[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=11mfvRIKgUA&feature=g-vrec]
da qui
– Sì, la vedo.
– A volte basta un colore, per cambiare vita.
Che strano: il fiume è l’unica cosa sfuggita all’attenzione, come se a contare fosse solo la distesa bianca e grigia delle case, la geometria dei quartieri che si spingono fino all’orizzonte, dove il cielo si confonde con la massa scura della terra. Ti chiedi se sia sempre così, se ci accorgiamo soltanto di una parte di ciò che ci circonda, smarrendo ciò che porterebbe acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana.
– Non ricordo perché ti ho lasciato.
– Le memorie, a volte, fanno male. E’ più facile guardare da lontano, come da qui.
Ti immagini schiacciato sulla strada, la gente che accorre, telefona, prova a capire se respiri, se sei vivo. Tu pensi ad altro: uscito dal corpo, hai perso l’ansia di sapere come va a finire, la paura che ti blocca quando sta per succedere qualcosa. Da morto, ti rendi conto che il problema non era solo tuo. Anzi, ti pare che la gente sia afflitta dalla stessa malattia; non trova il coraggio di portare fino in fondo un desiderio, un sogno, un obiettivo. Comprendi che la società si edifica su una sospensione, perché le decisioni diventino appannaggio di un gruppo ristretto, invisibile, potente, e tutto si giochi nelle stanze dove in pochi stabiliscono il destino di tutti. Vorresti avvertirli: prendere per la manica la ragazza con la felpa bianca, guardarla negli occhi, dirle che non vale la pena vivere da automi; o dare una carezza al signore anziano col giubbotto giallo, sussurrargli che sarebbe ancora in tempo, che è possibile scegliere senza delegare sempre ad altri; potresti ricordarlo anche al soldato col berretto nero, impacciato di fronte alla salma disarmata, inerte, lui sempre pronto a intervenire in caso di disordini. Ma non puoi comunicare: se sei vivo, sei troppo preso dal vortice delle azioni inconcludenti; se sei morto, non ti ascolta più nessuno. Provi a cantare, forse potranno udire una musica-simbolo di verità e di libertà: ti concentri sul tono, sulle note, il sentimento da trasmettere per coinvolgere la massa anonima dei turisti di un giorno, di un fine settimana. Macché, il canto dei morti è su lunghezze d’onda che ai vivi non è dato intercettare. Come annunciare la catastrofe che incombe sulla massa che non sa più cosa significhi vivere fino in fondo? Alla fine, pensi che basterebbe convincere te stesso, metterti in guardia dall’errore che ha segnato la tua vita, giurare di non caderci più, a costo di perdere tutto, di morire. Avverti un desiderio intenso di tornare da Veronica, di mostrarle di poter girare la pagina cruciale, di non essere più l’uomo che si ferma, che non riesce a immaginare il finale di una storia. Ti senti felice, per un attimo; vuoi rendere partecipe Fofner dell’estasi che ti ha rapito nei pochi secondi in cui ti sei visto corpo senza vita sul selciato. Ti volti verso lui, per incontrarne gli occhi grandi e azzurri, in cui hai rivisto tutto il tuo passato. Ma Fofner non c’è più: è rimasta solo la macchia blu del fiume tra l’ammasso bianco e grigio delle case, come un pezzo di cielo caduto sulla terra, per errore.

– ci accorgiamo soltanto di una parte di ciò che ci circonda, smarrendo ciò che porterebbe acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana.
Troppo spesso diamo tutto per scontato e non ci accorgiamo della bellezza che ci circonda; allora, per apprezzare i doni che abbiamo ricevuto, è necessario perderli e sperimentarne la mancanza, così da capire il loro valore e desiderarli ancora, fino a lottare per riacquistarli.
Si può portare ” acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana” solo cercando di capire l’altro, anche mettendosi qualche volta nei suoi panni.
Capirsi e capire annulla le distanze, è un fiore che sboccia in una vita troppo spesso arida.
dare una carezza al signore anziano col giubbotto giallo, sussurrargli che sarebbe ancora in tempo, che è possibile scegliere senza delegare sempre ad altri
Non è mai troppo tardi per smettere di vivere come un automa, ma la maggior parte della gente sembra preferire vivere così, è più facile delegare gli altri e scaricare le responsabilità agli altri, piuttosto che scegliere da soli e farsi carico delle proprie responsabilità come farebbe un uomo che vuole sentrisi libero.
“Bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E’ importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.”
http://youtu.be/k-P0jaaCPgY
Alla fine, pensi che basterebbe convincere te stesso, metterti in guardia dall’errore che ha segnato la tua vita, giurare di non caderci più,a costo di perdere tutto, di morire. Avverti un desiderio intenso di tornare da Veronica, di mostrarle di poter girare la pagina cruciale, di non essere più l’uomo che si ferma, che non riesce a immaginare il finale di una storia.
E’ sufficiente partire da se stessi, mettersi in guardia dall’errore , per poter iniziare a vivere come un uomo libero, all’inizio il mondo non ti comprenderà ti prenderà per pazzo soltanto perchè hai deciso di prendere una strada diversa dalla loro, ma se ti vedono fermo nelle tue convinzioni per quanto possano ostacolarti ,non riusciranno a fermarti , perchè l’Amore alla fine vince su tutto !
Distrazioni di ogni tipo, disattenzioni e superficialità, ogni giorno, ci allontanano sempre più da una mano che si tende ostinata per sfiorarci con una semplice e preziosa carezza, fonte di energia necessaria per essere vivi
Dalle Maccabee
La canzone che piace tanto al don!
http://www.youtube.com/watch?v=QURozuQfxkA&feature=youtube_gdata_player
A volte basta un colore, per cambiare vita.
Capita che un giorno quasi per caso ti svegli e ti rendi conto che stai vivendo la tua vita in modo passivo senza inseguire davvero i tuoi sogni e allora capisci che devi vivere qui ed ora, devi essere protagonista della tua vita, assaporarla, goderla in tutte le sue sfaccettature, per non avere rimpianti domani, quando forse sarà troppo tardi.
vi ringrazio!
aspettiamo tutti una carezza, per accorgerci di essere vivi.
poi la mano può anche svanire, ma lascia una traccia indelebile di felicità.
vero! se poi la carezza arriva dalla mano che non pensiamo la felicità raddoppia.
E’ come con “il sorriso” di P. Faber: anche di una carezza ha più bisogno, chi non sa darne, perciò che qualcuno cominci!!
” Hai troppi ricordi: guarda avanti; la vita è di chi si lascia guidare dal futuro”.
Tratto da : Ecco l’uomo di F. Centofanti
“-Non ricordi perchè ti ho lasciato
-Le memorie,a volte,fanno male”
Si,d’accordo, ma in questo caso potrebbe servire per non fare più lo stesso errore.
“non trova il coraggio di portare fino in fondo un desiderio,un sogno,un obiettivo.”
La paura che blocca…Ma cambiando punto di vista? Affrontare un desiderio da altra parte,come salire sulla montagna,se da una parte la strada è troppo difficile basta trovare punto più facile per arrampicarsi. Trovare un trucco contro la paura.
grazie!
anche una carezza può essere un trucco (buono) contro la paura.
Quello di scrivere si diceva non essere un vero mestiere. Quanti mestieri saprebbero fare però gli scrittori!
Chi racconta la vita non può non conoscere tutte le situazioni che sono alla base delle attività umane.
Di certo sa fare lo psicoanalista, ma non si diverte a strizzare cervelli, bensì li dilata e li rende distesi attraverso le storie che narra, portando il lettore a capire se stesso sciogliendo i dilemmi dei suoi personaggi.
Vedere ad esempio la propria figura divisa tra due condizioni: da morto e da vivo, è un vero esorcismo che
scaccia ogni dubbio su quella da privilegiare.
Invece, che grande missione è affidata all’uomo di penna!.
Che
“Ti volti verso lui, per incontrarne gli occhi grandi e azzurri, in cui hai rivisto tutto il tuo passato. Ma Fofner non c’è più:”
Un atto d’amore realizza il miracolo di unire insieme le persone fino a farne una sola.
«Io vivo, ma non sono più io che vivo,è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20)
“come un pezzo di cielo caduto sulla terra, per errore.”
Il vero errore è che il cielo sia ancora troppo disgiunto dalla terra.
grazie!
sì, è una missione, cercare di congiungere cielo e terra, mettendo in fila le parole.