Sento un doloroso senso di fatalità a pesarmi su dita e parole mentre scrivo oggi dell’inutilità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nata dalle ceneri della Società delle Nazioni per porre rimedio alla sua tutto sommata impossibilità d’intervento (anche e soprattutto militare) in caso di conflitti tra (e interni a) popoli e nazioni, l’ONU sembra oggi averne assimilato tutti i difetti senza esserne riuscita a sviluppare e potenziare alcuno dei pregi.
Agli occhi degli stessi popoli che ne avevano sostenuto e auspicato la nascita (e a difesa dei quali dovrebbe dal 1945 a oggi ergersi) l’ONU appare sempre più come una costosissima organizzazione di facciata in cui gli interessi dei singoli hanno preso il sopravvento sul bene di tutti, e dove regna la legge del petrolio e dell’interesse dei più forti.
Era l’11 luglio del 1995, a Srebrenica, diciassette lontanissimi anni fa, quando ottomila vite vennero strappate alla loro personale storia davanti agli occhi impotenti (impotenti appunto) dei caschi blu olandesi: testimoni di un massacro che oggi possono testimoniare benissimo i telefonini dei presenti, senza bisogno di muovere il pesante carrozzone di mezzi, soldi e risoluzioni dell’ONU stessa.
Ieri a Srebrenica, oggi a Hula. Oggi che le parole hanno dimostrato nuovamente la loro incapacità a smuovere le coscienze del Monolite di Vetro, oggi che non bastano i corpi, le grida, il sangue, le bombe, le suppliche, gli appelli, le immagini, le prove, la memoria, il dolore, la speranza, lo sconcerto, oggi che tutto sembra urlare la necessità, ennesima e improrogabile, di seppellire quest’ONU di fianco alla tomba delle Società delle Nazioni che l’ha partorita (per sostituirla con qualcosa che sia finalmente capace di fare il lavoro per cui è stata creata) OGGI resta solo l’immagine dei corpi e delle vite che ancora una volta l’ONU non ha saputo salvare.


A proposito di ONU vi invito a leggere questo link:
http://michelefabbri.wordpress.com/2012/03/05/nel-segno-del-demonio/
Caro Matteo,
effettivamente l’ONU è un organismo al quale tra l’altro mi risulta che “i grandi” non paghino le quote dovute quando le decisioni prese non sono di loro gusto e convenienza.
Ma ho finito per rendermi conto che la sua soppressione sic et simpliciter non farebbe che fornire a certi arbìtri un pretesto in più.
Niente è mai facile, figurarsi poi questioni di questa natura e dimensione.
Un abbraccio,
Roberto
Tutto vero, Roberto. Ma mi domando se le cose sarebbero andate nella stessa maniera nel caso in cui la Siria si fosse chiamata Iraq e Assad Saddam…