bisogno dopo alla fine di giornate in cui l’aver fatto niente mi ha stancata tanto:-))