[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ia8ceqIDSJw&feature=related]
da qui
Hai avuto paura: bastava un nulla per farle una carezza, spogliarla, accompagnarla fino al letto sospeso come i progetti e i sogni, insomma rovinare tutto, anche il romanzo che ti costa più fatica, ora che il lavoro è aumentato e le ore per dormire si sono ridotte quasi a zero. Sei sciupato, dimagrito: le signore delle gite si preoccupano, ti fanno da madri, ripetono mangi, si nutra, così finisce male. Ma a te non importa, vuoi arrivare alla fine della storia, anzi, ti sembra che siano le pagine che scrivi ogni giorno la tua alimentazione, l’apporto vitaminico, l’unico senso che riesci a dare, oggi, alla tua vita. La mattina, allo specchio, vedi le guance ormai scavate e t’immagini già vecchio, curvo sul computer a mettere insieme vicende e personaggi, a scavare dentro la memoria per trovare un’altra sensazione, un altro trauma, un desiderio che attende ancora di venire realizzato. Questo non ti salva da un amore eccessivo per ogni tipo di bellezza, anche quella di Marika, rimasta in piedi in attesa di un gesto o una parola che tu non fai e non dici, finché decidi – perché senti l’impulso di abbracciarla, stringerla a te con quanta forza hai in corpo, fino a farle male, come se l’assenza di Futura creasse un nucleo incandescente di energie che spingono per diventare bacio, amplesso, gemito, passione -, finché decidi, dunque, di prenderle la mano, nel modo più innocente possibile, e proporle: andiamo a Notre-Dame? Perché proprio lì? Non lo sai, ti è venuto così, forse per combattere l’istinto carnale con un antidoto in grado di arginarlo. Hai parlato con Filippo, ne hai raccolto le confidenze come in confessione; come puoi, ora, portargli via la donna che dovrebbe occupare il posto di Mattea? Marika non ha scelta e tu lo sai; sussurra: certo, come vuoi; e già siete in strada a camminare, camminare, finché arrivate nella piazza dove la gente indugia a frotte, in gruppi, turisti coi berretti tutti uguali, scolaresche vocianti e colorate, un uomo calvo che passeggia a gambe larghe, una donna vestita di scuro che legge un messaggio sul telefonino. E’ sotto il portale della Vergine che Marika comincia a parlare di ciò che non ti aspetti: una storia di crisi, dubbi, sul proprio corpo, sul rapporto col mondo; una vicenda di digiuni mascherati da diete radicali, di controlli ossessivi, di porte – ecco perché qui! – che si chiudono all’esterno per non costringere a ingerire la realtà, e ulcere, reni compromessi, emorragie. Sta raccontando tutto proprio a te, perché un romanzo assorbe sempre il rovescio delle cose, ciò che appare oltre la copertina rigida del libro, bello a vedersi, ma pieno di drammi e di contraddizioni, come quest’angolo dell’Ile-de-France che pare la superficie patinata di una cartolina per turisti e invece è il ricettacolo di sfoghi e di paure, il porto dove attraccano le imbarcazioni scampate per miracolo al naufragio.

http://www.youtube.com/watch?v=jSEMONRRRIU&feature=youtube_gdata_player
Anoressia e i mille modi in cui si manifesta. Un grido di aiuto di un corpo imprigionato da una mente che non gli da scampo, che non sarà contenta fino a quando non morirà con lui.
Entrambi hanno bisogno di un abbraccio, ciascuno di noi ha bisogno di un abbraccio che gli faccia ritrovare se stesso nel respiro dell’altro,.
perché senti l’impulso di abbracciarla, stringerla a te con quanta forza hai in corpo, fino a farle male, come se l’assenza di Futura creasse un nucleo incandescente di energie che spingono per diventare bacio, amplesso, gemito, passione
Perché ci sono momenti nella vita in cui il dolore ti fa smarrire e agisci d’impulso perché ti senti un naufrago e cerchi uno scoglio per aggrapparti, per riprendere fiato, perché hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a non annegare ma questa è la scelta sbagliata perché quando non hai la giusta lucidità continui solo a commettere errori. Notre-Dame è la scelta giusta perché il vero scoglio puoi trovarlo solo in certi posti.
Senza nessuna ragione
Senza nessuna ragione qualcosa si rompe in me
e mi chiude la gola
Senza nessuna ragione sobbalzo ad un tratto
lasciando a mezzo lo scritto
senza nessuna ragione nella hall di un albergo
sogno in piedi
senza nessuna ragione l’albero sul marciapiede
mi batte in fronte
senza nessuna ragione un lupo urla alla luna
iroso infelice affamato
senza nessuna ragione le stelle scendono a dondolarsi
sull’altalena del giardino
senza nessuna ragione vedo come sarò nella tomba
senza nessuna ragione nebbia e sole nella mia testa
senza nessuna ragione mi attacco al giorno che inizia
come se non dovesse finire mai più
e ogni volta sei tu
che sali dalle acque.
Nazim Hikmet
Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare.
Victor Hugo
“Un abbraccio è tutto, o forse niente, dipende da te. So solo che il pensiero del tuo corpo sul mio da luce ai miei pensieri.”
Stephen Littleword
SE NON FOSSE PERCHE’ (P. Neruda)
Se non fosse perché i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l’agilità dell’aria,
se non fosse perché sei una settimana d’ambra,
se non fosse perché sei il momento giallo
in cui l’autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,
oh, adorata, io non t’amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch’esiste,
l’arena, il tempo, l’albero della pioggia,
e tutto vive perché io viva:
senz’andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.
ALLEGRIA DI NAUFRAGI (G. Ungaretti)
E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.
“Questo non ti salva da un amore eccessivo per ogni tipo di bellezza”
“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. ”
Italo Calvino
“Sta raccontando tutto proprio a te”
http://www.youtube.com/watch?v=Y7Jd55OV8J0
http://www.youtube.com/watch?v=G1sj-OT3Dkg&feature=youtube_gdata_player
La fame d’Amore è molto più difficile da saziare che la fame di pane
(Madre Teresa di Calcutta)
: una storia di crisi, dubbi, sul proprio corpo, sul rapporto col mondo; una vicenda di digiuni mascherati da diete radicali, di controlli ossessivi, di porte – ecco perché qui! – che si chiudono all’esterno per non costringere a ingerire la realtà, e ulcere, reni compromessi, emorragie.
La comprensione e l’amore sono le uniche medicine che ti possono salvare dall’autodistruzione.
” finché decidi, dunque, di prenderle la mano”
Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto…
Tienimi per mano…
portami dove il tempo non esiste…
Tienila stretta nel difficile vivere.
Tienimi per mano…
nei giorni in cui mi sento disorientata…
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate…
Tienimi la mano,
e stringila forte prima che l’insolente fato possa portarmi via da te…
Tienimi per mano e non lasciarmi andare…
mai…
-Herman Hesse-
“La bellezza è soltanto la promessa della felicità. ”
Stendhal
A volte ci si confida con la persona sbagliata,. Gli si parla sapendo magari che è come un padre confessorre obbligato al segreto e non potrà mai riferire i nostri peccati e col quale è più facile allora sfogarsi.
Perchè non diciamo le cose importanti , qelle che consideriamo i pali che reggono la palafitta della nostra vita all’oggetto vero dei nostri interessi tra questi compreso l’ amore?.E’ come se dopo una confessione non fossimo tanto convinti di chiedere prima che al prete di essere assolti da Nostro Signore.
Si può “scampare per miracolo ad un naufragio” solo se ti accorgi in tempo che stai per naufragare,è allora che cominci a nuotare e a sbracciare, affinchè qualcuno ti veda e ti venga a salvare.Perchè da solo non ce la puoi fare, hai sempre bisogno di chi ti possa amare.
L’anima che ha fatto naufragio non afferra la tavola che può salvarla; afferra quella che trova a portata di mano e affoga!
Klemens von Metternich, Lettere alla Contessa di Lieven, 1818
Ma per fortuna non è sempre così! a volte , prima ancora che l’anima affoghi definitivamente , c’è qualcuno che le lancia la tavola che puo salvarla e si salva!
e già siete in strada a camminare, camminare, ….
Non c’è tristezza che, camminando, non si attenui e lentamente si sciolga.
Romano Battaglia, Foglie, 2009
Io però penso che per un naufragio serviirebbe almeno una piccola tempesta.
Sono giorni che qui c’è totale bonaccia; neppure un alito di vento.
Speriamo non sia il naufragio di un romanzo.
“finché decidi dunque di prenderle la mano”
Che bella sensazione ti da una stretta di mano, ti dona energia e la netta sensazione di capire tutto di chi ti saluta, per rivederti presto, o per non rivederti più.
Così come lasciamo che qualcuno si avvicini a noi e ci prenda per mano accompagnandoci nel nostro cammino, così dobbiamo anche concedergli, al momento opportuno, di abbandonare quella calda stretta di mano, e permettere ad ognuno di poter proseguire per il suo proprio sentiero.
Sono questi gesti, che viviamo distrattamente, a dare invece un senso a chi ha bisogno di essere accolto, bisognerebbe pensarci con più attenzione!
Una calda stretta di mano a tutti voi!
Ernestina
“La mattina allo specchio vedi…”-beato te,io nello specchio non vedo piu niente, dalla stanchezza, non mi accorgo dalla persona nello specchio(specialmente la mattina)
“senti l’impulso (…)stringerla forte(…)fino a farle male” -e no! questo è sadismo.
“un desiderio che attende ancora di venire realizzato” – e bene che ci stanno. Questo da un senso a vivere.Un motivo di più per alzarsi la mattina dal letto
Ci sono volte in cui la vita si accanisce contro e come le onde di un mare in tempesta ti spinge, ti risucchia, ti sbatte di qua e di la’ finche’ non perdi i sensi primo passo di chi sommerso affoga e invece riapri gli occhi al primo sole su una spiaggia bianca. Ci sono volte invece in cui ti lascia cullare, scuotere, trasportare, ti lasci andare alla tempesta che ti travolge certo che presto passera’ o forse desideroso che non finisca troppo in fretta.
“il naufragar m’ e’ dolce in questo mare”
L’infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
G. Leopardi
Ha ragione Stella Maria, per un “naufragio” dell’anima non occorrono tempeste; anzi, spesso è proprio la totale bonaccia a determinarle, magari seduti dietro una siepe a contemplare un panorama tanto infinito quanto l’abisso che abbiamo dentro.
Tuttavia, o meglio, a maggior ragione, ribadisco che qui c’è un romanzo concepito, secondo me, per interagire e collaborare, per il quale potrebbero non bastare belle canzoni e poesie appropriate. Come dice Pam, la fame non è di solo pane. E’ un sollecito a quel ruolo attivo, partecipe alla costruzione e allo svolgimento di una storia che può avere il “commento” in questo blog, che per questo giudico speciale. Chi ha saputo concepirlo non può che desiderare un simile confronto.
@ Clown
Grazie.
Per l’altro condivido pienamente anche se a volte anche con una canzone o una poesia si può esprimere ciò che si sente o condividere qualcosa che ci ha colpito e ci rispecchia. Però come te credo che abbia più valore per un autore una parola scritta anche male o incomprensibile ma personale, o almeno se l’autore fossi io:-)
In E’ la scrittura, bellezza! l’autore fa al protagonista scrittore mette in testa questa riflessione: Solo ora ha capito che a decidere è il lettore, è lui a dipanare una trama sempre aperta, dagli esiti incerti: la ragazza dai capelli rossi, Simone Vangelis, Brice Cento,sopravvivono a condizione di insinuarsi nelle notti di chi legge, di coinvolgerlo nell’intreccio dei destini.
Il linguaggio umano si distingue anche dal più sofisticato linguaggio animale per cOntemplare il concetto di infinito (e mi limito qui alla possibilità di aggiungere sempre uno al numero più grande che possiamo immaginare). Ciò premesso direi che: se il protagonista entrasse nella Cattedrale a osservare le grandi vetrate o se attraversasse il ponte per andare a sedersi di fronte al miglior Monet nel museo D’Orsay o se ancora prendesse la mano della ragazza e alleviasse le sue sofferenze ascoltandola amorevolmente, aggiungerebbe senz’altro almeno un uno. Ogni altro approccio con Marika potrebbe rappresentare l’ utilizzo di un linguaggio animale (e nemmeno quello dei delfini o e api). Semplice e banale, lo so; e non voglio certo dire che il sesso non possa essere sublime.
@ Stella Maria, Clown
La scrittura e’ libertà. Se come ci cantava Giorgio Gaber la liberta’ e’ partecipazione, la scrittura e’ partecipazione.
@Clown
La maggioranza di noi non si lamenta del libro.Penso che non tutti libri devono essere per forza-ogni pagina,nuova azione.Pensieri,riflessioni,immaginazione -fa parte della vita e noi possiamo approfittarsi ad imparare a vivere.
un caro saluto…
@Clown
Sono d’accordo con te, nell’ interazione tutti noi, autore compreso penso, possiamo dare ed attingere.
Il romanzo, come gli tutti altri di Fabrizio, presenta una molteplicità di stimoli in ogni frase, in ogni parola, e può accadere che siano diversi i punti che fanno risuonare le corde dei lettori.
Un abbraccio.
‘bastava un nulla’
‘comincia a parlare di ciò che non ti aspetti’
Non c’è niente di scontato quando l’altro è di fronte a noi.
Forse il segreto dei buoni naviganti è di leggere con amore e perizia le mappe: quella scritta nel proprio cuore, negli occhi dell’altro, e di seguire la rotta delle stelle, infinitamente affidabile e luminosa.
Io pero’ non ho detto che il romanzo non mi piace. Volevo solo sincerarmi che foste vigili e attenti e…ora c’e un bel sogno da interpretare.
vi ringrazio!
“e il naufragar m’è dolce in questo mare”: ci vuole la sensibilità dello scrittore per capire certe sfumature.
Caro Clown,
io non ho dubbi che ti piaccia questo romanzo, perchè diversamente sono sicura che non saresti qui a leggere e commentare: conoscendoti, i tuoi “cromosomi” ti porterebbero a fare altro!
Un bacio di buona domenica.
Cri